(forse) Si.Può.(ri)Fare!

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… c’è qualcosa che mi sfugge del cinese mandarino.

su 28 agosto 2014
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Cartolina appesa fuori dalla “Libreria Avanguardia” di Nanchino.

[Ultime notizie fuori tema: me la prendo comoda una volta tanto e mi laureo in sessione straordinaria.]

Siamo alle ultime battute cinesi, ragassi … fra pochissimi giorni sarò in volo per l’Italia e ho una serie di questioni da discutere che ho appositamente lasciato per il gran finale. Un po’ per scaramanzia, un po’ per paura di essere smentita all’ultimo.

La grande rivelazione di oggi è che andare per la prima volta in un paese del quale hai studiato la lingua è una bella prova di umiltà. Devi essere in grado di accettare il tuo silenzio – sì, proprio io – e i tuoi commenti banali, il fatto di non capire le battute o di non poter esprimere le tue opinioni reali … anche per una questione di pudicizia, timore o auto-censura, come nel caso della Cina. D’altra parte ho notato che i cinesi tra loro parlano molto “semplice” … continuamente di acquisti, di parenti e amici e molto spesso la lingua costituisce di fatto una barriera interna. Non parlo solo del fatto che i cinesi di province differenti non si capiscono se non scrivendo (e neanche sempre), ma anche i vicini di casa o i coinquilini incorrono in tutta una serie di inconvenienti dati dalla lingua che condividono.

Per prima cosa, quando due cinesi che non si conoscono si devono presentare, la questione è tutt’altro che sbrigativa: per prima cosa il nome viene ripetuto a vicenda fino a quando non ne vengono reciprocamente azzeccati i toni*; poi cercano di capire di quali caratteri sia composto il nome ma, invece di scriverlo direttamente, cercano di capirlo a parole : “E’ il di pera? O il di Nulì ?”. E vanno avanti un bel po’ perchè i nomi cinesi si compongono di tre caratteri. Se invece hanno scelto il proprio nome occidentale, in presenza di occidentali tagliano corto e si presentano come “Jerry” o “Gary” e nessuno oppone resistenza.

Più in generale, mentre parlano e magari viene fuori un argomento nuovo o il nome di qualcuno o il titolo di un film o un libro, scatta la stessa manfrina: “Hai detto Là” o Dove ?”. Quindi a mio parere andare nell’astratto senza una lavagna a portata di mano e due interlocutori particolarmente istruiti sull’argomento è cosa ardua. Tant’è che cercano sempre di semplificare e di portare la discussione al noto, molto spesso quando c’è un’incomprensione la discussione si arena, vengono usate le stesse parole per descrivere un sacco di cose. Per esempio, ci sono un sacco di parole cinesi per esprimere apprezzamento verso qualcosa/qualcuno, ma usano sempre le stesse: “buono” e “bello” e difficilmente si approfondisce il come o il perchè, come se avessero paura del suddetto arenamento.

E per spiegare questa cosa ai miei cari al telefono ho fatto un esempio razzistissimo: se una mamma dice he suo figlio è bello, una volta specificato che somiglia al babbo o alla mamma – e badate che i cinesi fanno molto caso  questo genere di cose – c’è un po’ poco da descrivere … il pupo avrà gli occhi neri e i capelli neri e potrà essere più o menoalto e cicciotto, ma detto ciò …

E quindi, nelle mie oltre 40 ore di treno e innumerevoli viaggi sui mezzi pubblici e nell’essere ospitata da soli cinesi sin dal mio arrivo in Cina, ho notato che i topic delle conversazioni sono generalmente pochi e ripetitivi. Abbiamo, ad esempio, smartphone alla mano, il balletto del “show me yours I’ll show you mine”: discussioni su modelli e prezzi, foto a raffica e serie televisive e link … il grande assente dell’occasione è la musica che ha un ruolo marginalissimo in generale. Comunque, ti credo che qui la telefonia di questo tipo ha fatto il boom: dev’essere così rilassante per loro poter far vedere ciò che intendono per aiutarsi nella spiegazione senza paura di essere fraintesi … e infatti lo fanno di continuo ! E non hanno Facebook ma sono capaci di postare su Wechat le foto di una cena mentre sono al tavolo a mangiare, poi di commentarsele a vicenda e di mangiare e parlare contemporaneamente ! Poi c’è l‘argomento acquisti: online e non, sembra di sentire un canale pubblicitario che fa la comparazione di marche e prezzi … ma difficilmente si parla di qualità: al massimo si dice che un telefono è più bello/buono/veloce, ma soprattutto … economico o in offerta.

Si attende cortese smentita.

* il cinese mandarino è una lingua tonale che è quindi provvista di cinque intonazioni (ovvero quattro toni più l’atonalità) con cui pronunciare ogni singola vocale. Per esempio, in italiano se dici “ancòra” o “àncora” non è la stessa cosa, in cinese devi moltiplicare questo per cinque e aggiungerci il fatto che la fonetica cinese prevede solo 400 sillabe, quindi gli omofoni sono la regola. Fate un po’ voi …

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4 responses to “… c’è qualcosa che mi sfugge del cinese mandarino.

  1. londarmonica ha detto:

    Interessante, certo che le lingue orientali sono assai complicate. I miei complimenti per questa tua avventura… (è da un po’ che non ti leggevo e ora mi metto in pari)

  2. magnaturtlein ha detto:

    Da collega linguista ti dico che questo post è interessantissimo, ne vorrei leggere altri del genere 🙂 Le mie congratulazioni per il coraggio nello studiare una lingua così folle!

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