(forse) Si.Può.(ri)Fare!

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Chissà cosa dirà SCassandra: “Carla, ma come ti … PERMETTI ?”

su 29 maggio 2013
Piccolo vestito rosa.

Povere bambine.

L’argomento del ruolo della donna o più genericamente della figura femminile veicolata dalla pubblicità televisiva è materia di ampio dibattito da chè il piccolo schermo si è insinuato nelle vite degli abitanti del cosìddetto “Primo mondo”. Ebbene, dato che non ho fin’ora fornito un mio contributo scritto alla questione, mi riservo di farlo adesso, contestualmente all’uscita dell’ennesimo spot tele-lesivo non tanto della figura quanto della psiche – ben più grave, dunque – della femmina italica che sembra dover aderire al modello della “Femmina unica portatrice di pensiero unico.”

Sono personalmente convinta che ciò che un individuo – anche di sesso femminile – faccia o faccia fare del suo corpo sia suo personalissimo ed intimissimo affare. Non mi sono mai sentita offesa dall’esposizione strumentale del corpo femminile, perchè non ho mai visto in ciò una costrizione: se ti fai pagare per stare a novanta sul cofano di una macchina vuol dire che la cosa non ti arreca disturbo e, data l’altissima affluenza di carne-da-spot – o da stacchetto, o da cubo – a tutti i casting del cyberspazio credo che una notevole fetta della popolazione femminile non sia disturbata dal mostrare il proprio corpo a pagamento.

Non lo sono neppure io per la verità, l’unico motivo per cui non l’ho ancora fatto in prima persona è per un timore di incappare in malintenzionati (giustificato da esperienze di varie amiche) o, in altre circostanze, per evitare ulcere a dei fidanzati particolarmente possessivi. Se avessi una persona di fiducia che mi garantisse l’immissione in un “circuito protetto”, sarei una soddisfattissima – ed opulentissima – cubista, streap-teaser, lap-dancer, ragazza immagine o che dir si voglia. Sono per la legalizzazione della prostituzione e la giustifico apertamente in quanto mestiere, figuriamoci se mi crea problemi che una studentessa della mia età approfitti di una manica di imbecilli lampadati che le paga un mese di affitto con una sola foto a culo in aria.

Meno pecorecciamente, posso affermare che il corpo è libero a mio parere e dovremmo sentirci liberi di farci ciò che vogliamo a tutti i livelli, senza il timore di ledere l’immagine di una non ben definita “categoria di genere” che considero uno stereotipo totalmente superato in virtù dell’avvento di una flessibile e malleabile sovrasessualità o ipersessualità generalizzata.

In virtù di ciò posso al massimo lamentarmi del fatto che le donne delle pubblicità siano nell’80% dei casi delle bonazze da urlo, mentre gli uomini sono del tipo “Cesso colle’recchie”, o al massimo “Bruttino ma simpatico”, “Grazioso ma cicciotto” … fatto salvo il caso delle pubblicità di aziende gestite da gay, a cui erigerei un altare per ringraziarli di aver eretto – è il caso di ripeterlo – l’ultimo baluardo di bonazzaggine maschile della tv.

Detto ciò, veniamo al titolo del post – che tra l’altro è anagramma di “spot”- odierno, ovvero al mio personalissimo fastidio e ribrezzo e disgusto di fronte alla pubblicizzazione di quella che considero un’identità sessuale o di genere rigida ed obsoleta, ovvero quella maschile contrapposta a quella femminile e viceversa. Genericamente potrei prendermela con qualsiasi spot di prodotti riservati esclusivamente agli uomini e di conseguenza veicolati da un certo tipo di linguaggio, o di prodotti riservati alle donne e veicolati da un altro tipo di linguaggio. Ho scelto questo in particolare – se lo avete visto non avete bisogno di ulteriori chiarimenti – perchè mi ha scandalizzata particolarmente, forse anche per la presenza di un personaggio davvero inquietante che sta monopolizzando diversi settori della rete televisiva.

Lo scopo della pubblicità è quello di arrivare ad un numero maggiore di utenti possibile  che comprendano e rispondano ad un linguaggio specifico, e dunque se le pubblicità riservate alle donne adoperano un certo linguaggio è anche perchè – tristemente – esiste un’effettiva maggioranza di donne che comprende e risponde a questo specifico linguaggio. Il mio problema è che quest’ultima maggioranza va aderendo sempre più al modello “donnetta scema”, ovvero un modello lontano anni luce dalla sovrasessualità a cui personalmente auspico, e questo mi dà un inquietante dato sulla composizione maggioritaria della popolazione femminile.

La questione è ben lampante nel detto spot poichè la donnetta protagonista risponde totalmente agli schemi: il problema maximo si riassume nel paradigma del “Checcazzomimemetto”; deve stupire le amiche con i suoi vestiti e dunque il dilemma s’infittisce; si è rincoglionita di programmi tv sui vestiti in cui un’aliena psicotica ossigenata gesticolava pronunciando gridolini e frasi fatte irripetibili con cenni anglosassoni insieme ad un altro venusiano incravattato di rosa e ce lo fa sapere anelando davanti allo specchio per l’intervento della prima; è una moderna cenerentola per la quale i sogni son desideri e quindi la mattacchiona di cui sopra, fresca di inaugurazione del Piper, spunta nella stanza con un beauty-case quattro stagioni, dicendole che deve vestirsi di luce e poi la infila nel canonico spezzato beige e blu e lei estasiata si chiede come ha fatto a non pensarci, che sciocca.

La stessa donnetta avrà una figlia a cui riproporrà il medesimo modello: la porterà al parco vestita di pizzi ed organza sgridandola perchè si è sporcata con la terra, le insegnerà che una signorina certe cose non le fa, che ci sono attività da maschietti – la politica e da femminucce – lo shopping e la seduta settimanale dal parrucchiere – e che la manderà a lezione di stile da Carla tra i docici e i quindici anni (sul serio) di modo che impari che esistono e vanno rispettate le attitudini ed abitudini da femminucce come quella di amare lo shopping, di truccarsi ogni giorno, di identificarsi con la propria borsa, di piagnucolare, di non saper stare da sole, di sviluppare la personalità in funzione della propria madre o di un uomo a caso, di comprare scarpe quando si è tristi, di stare a dieta, passare ore appresso ai capelli, di limarsi le unghie, pulire casa fino alla sterilità, schifarsi per un nonnulla, avere paura di cose insignificanti come le formiche, di parlare dietro le spalle evitando come la peste la solidarietà, di ridacchiare dicendo “non lo so” per rimorchiare un uomo, di chiedere aiuto anche per ciò che si potrebbe fare da sole … e così via …

In questo modo la maggioranza sarà difesa e gli spot televisivi, continuando a cercare di accontentare la maggioranza, continueranno a rivolgersi ad essa in un coro di confettinismo sfrenato.

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13 responses to “Chissà cosa dirà SCassandra: “Carla, ma come ti … PERMETTI ?”

  1. LaSimo ha detto:

    condivido ogni-singola-parola! Fantastico! Ben scritto e si legge d’un fiato.

  2. harleyquinn86 ha detto:

    Parole sante! Per quanto riguarda lo schifo per la propaganda di un modello di donna i cui valori fondamentali sono i vestiti, l’arredamento e tutti gli schemi in cui molte rinchiudono quel loro povero cervello, sono pienamente d’accordo. Non capisco, però, il motivo per cui, secondo te, la tizia ammiccante a 90 sul cofano non trasmetta un messaggio negativo (non parlo della semplice modella, anche se in costume). Magari fosse come dici tu, magari l’immagine della “categoria di genere” fosse uno stereotipo superato! Non so altrove, ma qui, al sud le donne fanno ancora molta fatica a farsi rispettare. Il tuo ragionamento è sano (tutti abbiamo una sessualità e a tutti piace il bello) ma forse è un pò troppo avanti; bisogna difendere ancora un pò la figura della donna (oltre che la psiche) e aspettare qualche altro secolo di evoluzione della specie 😦 , secondo me.

    • scassandralverde ha detto:

      Non dico che non sia un messaggio negativoma che la negatività dipende dagli occhi di chi lo guarda e soprattutto da ciò che ha dietro agli occhi.
      La donna va difesa, ma da una sè stessa che invece di farle fare le foto a culo all’aria per pagare l’affitto, gliele fa fare perchè se no non si sente “abbastanza donna”.
      Il fatto che si proponga un modello simile da parte del mondo pubblicitario l’ho già trattato: lo fanno perchè funziona, altrimenti ci perderebbero. Ma il punto sta proprio qui: perchè funziona? Perchè la maggior parte delle donne che comprano rispondono positivamente a quel messaggio, ovvero comprando.
      Io credo nell’autotutela: più che indignarmi davanti alla pubblicità mi chiedo perchè funzioni, perchè ci sia stata la fila per fare il casting di quella pubblicità e perchè la maggior parte delle donne che era lì, non era lì a causa di un disperato bisogno di soldi.
      E credo nel rinforzo positivo: più che additare meschinamente una “condotta sbagliata” sbatto in faccia a più donne possibile il mio modello di femminilità, ovvero quello di essere ognuna “donna” a modo suo, ovvero meno donna-stereotipo e più persona, più essere umano e soprattutto più ESSERE.

      • harleyquinn86 ha detto:

        Certo, il rinforzo positivo è fondamentale. Non vedo una condotta sbagliata nella ragazza (la sessualità non deve essere un tabù) e credo anch’io che il rispetto ce lo dobbiamo prendere noi. Quello che detesto è il modo: la contrapposizione tra la valletta bella,nuda e basta e il presentatore vestito, intelligente e autorevole. La soluzione credi che sia mirare alla coscienza della donna, piuttosto che all’educazione dell’uomo, in modo che sia lei a mostrarsi come donna-persona e a farsi rispettare. Beh, sono d’accordo!!! 😀 Questo sì che è ragionare!!! È stato un vero piacere 🙂

      • scassandralverde ha detto:

        Oh, sono contentissima del dibattito che si è aperto e anche che abbiamo subito trovato una via comune. Speriamo che si espanda e diventi una bella piazza … e poi una bella sfera, tipo geoide …

      • harleyquinn86 ha detto:

        ahahahahahahaha XD magari!

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