(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Crema solare protezione 30 all’ortica … quasigratis !

Ortica ingredienti

Ingredienti !

Una volta una signora in treno mi ha consigliato questa ricetta per fare una crema solare a protezione molto alta per pelli ipersensibili.

Ve la rigiro in versione SCassandresca !

Ingredienti:

Burro di karité (lei suggeriva burro ebbasta)

Ortica colta lontano da fonti inquinanti eccessivamente palesi

Un barattolo di crema vuoto e ben lavato

Qualche goccia di un olio essenziale a piacere per profumare la crema.

Procedimento:

Lavate l’ortica in acqua e bicarbonato; scottatela in una pentola d’acqua bollente per un minuto; scolatela e strizzatela il più possibile per poi sminuzzarla; mettete un cucchiaio di burro in una padella e fatelo sciogliere; aggiungete l’ortica e mescolate a fuoco basso; appena il burro inizia a bollire spegnete il fuoco; continuate a mescolare e aggiungete qualche goccia di olio essenziale; versate il liquido nel barattolo facendolo passare attraverso una garza per pulirlo dai residui di ortica.

Fate raffreddare il tutto in frigo e … provate per credere !

Crema solare all'ortica

SUUUPER idratante !

Ps: se la fate col burro alimentare tenetela in frigo. E in ogni caso consumatela in una decina di giorni al massimo

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Da Betta: Un negozio pieno di etichette verdi, etiche e di qualità !

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Shampoo, due saponi e crema per le mani.

Siccome le etichette sostenibili latitano da un po’, oggi vi propongo una vera e propria combo di etichette di prodotti dell’Italia del sud biodegradabili, sostenibili, biologici, vegani e alla spina ! Vi propongo inoltre un luogo molto speciale dove andarli a comprare.

Nella periferia di Roma sud, in zona Cinecittà Est, c’è un mercato rionale situato in Via Stefano Oberti. Ci sia arriva a piedi dalla fermata metro A di Cinecittà (dieci minuti a piedi, sempre dritti, alla seconda rotonda si gira a destra) oppure prendendo il 559 dal piazzale degli autobus di fronte alla fermata metro di Subaugusta.

All’interno dei mercato uno dei box ospita l’attività di Betta, un’amica di famiglia che rimasta senza lavoro e successivamente separatasi da un marito poco consono che provvedeva al sostentamento suo e della figlia teenager si è caparbiamente data da fare per cavarsela da sola e … ce l’ha fatta. Ha ribaltato l’universo di sussidi, le associazioni che si occupano di donne senza reddito e senza marito, i fondi dell’Unione Europea per l’imprenditoria femminile, si è informata, ha studiato ed ha rimediato brillantemente all’errore più madornale e sconsiderato che una donna possa fare: non lavorare e farsi mantenere dal marito, anche solo per un periodo breve.

Nel box di Betta potete trovare prodotti a peso e alla spina: dal sapone solido alle creme, dai detersivi di ogni tipo ai detergenti per qualsiasi cosa, passando poi per incensi, oli essenziali e gioielli di materiale riciclato. Il fornitore principale è LaSaponaria, azienda italica con sede nelle Marche e produzione pugliese che produce artigianalmente cosmesi bio-etica; il loro sito offre molti spunti anche per l’autoproduzione di cosmetici. Della stessa filosofia sono i fornitori di oli, detergenti e di tutti i prodotti proposti. Data l’altissima qualità dei prodotti, ci si aspetterebbe un prezzario proibitivo, ma il fatto che sia tutto privo di imballaggio e disponibile alla spina, nonché proveniente da vicino, abbassa notevolmente i costi finali.

Davvero, potete evitare di girare il prodotto per controllare l’etichetta: ci ha già pensato Betta !!!

Intanto vi dò un assaggio degli ingredienti dello shampoo della foto colorandoli con i colori del Biodizionario:

Shampoo: Aqua, Salvia Officinalis Water*, Coco-Glucoside, Sodium Coco-Sulfate, Glycerin, Moringa Pterygosperma Seed Extract, Panthenol, Linum Usitatissimum Seed Extract*, Urtica Dioica Leaf Extract*, Glyceryl Oleate, Citrus Limon Fruit Oil, Potassium Undecylenoyl Hydrolyzed Wheat Protein, Salvia Officinalis Oil, Sodium Chloride, Sodium Benzoate, Potassium Sorbate, Sodium Dehydroacetate, Benzyl Alcohol, Sodium Phytate (non è sul biodizionario), Citric Acid, Limonene, Linalool, Citral.

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Chissà cosa dirà SCassandra: “Carla, ma come ti … PERMETTI ?”

Piccolo vestito rosa.

Povere bambine.

L’argomento del ruolo della donna o più genericamente della figura femminile veicolata dalla pubblicità televisiva è materia di ampio dibattito da chè il piccolo schermo si è insinuato nelle vite degli abitanti del cosìddetto “Primo mondo”. Ebbene, dato che non ho fin’ora fornito un mio contributo scritto alla questione, mi riservo di farlo adesso, contestualmente all’uscita dell’ennesimo spot tele-lesivo non tanto della figura quanto della psiche – ben più grave, dunque – della femmina italica che sembra dover aderire al modello della “Femmina unica portatrice di pensiero unico.”

Sono personalmente convinta che ciò che un individuo – anche di sesso femminile – faccia o faccia fare del suo corpo sia suo personalissimo ed intimissimo affare. Non mi sono mai sentita offesa dall’esposizione strumentale del corpo femminile, perchè non ho mai visto in ciò una costrizione: se ti fai pagare per stare a novanta sul cofano di una macchina vuol dire che la cosa non ti arreca disturbo e, data l’altissima affluenza di carne-da-spot – o da stacchetto, o da cubo – a tutti i casting del cyberspazio credo che una notevole fetta della popolazione femminile non sia disturbata dal mostrare il proprio corpo a pagamento.

Non lo sono neppure io per la verità, l’unico motivo per cui non l’ho ancora fatto in prima persona è per un timore di incappare in malintenzionati (giustificato da esperienze di varie amiche) o, in altre circostanze, per evitare ulcere a dei fidanzati particolarmente possessivi. Se avessi una persona di fiducia che mi garantisse l’immissione in un “circuito protetto”, sarei una soddisfattissima – ed opulentissima – cubista, streap-teaser, lap-dancer, ragazza immagine o che dir si voglia. Sono per la legalizzazione della prostituzione e la giustifico apertamente in quanto mestiere, figuriamoci se mi crea problemi che una studentessa della mia età approfitti di una manica di imbecilli lampadati che le paga un mese di affitto con una sola foto a culo in aria.

Meno pecorecciamente, posso affermare che il corpo è libero a mio parere e dovremmo sentirci liberi di farci ciò che vogliamo a tutti i livelli, senza il timore di ledere l’immagine di una non ben definita “categoria di genere” che considero uno stereotipo totalmente superato in virtù dell’avvento di una flessibile e malleabile sovrasessualità o ipersessualità generalizzata.

In virtù di ciò posso al massimo lamentarmi del fatto che le donne delle pubblicità siano nell’80% dei casi delle bonazze da urlo, mentre gli uomini sono del tipo “Cesso colle’recchie”, o al massimo “Bruttino ma simpatico”, “Grazioso ma cicciotto” … fatto salvo il caso delle pubblicità di aziende gestite da gay, a cui erigerei un altare per ringraziarli di aver eretto – è il caso di ripeterlo – l’ultimo baluardo di bonazzaggine maschile della tv.

Detto ciò, veniamo al titolo del post – che tra l’altro è anagramma di “spot”- odierno, ovvero al mio personalissimo fastidio e ribrezzo e disgusto di fronte alla pubblicizzazione di quella che considero un’identità sessuale o di genere rigida ed obsoleta, ovvero quella maschile contrapposta a quella femminile e viceversa. Genericamente potrei prendermela con qualsiasi spot di prodotti riservati esclusivamente agli uomini e di conseguenza veicolati da un certo tipo di linguaggio, o di prodotti riservati alle donne e veicolati da un altro tipo di linguaggio. Ho scelto questo in particolare – se lo avete visto non avete bisogno di ulteriori chiarimenti – perchè mi ha scandalizzata particolarmente, forse anche per la presenza di un personaggio davvero inquietante che sta monopolizzando diversi settori della rete televisiva.

Lo scopo della pubblicità è quello di arrivare ad un numero maggiore di utenti possibile  che comprendano e rispondano ad un linguaggio specifico, e dunque se le pubblicità riservate alle donne adoperano un certo linguaggio è anche perchè – tristemente – esiste un’effettiva maggioranza di donne che comprende e risponde a questo specifico linguaggio. Il mio problema è che quest’ultima maggioranza va aderendo sempre più al modello “donnetta scema”, ovvero un modello lontano anni luce dalla sovrasessualità a cui personalmente auspico, e questo mi dà un inquietante dato sulla composizione maggioritaria della popolazione femminile.

La questione è ben lampante nel detto spot poichè la donnetta protagonista risponde totalmente agli schemi: il problema maximo si riassume nel paradigma del “Checcazzomimemetto”; deve stupire le amiche con i suoi vestiti e dunque il dilemma s’infittisce; si è rincoglionita di programmi tv sui vestiti in cui un’aliena psicotica ossigenata gesticolava pronunciando gridolini e frasi fatte irripetibili con cenni anglosassoni insieme ad un altro venusiano incravattato di rosa e ce lo fa sapere anelando davanti allo specchio per l’intervento della prima; è una moderna cenerentola per la quale i sogni son desideri e quindi la mattacchiona di cui sopra, fresca di inaugurazione del Piper, spunta nella stanza con un beauty-case quattro stagioni, dicendole che deve vestirsi di luce e poi la infila nel canonico spezzato beige e blu e lei estasiata si chiede come ha fatto a non pensarci, che sciocca.

La stessa donnetta avrà una figlia a cui riproporrà il medesimo modello: la porterà al parco vestita di pizzi ed organza sgridandola perchè si è sporcata con la terra, le insegnerà che una signorina certe cose non le fa, che ci sono attività da maschietti – la politica e da femminucce – lo shopping e la seduta settimanale dal parrucchiere – e che la manderà a lezione di stile da Carla tra i docici e i quindici anni (sul serio) di modo che impari che esistono e vanno rispettate le attitudini ed abitudini da femminucce come quella di amare lo shopping, di truccarsi ogni giorno, di identificarsi con la propria borsa, di piagnucolare, di non saper stare da sole, di sviluppare la personalità in funzione della propria madre o di un uomo a caso, di comprare scarpe quando si è tristi, di stare a dieta, passare ore appresso ai capelli, di limarsi le unghie, pulire casa fino alla sterilità, schifarsi per un nonnulla, avere paura di cose insignificanti come le formiche, di parlare dietro le spalle evitando come la peste la solidarietà, di ridacchiare dicendo “non lo so” per rimorchiare un uomo, di chiedere aiuto anche per ciò che si potrebbe fare da sole … e così via …

In questo modo la maggioranza sarà difesa e gli spot televisivi, continuando a cercare di accontentare la maggioranza, continueranno a rivolgersi ad essa in un coro di confettinismo sfrenato.

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Lavarsi i denti ecocheap !

[Stavo forse andando un po’ fuori tema ultimamente, le circostanze mi hanno un po’ forzata a farlo. Ma ora è il caso di dispensare nuovamente consigli su come fare le cose verdi e a buon mercato !]

Lavarsi i denti

Lavarsi i denti in verde comporta tre grattacapi principali in ordine di difficoltà:

– Il dentifricio.

– L’acqua.

– Lo spazzolino.

Il dentifricio è la questione più semplice da risolvere, innanzitutto perchè ci hanno già pensato un sacco di persone e poi perchè pone meno dilemmi o trilemmi delle altre due. Il problema principale è il tubetto di plastica in cui è contenuto che va inevitabilmente buttato a fine uso. In altri paesi esistono distributori di dentifricio che ti permettono di comprarlo alla spina, ma in Italia a quanto ne so, no. Inoltre, c’è da considerare quello che ci mettono dentro: se ti fai ispirare dal simpatico guru dell’INCI, ovvero Carlita, vengono fuori diverse marche di dentifricio che non ci mettano dentro … LAMMERDA ! Così, te ne vai tutto fiducioso al mercato e scopri che un tubetto striminzito e tutto-tappo ti costa cinque euro !!! Così si torna a casa e si scopre da Santa Internet che il dentifricio si può fare in casa e che è a anche piuttosto facile. Ecco alcune ricette pescate a caso:

– Gel d’aole vera+caolino+olio essenziale a scelta

– Argilla di qualsiasi tipo (quella verde costa meno) e semi di finocchio/cardamomo tritati

– Un osso di seppia bollito per mezzora e ridotto in polvere + olio essenziale a scelta (questa la adoro perchè fa un sacco fattucchiera !!!)

Molte ricette propongono anche il bicarbonato, ma siccome è molto corrosivo ne andrebbe messo giusto un pizzico. Un’alternativa anche abbastanza etica è quella che vedete lassù nella foto, il Lavadenti Ardente di Lush. Premetto di non adorare i prodotti Lush sempre&comunque perchè le schifezze le fanno anche loro … però le fanno trasparentemente e si impegnano molto nella ricerca di soluzioni serie, come le iniziative sul vuoto a rendere ecc. Se tutte le aziende cosmetiche si facessero il mazzo che si fanno loro staremmo messi molto meglio. La scheda del prodotto è qui. Io l’ho scelto perchè mi soddisfa da tutti i punti di vista: ha un inci perfetto, la scatole è in carta riciclata, il prodotto è Fairtrade e costa poco. Tra l’altro una pasticchina fa talmente tanta schiuma che io le divido in due o in quattro prima di usarle ! Inoltre ce l’ho già da mesi e funziona benissimo. Se vogliamo fargli le pulci possiamo dire che c’è una punta di bicarbonato e che alcuni ingredienti, essendo Fairtrade vengono da paesi in via di sviluppo, quindi da lontano, quindi aereo, quindi diossina … ma la perfezione non esiste !

L’acqua è una questione piuttosto storica. Oltre il canonico “Chiudila mentre ti spazzoli”, la mia malattia verde mi ha fatto elaborare due metodi extra per la conservazione di questo scarso e preziosissimo elemento:

1) Il metodo del bicchiere: tenetevi un bicchiere bello grande lì dove vi lavate i denti. Per iniziare immergete lo spazzolino nel bicchiere, poi indentifriciatelo e lavatevi i denti. Quando è il momento di sciacquarvi i denti fatelo con lacqua del bicchiere e versate l’ultima parte sullo spazzolino strofinando un bel po’.

2) Il metodo del lavandino a fondo perduto: questo metodo non è applicabile da tutti, ma solo dai possessori di quei fantastici lavandini de ‘na vorta, con il tubo di scarico a vista sotto il lavabo … Avete presente? Spero di si perchè ho cercato delle foto in giro ma non ne ho trovate ! In compenso ho trovato un meccanismo che si monta su qualsiasi lavandino e che funziona nello stesso modo, ma vabbè …  In somma, tenendo aperto il tubo sotto il lavandino con un secchio sotto si riciclano le acque grigie utilizzando le “secchiate” una tantum, al posto dello scarico del water. Oh, non sono mica matta! C’è gente che lo fa !

Se pensate che la cosa sia irrilevante, provate a mettere una bacinella vuota nel lavandino e a lavarvi i denti normalmente: usate un solo bicchiere d’acqua ?

Lo spazzolino è stata la faccenda più ardua e ha richiesto mesi di sperimentazione. Non scherzo. Allora, intanto sfatiamo il mito dello spazzolino che si cambia ogni tre mesi: un sonoro COL CAZZO alla Merdadent e compagnia bischerando. Io ne cambio due all’anno quando VEDO che è rovinato e sono ancora viva e vispa. Il problema è che è di plastica e che si butta ogni volta. La rete ci suggerisce una serie di ricili creativi molto simpatici, ma se pensate che – continuando così e campando fino a 80 anni – io ne userò ancora altri 152 … avoglia a braccialetti ! Avevo trovato un paio di fabbriche che vendevano spazzolini compostabili, ma tutte in America o Canada, ergo aereo ecc. Quindi ho provato questo, ovvero la radice lavadenti di sewak: ha di positivo che è compostabile e biodegradabile, non serve il dentifricio, ma viene anche questa da “fuori europa” e poi … il mio tartaro retrodentale l’ha bocciata. Per sbiancare e pulire la parte esterna e laterale dei denti è una bomba, ma per il retro NON C’E’ VERSO ! Eqquindi ho optato per il male minore: uno spazzolino tedesco con setole vegetali e testina intercambiabile.

Chi offre di più ???

Chiaramente, pochi mesi dopo il mio acquisto, una ditta italiana ha tirato fuori la sua versione che ha anche il manico di legno ! Eccola qua !

Epperò costa il doppio del mio … hummm …

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Etichetta del mese 1: lo shampoo del Miomone

Benvenuti nella nuova rubrica sviscerante i segreti delle etichette.

Uno dei motivi per cui sono diventata vegetariana è che sono un’avida lettrice di etichette, ergo, evitando carne e pesce mi sono tolta una bella rogna e posso evitare di imparare a memoria i nomi della maggior parte dei conservanti, ormoni, metalli pesanti e schifezze varie che buttano indiscriminatamente i prodotti animaleschi.

 Questo mese porto ad esempio un prodotto cosmetico acquistato ieri dal Miomone, ma in generale l’etichetta perfetta per me dovrebbe seguire i seguenti criteri :

Cosa? Corta ma non troppo – Indicare esaurientemente tutti gli ingredienti presenti nel prodotto : se si tratta di cibo voglio sapere da dove vengono e se sono biologici tutti gli ingredienti che dovranno essere pochi e non nocivi, niente aromi, conservanti e coloranti, per esempio; se si tratta di cosmetici usiamo il biodizionario e scansioniamo tutta la faccenda dal punto di vista chimico; se si tratta di altra roba … distingueremo caso per caso. Vorrei in ogni caso sfatare il mito dell’etichetta corta perchè mi sono sentita alcuanto presa in giro quando uno yogurt da discount riportava sull’etichetta che l’unico ingrediente era “yogurt” …

Dove ? – Indicare il luogo di produzione e quello di eventuale imballaggio del prodotto in questione: la prima scelta sono i prodotti a cosiddetti kilometri zero, ovvero quelli “regionali”. Se un determinato prodotto non è prodotto nella regione in cui mi trovo, cerco un equivalente italiano o in ultima analisi europeo. Se il prodotto è cinese, mi chiedo se sia davvero qualcosa di irrinunciabile: posso scusare un dizionario elettronico inglese-cinese che provenga dalla Cina, ma una maglietta, ad esempio proprio no. Anche il discorso sui vestiti sarà trattato in separata sede.

 Naturale de che ? – Faccio particolarmente attenzione, specie in ambito culinario e cosmetico all’uso indiscriminato della parola NATURALE. Un esempio su tutti: il petrolio è perfettamente naturale, ma non per questo intendo mangiarlo o spalmarmelo in faccia.

 Il di più – Benvengano informazioni su attenzioni etico-ambientali si sorta: uso di materiali riciclati e/o riciclabili, uso di energie rinnovabili nella catena di produzione, adesione al commercio equo e solidale, particolare attenzione a temi sociale o ambientali … e fricchettonate varie.

Ed ecco a voi il primo prodotto scansionato dall’ossessivamente attento occhio della sottoscritta:

 Front etichetta

Se cliccate sulle singole foto potrete gustarne i dettagli: prodotto ad Ancona, INCI tutto verde con un solo pallino giallo che viene ammortizzato dalla plastica riciclata di cui è costituito il flacone e dallo stop ai test sugli animali oltre che dagli ingredienti provenienti da agricoltura biologica.Etichetta Gennaio13

Ma quanto costa ??? Sei euro per mezzo litro di prodotto altamente concentrato.

E dove lo troviamo ??? In erboristeria o nei negozi specializzati in prodotti ecologici.

A Roma, Trieste e Venezia c’è.

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Barattolino leva-smalto Più VERDE di Hulk !

E’ all’incirca un mese e mezzo che io e Annina vogliamo fare questo:

Il barattolino leva-smalto di CarlitaDolce

Siamo entrambe piuttosto smalto-maniache. Anche io ho sempre ammesso che lo smalto è il mio peccato verde per eccellenza, ma il problema si pone – almeno per me – quando il peccato verde se ne porta dietro altri: lo smalto si toglie con l’acetone e l’acetone si applica con dei dischetti di cotone usa e getta. Quindi il barattolino leva-smalto qui proposto – escludendo aprioristicamente quelli proposti in profumeria che hanno dei costi ridicoli- mi sembrava un ottimo palliativo per i dischetti, ma rimaneva il fatto dell’acetone, della spugna da comprare e del barattolo di plastica da procurarsi. Per mesi, quindi, ho preferito grattare via lo smalto nei momenti di panico e depressione o lasciare che si squamasse fino a sembrare una pupa delle elementari piuttosto che usare l’acetone, con risultati naif sulla superficie delle unghie.

 Mappoi ho rovinato il mio maglione preferito mettendolo in lavatrice con i bianchi senza accorgermente … e la mia visione della faccenda è cambiata radicalmente !!!

Ed ecco a voi la mia versione eticamente significativa ed ecologicamente più verde di Hulk del suddetto barattolino

1. Andate al Billa e comprate una confezione da due di yogurt biologico con il barattolo di vetro e il tappo di plastica a chiusura ermetica e mangiateli entrambi che sono buonissimi. Procuratevi delle strisce di stoffa di scarto delle dimensioni di una manica di maglione infeltrito. Comprate l’acetone meno costoso che trovate, magari prodotto in Italia … se proprio …

Barattolino12. arrotolate la stoffa stretta stretta finchè il rotolo non è mezzo centimetro più largo dell’apertura del barattolo e infilatelo nel barattolo cercando di non distruggerlo.Barattolino2

3. Bagnate la stoffa con un po’ di acetone e, se avete cliccato il link di cui sopra, copiate quella Santadonna e levatevi lo smalto.

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Come potete vedere funziona benissimo !!!

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Cosmesi Carlitica e fine del mondo … tant’è …

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Ho creduto fino a pochi giorni fa che la fantomatica fine del mondo fosse prevista per oggi. Il 12 12 12 mi suonava più apocalittimo … come i numeridi assistenza per la manutenzione degli elettrodomestici capricciosi. Eddunque mi ero già fatta un’idea appropriata al riguardo: tant’è. Il mio essere assolutamente nonna per la vita mi dà una certa serenità riguardo la morte. La accetto senza problemi, mi aiuta ad occuparmi dell’ attimo … la ringrazio di ridare la giusta dimensione alle cose e alle persone, e alle cose delle persone. Il peggio di andarsene prematuramente è lasciare interdetti tutti quanti … a portare a spalle una barra inaspettata. Allora, se proprio è il caso di andarsene prematuramente, meglio fare un salto BUM! istananeo e contemporaneo oltre la linea gialla.

E non lasciare nessuno indietro a piangere e disperarsi.

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Fine. Cambiamo completamente argomento facendoci introdurre dalla qui presente signorina ad un mondo dorato ma piuttosto insidioso che ho avuto modo di nominare recentemente: la cosmesi eco, ecobio, ecoeco e, in particolare la cosmesi casalinga. Si chiama Carlitadolce e me l’ha presentata La Finlandese su youtube tempo fa. Questa ragazza, che ha palesi competenze tecniche nel settore chimico, spiega tutto quello che non va nella cosmetica moderna: enumera tutte le componenti dannose per noi e/o per l’ambiente, consiglia prodotti con ingredienti appropriati e per tutte le tasche e crea ricette alternative a tutti i cosmetici in commercio … dalla ceretta e la machera che ho già postato, alla crema per le rughe alle ascelle … LEI LO HA FATTO ! E vi spiega come farlo a casa. E’ un po’ femminuccia … bisogna ammetterlo … le piace il rosa e si trucca con la cazzuola … ma parla un sacco: più di me ! Ha un gran senso dell’umorismo, è preparatissima su tutto ed è una fonte totalmente indipendente perchè non accetta leccate di culo da nessuno scagnozzo dell’industria cosmetica. E’ vera … VERA come un ruscello o un mazzo di papaveri ! In più mi fa morire dal ridere perchè ogni cosa che crea è corredata da una spiegazione sull’uso e sostiene di usare “una volta a settimana” circa tutto ciò che propone … al che ho immaginato casa sua come un impero del cosmetico di sole due stanze: la cucina per spignattare e il bagno per usare gli spignatti ! Per quanto riguarda la cosmetica verde e a basso costo, lei è e sarà sempre la mia fonte primaria.

 Per fare un sunto a chi vuole l’informazione veloce dirò che in tutto ciò che ingeriamo spalmiamo o sfreghiamo non devono esserci parabeni, PEG, siliconi (il nome finisce sempre in ONE), cose il cui nome ricorda “petrolio” o “Benzina”, paraffina e SLS. Soprattutto mi fanno incazzare quelli con ingredienti biologici e carrellate di siliconi … per la serie “Ti faccio pat-pat sulla testa dopo averti steso con un destro”.

Al secondo posto inserisco una vera e propria droga che vi toglierà qualsiasi dubbio sulla’ecocompatibilità e la nocività degli ingredienti dei cosmetici: il BIODIZIONARIO !

 Certo, c’è anche “al femminile” e “sai cosa ti spalmi”, ma io non li amo e quindi non li linko … perchè sono troppo da femmina … l’idolatria del trucco fa parte del famoso discorso su femmine e Donne e sui relativi linguaggi e stili di vita. Sono sempre piuttosto orripilata da chi mi si lamenta del sonno perchè si alza ogni mattina alle 5 per “Prepararmi” leggi: stuccarsi la faccia come un clown e poi magari ti dice “Ma no … ho messo solo un po’ di CREMA COLORATA”. Certo. E le stalattiti sono venute dopo la gita alle grotte di Postumia immagino.

 Penso che le donne dedichino tempo, denaro e materia grigia in quantità eccessiva a tutto ciò che concerne l’apparenza. E che dedichino un’infinità di tempo in meno alla realizzazione non estetica di se stesse, a godersi la vita, la profondità delle cose … le supercazzole. Ancora una volta, l’uomo che si alza alle 8 per entrare alle 8.15 al lavoro è un fico, se lo faccio io sono una sciamannata o, come dice mamma: “La fia de nessuno”. Io pretendo di non essere giudicata nè positivamente nè negativamente per il mio aspetto esteriore e lo pretendo in primis da me stessa, se non altro per coerenza. Questo perchè l’uomo con la faccia da sonno e la barba di tre giorni e i vestiti di ieri si accetta ed è accettato. La donna senza trucco e parrucco ha il sentore di non essere accettata oppure di per sè non si accetta e dunque difficilmente è accettata. Soprattutto dalle sue simili.

– “Perchè non ti VALORIZZI ? … L’eye-liner ti donerebbe moltissimo … per non parlare del blush e della BB Cream e del pinsler del kesler con supercazzola prematurata con scappellamento a destra.”

– “E perchè non ti valorizzi tu? Una frase con subordinata, congiuntivo azzeccato e una manciata di spirito critico ti donerebbe moltissimo … per non parlare del diploma di quinta superiore, un lavoro, la lettura di un giornale che non sia Elle e di un libro che non sia di Sophie Kinsella o simili, un uomo meno scimmioide e una paura di tutto meno evidente di … antani” … disse la Donna che entrò in Truccheria (l’ultima volta nel 2009) chiedendo ingenuamente una crema doposole e venne sbeffeggiata dalla commessa perchè non fu in grado di indicare quale crema desiderava se non dicendo “Quella che costa meno”.

 Sarà che non abbiamo fatto naia per secoli, come gli uomini, ma siamo delle sporche esclusiviste. Non c’è cameratismo tra noi, anzi, c’è un certo godimento nell’escludere il diverso, il “non della mia cerchia”, nel puntare il dito, nel parlare alle spalle, nel nuocere direi … Un fenomeno estremamente interessante che ho sperimentato moltissime volte di persona e mi ha sempre dato l’opportunità per fare delle supercazzole clamorose.

 La mia chiave, per buttarla sullo slogan, non è tanto “Meno apparire e più essere” … piuttosto “Meno voler apparire e più FARE”.

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Se’bbella voi apparì…meglio prevenì, finchè cce stà’a salute.

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Siccome non riesco a mettere la musica di sottofondo … la metto qui.

 Mi sono accorta durante il weekend triestino, sotto centimetri 20 di neve, che è arrivato l’inverno. Ohibò.

 E la gente d’inverno si ammala e prende un sacco di medicine spendendo un sacco di soldi.

 Allora, per emulare la ragazza col tacco, ecco il seialogo su come non ammalarsi e non imbruttarsi, per spendere meno in medicine – Bayern merda ! – e cosmetici plasticoni.

1. Sei quello che mangi, se mangi merda sei stronzo: mangiare come cresta comanda, è ineluttabilmente positivo per l’organismo. Verdura e frutta di stagione, meglio se biologica, a volontà a tutte le ore. Miele al posto dello zucchero, agrumi a stufo e cereali il più vari possibile(grano e riso, si, ma anche farro, avena, miglio, orzo, grano saraceno …), preferibilmente integrali e biologici: se non biologici, meglio non integrali … se no vi mangiate integralmente pure tutte le schifezze che ci mettono. Nel mio libro – non l’ho scritto io, l’ho ricevuto in regalo- di cucina vegetariana (il cucchiaio verde) c’è un elenco di disturbi più o meno comuni associati ad una serie di cibi appropriati da consumare per guarire prima, ecchepperò vanno benissimo anche per non ammalarsi. La regola del “di stagione” vale sempre, ma mi sono permessa di isolare i malanni di stagione e selezionare per voi tutto ciò di cui è il caso di abbuffarsi senza pietà: aglio, mele, carote, cavoli di tutte le fogge e tutti i colori, frutta secca di ogni tipo e ogni quantità … che fa un sacchissimo bene alla pelle e ai capelli. Se prediligete cibarvi di bestie, preferite quelle acquatiche – non surgelate … NULLA DI SURGELATO E’ AMMESSO – o quelle di carne bianca, quella rossa e quella insaccata o affettata usatela per festeggiare, come i sigari della vittoria. Latticini e latte con moderazione … niente latte fa bene ad un sacco di roba … dicono. Se non mangiate bestie assicuratevi di compensare come si deve le possibili carenze di ferro, calcio, vitamina B12 e, anche se raro, proteine. Tutto ciò è il grosso del lavoro che permette di non ammalarsi o di guarire in tempi fulminei, di avere pelle, capelli unghie eccetera a posto … anche se queste ultime cose hanno un’importanza davvero relativa …

2. Copritecheffaffreddo : vestirsi in maniera appropriata sta diventando un dilemma. Continuano a riempirci i negozi di vestiti che costeranno pure poco ma sono di pessima qualità, fatti di plastica, con coloranti che stingono per anni, che si sbrindellano al primo lavaggio e che … Non coprono ! Secondo me l’unico scopo dei vestiti è quello di coprirci d’inverno e di evitare stupri d’estate … quindi se quei vestiti non coprono d’inverno e fanno strasudare d’estate, sono inutili come un culo senza il buco. La cosa migliore in questi casi è andare a vedere cosa fanno le persone che vivono in paesi davvero freddi, o dei nostri nonni che sono sopravvissuti ad un’infanzia priva di riscaldamento centralizzato. Entrambi hanno trovato il medesimo escamotage: la lana. Ma quella vera ! Quella spessa ! Come ho detto, non sono per l’animalismo: non compro capi Benetton, prima di tutto perchè è una multinazionale e anche perchè ho scoperto cos’è il mulesing … ma il tessuto isolante per eccellenza esiste da quasi sempre e dunque si trova facilmente usato e dunque a basso costo. Anche sulle giacche di pelle di seconda mano, apposto. Poi esistono le scarpe di pelle, il Gore-tex, le imbottiture … insomma: se mi dici “Ho freddo” e hai indosso un vestitino in poliestere giro-passera con calze velate … Ma chettedevodiì ?

3. Bbevi che te passa !: altro metodo per scaldarsi è quello di bere continuamente acqua calda o meglio tisane di ogni specie: per l’inverno consiglio quella al timo e l’infuso di rosa canina con il miele. In oriente si bevono solo liquidi a temperatura corporea: dai 36 gradi in su. Questo, soprattutto in prossimità dei pasti e sia in inverno che estate, evita traumi all’esofago ed al tubo digerente oltre che facilitare la digestione. Per quanto riguarda gli alcolici, io non potrei farne a meno, se non con una creatura in grembo che è il caso di non etilicare prima che sia uscita dall’utero. Esclusi quei nove mesi non mi priverò MAI del bicchiere di vino rosso durante i pranzi della domenica, della romanella di settembre, della birraquellabbuona, dell’irish coffee, del white russian, della sangria estiva a piscine … ringrazio di essere una dal vomito facile, perchessennò, con tutto ciò che ho bevuto in anni non sospetti, il coma etilico non me l’avrebbe tolto nessuno. Epperò evitare di spaccarsi la faccia tutte le volte che si esce è davvero una scelta saggia. Ecco un video eloquente fatto da un cliente del bar la sera “Del redentore”, che qui a Venezia è un’istituzione che riempie l’A.A.A. di soggetti sempre nuovi.

3. Movite ! : mezz’ora al giorno. L’obeso non è una persona sana … i compagni yankees d’oltreoceano sono piuttosto eloquenti. Quindi, andate a correre, ballate, saltate sul letto o andate in bici. L’ideale è farlo tutti i giorni. A me piacciono gli “sport” che puliscono l’aria e riducono la Global Footprint di cui parlammo: correre all’aria aperta, andare al lavoro in bici o a piedi, fare tanto ammore (vedi punto 7), fare le scale a piedi anzichè in ascensore … insomme, fate vobis … ma alzate il culo.

4. Fattela ‘na risata, che magari domani te sveji sott’an’cipresso ! : il buon umore fa bene alla salute. Guardate poca tv e tanti film stimolanti e divertenti come Moonrise Kingdom, in cui ci sono messaggi positivi e stimolanti. Buttate tutti i film di Inarritu al macero, se li trovate esposti nei negozi nascondeteli come faccio io coi libri di Moccia. Non ascoltate canzoni in minori … scorpacciatevi Elvis. Scegliete brave persone attorno a voi, ma soprattutto persone capaci di farvi ridere e non prendetevi sul serio … se no poi vi sentirete malati. E per noi donne è già un gran problema, visto che in tv ci ammaliamo solo noi e poi abbiamo ‘stocazzo de ciclo tutti i mesi che pare che stamo a morì. Se guardassimo più Griffins e South Park saremmo meno nevrotiche e non ci soffermeremo sulle frasi idiote degli assorbenti studiate da un team di strizzacervelli per farci sentire piccole, vulnerabili, malate, sporche e irrimediabilmente deficienti.

5. Fuma come un finlandese: in Finlandia le sigarette costano un botto. Fumare è così mal visto che le scuole hanno un’area fumatori di pochi metri quadrati e rigorosamente celata ad occhi blu signorili sul retro dell’edificio. Sono pochissimi gli studenti che si avventurano nelle temperature artiche di quei luoghi appositamente per aspirare cannucce di cancro. Fumare fa male, è fastidioso per chi sta intorno, annerisce i denti, invecchia la pelle e i capelli, crea problemi cardiovascolari e fa venire il cancro. In più è costoso e l’industria del tabacco è corporativa e incredibilmente inquinante. Se proprio dovete, riducete il numero il più possibile, prediligete il tabacco meno catramoso che trovate, così potete scegliere i filtri biodegradabili e le cartine di carta riciclate … e mangiare un sacco di carote biologiche crude per limitare i danni alla gola. In ogni caso riducete il numero di sigarette il più possibile. Eppoi risparmiateci le scuse tipo “Ne fumo una tantum …” … appunto … dovrebbe essere più facile smettere.

6.  … perchè la droga fa male … : niente droghe sintetiche. Niente. Droghe. Sintetiche. Neanche per provare e neanche una volta. Niente MDMA, niente coca, niente ero, niente crack, anfetamine, metanfetamine, speed, mescalina, acidi, cristalli … No. Il rischio è troppo alto. Quelle non sintetiche (marijuana, hashish, funghi allucinogeni, noce moscata, fili di banana, oppio …) … garantitevi robbabbuona, ovvero, andate nei paesi in cui è legale così vi fate un bel viaggione in tutti i sensi e uno Stato protestante con l’economia in crescita controlla che le cimette siano del colore giusto e che lo sballo fisico, psichico e sensoriale dei funghetti sia quantificato in pianetini – da uno a quattro – sulla confezione e che la rastona dello smartshop ti tramortisca di dettagli su eventuali effetti collaterali e su come farli sparire all’istante con bevante molto zuccherate. Ah … e non esageriamo con il caffè !

7. A chi piace la chimica ? : non dico a nessuno ma … nessuno si è mai presentato a me dicento “Ciamo, mi chiamo Pippocentrico e amo la chimica”. Ci sarà pure un motivo. Secondo me è perchè le tinte chimiche fanno prudere la testa, il settore tessile sintetico genera inquinamento e come abbiamo visto non svolge alla sua funzione primaria, i solventi chimici intossicano e la plastica soffoca i cetacei. Il cibo OGM o sintetico, tipo i cereali blu e rosa che di cui gli americani infestano il latte possiamo spararli in una massa compressa insieme a Sarah Jessica Parker, i Tea Party, i dittatori e gli stupratori per deviare il satellite che impatterà non so quando sulla terra. Così, in un mondo senza più stupratori potremo finalmente andarcene in giro nude tutta l’estate.

8. Aiutati che idiota-yuta : questo messaggio è sotteso in tutto il testo. Però per l’inverno ingurgitare un misurinoino di pappa reale ogni mattina è molto più hippie del multicentrum, che tra l’altro mi ha fatto vomitare un paio di volte. Avevo bisogno di dirlo.

9. Vuoi un mondo pulito? Scopa ! : fare tanto ammore e bene, aiuta tutto e tutti a livello psicofisico. Una canzone degli Skiantos dice “Fallo contento … Fallo qui, fallo là …” SACROSANTO. Ma mentre i nostri conterranei maschi sono stimolati fin da piccini a farlo molto e bene. A noi ci viene assegnata la parte molle e sottomessa. Loro sono stalloni, noi troie. Chiaro. Ma apriamo l’era della Fiera Porcaaa !!! Prendiamo contatto con il nostro corpo e con i nostri desideri e soddisfiamoli facendo tanto sano sesso di qualità: in tante posizioni, in tanti luoghi, iniziare presto per godersi il mutamento dal sesso sedicenne a quello diciottenne a quello ventenne e così via … con chi ci pare e nel modo che ci pare e con chi ci pare: io ho dovuto provare il secondo per scoprire che il primo era un eiaculatore precoce, ed ho dovuto provare il successivo per iniziare a familiarizzare con il vero significato della parola “dimensioni” eccetera. Ora sono scientemente monogama – ma d’altra parte, per me, la fila s’è sempre fatta uno per volta … – da 4 anni e avrò i miei buoni motivi … OTTIMI motivi … Le regole sono rispetto universale, la sperimentazione forsennata e protezione da gravidanze indesiderate e malattie veneree. Per il resto diamo avvio alla rivoluzione delle Fiere Porche !

10. Curati ! : e se poi ci si ammala, valgono tutte le raccomandazioni precedenti. Più un vademecum di non medicine che curano i malanni di stagione e non: per il raffreddore abbiamo il miele e l’infuso al timo che stura il naso e sfiamma; per la sinusite sempre timo e pezze calde(con acqua calda o sale grosso saltato in padella … no, non scherzo) sulla fronte; per la febbre timo, echinacea e rum caldo con miele e una scorza di arancia; per il mal di gola miele, propoli e gargarismi con acqua e sale. Per qualsiasi altro acciacco esiste almeno un’erbetta curativa, basta cercare. Anche l’omeopatia non è male ma costa un sacco. Sul fatto che funzioni c’è chi ha dei dubbi e parla di effetto placebo al 100% … eppure negli allevamenti biologici ci curano gli animali … ve la immaginate una pecora che si fa i dialoghi mentali tipo “Mi sento meglio … molto meglio … si, tu ti senti meglio … BEEEEE !”.

Ps_ la maschera che mi sono spalmata è facilissima: un cucchiaino di yogurt bianco, uno di miele e uno di argilla verde in polvere. Conservare in frigo !!!

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Ricetta bomba per hennè + considerazioni sui capelli

Il rosso parla da sè

– henné comprato a peso in erboristeria a pochi euro

– tè nero pu’er in foglie (per me mezza tazza), sempre in erboristeria

– due cucchiai d’aceto bianco ogni mezza tazza di tè, al discount

Secondo una “femmina del mio tempo” di media istruzione, medio reddito e media taglia, la questione “capelli” è fondamentale almeno quanto la questione “sopravvivenza della specie” … anzi, a ben guardare lo è molto di più. Essa HA BISOGNO di : un’asciuga capelli, una piastra, una spazzola, un pettine, innumerevoli fermagli ed elastici, uno schampoo, un balsamo, una maschera, un olio, una tinta e, a scelta spuma/lacca/gel. Questo bisogno è chiaramente indotto da una serie di fattori “sciupaDonne” – e non femmine – appositamente studiati dai simpatici smaneggioni dell’industria cosmetica mondiale:

“Cara femmina, sei venuta al mondo per sedurre e, di conseguenza, procreare. Niente più. E siccome sei spaventata, ignorante come un’oca e ti vergogni di te stessa, perchè te lo abbiamo insegnato noi, ecco qui la cura: tu seduci tramite il tuo corpo, in particolare i capelli, i tuoi capelli sono secchi/grassi/crespi/forforosi/sciupati o al massimo ricci o lisci. In ogni caso: vergognati ! E poi ingrassali/seccali/idratali/depurali/nutrili, o al massimo allisciali o arricciali. E quando saranno idratati ti diremo che sono grassi, è quando saranno secchi ti diremo di reidratarli. Quando li avrai lunghi ti diremo che cadono e ti daremo la soluzione, e poi andrai dal parrucchiere a tagliarli di due centimentri perhè crescano più in fretta … TUTTO, TUTTO, TUTTO purchè arrivino i dividendi a fine mese e purchè non u non abbia neanche l’occasione di ragionare sul senso di questo o di un’altro delle miriadi di processi denigranti che ti costringono a non goderti la vita mai e poi mai se non funzione dell’uomo, del genitore o del figlio. Purchè si crepi pettinati !”

Un bel respiro. Ho la gratuita fortuna di essere una Donna, anzichè una femmina. E mi permetto di esprimere un’opinione sui capelli: non servono a un beato cazzo. Per anni non gli ho davvero trovato un senso: mi facevano dei gran bei complimenti, come se fosse un merito averli lunghi, o lucidi occhennesò. Di quello che c’era sotto il cuoio capelluto, dentro il cranio … anche chi se ne frega. Se ti droghi, vuoi fare il magistrato, hai intenzione di andare in Cile a fare volontariato, vuoi divorziare, stai aspettando una promozione sul lavoro … di quello che sei … nun ce ne po’ fregàdde meno. Per me che ho quasi sempre avuto amici, vicini di casa e cugini maschi è stato evidente da subito: i ragazzini erano sempre spronati a fare cose interessanti e stimolanti, ad andare oltre i loro limiti, a tentare, a fare gruppo, a spronarsi a vicenda, ad esplorare … forse è per questo che fin dall’asilo ho scelto sempre di unirmi alle loro scorrerie per prati piuttosto che pettinare bambole e lisciarmi il vestito.

Così è venuto fuori questo ibrido libertino, bestemmiatore e dedito ai piaceri terreni più che mai e che, fondamentalmente, crede che la maggior parte delle femmine del Primo Mondo dovrebbe dimostrare amor proprio, autocontrollo, dignità e prontezza d’animo. Il mio modello di cura dei capelli è solo un esempio di rifiuto delle necessità indotte che ci rendono seriamente schiave delle noi stesse che ci vorrebbero imporre di essere.

E il modello in questione è il seguente. Per me i capelli servono a questo.

In breve: esistono associazioni al mondo, la più “vicina” delle quali è proprio quella che vedete nel link, che raccolgono i capelli e ne fanno parrucche per bambini e ragazzi malati di cancro o che per qualsiasi ragione stanno perdendo i capelli o li hanno persi. Per me che non posso donare sangue perchè peso meno di 50 chili, nè soldi perchè non ne ho, è stata una grandissima scoperta !

I capelli, in quanto dono, devono essere tenuti in salute senza modificare la loro struttura: niente tinte chimiche, permanenti, stiraggi o trattamenti invasivi. In più devono raggiungere una lunghezza minima di 20 centimetri, per poi essere inviati via posta insieme all’apposito modulo, e dunque devono crescere piuttosto in fretta. Ad esempio: io ho donato la mia trecciona di 35 centimetri a settembre dell’anno scorso, e ora ho i capelli che vedete nella foto … quindi ci vorranno anni prima della prossima donazione !

Nel frattempo cerco di far sì che il peso dei miei capelli sull’ambiente e sul portafogli sia minimo:

1. Parrucco: li taglio da sola – se ci riesco io può farcela chiunque – li asciugo al sole d’estate e leggendo seduta contro il termosifone d’inverno. Li tingo ogni circa due mesi con l’henné perchè è ristrutturante, disinfettante e mi aiuta a combattere la psoriasi che ho dietro la nuca. Li pettino con le mani o – ma solo quando li lavo – con un pettine di legno a denti larghi, così ne perdo meno. Niente asciugacapelli, niente spazzole, niente piastra, niente spuma, niente gel, niente lacca. Li tengo sciolti, intrecciati, o con il mollettone antisesso. Uso l’olio di argan quando vado al mare.

2. Igiene(si, forse andava sopra): li lavo meno che posso con uno shampoo che si applica sui capelli asciutti e va semplicemente sciacquato ed è biodegradabile al 90%. Quando questo sarà finito, però ho intenzione di cercarne uno completamente biodegradabile. Niente balsamo, niente crema.

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Il cielo è sempre più blu e la ceretta sempre più verde.

[Questa foto e le precedenti – su Flickr – sono scattate dalla mia camera]

Mi dicono che esiste un tacito accordo tra le piastrelle del nord-est e la polvere: loro non ospitano polvere e lei si reca altrove.

Svelato l’arcano !
Ho iniziato i corsi e la faccenda è complessa al limite esatto di quanto avessi immaginato.
Non avevo immaginato invece di ritrovarmi un bel gruppone di gente della triennale in classe … e CHIII ? Quelli che avevo accuratamente evitato per tre anni: Due SECCHIEDELL’APOCALISSE (di cui uno che segue anche i nostri corsi pur essendo di un’altra specialistica … tanto per rendersi conto del livello …), uno squadrone di Barbie e il lecchino dell’anno 2008-2012 e una delle secchie non dell’apocalisse, ma di quelle che non si lavano mai troppo … E per il resto abbiamo una fauna composita di donne in carriera con camicina strizzatette, piega ogni mattina e french manicure; altre secchie e una manciata di persone apparentemente dotate di cervello, per non dire spirito critico. Persone che vengono allontanate sistematicamente – beh, in fondo domani è il terzo giorno – dallo squadrone di Barbie che insiste nel sederci “TUTTEVICINE” !

La sindrome mestruale avanza a passi da gigante e piango anche vedendo la pubblicità dei pannolini, soffro un po’ di insonnia … ma non è proprio insonnia … è che non mi viene proprio sonno … se un gionro dopo molto e bene, i successivi due o tre li passo senza sonno. Mah, è in un certo qual modo UN equilibrio.

Oggi faceva un caldobbestia e mi sono fatta la ceretta più ecologica e verde del mondo (spiegazione in verde a fondo pagina) per potermi mettere la gonna … e domani pioverà !

QUESTIONE TECNICO LOGISTICA: non segno e non segnerò nel mio conto le tasse dell’università e i libri dell’università perchè grazie alle fantastiche regole dell’università non ho potuto dichiararmi nucleo autonomo e sono stata per forza di cose al nucleo familiare e fiscale della famigghia. Ciò comporta che pagherò circa 1800 euro di tasse e che non avrò accesso ad alcuna borsa di studio, in più la tariffa di mezzo pasto per “quelli della mia fascia” è di circa 4 euro (quella intera 5.80) e dunque non potrò neppure mangiare a mensa. Se invece fossi stata nucleo autonomo – e nello specifico non posso dal momento che non ho un reddito minimo di 6.500 euro dal 2012, nè una casa di proprietà in cui abito dal 2010 … ma dimmi te – avrei pagato 180 euro di tasse, più la regionale di 200 euro, avrei avuto accesso alla borsa per fuori sede e l’avrei vinta (4500 euro), avrei avuto un pasto al giorno gratis in mensa e il secondo ad 1,90 euro … Non sarebbe stato giusto, perchè i miei – ritrattando il mutuo – sono effettivamente in grado di sostenere la spesa, ma lo sarei anche io se venissi trattata per ciò che sono, ovvero nucleo autonomo. E sarebbe comunque meno ingiusto dei simpatici evasori che smerdo ogni volta che posso, come quella che dichiara 15mila euro l’anno facendosi mettere a carico dei nonni e poi hanno 4 case, si fanno lavare i capelli solo dal parrucchiere e si fanno mettere lo smalto solo dall’estetista … MA IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU.

CERETTA !!! (cliccare per pigrizia)

Ingredienti: succo di due limoni medi, 12 cucchiai di zucchero.

Procedimento: far bollire tutto finchè non diventa quasi marrone. Meglio se a fuoco lento.

La cera si conserva FOREVERMORE in barattoli di vetro ed è completamente idrosolubile e biodegradabile.

Come strisce si possono usare anche dei pezzi di stoffa riciclata (qualsiasi tipo di stoffa), ma io sono abbatanza affezionata alle strisce “professional” che sono anche MADE IN ITALY e hanno il pacco da 100 che costa 1.30 euro: il bello è che con questa ceretta le strisce si possono usare all’infinito ! Siano esse di stoffa o di simil-carta, basterà lasciarle sul fondo della doccia quando ci si dà la sciacquata finale, per averle pulite e riutilizzabili ALL’INFINITO !

Ah, i tempi di incerettamento variano soprattutto a seconda dell’esperienza. La mia è modestamente decennale e questo fa sì che oggi sia riuscita a depilarmi entrambe le gambe dalla caviglia all’inguine in circa 20 minuti e cucinandomi il pranzo. Tiè. E a costo zero dato che la cera l’ho fatta ad agosto e ancora dura e le strisce le ho comprate prima della laurea e mi basteranno fino alla pensione !

Costo medio di una ceretta “gamba intera”non ecologica e con scontrino a Roma: 30 euro. Tanto per …
 

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