(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

I’m a Prosumer_Ep.2: Il primo pane non si scorda mai.

Per addolcire l’amara pillola del post precedente, ho deciso di metterne un’altro per chi verrà irrimediabilmente colpito dalla “Sindrome dei sentimenti offesi” che potrà quindi dilettarsi nella lettura di qualcosa di più soft e bbono come’r pane !

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Guardate quant’è bellill’ … ho ricevuto commenti molto positivi, ma devo piantarla di far assaggiare le cose solo a chi mi vuole taaantobbbene. Orsù, odiatori della sottoscritta, venite ad assaggiare le mie creations !

E, appunto, ebbene sì … ho fatto il pane per la prima volta e per questo devo ringraziare una serie di fattori: il Miomone che mi ha regalato un kg di farina biologica di Kamut, la prima sfida della prima puntata di Beikoff e una delle ultime ricette di passionidabere.

In realtà credo di averci messo un’ora in tutto, compresa la cottura. A parte le 24 ore di lievitatura …

Ed è andata così: ho messo mezzo kg di farina sul tavolo insieme a mezzo cucchiaino di zucchero e uno intero di sale, dopo aver mescolato a mano ho fatto una montagnola con un buco in mezzo e l’ho riempita di acqua tiepida – 250 ml – in cui avevo sciolto una bustina di lievito secco biologico. Ho impastato il tutto fino a ottenere una palla e ho fatto riposare la palla per 12 ore sotto un canovaccio. Poi l’ho rimpastata e ho ho dato forma al pane. L’ho messa di nuovo a dormire nella teglia con la carta da forno e il canovaccio sopra per una notte e poi l’ho fatto cuocere a 200 per 30-37 minuti.

Quando torno sù faccio la pizza … anzi, la focacc’ !

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I’m a Prosumer: lo yogurt con la yogurtiera di seconda mano!

Yogurtiera

Questa è la mia yogurtiera, ma senza i vasetti, visto che sono in frigo … A ‘BBONA !

Quando circa un mese fa ho fatto la mia brava ammenda della sconfitta e mi sono messa in testa di riproporvi la mia impresa in chiave potenzialmente vincente, ho parlato di una mia possibile deriva autoproduttiva … ebbene, il primo frutto delle mie fatiche riguarda un alimento che consumo in pratica quotidianamente: lo yogurt.

Dal punto di vista alimentare niente da eccepire: più digeribile del latte, affrancatore di flore intestinali ribelli e sregolate, lavorazione minima, materie prime biologiche facilmente reperibili. Per quanto riguarda l’impatto ambientale c’è il problema del packaging prevalentemente plasticoso, se non di vetro una tantum, ma con tappo in plastica e cartone attorno; i trasporti e la produzione di tipo industriale.

Se si considera, come dicevo, un consumo abbastanza spropositato dello stesso, il tutto andava ulteriormente a scontrarsi con la mia personale storia finanziaria: pur acquistando quasi sempre quello bianco e biologico, l’hanno scorso ho speso in yogurt esattamente un fracco.

Ma ho denunciato la cosa da subito, specificando lo stesso come spesa verde dal primo conteggio mensile … eppure mi ci è voluto un anno buono di esperimenti per trovare la quadra più soddisfacente. Perché prima, come dice Greg, c’era qualquadra che non qualcosava.

Ebbene, ora vi spiego tutti gli esperimenti che ho e non ho condotto in modo che ognuno di voi possa decidere eventualmente di autoprodurre lo yogurt, se è uno yogurt-addicted come me, ma anche se non lo è. La regola n.1, in ogni caso è: Non ti fidare.

  • Di chi comincia con “Gua’, è davvero una cazzata che si fa in cinque minuti.”
  • Di chi abusa degli -issimi: facilissimo, densissimo, cremossissimo, rapidissimo …
  • Di chi usa dosi, misure, temperature e orari soggetti in maniera puntuale al circa, al qualche, al sufficientemente, al quanto basta, al più o meno e al qualsiasi.

Fare lo yogurt è CHIMICA, e la chimica non perdona !

1. Esperimento uno che non ho condotto: fare lo yogurt senza yogurtiera_ Ho letto tutti i procedimenti possibili, ci ho riflettuto per nottate intere, ma in un anno non ho mai avuto il coraggio di correre il rischio di buttare un litro di latte e uno yogurt per giocare alla casa nella prateria. Vi spiego. La ricetta base prevede che si scaldi un litro intero biologico di latte a 37 gradi. E già qui, mi hai detto cazzi: i termometri da liquido sono diversi da quelli da ascella o da balcone … ma mica te lo vengono a dire prima ! Quindi, dopo aver presumibilmente già buttato un litro di latte e un vasetto di yogurt, ti devi procurare questo coso che costa circa sui 7-8 euro. Poi devi prendere sei vasetti di vetro di eguale grandezza – fattibile per chi mangia yogurt a vagonate – e suddividere in essi il contenuto di un vasetto di yogurt biologico di partenza, aggiungendo il latte scaldato e mescolandolo. Altre scuole prevedono lo scioglimento di quest’ultimo direttamente nel latte in modo che entrambi siano a 37 gradi, cosa che col senno di poi mi sembra più plausibile. Ma d’altra parte secondo altre ricette i vasetti di yogurt di partenza vanno dai 3 ai 4 e per altri sono due più i fermenti lattici – non è dato sapere quali e quanti- da acquistare in farmacia … la scienza si fotta, in poche parole. Infine: quando avete deciso quanto yogurt mettere e quando aggiungerlo al latte e quale dei liquidi debba essere a quale temperatura, prendete – GIURO ! – una coperta di pile o di lana, avvolgete i barattolini sigillati nella stessa e mettete il tutto in un forno spento per 8 ore. Non è dato sapere da quanto il forno debba essere spento, né a che temperatura dovesse essere il forno prima di essere spento, o perchè diamine io sia costretta a cucinare qualcosa al forno per poi spegnerlo e farmi lo yogurt, oppure il fatto che qui al nord un forno spento resta “sufficientemente caldo” per tre minuti forse, ma di sicuro non per otto/nove/dieci/dodici ore. Insomma. No.

2. Secondo esperimento che non ho condotto il kefir_ Dopo aver letto – come farete voi, che sennò ‘sto post diventa una Treccani – questo articolo della mitica Lisa Casali, mi ero quasi convinta e avevo una gran voglia di trovare ‘sti granulini dell meraviglie. Poi una mia amichetta altrettanto mitica, che si chiama Carolina, li ha provati e, nonostante il suo contagioso entusiasmo, ho capito che la cosa non faceva davvero per me. Almeno non lo era un mese fa perché avevo ancora una vita che mi permetteva di allontanarmi da questo luogo infausto per un paio di giorni a settimana e trovare rifugio a Trieste o addirittura a Roma. Ovvero: quei cosi vanno filtrati ogni giorno e io sono fortemente allergica alla routine quotidiana. Lascio comunque la questione in sospeso perché, appunto, data la nuova scansione delle mie settimane – che non mancherò di raccontarvi – la cosa potrebbe diventare sperimentabile. Tantopiù che i grani si moltiplicano e la CaraCaru potrebbe sponsorizzarmene un po’ dei suoi !

3. Yogurtiera mon amour: yogurt vegano e non_Date le mie perplessità sul primo metodo e l’apparente impossibilità iniziale di regalarmi il piacere del kefir, ho iniziato a ponderare l’idea di procurarmi una yogurtiera. Chiaramente acquistarla in un negozio di elettrodomestici era semplicemente fuori questione. Una yogurtiera da sei nuova si trova anche a una ventina di euro, ma diciamocelo è un elettrodomestico plasticone che va a corrente e che è spesso prodotto da aziende multinazionali: what a shame ! Quindi mi sono orientata sul baratto, facendo riferimento a diversi siti che ho elencato qui, ma i possessori di yogurtiere desideravano sempre cose che non io avevo o che non avevo intenzione di barattare. Allora ho allargato la ricerca ai canali romani del mercato di seconda mano e la Miameravigliosasorella ha trovato la Miameravigliosa yogurtiera da sei con termometro liquido incluso a QUATTRO EURO in un negozio della catena Il Mercatino. Da che mi sono trasferita nuovamente a Venezia l’ho usata una volta a settimana con latte e yogurt di ogni tipo per trovare la quadra perfetta e questo è quello che io ho scoperto circa la mia yogurtiera e che può forse tornarvi utile per i vostri esperimenti:

Yogurt_pentolino

  • Il procedimento di base prevede: sciogliere lo yogurt nel latte a freddo con una cucchiara forata, scaldare il liquido così ottenuto fino a una temperatura ottimale che varia dai 35 ai 40 gradi, trasferire il contenuto nei vasetti, accendere la yogurtiera per 8 ore (ha il timer che si spegne da solo, quindi io la faccio andare di notte) e mettere i vasetti in frigo.
  • Il risultato più solido l’ho ottenuto con latte biologico Granarolo – incautamente acquistato dal Miomone – e yogurt bianco non biologico della Vipiteno.
  • Ora uso latte biologico intero della Coppe e yogurt bianco biologico della Coppe e benché il risultato, come potete vedere dalla foto è tutt’altro che pastoso, continuerò così o al massimo cambierò latte perché non voglio più comprare vasetti di yogurt di partenza … sennò ‘sta partenza nun parte mai !

Yogurt

  • Ho sperimentato anche lo yogurt di soia per accontentare il mio coinquilino intollerante al lattosio e lo sconsiglio caldamente. Intanto i siti e i blog che ne suggerivano la ricetta sono l’apogeo delle suddette categorie malfidate: è tutto facilissimo e mooolto meglio della variante non vegana, chiaramente. Lo yogurt di soia – 2 euro per 400 gr che ho usato interamente credendo erroenamente di dare più fermenti alla causa – di partenza faceva abbastanza schifo, in più dopo otto ore era praticamente liquido, l’ho tenuto sù altre quattro ed è venuta fuori una stracciatella così disgustosa che per finirla ci ho dovuto mettere di tutto in modo da coprirne il sapore. Chiaramente è anche molto più costoso, perché sia il latte di soia biologica e non transgenica, sia lo yogurt mica li regalano. Secondo i vari forum l’unico errore che posso aver commesso è di non aver controllato che gli unici ingredienti dello yogurt fossero “latte di soia e fermenti” … ma, anche qui, DIRLO PRIMA NO???
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