(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

“L’arte di chiedere” TED Conference di Amanda Palmer

La versione sottotitolata in italiano è qui

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Riduco, riciclo, riuso … e Rammendo !

La fregatura insita nell’acquisto di calzettoni a stock – e di mutande a stock, canottiere a stock e simili … – è che sembrano programmati per rompersi all’unisono. Ne buchi uno indossando una scarpa nuova ? Gli altri otto paia, riposti nei cassetti, si bucano per par condicio.

Chiaramente, ho le prove.

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E che se fa, se butta ???

NOOOOOOO !!!

Si rammenda, bambini !

Ecco una guida  fotografata per permettervi di rammendare qualsiasi buco !

N.B. Ho lasciato la mia scatola del cucito – esatto, nel 2014 non ho facebook, ma HO una scatola del cucito – a Roma, lì avevo un bellissimo uovo da rammendo appartenuto alla mia bisnonna. All’inizio mi sono disperata un po’, tanto per gradire, ma poi ho pensato … chi di loro avrà mai un uovo da rammendo ?!

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Intanto lavate il calzino incriminato in lavatrice, lasciatelo asciugare per bene e poi, dopo aver preparato il filo e l’ago (infilate un’estremità del filo nell’ago, ricongiungete le estremità e le annodate insieme ) ve lo infilate al rovescio sulla mano e tendete la parte bucata aprendo le dita.

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Poi, partendo da sotto, infilate l’ago in orizzontale tra i due lembi separati.

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Ripetete l’operazione andando verso l’alto e tirando il filo ad ogni punto fino a chiudere tutto il buco.

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A questo punto tornate in giù infilando sempre l’ago in orizzontale ma all’altro verso.

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Quando arrivate al punto di partenza fate un paio di nodi al filo e tagliatelo.

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FATTO !

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Chiaramente la mia scelta di filo rosso su calzino grigio è stata fatta solo per agevolarvi la comprensione … ma d’altra parte chi li vede i calzini ???

RIDUCO, RICICLO, RIUSO … RIPARO !!!

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Il bisogno dei riti: Digiuno tentativo 2 e ricetta della zuppa di miso con gli udon.

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Zuppa di miso con udon.

Partiamo con la ricetta di questo versatile piatto orientale che incontra il gusto di molti occidentali: la zuppa di miso con gli udon. La zuppa di miso in Giappone è come la lasagna italiana: mia madre la fa meglio della tua perché la fa in un modo che tu non puoi capire. Il miso è soia fermentata insieme ad altri cereali e fa benissimo a un sacco di cose … ma è un po’ una droga, quindi fatene un uso moderato … se lo adorerete sarà da subito e per sempre.

Io l’ho fatta così: ho fatto bollire circa un litro d’acqua con il mio dado vegetale, un piatto di champignons tagliati finissimi e mezza cipolla a tocchetti. Una volta cotti i funghi ho aggiunto gli udon e dopo due minuti ho spento il fuoco e ho aggiunto l’alga wakame e un cucchiaino di miso di riso e ho mescolato fino a quando il miso non era completamente sciolto. Si mangia caldo con le bacchette e alla fine si beve il brodino.

Per quanto riguarda il digiuno … Ci avevo già provato l’anno scorso ma con dubbio risultato. Ad un certo punto il venerdì di digiuno era coinciso con il giorno prima del ciclo, cosa che – a causa del ruolo fondamentale (ho scoperto dopo) dei lipidi nella formazione degli ormoni che “preparano” l’arrivo del ciclo – ha fatto scomparire lo stesso generando allarmi e panico.

Ho quindi smesso riproponendomi di aggiornare le mie conoscenze in materia prima di ritentare. E qualche giorno fa – per gli stessi motivi consultabili allo scorso tentativo – ci ho riprovato con l’idea di ripetere questo mio rito paganissimo una volta al mese, a ciclo ultimato.

Questo mese è andata molto bene, il mio corpo sembrava ricordare che avrebbe ricevuto cibo a cena e non ha fatto i capricci. Vedremo come andrà il mese prossimo !

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Ecostudentessa Ecouniversitaria

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Siccome mi mancano tanto i miei super-amichetti della triennale – senza togliere nulla a tutti gli altri amichetti – voglio dedicare questo post a loro e usare le foto delle loro feste di laurea per guarnirlo. Grazie a Carmelo Mr. Lopalopa, Giulietto e La Finlandese … per tutto quello che mi hanno dato, insegnato, imboccato e via così =)

E’ da dicembre che ho in testa questo post. Ho dato il primo esame della sessione il 20 dicembre e mi son detta:

“Bene, quando avrò dato l’ultimo esame della sessione, lo scriverò”.

Signori, siete tutti testimoni: avrei dovuto dare l’ultimo esame oggi alle 17 e sempre oggi – 26 febbraio 2014 – l’esame è stato spostato al CINQUE.DI.MARZO. Nel frattempo, tanto per dare coraggio agli studenti -lavoratori-autospesati (merce rarissima) o agli aspiranti tali ho collezionato quattro trenta cum laude, che mi sono valsi una teglia per dolci e un cerchietto di velluto. Perché io mi premio … come i cani antidroga.

… E siccome se devo ridare l’esame è tuttacolpamia, o meglio della mia secchiaggine ormai conclamata e incontenibile – ebbene sì, quest’esame l’ho già dato e ho praticamente rifiutato un voto già di per sé alto perché voglio il 30 – … non pongo altro tempo in mezzo e vi scrivo qualche cosa sull’essere studenti e rendere compatibile questa sventurata condizione di vita con l’ecologia e la perenne squattrinatezza.

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E’ innanzitutto una questione di stile …

Number_one: La Carta_ se sei uno studente, la Foresta Amazzonica ce l’ha con te per principio. Per placarla devi ricordarti del suo umido urlo primordiale ogni volta che stai per fare una fotocopia, comprare un libro, comprare un quaderno …

a. Dai libri non si scampa, se vuoi dare l’esame devi essere in loro possesso per almeno un tot. Hai diverse strade: se hai dei rari professori SANTI che mettono il libro sulla loro bacheca in formato e-book, dai loro il culo perché se lo meritano; se dai l’esame insieme ad altre persone ammortizzate i costi e le spese procurandovi una copia del libro in questione da usare a turno – ma che sia gente fidata ! Anche dare gli esami in batterie da due è un’ottimo metodo – e che sia rigorosamente usata. Idem per i libri fotocopiati: to share ! TO SHARE ! TUSCER. Toucher ? Vabbè. Se il professore è l’autore del libro e tende a mettere 30 a chi lo espone nuovo di zecca sul banco … non fatemi essere volgare. Io comunque, siccome i libri dell’università sono una delle voci di spesa a carico dei miei li scarico sul kindle, li compro usati o – se non si trovano – nuovi e poi li spaccio AL POPOLO che ci studia sopra o – ARGH – li fotocopia.

b. Le fotocopie hanno un’utilità qualora il loro uso non si trasformi in un abuso. Scrivere velocemente – stenografare è un’arte che dovrebbe essere nuovamente fruibile ai più – permette di copiare gli appunti delle lezioni mancate (per lavoro) dai quaderni altrui. Fotocopiate appunti e libri solo in caso di imminente autocombustione degli stessi e rigorosamente fronte-retro. Una volta usato il libro  fotocopiato può essere rivenduto o ceduto. Non si butta nessun foglio che non sia stato utilizzato da entrambi i lati.

c. I quaderni: per prendere gli appunti vanno bene un mucchio di fogli usati solo da un lato e spillati sapientemente in un angolo. Semmai vi servisse un quaderno – io ne ho uno avanzato dalla triennale che ho trovato a casa dei miei a dicembre e uno per francese, perché non avendo una grammatica di riferimento per il corso è quest’ultimo a fare da manuale – compratelo di carta riciclata in EU o meglio in Italia, ma solo dopo esservi assicurati di non averne altri. In alternativa potete scegliere quelli con il marchio fsc, ovvero fatto di carta proveniente da foreste gestite responsabilmente. Un’ultima frontiera è la carta fatta di pietra, ehssì, andate a leggere ! Io ne possiedo un piccolo esemplare che mi da grandi soddisfazioni ! Ah, molte ONG propongono quaderni in carta riciclata o Fsc acquistabili nella parte del merchandising del sito. E poi c’è sempre il commercio equo e solidale !

d. La tesi si stampa – perché alla fine sei lì per laurearti … quindi dovrebbe succede ad un certo punto che ci sia una tesi – su carta riciclata con copertina di cartone. Ebbene yes.

Consigli extra: scrivete piccolo, più piccolo che potete, e aggiustate il vostro metodo di studio … ovvero, se per dare un esame avete bisogno di leggere il libro, sottolinearlo col righello, riassumerlo, schematizzare i riassunti, schematizzare gli appunti, fare le mappe concettuali al computer e stamparle attaccandole al cesso o sull’armadio, ripetere il tutto per tre settimane … la mia diagnosi è che avete troppo tempo a disposizione, troppa ansia a cui porre rimedio e/o un disturbo dell’apprendimento di vasta portata.

Number_two: La cancelleria più in generale_ Di alcune cose si può fare a meno: bianchetto, evidenziatore – io ne ho tre che resistono dal primo anno di triennale ! – righelli, penne che sparano gel glitterato al profumo di fabbrica. Altre suppellettili sono tristemente necessarie:

Penne di colore neutro: io, finché non finiranno, userò le “penne dei convegni” …

(PARANTESI: se sei uno studente universitario DEVI partecipare a più convegni (anche festival, assegnazioni di premi e di lauree honoris causa) possibile, specie quelli in cui figurano molti sponsor. Perché si imparano un mucchio di cose, intanto, ma soprattutto perché sono fonte inesauribile di penne, matite, pennette usb e fogli di carta … senza contare quegli eventi magnifici in cui ti offrono anche il pranzo o l’aperitivo, o il caffè … E’ UN INVESTIMENTO !!!)

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La fame la caccia con la scopa … e la raccoglie con la paletta. Sì, è di Brescia.

… dicevamo. Quando le penne dei convegni finiranno, e quando finiranno quelle abbandonate sotto i banchi e in biblioteca (W la sbadataggine … altrui) mi rivolgerò all’ampio mercato delle penne ricaricabili di cui ho già un bellissimo esemplare lilla regalatomi da Giulietto e un altro bianco che pesa come un ferro da stiro, regalo dei nonni.

Matite: vedi il discorso convegni. Già la matita in sé è poco impattante, inoltre ne esistono diversi modelli eco-compatibili e fabbricati in Italia o sponsorizzati da ONG. Da non dimenticare i portamine di metallo: mio nonno ne ha passato uno alla nostra famiglia che resiste dagli anni ’50 !

Gomma da cancellare: io ho le stesse due dal liceo, ma anche qui, ne esistono infiniti modelli a basso o nullo impatto.

Temperino: di metallo. Se sei abbastanza furbo, lo compri in prima elementare e non lo molli più.

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Giulietto, una donna un mito !

Number three_Vivere di buon senso_1.RELAX! Non siete i primi a frequentare l’università e non sarete gli ultimi, quindi gli psicofarmaci non sono ammessi, mentre il sesso selvaggio è prescritto e suggerito. 2. Hai diritto ad essere fuori sede SE vivi a più di un’ora dalla città dove si trova la tua università. Sennò sei pigro. 3. Condividi la tua casa con più persone possibile. 4. Mangia ragionevolmente, impara a cucinare nell’ottica di produrre pochi rifiuti e condividi la spesa e i pasti. 5. Spostati a piedi o in bici o con i mezzi SE il tragitto è ragionevolmente impervio. 6. Riduci, ricicla, riusa, rattoppa … riSHARE. 

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Non cambierò mai idee: le case piene sono cose … piene.

La chiave di molte di queste azioni – a parte l’acquisto di oggetti poco impattanti – sta nella collaborazione e nella condivisione con i vostri simili. Purtroppo gli studenti Cafoscarini, o almeno un buon 80% di loro non capisce il senso di questa mia affermazione. Avevo parlato di loro in uno dei miei primi post, un post troppo lungo per la verità, come questo. La solidarietà qui è nemica della competizione. Per fare un esempio su tutti, non solo c’è gente che VENDE i propri appunti … ma c’è gente che LI COMPRA !

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Dall’università al ristorante per il pranzo di laurea si va in autobus =)

Io a Roma ho visto gente che non conoscevo studiare sui miei appunti per i corridoio, io stessa ho usufruito di appunti e libri di perfetti e amichevolissimi sconosciuti. La mia tesi di triennale è stata scritta in 48 a 18 mani, così come molte tesi di altri amici … tranne il fatto delle 48 ore che nel mio caso sono state un ameno – nel senso che se la becco LA MENO – regalo della mia relatrice. In somma, il verbo è SOLIDARIZZARE IL BUON SENSO.

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Spirito Olimpico infranto e (cugginacessa della) Sacher Torte.

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Quasi nessuno lo sa … Io sono letteralmente malata di Olimpiadi.

Durante le London-Olympics del 2012, mi sono messa la sveglia alle quattro pur di vedere il TUTTO-thlon in diretta, attaccavo il telefono in faccia all’omone se mi chiamava a staffetta iniziata – avendo boicottato quelle del 2008 lui non poteva sapere a cosa andava incontro ! – oppure se la gara stava per iniziare, avevo riarredato il salotto in modo da non dovermi alzare se non per andare in bagno, ma essendo estate a Roma sudavo all’incirca tutto ciò che bevevo.

Non è nazionalismo il mio, ma ammirazione e commozione genuina per le meraviglie dell’essere umano. Quando a è caduto il sellino a Fontana e lui ha finito la gara ciclistica ottenendo il bronzo, io ho pianto come una … Fontana. E ho gridato al complotto quando i giapponesi hanno fatto ricorso dopo la caduta dal cavallo di Uchimura (alzi la mano chi vede una verticale prima che vada a terra …) e dopo che gli hanno dato buona l’uscita – fondamentale per il podio – sono spariti dalla rete tutti i video e le foto relative all’esercizio. Insomma. Mi gaso !

Sochi 2014

Ebbene, ‘stavolta ho voluto provare a mettermi seriamente anche su quelle invernali. Avevo saltato senza neppure accorgermene Vancouver … eccoci qua a Sochi. Beh, a rigor di logica, non volendo sovvenzionare neppure col pensiero il sistema Putiniano, avrei dovuto boicottare anche queste Olimpiadi a priori … ma siccome la Russia mi da leggermente meno fastidio della Cina – per ragioni che posso dibattere in altra sede, ove richiesto – ho deciso di farmi un ulteriore regalo post-sessione e di vedere le gare di pattinaggio artistico e un po’ di altre gare a caso.

Sochi 2014 accartocciata

Ebbene, lo spirito Olimpico è stato infranto dai punteggi assegnati ACCAZZO, soprattutto alla Russia, guarda il caso, e dalle violente repressioni omofobe contro il movimento gay che ha manifestato per i propri diritti in concomitanza con l’evento olimpico. SHAME ON RUSSIA !

Per curare quest’infrazione, ho iniziato la mia ricerca verso la glassatura perfetta cucinando la mia prima Sacher Torte a partire dalla ricetta che ho trovato qui. In realtà la glassatura è venuta orribile: nonostante avessi letto Mrs Dalloway e Le Ore e avessi acquisito – almeno in via teorica – il concetto di strato mangia-briciole … non ho pensato che il secondo strato non fosse da spalmare ma da far colare sul primo … ed ecco qua il misero risultato estetico:

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Però è finita in 48 ore !!! O se la sono mangiata per non vederla … o era BBONA !

In realtà, per spirito di protesta generalizzato ho già effettuato un serie di piccole modifiche: per prima cosa fo fatto il doppio strato di glassa e poi ho usato metà della marmellata consigliata, perché mi sembrava troppa. Da qui alla sacher bella ed eco-compatibile, però, passerà un secolo !

Inoltre ho una domanda per tutti i “culinari” all’ascolto: ma come fa a gonfiare COSI’ un impasto del genere ???

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Compleanno e … dove si va? Cosa si fa ?

Si chiama decontestualizzare: foto estive su compleanno invernale. Epperchénnoò?

Oggi, ovvero il 23 (buciodeculo) gennaio 2014 … compio un quarto di secolo.Me li porto bene, credo, ma non è tanto questo il punto. Il punto è che io prendo sempre in considerazione i “buoni propositi dell’anno nuovo” in zona compleanno anziché in zona Capodanno. Sarà che sono nata in gennaio e che sono dannatamente concentrata più su di me che sul resto del mondo, ma arrivano sempre in questi giorni i miei pensieri da “puntoeaccapo”.

Ecco quello che spero mi riservi la mia venticinquesima primavera:

– La LAURA.

– Riuscire davvero a vivere da sola in Italia con 450 euro al mese e a impatto zero.

– La qualifica di assistente sociale.

Del sano volontariato.

– Un soggiorno di ragionevole lunghezza in Cina.

– La ricertificazione ufficiale di tutte le lingue che ho studiato.

– La non-fuga-da-Alcatraz del Miomonemeraviglioso che deve starmi sempre appiccicato appiccicaticcio.

– Tenere gli amici buoni, sia vecchi che nuovi.

– Una seconda (mammagari anche terza o quarta) pubblicazione.

– Accedere a un buon Master/Phd.

– Tutti i mesi io e l’omone giochiamo un gratta e vinci … ora non dico il premio massimo, ma qui anche qualchemilaeuro è una svolta !

Poi ho i propositi per il prossimo quarto di secolo:

– Taaaaaaanti pupi e taaaaaaante pupe.

– Un po’ di cani e animali selvatici che mi seguono.

– 450 euro al mese per ogni membro della famiglia (animali esclusi). Non mi importa molto da dove verranno, purché siano puliti, tassati e puntuali.

– Una stanza tutta per me.

– Del sano volontariato.

– Continuare a studiare sempre.

– Un cohousing ben avviato, l’ideale sarebbe con tutte le persone che ora sono costretta a vedere una volta al mese.

– Un viaggio all’anno.

– Ancora vita hippie e attivismo a non finire.

– A fine corsa, verso i 50, sposare il Miomone insieme a tutti i nostri amici e a due orchestre di musica balcanica – e qui c’è lo spolier – per passare con lui anche gli altri due quarti di secolo.

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Rapporto annuale … perchénnò ?

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 11,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 4 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

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II stipendio: ferie volontarie non pagate e della fannullonaggine della mia generazione.

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Nuovamente disoccupata.

Ma sempre in una nuova e pericolosa versione, ovvero, un mese di ferie volontarie non pagate per darmi la possibilità di sostenere decentemente la sessione invernale. Il fatto è che non avevo maturato ferie e gli esami sono tutti attaccati, quindi, per un luogo di lavoro in cui hai un giorno libero a settimana, rigorosamente infrasettimanale e comunicato il giorno prima, così come l’orario giornaliero … non era davvero fattibile per me continuare a lavorare e dare gli esami. Dicono che mi riprenderanno perché sotto Carnevale c’è sempre bisogno ed è meglio avere una persona che conosca la merce e sappia usare la cassa piuttosto che una completa novellina. Se non mi riprenderanno cercherò un altro lavoro … Ho una mezza idea di aprire anche un altro blog … ma boh, già riesco a stare poco appresso a questo !!! Sono quindi a Roma, con un 30 e lode in valigia, in questo luogo assurdo in cui si gira senza cappello, senza sciarpa, senza guanti, con la giacca aperta e un maritozzo all’uvetta grosso quanto la mia testa in mano e che ho pagato solamente un euro.

In ogni caso questo lavoro mi ha dato tantissimo, e non sto facendo battute sulla mia busta paga. A livello personale ho potuto appurare che noi ventenni italiani siamo degli immaturi lagnosi e fannulloni, almeno, lo è la maggior parte, quelli destinati a rimpiazzare la generazione di attuali italiani medi. Niente sconti, cari miei. E lo siamo perché siamo nati nel dannato primo mondo: abbiamo tre pasti al giorno, la casa, la famiglia, niente conflitti armati fuori dalla porta, la possibilità di studiare senza lavorare, la possiblità di fallire senza perdere quasi niente, la possibilità di cercare il primo lavoro dopo la laurea, la possibilità di non pensare ai soldi e di credere che non si possano avere figli se non hai una casa di proprietà, un contratto a tempo indeterminato e almeno un milleotto al mese in busta paga, la possibilità di restare, o di emigrare da bianchi in paesi di altri bianchi con le nostre stesse condizioni di vita.

Ebbene, i miei colleghi avevano tra i 19 e i 28 anni, perlopiù provenienti da paesi dell’europa dell’est o dall’Africa sub-sahariana. Sono tutti emigrati da soli tra navi e pullman intorno ai vent’anni, avevano già girato diverse città, la maggior parte laureati-lavoratori con lauree che non vengono riconosciute – d’altra parte a cosa può servire in Italia una laurea in ingegneria gestionale della moda ? –, parlano fluentemente ALMENO tre lingue, sono sposati e/o conviventi spesso con figli, vivono in case in affitto con la famiglia o con altri studenti e lavoratori, mandano un po’ di soldi a casa, continuano a imparare altre lingue lavorando e lavorano come delle macchine sei giorni su sette per almeno sette ore, con orari comunicati sistematicamente la sera prima e con due settimane di ferie all’anno che sono scelte dal datore (o prenditore) di lavoro senza possibilità di recriminazione.

Gli unici italiani a parte Il Re dell’Impero eravamo io e un ragazzo siciliano che ha seguito la fidanzata, studentessa di lingue qui a Venezia. “Di solito gli italiani non reggono qui”, mi hanno detto come un complimento dopo qualche tempo. E lo credo bene, io per prima sento che in qualche modo avrei potuto stringere i denti e farcela, se solo mi fossi sforzata di più. Non credo di essere ingiusta quando constato che i miei coetanei italiani e che io stessa siamo infinitamente meno maturi di queste persone. Tra tutte le persone che conosco al momento potrei nominare cinque o sei venticinquenni che si danno da fare come i miei colleghi e che hanno una vita lontanamente paragonabile alla loro. Cinque o sei e basta, anche contando quelli che conosco per sentito dire non si va oltre i dieci. E io non mi annovero tra questi perché non ho né figli, né genitori da mantenere e perché se smettessi di fare la vita che faccio cambierebbe poco o niente: interverrebbe l’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza: la Famiglia. Ecco tutto. Invece, se il mio collega romeno smettesse di lavorare, non avrebbe più una casa e suo figlio non mangerebbe, inoltre non potrebbe più mandare i soldi in Romania e quindi sarebbero due le famiglie a risentirne nel giro di pochissimo tempo. Se la mia collega albanese smettesse di lavorare non potrebbe più pagarsi l’università e senza la borsa dell’università non potrebbe pagarsi l’affitto e riuscire a risparmiare per mandare qualcosa a casa.

“I miei mi hanno pagato tutto fino a 16 anni e poi ho iniziato a lavorare per non dover chiedere più. Ora inizio a restituire”. Vi torna familiare questo ragionamento ? Secondo me no.

Ed è ben comprensibile: noi, infatti, abbiamo La Scelta. E per cosa decidiamo di usarla questa facoltà di scelta? Per parcheggiarci all’università, per farci campare fino a trent’anni, per andare in Erasmus al dodicesimo anno di lettere moderne, per rinnovare il guardaroba, per chiedere senza dare, per volere la macchina e usarla come un gigantesco passeggino a spese di mamma e papà, per lavorare un’estate intera e sputtanarci tutto in una settimana al villaggio turistico, per farci “scappare” un figlio che verrà poi cresciuto dai suoceri o dai genitori, per prenderci l’anno sabatico tra il liceo e l’universitàper tirare sassate in nome del diritto allo studio.

Eggià, perchè ci lamentiamo pure. Il coro greco dei suddetti futuri italiani medi non fa altro: gente che non ha mai inviato un curriculum che tira uova contro la polizia urlando frasi senza senso come “Ci rubano il futuro”; il nipote di Cacciari che smantella insieme ai suoi amichetti del cosiddetto centro sociale il cantiere dei tram a Venezia; quelle che mi chiedevano di firmare contro la legge Tarzia – e io l’ho firmata in consultorio durante la “Revisione annuale” – e che poi andavano a pagare centinaia di euro in nero alla ginecologa perchè “al consultorio mi sa di sporco”; quelli che manifestano contro Israele e poi, davanti all’elenco dei prodotti israeliani in commercio in Italia sentenziano “Ma dai ! C’è TUTTO ! Come si fa a boicottare la Coca-cola ?!?! E’ IMPOSSIBILE.”; quelli che parlano di lavoro precario e poi non si fanno fare il contratto “Perché, sai, mi da cento euro in più senza contratto” – e qua mi ci metto anche io perché il lavoro nero l’ho fatto –; quelli che picchettano gli uffici per il diritto allo studio e poi si fanno mettere a carico dei nonni per prendere la borsa … se tutti quelli che si proclamano oppositori del “sistema” la smettessero di cibarlo e coccolarlo, il cosiddetto sistema non avrebbe ragione d’esistere.

Vuoi sapere com’è l’unico futuro possibile della mia generazione per me ? E’ farsi un mazzo tanto, un culo come un pozzo, studiare, lavorare, spostarsi, stringere i denti, risparmiare fino all’ultimo centesimo e fare il tutto alla massima velocità possibile, con coerenza estrema e con uno spirito critico e un senso della legalità che per la loro scarsa diffusione potremmo definire come disumani.

Quindi ringrazio tutti i “disumani”, perché esistono … E Buon Natale.

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Letterina di Natale: Fate Vobis … noi abbiamo già tutto !!!

>>”Tree hugger” – Antsy Pants<<

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Ogni anno io e Miasorella ci inventiamo un modo diverso di scrivere la letterina di Natale ai nostri BabbiNatali. Quando era piccolina abbiamo fatto il disegno di ciò che volevamo e io scrivevo i nomi degli oggetti sotto ai suoi scarabocchi variopinti e lei “scriveva” quello che volevo io sotto ai disegni. Un altro anno abbiamo fatto il collage con le foto, un altro abbiamo appeso all’albero delle piccole pergamene con scritti i regali. Un paio di anni fa abbiamo scritto la lettera una riga per uno e l’hanno scorso l’abbiamo fatta scrivere al Miomone perché ha la calligrafia da quarta elementare.

Quest’anno abbiamo fatto il brainstorming dell’Immacolata Concezione e ci siamo dette … checcazzo chiediamo quest’anno?

Abbiamo lasciato passare un paio di giorni e, di nuovo, quando ci siamo sentite, nessuna delle due era stata in grado di partorire alcuna richiesta. Ci venivano in mente cosette insulse o facilmente reperibili o palliativi … e tra l’altro la lista non è mai stata usata in casa nostra per il suo scopo, ovvero quello di comunicare a consanguinei pressoché sconosciuti ciò che preferiremmo ricevere onde evitare di ricevere l’ennesima borsa rosa glitterata, parto della richiesta a una commessa del centro commerciale: “Devo fa’ un regalo a mi’ nipote che c’ha vent’anni”. Cosìcché i nostri cugini dai genitori sfacciati ricevono quello che desiderano o al massimo soldi e ricariche telefoniche … e noi borse, trucchi, profumi e altre robe che vengono puntualmente girati al mercatino dell’usato o ai vari Natali Anti-crisi.

I nostri Jenitors hanno peraltro sempre aggiunto di testa loro regali alla nostra lista, per lasciarsi un po’ di margine di creatività nella ricerca. Ma, niente, nonostante io abbia 24 anni e – clamoroso – lei 14 … questa storia del consumismo non ci tange per niente: o forse il fatto è che sentiamo di avere già tutto quello che potremmo mai desiderare e l’unica cosa che desideriamo e che non si può comprare è il tempo e la possibilità di stare insieme a goderci quello che già abbiamo.

Personalmente trovo che con il background culturale che abbiamo e il mondo in cui viviamo e la tv, le guerre, il capitalismo … quello che ci è capitato quest’anno davanti alla letterina di Natale ha dell’incredibile e dello straordinario.

Dunque la nostra letterina di quest’anno apparepiù o meno così …

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L’idea è stata mia … ma il capolavoro e le foto sono di Miasorella.

Io pagherei per avere due figlie come noi.

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Giorno 3: Eh’ssò soddisfazzzioni !

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Questa è la lista di “fioretti liberi” – ovvero, ognuno si prende le sue responsabilità, evitando l’inquisizione spagnola – che abbiamo stilato io e i ragazzi parlando delle nostre abitudini ecologiche. Eeeehm, spiego …

1. La media matematica delle nostre docce settimanali: è 4.88. La maggior parte dei ragazzi, compresi alcuni sedicenti ecologisti, fa sette docce a settimana, di base. ebbene, ieri, dopo una passeggiata immersi nella pioggia e nel fango, ci siamo fatti tutti la doccia. Ebbene, stamattina, dopo circa dodici ore, almeno tre persone hanno fatto un’altra doccia !

2. Ho notato che le luci venivano regolarmente lasciate accese, sempre e comunque. Ho proposto ai ragazzi di spegnerle una volta usciti dalla stanza e di spegnere anche quelle lasciate accese dagli altri. Ebbene, stamattina, dopo l’uso del bagno, erano accese quasi tutte … ma poco fa un ragazzo è entrato in camera e ha detto “Scusa, ero venuto a spegnere la luce perchè pensavo non ci fosse nessuno !”.

3. Ho messo a disposizione il mio laptop perchè chiunque possa usarlo. In questo modo si fanno i turni, lo si usa giusto il necessario e tenendolo attaccato alla corrente senza la batteria, perchè la batteria è nel mio zaino. Il primo giorno ognuno ha usato il suo bravo Iphone/computer, ma oggi già due ragazzi hanno chiesto la password per usare il mio … il che li ha portati a parlare di sistemi operativi “alternativi”.

4. La media dei pasti settimanali non vegetariani è molto bassa: 4. Io e la ragazza russa abbassiamo la media di molto con il mio zero ed il suo uno – il suo vegetarianesimo è in progress – ma il ragazzo messicano la alza con il suo bravo 14. In ogni caso, oggi che abbiamo mangiato fuori a Biella, quasi nessuno ha preso cose “carnose” e tutti hanno accettato di mangiare vegetariano qui in Villa, visto che Marina è una straordinaria cuoca vegetariana ! E tra l’altro usa le verdure dell’orto e i formaggi del posto per cucinare …

5. Qui in Villa si fa la raccolta differenziata e, dopo le prime incertezze sul colore dei bidoni, la cosa pare funzionare. Domani è il primo giorno di lavoro e vedremo come andrà la seconda parte della questione rifiuti: lasceranno pulito il loro passaggio raccogliendo anche ciò che eventualmente altri hanno lasciato ?

6. In generale, qualsiasi aspetto della nostra vita – come scrivo imperterrita da circa un anno in questo spazio – può essere modificato in chiave ecologista. A loro ho suggerito di comprare souvenir del posto, con un imballaggio ragionevole e di produzione artigianale … ebbene, hanno iniziato oggi con grappa e Barbera a gogo !

Dell’acqua abbiamo ulteriormente parlato a parte perchè ho illustrato loro la faccenda dell’I.C.E. per l’acqua come diritto umano (se non avete ancora firmato la petizione potete farlo qui) e l’Associazione Pacefuturo ci ha fornito delle simpatiche borracce da portare in giro per evitare di comprare acqua in giro. All’inizio le hanno lasciate un po’ in giro a cavolo … ma stasera ognuno ha riempito la sua prima di andare a dormire !

… e ora lo faccio anche io !

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Sugar and Cinnamon

A wholefoods blog showing the sweeter side of healthy eating

IL CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO

(HOMELESS EDITION) economia domestica ed educazione sentimentale di un disoccupato con prole

la tana del riccio

..with my own two hands..

Tranquillissimamente

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