(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Interviste ai miei simili: Aperitivo con Marco al Remer.

Aperitivo Blog

5 euro a cranio ! Grazie, tra l’altro, a Marco che ha offerto … il prossimo me lo lascerai pagare a me ?

Vorrei iniziare ringraziando Marco (mio ex collega di lavoro), che è stato il primo – e spero non l’ultimo – dei miei simili a concedermi un’intervista e che ha perciò dato il via a questo mio nuovo piccolo progetto: non solo scovare i miei simili – perché ci sono !!! – ma raccontarveli anche !!! In più cercherò di associare ad ogni intervista una recensione rapida del luogo in cui questa avviene, così se passate per Venezia evitate di farvi spennare.

Marco, appunto, classe 1989, viene dalla Calabria ed è iscritto al secondo anno del biennio specialistico in scultura all’Accademia di belle arti di Venezia, già in odore di tesi. I suoi genitori sono ripettivamente un’insegnante delle elementari e un cameriere con esperienza trentennale, ha una sorella di 17 anni e vive spendendo, tutto compreso, tra i 400 e i 450 euro al mese: 210 euro di affitto per un posto letto in tripla e il resto in cibo, viaggi verso sud e qualche aperitivo.

Remer Blog

L’ingresso è sotto il primo arco a sinistra. Propongo, tra l’altro una petizione per rimuovere l’orrida tenda di foglie finte che sovrasta l’entrata.

Lo incontro giusto in occasione dell’aperitivo al Remer, un posto imboscatissimo dove con 5 euro bevi e hai accesso – con piatti nemmeno troppo striminziti – al buffet tutto vegetariano. Per arrivarci, da Campo Santi Apostoli, oltrepassiamo il ponte e proseguiamo dritti fino al ponte successivo, noto come Ponte dei giocattoli: il primo vicoletto a destra, sì, quello minuscolo, dopo un paio di tortuosi passaggi obbligati, porta in quest’isoletta di pace, con tanto di pontile vista Rialto. Tappa in bagno obbligatoria: è il posto migliore del locale con il soffitto in legno e il lavandino di marmo !

Inizio a soffocarlo di domande di tipo anagrafico su anno di nascita, famiglia, spese mensili e poi, giù a piombo con la santa inquisizione, che qui mi sembra di aver trovato un leone bianco … mica roba di tutti i giorni !

Il primo lavoro non si scorda mai, qual’è stato il tuo primo lavoro ?

A 13 anni come tutto-fare in uno stabilimento balneare d’estate. Ho iniziato portando i lettini, piantando gli ombrelloni e poi sono rimasto lì per tutto il liceo facendo anche il barman, il cameriere …

E quali altri lavori hai fatto ?

L’imbianchino, l’idraulico, il cameriere, il barista, il commesso, il manutentore e … il collaboratore di laboratorio d’incisione.

Il collaboratore di laboratorio d’incisione ?

Essì, prima era l’assistente del professore che si occupava di coordinare e aiutare gli altri studenti in laboratorio, ora che li hanno fatti sparire, prendono uno studente e gli danno 200 euro … l’anno.

Ahpperò … un bel risparmio ! E ti piacerebbe fare quello, in realtà, nella vita?  Voglio dire, qual’è il tuo lavoro dei sogni o quello che potresti fare per un bel po’ di anni ?

L’insegnante d’arte. Però di laboratorio, quindi pratica e teoria.

E storia dell’arte ?

Mmm, no, quello no … beh, poi se capita … però meglio di no !

Ma ti piacerebbe insegnare in Italia ?

Sì. Non voglio andarmente dall’Italia. Perché … beh … guarda ! (indica il mercato di Rialto al di là del Canal Grande).

MarcoBlog

L’arte è qui ?

Ehssì. Poi sono d’accordo con lo scambio. Sono stato all’estero e mi piace che gli studenti vengano qui a vedere, anche io sono qui per questo. Ma casa mia, in generale, è questa. E’ una cosa sentimentale.

Tornando per un attimo al lavoro … scusa ma sennò mi perdo … Cosa pensi che ti abbia dato il lavoro – a parte i soldi – e in particolare il fatto di aver iniziato a lavorare da giovane ?

Beh, il lavoro ti dà libertà … ma ti dà anche dei limiti. Sì: la libertà e i limiti.

A me è capitato che soprattutto nostri coetanei mi chiedessero proprio “Perché lavori ?”. Tu cosa risponderesti a un ventenne che ti pone questa domanda ?

Perché ho bisogno di soldi. I miei lavorano entrambi, ma vorrei togliergli questa preoccupazione. Vorrei diventare totalmente autonomo. [N.b. dopo aver lasciato il lavoro al ristorante, Marco ha iniziato a fare il commesso, ma ora ha deciso di prendersi qualche mese di stacco per lavorare alla tesi e di ricominciare a lavorare d’estate.]

Ad un certo punto della vita potrebbe capitarti di avere un figlio. A che età inizi a dirgli di trovarsi un lavoro ?

A sedici anni … io ho iniziato a tredici e forse era un po’ presto. Sedici mi sembra un buon compromesso.

Vinci 5000 euro. Che ci fai ?

Li metto da parte o li uso per scolpire, per comprare il materiale … poi, magari, una vacanzina …

Ti senti penalizzato nello studio essendo uno studente-lavoratore ?

Mah, penalizzato … diciamo che la maggior parte dei professori non ci pensa proprio. Ce n’è uno di pittura che pretende ci si dedichi lla sua materia totalmente, non solo senza considerare il lavoro, ma nemmeno le altre materie.

Conosci altre persone che studiano e lavorano ?

No … anzi, forse una … ma non la vedo molto a lezione, infatti … e poi è rimasta indietro con gli esami. Non è facile.

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Storie di ordinaria Venexian-follia.

Rientro a casa da lezione alle tre. Metto sù l’acqua per la pasta, apro il frigo e la lucetta interna è spenta, provo ad accendere il pc e il caricabatterie non va. Mi viene il dubbio e accendo la luce: anche lì niente. Siamo senza elettricità.

Chiamo la padrona di casa che abita qui a due passi e lei si fionda col marito al seguito. Smaneggiano un poì con i contatori, stacchiamo tutte le spine e intanto lei mi dice con un candore e una disinvoltura indescrivibili: no, sai, perché gli operai di sotto si sono allacciati alla rete elettrica delle scale, allora io l’ho scoperto perché mi è arrivata una bolletta altissima, sono andata da quello del secondo piano e mi ha detto che a lui avevano staccato alcuni cavi della corrente e allora sono andata giù e glieli ho staccati anche io … così imparano ad attaccarsi allre rete degli altri senza chiedere !

Giunge il marito: capito ? Sono loro che hanno manomesso il contatore. Sai, per repicca … ma se lo fanno di nuovo vado con le cesoie e gli stacco il cavo portante, voglio vedere che fanno !

W.O.W.

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Finalcountdown: – 91 e addio Venezia ! (wishlist)

fugadaalcatraz

Questo leggiadro foglietto starà appeso accanto al mio cuscino e la prima cosa che farò ogni giorno sarà scarabocchiare furiosamente uno dei quadratini.

Non ho mai fatto mistero della mia avversione per questa città. Prima di venirci ad abitare l’avevo visitata con i miei e me ne ero innamorata. E’ stata la prima città oltre a Roma nella quale ho pensato che avrei potuto seriamente vivere per un po’ e quando mi sono trasferita ero piena di belle speranze. L’idillio è durato due mesi. Come quando alle medie ti metti con quello della terza a cui sbavi dietro da una sacco di tempo e del quale – dal lontano luogo dell’immaginario – non puoi vedere che i pregi. Poi ci esci per un po’ e scopri che ha un alito fetido, che parla solo di videogiochi e di calcio, che ti costringe ad andare in posti costosi e dimmerda e manco offre, che prende senza dare, che cucina male e a caro prezzo, che lascia spazzatura ovunque, che porta fuori il cane costretto alla vita d’appartamento e quando esso caga impacchetta la fatta del cane in una busta di plastica e la butta per strada -su questa cosa sto preparando un reportage -, che non si siede sul prato perché sennò si sporca i vestiti, che non ne sa un cazzo di politica ma è tendenzialmente razzistaQuando è gentile ti stupisci, tanto la cosa è eccezionale. E quando gli chiedi spiegazioni e resti sconvolta da ciò che dice ti risponde “Mbè ? Io sono così … si sa,no ?”.

Ma sapete che c’è ? Abbiamo mandato la didetta del contratto d’affitto per l’estate e … il 9 giugno, addio Venezia, ciao, adios, goodbye, zaijian !!!

IO ME DO’ !!!

… e come da copione succede che quando ci si ferma per un lungo periodo in un posto si finisce a non aver ancora visto quasi niente fino agli ultimi giorni. Ecco quindi la wishlist delle “Cose da fare a Venezia prima di mandarla definitivamente AFFANCULO” che mi renderà povera entro giugno, ma che mi permetterà di non rimettere piede in questo luogo per più di 24 ore e solo se strettamente necessario … ad vitam. Anche perchè, ragazzi, se continuano a trattarla così male … durerà ben poco !

Rigorosamente in ordine sparso:

115. Andare a Burano.

34. Visitare la Peggy Guggenheim Collection

5. Comprare una maschera da parete

666. Comprare un paio di scarpe da Vladì (che per me sarà sempre “Il negozio di Mary Poppins”)

3/4. Finire gli esami … sennò mi tocca tornare eccome !

71. Andare a fare – se non ti cacciano a colpi di machete – un pic-nic ai giardini di Sant’Elena

72. Andare a fare un pic-nic al parco di San Giuliano a Mestre

88. Salire in cima al campanile di S. Marco

9. Farmi fare la foto “tipica” sul Ponte di Rialto … ma all’alba

10+. Finire la parte teorica della tesi … sennò colcacchio che mi laureo a settembre e mi tocca tornare di più e più spesso.

6–. Visitare il Museo Civico di Storia Naturale col Miomone

0. Farmi il Chorus Pass (se esiste ancora) e visitare 17 chiese in 24 ore

500. Assaggiare i bruscandoli

1000. Visitare – di nuovo – la Basilica di San Marco

1. Mangiare alle “Spighe”

Qualcuno di voi è stato a Venefica e ha qualche consiglio su altre cose da fare PER FORZA prima di andare via ?

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Il lato B del Carnevale di Venezia_Ep.1

Carnevale a Venezia

Beeellooo !!!

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Orient Experience 2 … bene, bravi, BIS !

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… chiamarlo “lampadario” è un po’ riduttivo … no ?

Vi avevo già parlato di loro, quando avevo recensito L’Orient Experience “1”. Ebbene, lo scorso settembre, la stessa allegra compagnia ci ha deliziati con l’apertura di un secondo locale in Campo Santa Margherita, sona di movida universitaria. Ci ho già mangiato taaante volte … è uno dei complici responsabili del mio pauroso sforamento di budget … e si presenta così.

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 Nome : Orient Experience 2, ma sulla tenda esterna c’è ancora il nome del vecchio ristorante che si chiamava Mi e Ti.

 Tipo: Ristorante (Catering, Asporto e Consegna a Domicilio).

 Indirizzo: Campo santa Margherita 2920, Venezia.

 Prezzo medio per pasto: 8 euro, sì a Venezia.

Altre caratteristiche: vegetarian & vegan OK.

 

Voto: 9mi cascano sulla vendita di cocacacca e simili … però se chiedete il tè caldo lo fanno sempre. Purtroppo è servito anche lui nella plastica – altro problema – ma penso che non possano tenere stoviglie per gli spazi contingentati che impediscono il lavaggio piatti a ciclo continuo. Oltre al cibo – il menù è un po’ più vario all’omologo di Cannaregio – gustoso, abbondante, mai banale ed economico, ve lo suggerisco per l‘atmosfera: i ragazzi e le ragazze che ci lavorano sono simpatici, allegri e disponibili … una vera rarità in questi lidi ! Da non sottovalutare la selezione musicale, sempre attenta al volume … E poi, se vi sentite artisti, andate lì a prendere un té con loro e troverete appoggio e spazio per le vostre opere e per le vostre idee.

A quando l’apertura del terzo locale ?

Altro che Venezia ai veneziani … VENEZIA AGLI AFGHANI !!!

[Guarda come mi becco una querela per incitamento alla guerriglia.]

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Alfabeto climatico veneziano… io all’umido non ci avevo mica pensato !

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Anche se oggi c’è un nebbione, pazzesco, GIURO, non è per questo che proprio oggi mi metterò a scrivere di umidità. Beh, certo, non vedere a quattro metri davanti a sé fa il suo effetto … ma vorrei trattare la faccenda in termini generali.

In uno dei miei primissimi post, scritto nei fumi dell’agosto romano, avevo isolato le caratteristiche che rendono una città meno dispendiosa in termini economici ed ecologici. In quello stesso articolo vantavo anche le potenzialità della mia casuccia appena esplorata e millantavo la robustezza delle doppie finestre anti-spiffero … in realtà non chiude bene né quella interna né quella esterna !

Ebbene, tra le suddette caratteristiche ce n’era una di cui non avevo affatto – e me ne pento – tenuto conto: il clima e, in particolare, l’umidità relativa annua di questa simpatica palude.

Ora, come fa il clima di un luogo a torturarmi così sapientemente l’esistenza ???

Andiamo in ordine:

A come Acqua alta: in realtà è la cosa con cui combatto meno … mi piace, anzi, soprattutto quando è bel tempo e le foto vengono benissimo (devo aggiornare Flickr). Se però piove da sopra e sale l’acqua da sotto e non è stata prevista e devi andare a lezione per forza … scatta la bestemmia. N.B. Venezia non si allaga per la pioggia, ma per le maree che sono più frequenti nei mesi di novembre e febbraio. E non ne parliamo più … anzi, un’altra cosa, se al Tg dicono che c’è “un metro e venti” d’acqua non vuol dire che io cammino con solo la testa di fuori, ma che l’acqua è un metro e venti sopra il livello del mare, ovvero 20cm nel punto più basso della città, che è Piazza San Marco.

B come: Brutto tempo. Mi stupivo con i coinquilini l’altro giorno del fatto che non piove da lameno tre settimane. Credo di non aver mai vissuto a Venezia un periodo così lungo senza pioggia … e infatti c’è il Nebbione (vedi alla N). E quando non c’è il Nebbione, c’è quel cielo bianco all’inglese … ma senza prati.

C come Caldo: ho la fortuna di fuggire da Venezia per l’estate. L’ho fatto lo scorso anno e lo rifarò, ci potete giurare. Ma appena mi sono trasferita ho provato l’ebbrezza del caldo veneziano: zanzare (vedi alla Z) a plotoni, sudore (vedi alla S) a fiumi, puzze (vedi alla P) allucinogene, umidità (vedi alla U) che cola da ogni superficie … e poi dici “Perché il 15 giugno scappi ?”.

D come Depressione: vi assicuro che quando piove per dieci giorni o anche due settimane di fila e fa un freddo porco … altro che meteopatia: ci si deprime che è una bellezza !

E come E Doccia: mi è venuta in mente un’altra cosa con la D anziché una con la E. Ti senti zozzo, unto, maleodorante. Il che ci sia poco smog non aiuta: l’istinto è quello di farsi più docce possibili … e lo dico io che ne faccio una a settimana più una lavata di capelli. Se non fosse che l’idea di spogliarti co’ sto freddo sembra meno razionale che spararti un grammo di eroina nella cornea con un ago rotto … non faresti altro che lavarti.

F come Freddo: si scende sotto lo zero, spesso e volentieri e, soprattutto per un sacco di mesi di fila. L’umido (vedi U), complica le cose. Nelle temperature basse troviamo anche la causa della scarsità di cibo. Le mie verdurine l’anno scorso non sono state recapitate per quasi due mesi a causa del ghiaccio – vedi voce successiva – che le aveva compromesse.

G come Ghiaccio: ad un certo punto, di solito i primi di dicembre, sui ponti si sparge il sale. Significa che di notte gela e che i primi avventurieri del mattino rischiano di scivolare e farsi male. Verso febbraio, invece, si è in trincea: si rischia tutti e tutto il giorno perché il ghiaccio non se ne va mai.

H come “Ho la sinusite”/”Ho la pressione bassa”: in poche parole, il freddo, il caldo, l’umido e tutta la rosa di climi dell’isola fanno ammalare. A seconda delle patologie “preferite” si ha un ventaglio di possibilità molto vario e variopinto … ma in generale ci si sente fiacchi, doloranti, poco reattivi, poco socievoli, un po’ maltrattati.

I come Isola: siccome di isola Venezia ha proprio poco: niente spiagge, niente clima mite, niente natura incontaminata, poco sole … leggerò questa voce come presente indicativo del verbo isolare. Vedi anche Depressione.

L come Laguna: intorno alla suddetta isola c’è una laguna, ovvero una pozza di acqua che viene sistematicamente inquinata da ché la zona circostante è stata adibita a polo industriale. Ma non mi voglio soffermare più di tanto sull’argomento Marghera, Grandi Navi, Moto Ondoso e simili … perché tratterò la cosa a parte.

M come Muffa: per non far andare in muffa qualsiasi cosa nel giro di poche ore è necessario tenere tutto in frigorifero ed ermeticamente chiuso dopo essere stato sapientemente asciugato nel caso, ad esempio di frutta e ortaggi. Non avete idea di quanta roba abbia dovuto buttare prima di arrendermi all’evidenza della moquette verde su un pane aperto il giorno prima o dell’odore acre di marmellata andata a male dopo due giorni di dispensa anziché di frigo. Quando a muffire sono le stoffe, i legni, i muri … sei ad un livello superiore.

N come Nebbione: romantico e un po’ horror, il problema del nebbione è che trattiene il freddo all’interno dello scheletro e, se siete senza cappello, del cervello.

O come Ossa: credo che la parte del corpo umano che risente maggiormente di questo clima siano proprio le ossa. I reumatismi pare siano diffusissimi, ma sono i doloretti diffusi e persistenti che mi preoccupano di più. In particolare quelli al cranio, nel mio caso: ho avuto un attacco di sinusite lo scorso anno appena arrivata e uno quest’anno una decina di giorni fa. Va bene che da quando sono vegetariana durano solo una notte anziché una settimana … ma mi rendo conto che il clima è davvero quello perfetto per mettere K.O. una sinusitica congenita come me, e quindi cerco di prevenire in tutti i modi l’avvento del noto mal di testa con blocco dei seni paranasali.

P come Puzza: qui puzza tutto. Altro che Suskind ! Il fatto che ci sia acqua ovunque e in particolare che tale acqua sia praticamente una fogna a cielo aperto, rende forse l’idea. L’aria puzza, qualche giorno di più e qualche altro di meno. Ma sempre. Il fatto che, ripeto, c’è l’umido, che la spazzatura abbia una raccolta un po’ … creativa e che la stragrande maggioranza delle attività economiche siano pensate per il turista mordi e fuggi aggiunge ulteriori effluvi pronti da riconoscere: puzza di sudore dei turisti che non si aspettavano di camminare e sudare così tanto, puzza di veneziani che per non puzzare si fanno il bagno in cosiddetti “profumi”, puzza di scarico, puzza di olio fritto, puzza di motore di barca, puzza di pesce, puzza di bruciato, puzza di cucina pessima, puzza di spazzatura, puzza di piccione e gabbiano e sorcio e cane, puzza di marcio, puzza di umido, puzza di alghe, puzza di muffa, puzza di merda, puzza di vomito e piscio nelle calli vicine ai bar, puzza di polvere, puzza di deodoranti di ogni tipo, puzza di sigaretta che nelle calli larghe un metro sei costretto a respirare a pieni polmoni … potrei scrivere un trattato solo sulla puzza di Venezia, ma non lo farò perché mi basta sentirla tutti i giorni.

Q come Quando me ne andrò sceglierò la città meno umida e meno fredda d’Italia … per recuperare !

R come Refrigerazione : il fatto che il caldo diventi piuttosto insopportabile circa a dieci minuti dall’uscita di scena del freddo, fa sì che qui ci sia un ampio uso di tecniche di raffreddamento rigorosamente poco efficaci e altamente inquinanti e dispendiose. Forse uno dei primi contatti della cosiddetta Terra Ferma con il dialetto veneziano – esclusion fatta per i lettori di Goldoni – è avvenuto tramite una nota pubblicità del condizionatore. Ebbene, quando arriva l’afa il getto gelido di questi ultimi unito al getto d’aria calda dall’altra parte del congegno regalano contratture muscolari, raucedine, mal di gola, raffreddore in pieno agosto e cagotto a cascata.

S come Sudore: sudo ergo sum. Nella venefica Venezia, altro che serenissima, per rivendicare la tua esistenza devi compiere il gesto più spontaneo di questi loci: sudare. D’inverno o d’estate è un imperativo categorico: esci di casa in un brivido a gennaio e dopo dieci passi già grondi e devi soffiarti il naso perché sembra di sudare anche da lì. In estate è veramente NECESSARIO cambiare un vestito al giorno perché togliendolo a sera, con un buon quarto d’ora di strattonate vioente, è da strizzare se non da buttare.

T come termosifoni: siccome siamo in una casa di ecologisti/risparmiatori, abbiamo acceso il riscaldamento solo due settimane fa. In realtà siamo arrivati ad avere una tale resistenza al freddo che lo accendiamo solo quando dobbiamo farci la doccia, oppure – e non scherzo – quando ci accorgiamo che il fiato si condensa e quindi stiamo intorno ai 12 gradi. Questa resistenza ha una certa comodità a livello economico ed ecologico e ci rende buffi quando usciamo dalla palude e prendiamo a spogliarci di corsa. In realtà immagino che la spesa veneziana per il riscaldamento, sia in termini energetici che in termini economici insostenibile.

U come Umidità: in realtà la Grande Causa della maggior parte delle mie pene risiede nella presenza perenne e molto incombente di quest’ultima. Il cibo che va a male, i panni che non si asciugano, la puzza generalizzata, l’incombere di sinusiti e raffreddori, il fatto che prima non riesci a scaldarti sotto il piumone prima di dormire e poi ti svegli incollato al letto … è tutta. colpa. sua.

V come Vestiti: non si asciugano mai. E noi siamo fortunati perchè abbiamo il posto per stenderli sul pianerottolo e non dobbiamo attendere sporadiche giornate di sole per mettere a stendere tutto fuori in balia della merda di piccione e gabbiano … Nonostante ciò il primo giorno restano bagnati, indipendentemente dalla temperatura, dopo dodici ore attaccano a puzzare, ma non sono mica asciutti ! Li tocchi e sembra di toccare un vestito che a vedersi non è sporco, ma che stai indossando da una settimana: restano mollicci, quasi viscidi. Che splendore. Inoltre bisogna usarne un sacco e anche di buona qualità se si vuole restare illesi in seguito agli attacchi del freddo, il che costringe i nuovi arrivati ad ingenti spese di approvviggionamento Gore-Tex, guanti, cappelli, sciarpe, calzini … quando me ne andrò voglio donare parte del mio guardaroba a un veneziano. Gli metterò una mano sulla spalla e passandogli la busta dirò “Fatti forza … ma soprattutto cambia città, che mica siamo nati per soffrire.”

Z come Zanzare: d’estate non ne parliamo, ma … le abbiamo ancora in casa, un po’ stordite, è vero … ma quando vieni punto i primi di dicembre, mentre ti stai letteralmente cagando addosso dal freddo ti guardi attorno e dici:

“Ma come gli è venuto in mente di venire a costruire una città in un posto così inospitale ?!?!”

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Ganesh Ji: cambiate lavoro. Tra il 2 e il 3.

Il nostro tavolo era quello in fondo a destra … come il cesso. La foto deve essere stata scattata dopo le pulizie di primavera, io comunque lo scopiazzata da internet. Se quella sera avessi avuto la macchina fotografica avrei piuttosto immortalato il triste epilogo di fine pasto.

Come da tradizione, appena ritirato il primo stipendio, ho portato la mia troia fuori a cena.

Tantopiù che ultimamente si era un po’ ai ferri corti e c’era parecchio da recuperare. Dopo un po’ di ricerche su siti e guide varie avevamo selezionato ben due ristoranti da chiamare venerdì pomeriggio per prenotare la cena della sera stessa o di quella successiva, a seconda delle disponibilità. Il Fato volle che uno dei due, e in particolare quello che prima ha risposto in senso affermativo alla nostra volontà di cenare lì, fosse Ganesh Ji, unico ristorante 100% indiano di Venezia. Premetto che io sono stata in India e ho mangiato in almeno 3 ottimi ristoranti indiani di Roma, di cui uno è stato sperimentato da me e l’omone insieme, quindi partivamo corazzati.

Il Troione – finchè non finiremo di fare pace lo chiamerò almeno saltuariamente così – si è messo un bel vestito e mi è venuto a prendere all’uscita dal lavoro. Tutti speranzosi ci siamo incamminati verso l’infausta cena. Arrivati sulla porta – e devo dire che l’insegna è davvero carina – abbiamo dovuto aspettare un po’ prima di essere notati, dopodiché è arrivata la tipica domanda da ristorante cinese: siete due ? Al che uno dà una rapida occhiata ricognitiva per assicurarsi che non sia spuntata gente nell’ultimo secondo e risponde, sì. 

Ci fanno scegliere tra un tavolo vicino alla finestra e uno all’angolino. Data la delicatezza degli argomenti da trattare in serata scelgo l’angolino e ci infiliamo nel nostro metro quadro disponendo più volte le borse in modo che non intralcino e non vengano schiacciate. Familiarizziamo con polvere e moscerini. Mentre leggiamo il menù ci portano un piattino – i diminutivi abbonderanno per tutta la sera – con una specie di piadina fina fina e croccante larga meno di una spanna da condire con un cucchiaio di salsa yogurt o uno di salsa piccante. Commento immediato: “Sarà mica troppo ?”.

Io batto subito col “Menù vegetariano” da euro 28 e lo sborone con un “Menù completo” da 33 euro. Il coperto è di 2.5 euro a testa e ciò che su carta sembra un opzione, si rivelerà invece un mistone. L’impressione era quella della mamma che deve far fuori a tutti i costi gli avanzi della domenica. Per esempio, invece di “Samosa o pakora” mi hanno portato un samosino e tre pakorini: il fritto di olio pessimo e perdipiù riscaldato ha un sapore indimenticabile. I chapati “ripieni” erano due chapatini in cui era stato messo rispettivamente un cucchiaio dello stesso ripieno del samosa – ovvero un pasticcio di patate e piselli senza spezie – e mezzo formaggino spalmato, un must che avevo già sperimentato sia a New Delhi che a Varanasi. Ovviamente scherzo.

Nota di demerito sulle bevande: acqua in bottiglia, seppure di vetro e lassi preparato peggio che alla carlona. Su questo punto ho un po’ da parlare: il lassi è una bevanda deliziosa e molto nutriente a base di yogurt frullato con il latte. La variante dolce può essere appunto dolcificata con zucchero o miele e condita con varie spezie, come per esempio fiori freschi di zafferano o pezzi di mango maturo; la variante salata, oltre a una piccola quantità di sale, viene arricchita con semi di finocchio e cardamomo. Io adoro, stravedo per il lassi e ho la fortuna, oltre al fatto di averlo assaggiato in India, di avere una cara amica indiana che me lo prepara ogni volta che vado da lei. Ora, ci sono stati serviti due yogurt allungati col latte, uno zuccherato e l’altro salato, per la modica cirfra di euro 3.5 a botta. Machèddavero !?

Sembrano rifarsi, almeno per quanto riguarda le porzioni, sul primo: la scelta obbligata su entrambi i menù era riso basmati bianco. Ce ne portano una pirofila intera degna di un pranzo da muratore, colorata a sprazzi da gocce di colorante chimicazzo. Guadagnano qualcosa più dello zero grazie al piatto di carni miste molto apprezzate dal Troione, mentre dei miei due secondi sono riuscita a mangiare solo le lenticchie perchè la gli spinaci con la ricotta erano davvero poco commestibili: intanto non c’era ricotta ma una roba dura e gommosa che sembrava tofu scondito e poi gli spinaci erano frullati dipo omogeneizzato e non avevano altro sapore che “di vecchio”.

Il dolce è stato quasi grottesco: due terrinette di metallo grosse come il palmo di una mano portate dalla proprietaria – la classica sessantottina che c’è annata sotto co’la psichedelia – che ha fatto un simpatico commento sulla mia provenienza e ci ha lasciato davanti un cucchiaio netto di gelato sedicente al mango e pistacchio che sapeva di latte condensato e un francobollo di torta al semolino arancione, sospetto colorata artificialmente perché a livello di gusto si era solo stuccati dal dolce. Anche qui sui quattro euro a botta !!!

A quel punto ho iniziato ad avere dei sonori crampi allo stomaco e una sudarella piuttosto strana. Sono corsa in bagno e ci sono rimasta per un bel po’, tanto che il mio commensale pensava fossi scappata senza nemmeno pagare il conto e riprendermi la giacca. Ho avuto una scarica di diarrea e ho vomitato tutto il povero contenuto di chapati e samosa. Tornata al tavolo ho riferito, ci siamo alzati e siamo andati a pagare. Altra attesa per essere notati. Uno sbrigativo “Sessanta, dai, che vi faccio lo sconto”. E via ancora piegata in due nella notte veneziana, fino a casa.

Non so perchè un posto simile sia ancora aperto … ah, ecco, non mi hanno dato né scontrino né ricevuta fiscale. Oltre il danno la beffa.

Ringrazio Ganesh Ji solo di una cosa: mi ha costretto ad iscrivermi a Tripadvisor – che ora si riempirà di SCassandrate – per il gusto di recensirlo con un “Pessimo”.

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Recensione Veneziana: Ristorante Orient Experience. 8 netto.

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Recensisco questo delizioso ristorante etnico dove ho già mangiato diverse volte. Per la seconda Recensione Veneziana ho elaborato una simpatica scheda tennica che introduca di cosa andiamo a parlare.

 Nome : Orient Experience, più o meno universalmente conosciuto come “L’Afghano”.

 Tipo: Ristorante (Catering, Asporto e Consegna a Domicilio).

 Indirizzo: Cannaregio 1847, Venezia

 Motto: “Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene se non ha mangiato bene” Virginia Woolf

 Prezzo medio per pasto: 8 euro, sì a Venezia.

Altre caratteristiche: vegetarian & vegan OK.

Questo piccolo locale è gestito da diverse persone con diverse ragioni per essere appassionati ai paesi orientali, ma il proprietario – a quanto ne so – è partito dal Pakistan ed ha attraversato tutti i paesi che lo separano dall’Italia. Nonostante sia conosciuto come “L’Afghano”, il menù comprende piatti pakistani, iraniani, afghani, siriani, turchi e grechi … ed eccolo quà ! … occhio ai prezzi !!!

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Il posto è piccolo, colorato con colori caldi e pieno di oggetti particolari dei vari paesi sopra citati oltra che una buona bibliografia sulla cucina orientale in uno scaffale vicino all’entrata. La cucina è a vista dietro il bancone e il posto è arredato con molto gusto. Essendo piccolo i tavoli sono tutti molto vicini, ma secondo me è un’ottima cosa perchè si finisce col parlare con chi mangia vicino a noi: una sera che ho mangiato lì il mio vicino di tavolo era un commesso della Lush che mi aveva venduto una cosa di cui devo ancora parlare e che la sera dopo si è ritrovato a fare aperitivo nel locale dove lavoro io. Venezia è un paesello.

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Per quanto riguarda il cibo, quello che ho assaggiato fin’ora era delizioso: cotto alla perfezione, condito in maniera leggera con una perfetta combinazione di spezie.

 In particolare consiglio il Mujaddara per primo, ovvero riso con lenticchie e cipolle caramellate (4 euro), Sabzi Palak per secondo, cioè spinaci con ceci, formaggio e yoghurt (3 euro) e il Muhallabia, un budino di riso con acqua di rose e mandorle (2.50 euro) … potrei mangiarne a vagonate !

Do un otto complessivo perchè è tutto ottimo, tranne il fatto che le suppellettili sono tutte usa e getta in plastica e perchè le bevande sono tutte bibite indistriali in bottiglia di plastica. Sul menù ci sono delle bevande disponibili come tè nero, ma non le ho mai prese, non so se le vendano separatamente o solo in alcuni casi. La prossima volta chiedo.

 Altra nota: attenti alla porta, è di vetro e ho visto una persona sbatterci violentemente la faccia contro !!!

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Mercatino dell’Altreconomia e i suoi frutti

Ho trovato un Mercatinomercatino biologico a basso chilometraggio con dei preMercatino1zzi a tratti migliori di quelli del mercato di Rialto !

Finora ho comprato mandarini a stufo, arance, cavolini di Bruxelles e frutta secca! Poi c’è di tutto : frutta, verdura, vestiti, gioielli di carta e plastica riciclata, miele, pasta … ho comprato un regalino di Natale e mi hanno regalato un’alce – non a grandezza naturale – piena di semi di lavanda !

Tutti i giovedì dall’alba al tramonto a Rio Terà dei Pensieri.

Decotto invernale di frutta secca, miele e castagne

 Ingredienti(a testa): un cucchiaio di miele, cinque castagne sbucciate e spellate, cinque fichi secchi, cinque albicocche secche, un cucchiaino di cannella.

 Ingredienti che io non ho messo perchè non li avevo ma se vuoi … uvetta, chiodi di garofano, zenzero, bucce di agrumi, anice stellato, alcolici caserecci (grappa, rum, genepy, Cointreau …), mela …

Si mette tutta la frutta nell’acqua fredda sul fuoco. Poi, quando bolle si aggiunge il miele e la cannella. Quando l’acua ha preso colore e sapore e le castagne sono cotte è pronto. A questo punto si può servire sia il liqui

do e solido, così si può bere il decotto e mangiare il fondo con il cucchiaino. Oppure si può filtrare e tenere la parte solida da parte: se la si schiaccia con una forchetta è ottoma da spalmare sul pane o su altri supporti solidi, ma anche per insaporire lo yogurt bianco. Decotto

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Recensione Veneziana: Ristorante La Zucca. 9+

[Come ringraziamento e buon auspicio ho reso pubbliche le statistiche del blog in basso a destra. Più di mille … ! E premetto che riporto nell’elenco in basso solo le spese relative ai regali che non sono riuscita e tenere nascoste ai beneficiari del dono stesso: la cena a due e il “Lavadenti” per il Miomone sono esempi. I regali di Natale li metterò come conto unico e tutto il resto sarà “ciò che spendo con i soldi che risparmio“.]

Altre foto del Ristorante La Zucca qui.

Tingiamoci di arancione, color Zucca per iniziare le mie Recenzioni Veneziane: un modo sostanzioso di parlare della città in cui vivo per la maggior parte del mio tempo …

Il Miomone: “Beh, ma ora che ti arriva lo stpendio … MI PORTI FUORI A CENA !”

(… si sta femminilizzando troppo ? …)

Fatto sta che, come consigliato da gente che mi ha consigliato e dai consigli della rete consigliatrice, prenotiamo con giorni tre di anticipo un tavolo per due per sabato alle 21.30. Usciamo di casa con largo anticipo e ci incamminiamo in una nebbia estremamente fitta, Rialto in una nuvola d’ovatta piena di lucciole … il silenzio della Serenissima nei vicoli. Arriviamo puntualissimi e ci sediamo nel tavolo che si vede giù in fondo nella foto. La sera questo ristorante sembra tutto arancione perchè le luci sono sul giallo e il legno alle pareti è rossastro. L’atmosfera è quello di un piccolo rifugio caldo, con musica soffusa e piacevole.

Come dice la presentazione stessa del ristorante: “Non è un ristorante vegetariano“, ma riesce ad accontentare la coppia eterogenea Scassandra-Miomone, amanti di letto, di chiacchiera e forchetta …

Ed ecco senza indugio ciò che abbiamo ordinato:

Acqua di rubinetto

Pane di varia foggia e sapore+ coperto (euro 4 complessivi)

Antipasti:

Sformatino di funghi con fonduta di taleggio e radicchio, condito con un giro di aceto balsamico(9.00) per me;

Sgombro affumicato su letto di patate lesse prezzemolate e acetobalsamicate(9.00) per lui;

Primi:

Zuppa di bieta, zucca e castagne (8.00) per me;

Tagliatelle con ragù d’anatra e zibibbo (10.00) per lui;

Secondi/Contorni:

Tortino di radicchio e patate con fontina, ma si sentiva troppo il radicchio e troppo poco la fontina(7.00);

Coniglio alla cacciatora con sugo di funghi e polenta (19.00) ribatte lui;

Dolci:

Rigorosamente 50% per uno: cheesecake con crema di cachi e pannacotta con mandorle e miele.

80 Euro + Benefits di caffè e caffè d’orzo in tazza grande offerti dal proprietario che non poteva davvero credere che avremmo spazzolato via tutto ciò che avevamo ordinato !!!

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Sugar and Cinnamon

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