(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Ganesh Ji: cambiate lavoro. Tra il 2 e il 3.

su 19 novembre 2013

Il nostro tavolo era quello in fondo a destra … come il cesso. La foto deve essere stata scattata dopo le pulizie di primavera, io comunque lo scopiazzata da internet. Se quella sera avessi avuto la macchina fotografica avrei piuttosto immortalato il triste epilogo di fine pasto.

Come da tradizione, appena ritirato il primo stipendio, ho portato la mia troia fuori a cena.

Tantopiù che ultimamente si era un po’ ai ferri corti e c’era parecchio da recuperare. Dopo un po’ di ricerche su siti e guide varie avevamo selezionato ben due ristoranti da chiamare venerdì pomeriggio per prenotare la cena della sera stessa o di quella successiva, a seconda delle disponibilità. Il Fato volle che uno dei due, e in particolare quello che prima ha risposto in senso affermativo alla nostra volontà di cenare lì, fosse Ganesh Ji, unico ristorante 100% indiano di Venezia. Premetto che io sono stata in India e ho mangiato in almeno 3 ottimi ristoranti indiani di Roma, di cui uno è stato sperimentato da me e l’omone insieme, quindi partivamo corazzati.

Il Troione – finchè non finiremo di fare pace lo chiamerò almeno saltuariamente così – si è messo un bel vestito e mi è venuto a prendere all’uscita dal lavoro. Tutti speranzosi ci siamo incamminati verso l’infausta cena. Arrivati sulla porta – e devo dire che l’insegna è davvero carina – abbiamo dovuto aspettare un po’ prima di essere notati, dopodiché è arrivata la tipica domanda da ristorante cinese: siete due ? Al che uno dà una rapida occhiata ricognitiva per assicurarsi che non sia spuntata gente nell’ultimo secondo e risponde, sì. 

Ci fanno scegliere tra un tavolo vicino alla finestra e uno all’angolino. Data la delicatezza degli argomenti da trattare in serata scelgo l’angolino e ci infiliamo nel nostro metro quadro disponendo più volte le borse in modo che non intralcino e non vengano schiacciate. Familiarizziamo con polvere e moscerini. Mentre leggiamo il menù ci portano un piattino – i diminutivi abbonderanno per tutta la sera – con una specie di piadina fina fina e croccante larga meno di una spanna da condire con un cucchiaio di salsa yogurt o uno di salsa piccante. Commento immediato: “Sarà mica troppo ?”.

Io batto subito col “Menù vegetariano” da euro 28 e lo sborone con un “Menù completo” da 33 euro. Il coperto è di 2.5 euro a testa e ciò che su carta sembra un opzione, si rivelerà invece un mistone. L’impressione era quella della mamma che deve far fuori a tutti i costi gli avanzi della domenica. Per esempio, invece di “Samosa o pakora” mi hanno portato un samosino e tre pakorini: il fritto di olio pessimo e perdipiù riscaldato ha un sapore indimenticabile. I chapati “ripieni” erano due chapatini in cui era stato messo rispettivamente un cucchiaio dello stesso ripieno del samosa – ovvero un pasticcio di patate e piselli senza spezie – e mezzo formaggino spalmato, un must che avevo già sperimentato sia a New Delhi che a Varanasi. Ovviamente scherzo.

Nota di demerito sulle bevande: acqua in bottiglia, seppure di vetro e lassi preparato peggio che alla carlona. Su questo punto ho un po’ da parlare: il lassi è una bevanda deliziosa e molto nutriente a base di yogurt frullato con il latte. La variante dolce può essere appunto dolcificata con zucchero o miele e condita con varie spezie, come per esempio fiori freschi di zafferano o pezzi di mango maturo; la variante salata, oltre a una piccola quantità di sale, viene arricchita con semi di finocchio e cardamomo. Io adoro, stravedo per il lassi e ho la fortuna, oltre al fatto di averlo assaggiato in India, di avere una cara amica indiana che me lo prepara ogni volta che vado da lei. Ora, ci sono stati serviti due yogurt allungati col latte, uno zuccherato e l’altro salato, per la modica cirfra di euro 3.5 a botta. Machèddavero !?

Sembrano rifarsi, almeno per quanto riguarda le porzioni, sul primo: la scelta obbligata su entrambi i menù era riso basmati bianco. Ce ne portano una pirofila intera degna di un pranzo da muratore, colorata a sprazzi da gocce di colorante chimicazzo. Guadagnano qualcosa più dello zero grazie al piatto di carni miste molto apprezzate dal Troione, mentre dei miei due secondi sono riuscita a mangiare solo le lenticchie perchè la gli spinaci con la ricotta erano davvero poco commestibili: intanto non c’era ricotta ma una roba dura e gommosa che sembrava tofu scondito e poi gli spinaci erano frullati dipo omogeneizzato e non avevano altro sapore che “di vecchio”.

Il dolce è stato quasi grottesco: due terrinette di metallo grosse come il palmo di una mano portate dalla proprietaria – la classica sessantottina che c’è annata sotto co’la psichedelia – che ha fatto un simpatico commento sulla mia provenienza e ci ha lasciato davanti un cucchiaio netto di gelato sedicente al mango e pistacchio che sapeva di latte condensato e un francobollo di torta al semolino arancione, sospetto colorata artificialmente perché a livello di gusto si era solo stuccati dal dolce. Anche qui sui quattro euro a botta !!!

A quel punto ho iniziato ad avere dei sonori crampi allo stomaco e una sudarella piuttosto strana. Sono corsa in bagno e ci sono rimasta per un bel po’, tanto che il mio commensale pensava fossi scappata senza nemmeno pagare il conto e riprendermi la giacca. Ho avuto una scarica di diarrea e ho vomitato tutto il povero contenuto di chapati e samosa. Tornata al tavolo ho riferito, ci siamo alzati e siamo andati a pagare. Altra attesa per essere notati. Uno sbrigativo “Sessanta, dai, che vi faccio lo sconto”. E via ancora piegata in due nella notte veneziana, fino a casa.

Non so perchè un posto simile sia ancora aperto … ah, ecco, non mi hanno dato né scontrino né ricevuta fiscale. Oltre il danno la beffa.

Ringrazio Ganesh Ji solo di una cosa: mi ha costretto ad iscrivermi a Tripadvisor – che ora si riempirà di SCassandrate – per il gusto di recensirlo con un “Pessimo”.

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