(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Houston,we have a problem … colazione capitalista ad alto impatto ambientale.

su 20 agosto 2014
Vista dalla Biblioteca Centrale di Hongkong: 9 piani di libri, silenzio e internet aggratis. Il parco qua sotto è Victoria's Park.

Vista dalla Biblioteca Centrale di Hongkong: 9 piani di libri, silenzio e internet aggratis. Il parco qua sotto è Victoria’s Park.

Dopo lo slancio appassionato iniziale di ammmore per questa città soleggiata con l’aria di mare, biblioteche enormi e superaccessibili, università studiate apposta per farti sentire un genio, un suk di qua, una cattedrale dillà, una scuola cattolica per ragazze qui e un negozietto del biologico lì accanto …

si è messo a piovere, un piovere monsonico, che dà una sgrullate da tre minuti in cui non puoi evitare di razionalizzare e di visualizzare una vita qui dal punto di vista realistico-pratico.

Io e Hong kong abbiamo un grosso problema: Lei non è un cazzo vegetarian-friendly.

Intanto il cibo costa una silurata – colazione a parte – e poi ci sono interi menù in cui nemmeno il tovagliolo manca di carne o pesce ! Se ci metti che di punto in bianco sono diventata analfabeta perchè qui usano i caratteri cinesi non semplificati – che ho studiato nel pleistocene per un paio di mesi e ho bellamente rimosso – e che parlano il cantonese e raramentissimo un po’ di inglese … il gioco è fatto. Finisco per comprare polpette di riso che si rivelano carnivore, oppure panini bianchi ripieni all’aria.

ARGH ! Dopo sei anni di vegetarianesimo è bella frustrante questa cosa. E soprattutto è davvero inaspettata: mi avevano detto che la Cina continentale era un problema, non Hongkong ! Ma oggi, mentre giravo a vuoto leggendo menù inaccessibili mi sono resa conto di quanto questo posto abbia della maledetta Inghilterra, unico paese al mondo che mi abbia mai fatto dimagrire, pur non essendo ancora totalmente vegetariana.

E così, con gli occhio in fuori dalla fame e lo zaino pieno di libri e orpelli elettronici – n.b. le due persone che dovrei intervistare stanno bellamente latitando, probabilmente insieme al mio relatore – mi sono ricordata che l’ultimo giorno a Nanchino io e un’allegra brigata in seduta conviviale ci eravamo vicendevolmente scambiati sei compiti che ci facessero andare oltre i nostri limiti.

DSC_0137

L’allegra brigata ! da sinistra in senso orario: Sabine, la mia prima Couchsurfer cinese; William il mio primo amico a Nanchino; Lisa, la compagna di classe, di sbronze e di parmiggiane e Dasha la Compagna Sovietica.

Il mio era: acquistare un prodotto di una multinazionale delle peggiori al mondo, la più schifa che trovavo. Il mio limite è prendere troppo sul serio le mie decisioni.

Ed ecco qua.

IMG_20140820_100033

Ecco il corpo del reato. Il nome della catena non ve lo dico. Ci manca solo che gli faccio pubblicità a questi !

… e sapete una cosa? Mi ha fatto proprio bene andare a vedere cosa “mi perdo” del capitalismo da strapazzo che combatto da oltre un decennio. Come diceva Martino, quant’è vero: “Ci stanno fregando tutti !”. E per oggi ho voluto far parte di quel “Ci” anche io.

Ho speso 47 dollari: 26 per uno yogurt strafatto di zucchero in cui avevano messo – probabilmente giorni addietro – tre fettine di banana già annerite. In un pratico contenitore-nel-contenitore rigorosamente in plastica spessa un metro, c’erano due cucchiai di cereali secchi e poi un cucchiaione verde di plastica anche lui … di quelli che non acchiappano; 21 dollari per un fettinella di torta al cioccolato con nome altisonante, scaldata al microonde. Mi sono dovuta portare le cose al tavolo da sola, ho ottenuto la bellezza di 15 minuti di internet gratuito e non c’era la presa per la corrente.

Bene, bravi, bis. La mia risposta è stata farmi un’ora e mezza di sonno in poltrona, ma la tizia accanto a me ha vinto: s’è portata il thermos e il giornale da casa !

Nei posti dove ho fatto la colazione fino a ieri spendevo 20 dollari per un toast col burro, due uova fritte, una ciotola di porridge e un tazzone di tè. Il wifi era libero e servivano al tavolo.

Questi posti dimmerda in cui mancavo da 10 anni sentendomi dire da trilioni di persone che “è fichissssimo” e “costa pochissssimo” … non hanno ancora chiuso i battenti. Com’è possibile ???

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11 responses to “Houston,we have a problem … colazione capitalista ad alto impatto ambientale.

  1. no ti prego, scrivilo. dillo chi sono i pazzi che fanno pagare 21 dollari una fetta di torta, ti prego, dillo.

  2. evergreen ha detto:

    un consiglio: tornatene in Italia!!

  3. amoleapi ha detto:

    non hanno chiuso perché ci si sta dimenticando come cucinarsi il cibo da soli ohibo’

  4. Bia ha detto:

    Ahahahah io l’avevo capito subito, di che catena si trattava! Si capiva dal bicchiere 😀

  5. Lotje ha detto:

    Veramente bello le tue storie delle vacanze. Io non mi sono fatta sentire per un po’. Ora c’è un nuovo indirizzo blog: http://www.sottoillivellodelmare.wordpress.com

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