(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Il mio nuovo diario e … la mammite acuta.

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Sì, è fatto davvero di CACCA DI ELEFANTE e ne vendono di simili in tutti i negozi del commercio equo e solidale.

Tengo “un” diario dalla quinta elementare: è il mio psicanalista, un ascoltatore incrollabile della mia funesta grafomania, un compagno di viaggio, un album di schizzi, un rivelatore di verità recondite, un data base, un testamento. In realtà questo in particolare l’ho comprato il mese scorsoMa quale giorno migliore della festa della mamma per tirarlo fuori davanti a voi e parlarvi del morbo che mi affligge dalla più tenera infanzia guidando inconsciamente ogni tratto – è il caso di dirlo – della mia vita ?

Io. ho . la . mammite. ACUTA … ACUTISSIMA !

E con “mammite” non intendo un morboso attaccamento alla Mutter o tutto ciò che è contenuto nelle bacheche di tutti i social networks pensabili in questo giorno di fiesta. La mia mammite va verso il futuro. Io ho sempre voluto dieci bambini … minimo. Non ho un istinto materno … ho una pece attaccata addosso che mi fa squagliare e illuminare davanti ai marmocchi e che mi fa fantasticare “accaventiquattro” su quando potrò finalmente permettermi di averne uno mio … anzi, nostro.

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Sì, il Miomone – che non mi aiuta affatto, essendo potenzialmente un Papone meraviglioso – ha un nome … e, sì, il disegno è in scala: le dimensioni sono quelle.

E non solo fantasticare … ho una playlist su youtube in cui infilo tutti i video dei pupi che urlano, si svegliano, dormono, ridono o sputacchiano pappette … provare per credere ! Ho mooolti testimoni del mio perenne sconquassamento di palle del prossimo sul fatto che vorrei un marmocchio, che sono geneticamente a rischio gemelli” e che dopo il primo vorremmo adottare tutti gli altri, e poi abbiamo la lista dei nomi da maschietto, da femminuccia, compriamo un grattaevinci al mese, pensiamo di aprire un crowfounding … e il corredino: guardate il primo pezzo !

Cappello gufetto piccolo

Ebbene … Mi è capitato soprattutto ultimamente che mi chiedessero da dove vengano le mie energie, dove trovo l’entusiasmo di fare la vita che faccio e di sbattermi all’ennesima potenza. Ecco, la risposta è questa: ogni esame che passo, ogni riga di tesi che scrivo, ogni ora di lavoro, ogni problema che supero, ogni euro che risparmio e metto in parte, ogni paranoia che scaccio, ogni frutto biologico che mangio … sono un gradino in più verso un Tu che ancora non c’è “biologicamente” …

c'è nessuno

… Ma non per questo non esiste e non è già pensato e amato più che mai !

 

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20 cose che i veterosessuali dovrebbero capire secondo un’ipersessuale.

Questo post può generare ad ampie schiere di machi e donnette la sindrome dei sentimenti offesi. Se stai bene nel tuo mondo di cliché anni ’50 fatti di maschi alfa che portano il pane e il pene a casa e angeli del focolare con disturbi di tipo ossessivo compulsivo, non lo leggere o fallo a tuo rischio e pericolo senza rompermi l’anima con le amare conseguenze.

Ringrazio il blog Zone Errogene per aver pubblicato i due post, ovvero “Le verità che ogni donna dovrebbe conoscere” e “Le 10 cose che gli uomini dovrebbero capire”, senza il confronto – e l’abile mescolamento – dei quali non avrei mai sentito il bisogno di scrivere ciò che sto per scrivere.

Veteruomo VS. Veterodonna

– Avvicinatevi alle donne sempre con estrema prudenza e delicatezza. In particolare quando hanno il ciclo. Ne va della vostra sopravvivenza. Ma tiratela de meno ! [questa era in fondo ma l’ho messa qui per rispettare l’alternanza =) !!!!!]

– Gli uomini sanno che i culi veri hanno la cellulite. E la cosa non li turba. Rilassatevi: potete fare sesso con la luce accesa. Povero illuso. tu pensavi di fare una cosa carina dicendo questo? La Veterodonna ha storto il naso già alla parola CULO, perché è volgare, e ha smesso di ascoltarti alla parola CELLULITE perché interessata dal seguente flusso di “vetero-pensiero”: “Ecco, non gli piaccio. Non gli piace il mio sedere. Lo sapevo che non dovevo mangiare carboidrati a cena e devo iscrivermi in palestra e questo stronzo, però è carino, non ha capito che ho il ciclo o che non ce l’ho o che ce l’ho a singhiozzo e comunque culo non si dice …” e via sclerando. Ma non è colpa tua. Lei è stata programmata dagli ultimi cinquant’anni di tv e riviste del cazzo per essere così. Un giorno reagirà e, ascoltando l’intera tua frase, se non sei un cesso, ti salterà addosso all’istante.

Dove il veruomo, con evidente ingenuità, scrive:“No. Agli uomini non interessa minimamente l’abbinamento di colori tra mutande e reggiseno. In particolar modo nell’intimità.” la veterodonna veteroistruita risponde:“L’abbinamento reggiseno mutandina è questione di ordine e buongusto. Se pensate che sia superfluo lo è anche la depilazione. Quindi munitevi di machete la prossima volta che le sfilate il perizoma.” Va bene, hai letto il catalogo di Intimissimi in edizione commentata da Lori Del Santo, e hai speso metà del tuo stipendio per trovare il giusto abbinamento ad ogni mutanda del cassetto. Potevi investire invece il tutto in una depilazione definitiva, perché il fatto di imputare al veteruomo la tua ripugnanza per i peli … mi sembra un po’ ingenuotto. Dopodiché, ricordati che in realtà avete lo stesso obiettivo, sissì, tu e lui, e non è raggiungere l’estetica con “ordine e buongusto” … ma farvi una sana scopata, magari con la luce accesa.

–  No, ruttare e scorreggiare non vi  rende più machi  e solo Marlon Brando poteva permettersi la canotta a coste. Anche macchiata. Gli altri uomini no. Ruttare e scorreggiare sono azioni naturali che, ohibò, compiono anche le donne quotidianamente. Trarre piacere da questo dono della natura aperto e gratuito è una sottile arte che, tuttavia, solo poche veterodonne conoscono e padroneggiano. A me personalmente fa molto più schifo un unghia finta … o dieci. A molti veteruomini ruttanti la donna ruttante mette soggezione. Se tate con uno di questi individui, scappate a gambe levate, un giorno avrà soggezione del fatto che lavorate o che indossiate la gonna anche se lui non è presente e, preda della soggezione, vi porterà al sicuro nella caverna trascinandovi per i capelli. Quanto alla canotta, ragazze mie, ma che ve frega? Concentriamoci una tantum meno sull’involucro e più sul contenuto.

– Per gli uomini i preliminari e le coccole del dopo sono come le tendine alle finestre: se ci sono bene, ma se ne può fare tranquillamente a meno. Sì, magari. Gli uomini-colla esistono ! E andrebbero rieducati in Siberia, per i danni che fanno rendendo le donne coccola-dipendenti. Ed esistono anche quelli che prima che tu gliel’abbia data ti stanno così addosso con le coccole, ma COSI’ addosso che ti viene il dubbio di avere a che fare con un undertwelve* o con uno che ha letto il Cioè più di voi per elaborare una strategia a colpo sicuro. Ed esistono, infine, quelli che se eviti i preliminari e vai al sodo ti tengono a parlare tutta la notte perché pensano di essere cornuti o che tu stia per lasciarli o stronzate simili, solo perché si sentono defraudati del loro ruolo di pistonatori mascherati.

– Per le donne  i preliminari  prima e le coccole dopo sono come il sale nel sugo. Se c’è bene; se non c’è cambiano ristorante. DIPENDE ! Non è sempre così e non lo è per tutte. Per molte è, ancora una volta un ruolo indotto o un deterrente che funziona molto meglio della scusa “ho il mal di testa”. Quando beccherete un uomo-colla o un lettore di Cioè o uno dei mostri sopra-descritti, rivedrete le vostre posizioni.

– Dire “no” a un uomo sperando che capisca “si” (o viceversa) è come dare un bastone a un Pitbull sperando che ne ricavi una Madonna intarsiata. Che piange. Vuoi che la tua donna smetta di farlo ? Prova a farlo tu con lei. Dille sì al posto di no, poi incazzati, non scoparla nemmeno per scherzo per una settimana, rinfacciagli la sua sconsiderata mancanza di tatto e sensibilità PER ANNI. Scommetti che non lo farà più ? Ecco, scommetto che dopo il “non scoparla” hai smesso di leggere. Diamine, sei senza speranza.

– Scarpe e borse sono sempre e comunque poche, indipendentemente da quante già  una donna ne possiede; non chiedetevi a cosa le serva una nuova decolleté tinta champagne se già ne ha una tinta tortora, non lo capirete  mai. Ah, questa non la capirò mai neppure io. Gesùssanto. A parte le amiche a raffica che magari non mangiano e non vanno al cinema per un mese perché non hanno soldi e poi le vedi comprare tre paia di scarpe come se niente fosse. Mimadre ha un’armadio INTERO pieno di scarpe di cui alcune sono IDENTICHE. Un giorno ha detto piagnucolando – sapremo che la veterodonna si è digievoluta a iperdonna quando non piagnucolerà più – che le sarebbe tanto piaciuto andare in Olanda ma che non aveva soldi. Io ho riso da sola, poi sono andata a prendere i suoi ultimi quattro acquisti scarpiferi (ben oltre i 400 euro) e indicandoglieli a turno ho detto “Volo, pernotto, cena fuori”. APRITI CIELO. Abbiamo litigato per giorni e da quel momento a me è interdetto l’argomento “scarpe” pena il taglio della lingua. Penso di essere stata chiara sul problema da risolvere.

– Quando un uomo alla domanda “cosa pensi?” risponde “niente” è proprio così. Ma questo vale anche per le donne. Anche qui c’è un mito da sfatare su cui si è costruita tanta di quella letteratura … Se pensi che sia necessario farla smettere, dille che non è necessario che lei pensi “sempre a qualcosa”. Litigherete. Poi chiedile continuamente cosa pensa per coglierla in fallo. Litigherete ancora. Oppure cederà. Ma sai che palle e che ansia non avere mai la mente libera? e poi ci iscriviamo a yoga e meditazione per rilassarci. Ma grazie al cazzo.

– Per una donna dire “no” a un uomo sperando che capisca l’evidente  “si” che sottintende ( e viceversa) è come  pretendere che lui  capisca l’utilità di abbassare la tavoletta del water. Lo sai che hai dei problemi GROSSI, vero ? Se la risposta ad una certa domanda è sì, PERCHECCAZZO devi dire no ??? Curati !!!

– Quando rispondete “niente” a un uomo che vi chiede “cosa pensi?” lui sa che non è così, ma si guarderà bene dal capire cosa c’è dietro quel “niente”. Si chiama istinto di sopravvivenza./ Quando un uomo alla sua donna chiede “cosa c’è? ” e lei risponde “nulla”, le possibilità sono  tre: 1)  si sta chiedendo quanti giorni ha di ritardo 2) è incazzata da bestia perché lui non s’è accorto che lei ha cambiato taglio e colore di capelli, o s’è scordato del compleanno/anniversario/onomastico ecc… 3) pensa alla favolosa  nottata di  sesso passata… non con lui. Bravi, non indagate. Qui c’è un evidente problema di comunicazione biunivoco e reciproco. Veteruomo: non ti crede nessuno, a te non te ne può importare meno di cosa pensi la tua veterodonna. Anche perché concepire il verbo “pensare” ti richiede un tale sforzo che subito dopo cadresti in un sonno profondo … altro che domande e risposte. Veterodonna: se hai un ritardo, dovresti dirglielo; se ti sei tagliata i capelli non gliene importa un cazzo a nessuno, esatto, nemmeno alle tue amiche, loro lo notano perché così vuole l’etichetta e perché stando al cameratismo dovrebbero esserci per farti sentire meglio; se è il vostro anniversario e lui non ha dato segni di presenza vuol dire che neppure tu gliene hai dati oppure che la cosa per lui non è fondamentale, il che, a fronte di una relazione soddisfacente, mi sembra più che legittimo. In quanto al tradimento, se lo fai per repicca sei triste, ma se lo fai perché ti sei stufata di lui e ne cerchi uno con cui rimpiazzarlo prima di lasciarlo perché stare sola ti fa troppa paura … c’è bisogno di aggiungere altro ?

– L’acqua, come tutti i liquidi, evapora. In parole povere: se ne va da sola, prima c’è e dopo non c’è più. Se fissate una goccia d’acqua sufficientemente a lungo la vedrete sparire. Quindi: non serve asciugare il box doccia dopo aver fatto la doccia. Questo è un assioma così ovvio che non andrebbe neppure discusso in pubblico. tra l’altro questa cosa non l’ho vista fare davvero a nessuno in vita mia. e meno male ! Perché da qui a phonare l’ombrello nei giorni di pioggia il passo è breve.

– Gli schizzi sul vetro del bagno non sono dovuti alle vostre performance erotiche, ma al dentifricio spatarato(*) quando vi lavate i denti. E questo lo noti perché sei pazza e non hai un cazzo d’altro da fare che mettere vetri a cazzo nel bagno, notare che sono sporchi, incolpare un essere a caso che non sia in grado di difendersi (se fossi single sarebbe il cane), pulirli perché nessuno lo fa meglio di te e comunque sei tu quella che l’ha notato e piagnucolare perché “L’ho dovuto pulire io”. Di nuovo, puoi guarire se ti affretti ad andare da uno psichiatra.

– Checché ne dica, nessun uomo vi accompagna a fare shopping per piacere suo. Lo fa per sottomissione, ottenuta con anni di matrimonio, o per scoparvi. Pur non facendo shopping per principio, questa cosa la so anche io. Però non vi dico perché la donna vi accompagna alla partita. E’ troppo divertente vedervi stramazzare al suolo quando e se lo scoprite da soli.

– Il frigo che si riempie di cibo, le mutande che passano dallo stato “buttate per terra” allo stato “ripiegate nel cassetto” e il bagno  pulito non sono fenomeni magici e inspiegabili che prescindono dalla comprensione umana. Infatti nella convivenza in generale e in quella di coppia in particolare ci si dividono i ruoli. PARLANDO ! Io e il Miomone ci siamo invece equamente divisi le mancanze: io trovo magicamente i vestiti puliti e piegati, però pulisco il bagno; lui non è in grado di mettere su un pranzo con il frigo pieno, ma d’altra parte esce volentieri a fare la spesa per avere sempre disponibili i cinque ingredienti di base della sua dieta; io lascio una scia di merda e disordine ovunque passo e lui la pulisce, ma una volta all’anno le pulizie intensive le faccio io. E ci stramiamo da oltre cinque anni,

– Non è col caffè a letto, non è con un bacio, non è con due parole dolci nell’orecchio  La migliore sveglia possibile per il vostro uomo è sempre stata, è, e sempre sarà con un pompino./Non è col caffè a letto, non è con un bacio, non è con due parole dolci nell’orecchio …La migliore sveglia possibile per la vostra donna è, e sempre sarà, una scatoletta contenente un  brillino da 2 carati. Ancora una volta: parlatevi ! Veteruomo: non faresti un soldo di danno  puntare la sveglia un quarto d’ora prima e dare il buon esempio. Una nuova veterodonna lusingata e soddisfatta ti spolperà vivo il mattino seguente. Oppure scoprirete di stare con una suora mancata che ha più complessi del Primo Maggio … al che raccogliete i vostri averi, sigillate l’appartamento e chiamate la croce verde. Veterodonne: Conosco schiere di donne che sarebbero contente di un coglione che spenda centinaia di euro per comprare un minerale raro estratto da schiavi neri che non supereranno i quarant’anni per due motivi: 1) Ho scoperto che è un coglione prima di impegnarmi troppo in questa relazione. 2) ‘sto coso me lo vendo di corsa e vado ancora più di corsa a farmi ammazzare di massaggi al centro benessere thai.

*L’undertwelve è un uomo che ha la sfiga di avere un uccello che, nonostante l’erezione non raggiunge i dodici centimetri. Propongo un referendum popolare che dia la possibilità a questi uomini di farsi la plastica all’uccello per non costringere le donne a ripetere la bestemmia bugia più radicata d’occidente “Ma no, tesoro, le dimensioni non contano”.

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Il senso di SCassandra per i saldi, le offerte, i coupon e … Tanto non lo compro.

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Attenti, bimbi di Rapallo … c’è la svendita !

L’idea di questo articolo nasce dopo l’ultimo Ferragosto Rapallese, del quale devo ancora aggiungere le foto su Flickr, pardon. Praticamente in tale occasione la piccola cittadina viene invasa da compratori compulsivi a caccia di sconti, tre per uno, uno per tre e altre amenità. Ed è stato proprio lì mi è venuto in mente di raccontare il come e il perché della mia naturale capacità di essere la rovina e l’incubo peggiore degli esperti di marketing e del commerciante medio in generale.

1. I saldi: succede un paio di volte l’anno, mi pare, ma di sicuro tutti gli anni almeno in questo periodo, che la gente letteralmente vada fuori di testa per via dei saldi. Ebbene. Io no. Nella mia personale economia funziona così: SE ho BISOGNO di QUALCOSA, mi metto lì, mi faccio un’idea di come vorrei che fosse, mi faccio un’idea del prezzo medio e quando trovo QUELLO CHE CERCO, lo compro. Tutto ciò va nella direzione diametralmente opposta alla psicologia del saldista da battaglia: “Andiamo che ci sono i saldi ! Risparmiamo!”. Allora. Se non ti SERVE nulla ma esci di casa munito/a di portafogli e carte varie … per me ‘è qualcos’altro che dovresti risolvere. Se parti per comprare un paio di mutande e torni col conto in rosso e tre pellicce griffate … hai un problema. E ia così … opinioni, eh, mica sentenze …

2. Le offerte: il Miomone è la cavia su cui ho personalmente potuto testare il dilemma dell’offerta, povero tesoro. Se infatti, il mio amatissimo ciccione, si dichiara un ecologista anti-globalista piuttosto attivo e praticante … ebbene, il tutto decade davanti al favoleggiante cartellino fluorescente su cui troneggia la scritta offerta. Grazie a questo insignificante e simpatico francobollo, il mio uomo non si è fatto scrupolo di comprare: fermenti lattici della Nestlé aromatizzati al miele, Nutella, dentifrici Colgate, biscotti Mulino Bianco e Saiwa, yogurt dietetico, roba senza glutine totalmente ACCAZZO (che costava quindi del corrispettivo glutinoso nonostante “l’offerta”), formaggio di plastica, pastalluovo con l’1% di uovo e lo 0.8% di pasta … e via così. Sono come al solito un’esagerazione ambulante … ma non riesco a non vederla come una forma di prostituzione ideologica. E badate che la prostituzione carnale, una volta legalizzata e legiferata, mi trova d’accordissimo … ma la mignotta del discount, quella proprio no. Un barattolo da 250 grammi di ufficiale merda chimica con affari loschi nel terzo mondo, o sei vasetti di plastica contenenti altra plastica liquida che foraggia le casse di stati guerrafondai … … puoi metterlo anche in omaggio, puoi farti nero, puoi farmi un massaggio ai piedi, puoi tirarmelo dietro mentre escoTanto non lo compro! In casa mia non ce lo voglio ! STACCE !

3. I coupon: vale più o meno lo stesso discorso di cui sopra per quanto riguarda l’effettiva necessità dell’acquisto e la sensazione fittizia di aver risparmiato. A parte le denunce per pubblicità ingannevole e simili, le sole di massa e il concetto di fidelizzazione portato allo stremo … secondo me è una cazzata che si manifesta su almeno tre casi differenti: A. Se io non ho intenzione di acquistare qualcosa e non lo faccio, la mia spesa equivale a zero. Se mi sventolano davanti quel qualcosa come “occasione” e io, senza battare alla sua effettiva utilità, lo compro, ecco che la spesa è irrimediabilmente superiore allo zero. B. Se decido di andare a cena fuori affidandomi a tale marchingegno, sarò costretto ad andare dove dice lui, a spendere quanto dice lui e perdipiù, a mangiare ciò che il marchingegno e il ristoratore hanno concordato. Con fregatura spesso e volentieri, da quanto mi dicono, compresa nel prezzo. C. Se mi offrono una ceretta a nove euro. Ok, normalmente costa parecchio di più … ma se prendo la terza via del Do It Yourself, i costi si abbattono ulteriormente; in più sono ancora una volta costretta a recarmi, ad esempio, in culo ai lupi per effettuare la detta ceretta, con conseguente dispendio di tempo ed energie oltre che di soldi in biglietti di autobus peggio macchina. Senza contare che gli impianti di estetica sono delle macchine da consumo inquinante e da sfruttamento lavorativo che non ho alcuna intenzione di sovvenzionare. Infine, mi sembra – ma questo equivale al mio gusto personale – che si tratti di una moda conformista-consumista per la quale non mi è facile simpatizzare.

4. La pubblicità: adesso non vi cito la fonte perché sono pigra e ho poco tempo perché l’omone mi porta a cena fuori, ma GIURO, che quando un’azienda inizia a fare pubblicità la qualità del suo prodotto e le condizioni di lavoro calano sistematicamente. Per quanto riguarda la qualità siamo sul 20% circa. Ergo, carissimi pubblicitari che prendete soldi a sbafo spacciandovi per indomiti artisti del terzo millennio, cito don Zauker e dico che a me il maligno me lo puppa ! Tutto ciò che producete sortisce sulla sottoscritta l’effetto OPPOSTO ai vostri intenti: marketing, brending, abbindoling … non attaccano. E non mi interessa per chi lavoriate: se lo vedo in tv, sui giornali, su internet, sui manifesti, alla radio … IO NON LO COMPRO !

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Letterina di Natale: Fate Vobis … noi abbiamo già tutto !!!

>>”Tree hugger” – Antsy Pants<<

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Ogni anno io e Miasorella ci inventiamo un modo diverso di scrivere la letterina di Natale ai nostri BabbiNatali. Quando era piccolina abbiamo fatto il disegno di ciò che volevamo e io scrivevo i nomi degli oggetti sotto ai suoi scarabocchi variopinti e lei “scriveva” quello che volevo io sotto ai disegni. Un altro anno abbiamo fatto il collage con le foto, un altro abbiamo appeso all’albero delle piccole pergamene con scritti i regali. Un paio di anni fa abbiamo scritto la lettera una riga per uno e l’hanno scorso l’abbiamo fatta scrivere al Miomone perché ha la calligrafia da quarta elementare.

Quest’anno abbiamo fatto il brainstorming dell’Immacolata Concezione e ci siamo dette … checcazzo chiediamo quest’anno?

Abbiamo lasciato passare un paio di giorni e, di nuovo, quando ci siamo sentite, nessuna delle due era stata in grado di partorire alcuna richiesta. Ci venivano in mente cosette insulse o facilmente reperibili o palliativi … e tra l’altro la lista non è mai stata usata in casa nostra per il suo scopo, ovvero quello di comunicare a consanguinei pressoché sconosciuti ciò che preferiremmo ricevere onde evitare di ricevere l’ennesima borsa rosa glitterata, parto della richiesta a una commessa del centro commerciale: “Devo fa’ un regalo a mi’ nipote che c’ha vent’anni”. Cosìcché i nostri cugini dai genitori sfacciati ricevono quello che desiderano o al massimo soldi e ricariche telefoniche … e noi borse, trucchi, profumi e altre robe che vengono puntualmente girati al mercatino dell’usato o ai vari Natali Anti-crisi.

I nostri Jenitors hanno peraltro sempre aggiunto di testa loro regali alla nostra lista, per lasciarsi un po’ di margine di creatività nella ricerca. Ma, niente, nonostante io abbia 24 anni e – clamoroso – lei 14 … questa storia del consumismo non ci tange per niente: o forse il fatto è che sentiamo di avere già tutto quello che potremmo mai desiderare e l’unica cosa che desideriamo e che non si può comprare è il tempo e la possibilità di stare insieme a goderci quello che già abbiamo.

Personalmente trovo che con il background culturale che abbiamo e il mondo in cui viviamo e la tv, le guerre, il capitalismo … quello che ci è capitato quest’anno davanti alla letterina di Natale ha dell’incredibile e dello straordinario.

Dunque la nostra letterina di quest’anno apparepiù o meno così …

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L’idea è stata mia … ma il capolavoro e le foto sono di Miasorella.

Io pagherei per avere due figlie come noi.

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Neocoinquilinato: è esplosa la bomba del pulito.

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Un giorno in cucina abbiamo trovato questi due ganci con questi due canovacci la cui funzione era resa nota da altrettante etichette fatte a mano. Pensando che fosse uno scherzo abbiamo interpretato la cosa a modo nostro. Ma … non era uno scherzo.

Solitamente non scrivo a caldo. Mi piace sperimentare, far decandare e descrivere le situazioni quando sono mature. Oggi, però, ho deciso di fare uno strappo alla regola e di parlarvi della nostra situazione domestica di neocoinquilinato, anche per raccogliere un po’ di vostre opinioni sulla cosa. Mi preparo già ad una pioggia di critiche da parte delle signore, ma questo è giusto e prevedibile … e lascia un po’ il tempo che trova.

L’anno scorso la squadra era composta da me, Greg, Il Vichingo e Annin’. Le nostre regole non sono mai state specificate ma si possono riassumere così:

  1. Si condivide in ricchezza e povertà;
  2. Chi ha tempo e trova sporco pulisce;
  3. In ogni caso non si rompe il cazzo agli altri perché non si può giudicare la loro vita visto che non ne sappiamo un cazzo, in fondo.

Quest’anno Il Vichingo e Annina ci hanno abbandonati e io e Greg abbiamo accolto Scannapilu e Barbie. Ci eravamo molto preoccupati per Scannapilu, all’inizio: iscritto ad un master di secondo livello in economia e finanza, studiava e basta e il sabato pomeriggio andava in chiesa. Eppure è stata sufficiente una Monopolata coi contras per renderlo parte attiva e integrante della truppa: non è solo simpaticissimo e terrone più di me, ma ha aderito al nostro stile immediatamente, stendendo il bucato di tutti con composizioni artistiche che credo girino in foto su Facebook, presentandoci la fidanzata, giocando alla play con Greg e a carte con il Miomone che viene tutti i weekend, mangiando la sbobba che io cucino e dicendo in modo convincente che è buona, spegnendo le luci quando Greg le lascia accese, vomitando nel tupperware in mezzo al tavolo dopo una serata di bagordi. Se non un fratello … almeno un cuggino.

Barbie si è presentata a casa on uno scatolone di soli detersivi, detergenti, spugne, spruzzini, polveri e attrezzi da cosiddetta igiene casalinga. E sapete come la penso in proposito. anche a livello pratico. Poi è stata la volta degli utensili da cucina: canovacci sterili e stirati, una valanga di tupperware, un coso per fare il purè a mano, cucchiare varie, tazze, pentole … Penso di non aver ancora approfondito la cosa, ma a mio avviso esistono due tipi di persone: quelli che fanno tutti con un unico coltellino ben affilato, vedi me, e quelli che se non hanno il pelapatate, il trita aglio, la mezzaluna ecc. … ordinano una pizza per telefono piuttosto che avventurarsi in cucina, vedi Miasuocera (santadonna) e Barbie. Le abbiamo proposto il nostro metodo di gestione di casa e dopo due settimane lei ci ha proposto dei turni settimanali di pulizia del bagno e della cucina e dei turni giornalieri pedissequi di lavaggio piatti: ovvero sporchi-e-lavi. Abbiamo accettato il primo e declinato il secondo per ragioni di tempo. Le pulizie settimanali sono state sempre rispettate ed effettuate di domenica in modo che lei trovasse la casa pulita il lunedì, ma comunque quando tornava ha sempre ripulito tutto da capo lasciando la cucina in preda a fumi chimici che mi fanno bruciare gli occhi e la gola se ci entro per sbaglio. Forse l’ultima frase e la foto iniziale non hanno reso l’idea, quindi vi fornisco una carrellata di esempi perchè possiate inquadrare meglio il personaggio:

  • Le ho visto lavare l’esterno del frigo almeno tre volte in un mese;
  • Cambia il letto tutte le settimane;
  • Ha lavato una tazza che aveva un leggero alone di tè con il Cif (sì, quello che sopra la confezione ha scritto “Con candeggina !”) e quando le ho fatto notare che lì ci beviamo ha detto “Ma poi la rilavo col sapone dei piatti”;
  • Ogni volta che lava i piatti, non è che da’ un’innocente passata al lavandino, ma lo lava tutto con l’acqua calda, col Cif e con uno spruzzino anticalcare giallo acido;
  • Una volta che è tornata di lunedì e io avevo il giorno libero – quindi l’ho potuta osservare – ha rilavato tutto ciò che avevamo lavato noi il giorno prima, poi ha lavato i pavimenti, i vetri e alla fine è uscita e si è messa a pulire le scale. In tutto ciò io cercavo di studiare e lei stava lì a subissarmi di frasi fatte su donne, pulizie, ragazzi, uomini e pulito.
  • Ha attaccato dentro al cesso una roba blu appiccicosa che, come dice lei “Da odore di pulito”. A mio avviso apparte inquinare a ogni sciacquonata, da un odore di chimico e di bagno dell’autogrill.
  • Parla continuamente pulire, pulito, pulizie;
  • Ogni volta che pulisce qualcosa viene a dire a tutti “Oggi ho lavato i piatti cinque volte”, oppure “Ho lavato i fornelli”, “Ho lavato il bagno”. Da due mesi cerchiamo di capire cosa voglia sentirsi rispondere.
  • Si lamenta rigorosamente in absentia e se la prende con “i ragazzi”: ha un’idea di donna pre-ottocentesca, quindi dice rivolgendosi a me e cercando sponda frasi come “Perché poi loro dicono che stiamo a casa a pulire e basta, ti credo ! Guarda come sporcano !”. Al che io, che non la mando a dire a nessuno rispondo: “Non so che razza di uomini conosci e comunque quella pentola l’ho usata io”. E lei fa finta di non sentire.
  • Ripeto, cerca sponda in me in quanto donna e nonostante io le mostri e dimostri di essere l’anti-Barbie quotidianamente, non volendo rinunciare al suo dogma, continua a tormentarmi con i suoi piagnistei.

Ebbene, come prevedibile, stamattina LA BOMBA DEL PULITO E’ ESPLOSA.

E’ arrivata a casa verso le dieci, Scannapilu aveva fatto la colazione all’alba ed era andato a lezione, io e Greg, anche noi colazionati, stavamo per uscire. Quando è entrata ha fatto un sospiro, si è rifatta il letto, ha svuotato la VALIGIA – perchè tutti i weekend si porta i panni sporchi a casa e li lava lì, dove può fargli l’overdose di sapone e ammorbidente a 180 gradi e stirare TUTTO per bene – e quando è approdata in cucina ha detto: “E’ tutto sporco”. Si è messa quindi a cucinare e quando stavamo per uscire ci ha detto “Però non potete usare tutte queste pentole … io guardate dove sto facendo la pasta!”. Stava cucinando la pasta in un pentolino di quelli alti che in teoria sarebbero “Da té”, ma essendo grosso anche io cucino spesso lì la pasta, inoltre accanto a quel pentolino c’era quello usato da Scannapilu, che quindi aveva solo ospitato acqua bollente per fare il tè. Greg ha risposto un po’ incredulo con una frase la cui parafrasi era “E quindi ?”. Io le ho fatto notare la presenza del suddetto pentolino che poteva essere semplicemente sciacquato e usato. Risposta: “Ma io non ho voglia di lavare le cose degli altri !”. E poi è esplosa. Badabum. In tutta la sua nevrosi.  Io le ho risposto per le rime cercando di fare appello alla sua elasticità, al fatto che noi abbiamo introdotto dei cambiamenti per lei. Risposta: “Ma sono due mesi di elasticità !”. Greg gli ha fatto notare che se lui ha bisogno di una cosa e la trova sporca semplicemente la lava e la usa. Risposta: “Ma è una questione di rispetto, di convivenza civile. IO non lascio NIENTE di sporco MAI … e se continuiamo così me ne vado !”. Rispondo: “Ecco, questa la tua elsticità: o si fa come dico io o me ne vado”.

E stasera, quando alle 23 staccherò dal lavoro dovrò tornare e parlarci. Perché poi, sulla porta le ho detto che ne avremmpo parlato tutti insieme per trovare una soluzione e lei si è scusata per la sfuriata. Però non potrò davvero esimermi dal fare delle considerazioni sul tempo, le energie e i pensieri che questa persona dedica alla pulizia degli oggetti. Lo avessi io tutto quel tempo andrei a fare volontariato. Sì, non c’entra niente forse, ma ho il dente avvelenato perché domenica c’era la riunione del Servizio Civile Internazionale e ho dovuto saltarla perché lavoravo.

Per chiudere, mi cito da sola, perché di questo sono convinta: “Il mondo preferisce sicuramente un individuo non nevrotico ad uno non sporco”.

Ma attendo commenti e considerazioni. Grazie.

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Da Betta: Un negozio pieno di etichette verdi, etiche e di qualità !

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Shampoo, due saponi e crema per le mani.

Siccome le etichette sostenibili latitano da un po’, oggi vi propongo una vera e propria combo di etichette di prodotti dell’Italia del sud biodegradabili, sostenibili, biologici, vegani e alla spina ! Vi propongo inoltre un luogo molto speciale dove andarli a comprare.

Nella periferia di Roma sud, in zona Cinecittà Est, c’è un mercato rionale situato in Via Stefano Oberti. Ci sia arriva a piedi dalla fermata metro A di Cinecittà (dieci minuti a piedi, sempre dritti, alla seconda rotonda si gira a destra) oppure prendendo il 559 dal piazzale degli autobus di fronte alla fermata metro di Subaugusta.

All’interno dei mercato uno dei box ospita l’attività di Betta, un’amica di famiglia che rimasta senza lavoro e successivamente separatasi da un marito poco consono che provvedeva al sostentamento suo e della figlia teenager si è caparbiamente data da fare per cavarsela da sola e … ce l’ha fatta. Ha ribaltato l’universo di sussidi, le associazioni che si occupano di donne senza reddito e senza marito, i fondi dell’Unione Europea per l’imprenditoria femminile, si è informata, ha studiato ed ha rimediato brillantemente all’errore più madornale e sconsiderato che una donna possa fare: non lavorare e farsi mantenere dal marito, anche solo per un periodo breve.

Nel box di Betta potete trovare prodotti a peso e alla spina: dal sapone solido alle creme, dai detersivi di ogni tipo ai detergenti per qualsiasi cosa, passando poi per incensi, oli essenziali e gioielli di materiale riciclato. Il fornitore principale è LaSaponaria, azienda italica con sede nelle Marche e produzione pugliese che produce artigianalmente cosmesi bio-etica; il loro sito offre molti spunti anche per l’autoproduzione di cosmetici. Della stessa filosofia sono i fornitori di oli, detergenti e di tutti i prodotti proposti. Data l’altissima qualità dei prodotti, ci si aspetterebbe un prezzario proibitivo, ma il fatto che sia tutto privo di imballaggio e disponibile alla spina, nonché proveniente da vicino, abbassa notevolmente i costi finali.

Davvero, potete evitare di girare il prodotto per controllare l’etichetta: ci ha già pensato Betta !!!

Intanto vi dò un assaggio degli ingredienti dello shampoo della foto colorandoli con i colori del Biodizionario:

Shampoo: Aqua, Salvia Officinalis Water*, Coco-Glucoside, Sodium Coco-Sulfate, Glycerin, Moringa Pterygosperma Seed Extract, Panthenol, Linum Usitatissimum Seed Extract*, Urtica Dioica Leaf Extract*, Glyceryl Oleate, Citrus Limon Fruit Oil, Potassium Undecylenoyl Hydrolyzed Wheat Protein, Salvia Officinalis Oil, Sodium Chloride, Sodium Benzoate, Potassium Sorbate, Sodium Dehydroacetate, Benzyl Alcohol, Sodium Phytate (non è sul biodizionario), Citric Acid, Limonene, Linalool, Citral.

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Gli anticoncezionali: né verdi né economici. MALEDETTI !

dolce test di gravidanza

Il dolce souvenir della Basilicata da me ribattezzato come “Dolce-Test di gravidanza negativo”.

Avevo deciso tempo fa di parlare di quest’argomento, ma ne parlo proprio ora essenzialmente per due ragioni: la prima è questo fantastico ed elequente – oltre che buonissimo – dolcetto portato come souvenir della Basilicata dai miei; il secondo è che da due giorni carico video tutorial in HD su Flickr per poi scrivere il post sui tutorial … ma con risultati immensamente flemmatici. Voi, comunque, non li guardate … Per favore !

In quanto promotrice di campagne quali “Ammore libero” e “Rivoluzione della Fiera Porca”, oltre che portatrice sana di hippismo sfrenato, non posso non prendermi l’onere di fare un appello a tutti i ricercatori farmaceutici del globo terracqueo: Trovatemi un anticoncezionale verde, economico ed etico che non sia la castità ! Non tratto di spirali o metodi con un’efficacia inferiore al 98%, tranne il primo … perché era divertente =)

Nel mentre occorre sbrogliarcela con ciò che c’è e, fidatevi, c’è poco da ridere. I metodi sono pochi e poco ortodossi … se non così ortodossi da togliere tutta la bocca al paziente che ha male a un dente.

Metodo uno_ Il folklore ! La verginità, la castità, l’astinenza, farlo su un prato, zompare fossi o quaglie, farlo in piedi, farlo la prima volta, farlo previa o postuma lavanda di cocacola/limone/senape … E’ verde, è tendenzialmente gratuito, ma ahimé – anzi, me no, perchè non ho mai “praticato” nulla di tutto ciò – non sono metodi né contraccettivi né scongiuratori di malattie veneree. Numerosi sono infatti i figli del folklore e le candide sorelle !

Metodo dos_Il cappuccio ! Fantastico per gravidanza e malattie, meno per quanto riguarda la “verdità” perchè è usa e getta e plasticone. Sì, fantastico se la CEI ultimamente non avesse corrotto la Durex per farne uno che si rompe sul più bello ogni quattro usati. Fantastico se non costringesse a fermarsi nel pieno del preliminare con uno “Scusa … devo …”. E, soprattutto, se non fosse divenuto un bene di lusso. Il prezzo minimo è un euro a scopata … oppure andate a certi concerti e ve ne fate dare ottocento dallo stand apposito – se è presente il suddetto stand, non prendete MAI il lubrificante … c’è scritto sul retro “Evitare il contatto con occhi e mucose” e lo scoprirete già a vaginite in stadio avanzato. Brutte Mmmerde ! E dove (cazzo) lo dovrei usare ?! Dietro le orecchie al posto del gel ? – che ve li tira letteralmente dietro gratis. Tutto ciò a meno di non essere stati eletti “Cazzo dell’anno” dal comitato olimpico, perchè se poco-poco vi spostate dallo standard dei 15 centimetri il prezzo – ma anche qualcos’altro – aumenta a dismisura (altrimente esistono dei profilattici CO2 neutral e anche non costosissimi). Ecco perché, modestia a parte io uso la …

Metodo trois_La Pillola ! La pillola è il metodo meno costoso SE si usa un farmaco generico. Io spendo 30 euro ogni sei blisters ed uso da anni l’Estinette – generico della Fedra – sospendendola per un mese o due una volta l’anno, se no mi gonfio un po’ perché mi viene un po’ di ritenzione idrica. Chiaramente con la scelta della pillola c’è da stare ben attenti e diffidenti verso chi la pescrive con troppa “facilità”, ovvero senza prescrivere prima un bel paccotto di analisi e verso chi prescrive senza remore la più costosa e l’ultima uscita in commercio con la scusa che “ha il diuretico, così non ti gonfi”. Raga’ la gente si ammala. Per quanto riguarda la verdezza c’è il problema delle case farmaceutiche killer come “Bayer”, che ha messo in commercio una sedicente pillolaBio, la quale pare abbia effetti discutibili e inoltre è verde quanto il panino vegetariano di un Burger King. Inoltre parte degli ormoni che assumiamo vengono rilasciati nelle urine e creano mutazioni genetiche nei pesci e negli anfibi, anche se la pillola è solo una concausa di queste mutazioni e sarebbe forse più efficace depurare le acque grigie prima del rilascio, anziché pregare per una rivoluzione scientifica. Niente protezione per quanto riguarda le malattie.

Metodo four_Cerotto ! Mai usato, quindi ho esperienza solo indiretta sul campo. L’efficacia si abbassa con l’aumento del peso della signorina che lo ha appiccicato addosso. Il fattore ecologico è migliore in linea di principio dei metodi che prevedono la sintetizzazione di pillole … ma sempre robaccia c’è ! E niente schermo anti malattie.

Metodo ultimo_L’anello vaginale ! Simile alla pillola, ma con qualche vantaggio riguardante la dimenticanza, il vomto, la diarrea e l’assunzione di farmaci che inibiscono l’efficacia. Niente protezione dalle malattie e niente produzione eco. Sì … ho sonno e sono in caduta libera verso il letto.

Però, dato che la cosa interessa TUTTI, cinque metodi non sono un po’ pochini ?

Ah, dimenticavo, non tratto metodi in cui un videogioco di dubbia efficienza ti dice che il semaforo è verde o rosso vantando un’efficienza universale. Si sono volutamente dimenticati che la vita di uno spermatozoo in condizioni ottimali è piuttosto lunghina ?

O vogliono una bella ondata di figli del “Persona” dopo l’ondata Ogino-Knaus di tempi non sospetti ?

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Chissà cosa dirà SCassandra: “Carla, ma come ti … PERMETTI ?”

Piccolo vestito rosa.

Povere bambine.

L’argomento del ruolo della donna o più genericamente della figura femminile veicolata dalla pubblicità televisiva è materia di ampio dibattito da chè il piccolo schermo si è insinuato nelle vite degli abitanti del cosìddetto “Primo mondo”. Ebbene, dato che non ho fin’ora fornito un mio contributo scritto alla questione, mi riservo di farlo adesso, contestualmente all’uscita dell’ennesimo spot tele-lesivo non tanto della figura quanto della psiche – ben più grave, dunque – della femmina italica che sembra dover aderire al modello della “Femmina unica portatrice di pensiero unico.”

Sono personalmente convinta che ciò che un individuo – anche di sesso femminile – faccia o faccia fare del suo corpo sia suo personalissimo ed intimissimo affare. Non mi sono mai sentita offesa dall’esposizione strumentale del corpo femminile, perchè non ho mai visto in ciò una costrizione: se ti fai pagare per stare a novanta sul cofano di una macchina vuol dire che la cosa non ti arreca disturbo e, data l’altissima affluenza di carne-da-spot – o da stacchetto, o da cubo – a tutti i casting del cyberspazio credo che una notevole fetta della popolazione femminile non sia disturbata dal mostrare il proprio corpo a pagamento.

Non lo sono neppure io per la verità, l’unico motivo per cui non l’ho ancora fatto in prima persona è per un timore di incappare in malintenzionati (giustificato da esperienze di varie amiche) o, in altre circostanze, per evitare ulcere a dei fidanzati particolarmente possessivi. Se avessi una persona di fiducia che mi garantisse l’immissione in un “circuito protetto”, sarei una soddisfattissima – ed opulentissima – cubista, streap-teaser, lap-dancer, ragazza immagine o che dir si voglia. Sono per la legalizzazione della prostituzione e la giustifico apertamente in quanto mestiere, figuriamoci se mi crea problemi che una studentessa della mia età approfitti di una manica di imbecilli lampadati che le paga un mese di affitto con una sola foto a culo in aria.

Meno pecorecciamente, posso affermare che il corpo è libero a mio parere e dovremmo sentirci liberi di farci ciò che vogliamo a tutti i livelli, senza il timore di ledere l’immagine di una non ben definita “categoria di genere” che considero uno stereotipo totalmente superato in virtù dell’avvento di una flessibile e malleabile sovrasessualità o ipersessualità generalizzata.

In virtù di ciò posso al massimo lamentarmi del fatto che le donne delle pubblicità siano nell’80% dei casi delle bonazze da urlo, mentre gli uomini sono del tipo “Cesso colle’recchie”, o al massimo “Bruttino ma simpatico”, “Grazioso ma cicciotto” … fatto salvo il caso delle pubblicità di aziende gestite da gay, a cui erigerei un altare per ringraziarli di aver eretto – è il caso di ripeterlo – l’ultimo baluardo di bonazzaggine maschile della tv.

Detto ciò, veniamo al titolo del post – che tra l’altro è anagramma di “spot”- odierno, ovvero al mio personalissimo fastidio e ribrezzo e disgusto di fronte alla pubblicizzazione di quella che considero un’identità sessuale o di genere rigida ed obsoleta, ovvero quella maschile contrapposta a quella femminile e viceversa. Genericamente potrei prendermela con qualsiasi spot di prodotti riservati esclusivamente agli uomini e di conseguenza veicolati da un certo tipo di linguaggio, o di prodotti riservati alle donne e veicolati da un altro tipo di linguaggio. Ho scelto questo in particolare – se lo avete visto non avete bisogno di ulteriori chiarimenti – perchè mi ha scandalizzata particolarmente, forse anche per la presenza di un personaggio davvero inquietante che sta monopolizzando diversi settori della rete televisiva.

Lo scopo della pubblicità è quello di arrivare ad un numero maggiore di utenti possibile  che comprendano e rispondano ad un linguaggio specifico, e dunque se le pubblicità riservate alle donne adoperano un certo linguaggio è anche perchè – tristemente – esiste un’effettiva maggioranza di donne che comprende e risponde a questo specifico linguaggio. Il mio problema è che quest’ultima maggioranza va aderendo sempre più al modello “donnetta scema”, ovvero un modello lontano anni luce dalla sovrasessualità a cui personalmente auspico, e questo mi dà un inquietante dato sulla composizione maggioritaria della popolazione femminile.

La questione è ben lampante nel detto spot poichè la donnetta protagonista risponde totalmente agli schemi: il problema maximo si riassume nel paradigma del “Checcazzomimemetto”; deve stupire le amiche con i suoi vestiti e dunque il dilemma s’infittisce; si è rincoglionita di programmi tv sui vestiti in cui un’aliena psicotica ossigenata gesticolava pronunciando gridolini e frasi fatte irripetibili con cenni anglosassoni insieme ad un altro venusiano incravattato di rosa e ce lo fa sapere anelando davanti allo specchio per l’intervento della prima; è una moderna cenerentola per la quale i sogni son desideri e quindi la mattacchiona di cui sopra, fresca di inaugurazione del Piper, spunta nella stanza con un beauty-case quattro stagioni, dicendole che deve vestirsi di luce e poi la infila nel canonico spezzato beige e blu e lei estasiata si chiede come ha fatto a non pensarci, che sciocca.

La stessa donnetta avrà una figlia a cui riproporrà il medesimo modello: la porterà al parco vestita di pizzi ed organza sgridandola perchè si è sporcata con la terra, le insegnerà che una signorina certe cose non le fa, che ci sono attività da maschietti – la politica e da femminucce – lo shopping e la seduta settimanale dal parrucchiere – e che la manderà a lezione di stile da Carla tra i docici e i quindici anni (sul serio) di modo che impari che esistono e vanno rispettate le attitudini ed abitudini da femminucce come quella di amare lo shopping, di truccarsi ogni giorno, di identificarsi con la propria borsa, di piagnucolare, di non saper stare da sole, di sviluppare la personalità in funzione della propria madre o di un uomo a caso, di comprare scarpe quando si è tristi, di stare a dieta, passare ore appresso ai capelli, di limarsi le unghie, pulire casa fino alla sterilità, schifarsi per un nonnulla, avere paura di cose insignificanti come le formiche, di parlare dietro le spalle evitando come la peste la solidarietà, di ridacchiare dicendo “non lo so” per rimorchiare un uomo, di chiedere aiuto anche per ciò che si potrebbe fare da sole … e così via …

In questo modo la maggioranza sarà difesa e gli spot televisivi, continuando a cercare di accontentare la maggioranza, continueranno a rivolgersi ad essa in un coro di confettinismo sfrenato.

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La Robba_parliamo di vestiario … e di decluttering.

[articolo fortemente sconsigliato – opperchènno, Consigliato – alle “fashoniste”, sinonimo neogenerato di donnette]

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Settembre.

C’è poco di più distante da me dello lo shopping o del substrato socioculturale relativo alla frase “Non ho un cazzo da mettermi” pronunciata davanti alla Buckingham Palace delle cabine-armadio.

Dal giorno in cui ho saputo che mi sarei trasferita per frequentare la magistrale a Venezia al giorno in cui questo è effettivamente accaduto sono passati due anni e qualche mese. In questo periodo c’è stato un momento in cui mi è balenata l’idea di quest’impresa e da lì ho iniziato a fare varie sperimentazioni di vita futuribile, la maggior parte delle quali riguardavano la riduzione dell’enorme mole di Robba che avrei poi dovuto portare a braccia per mezza Italia.                                                                                                                                                                            Già una volta, tornata dall’India, ero rimasta scioccata e sgomenta rispetto a quanto la mia vita fosse opulenta e colma di frivolezze materiali. Era il 2010 ed ero tornata in infradito di gomma in aereo, lasciando nell’altro continente quasi tutto ciò che avevo. Arrivata a casa avevo iniziato ad imbustare il grosso della mia roba, soprattutto vestiti, oggetti e qualche libro e a distribuirlo ad amici, associazioni, mercatini …
Mi era capitato con le scarpe anni prima: ne avevo – come di punto in bianco –  23 paia e mi ero data come obiettivo di scendere sotto le 10: sono rimasta oscillante verso le 15 perchè Miasorella me ne passò quattro paia tutte insieme quando le crebbe il piede oltre il 37 e Mammozza me ne molla un paio l’anno minimo, perchè ha la straordinaria abitudine da roulette russa di provarle su un piede solo, senza camminarci … e poi le vanno strette e me le passa a me che ho i piedi fini e mi durano anche 8 anni perchè ne ho molte e le consumo poco.

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Ottobre.

Qualche giorno fa ho scoperto che l’operazione di far sparire il superfluo materiale si chiama “decluttering“. Ebbene, dopo questo sforzo di anni per ridurre la suddetta mole, ecco a voi le foto del mio fallimento sottoforma di innumerevoli valigie di Robba vomitata sul letto ogni volta che tornavo da Roma. Mese dopo mese, inesorabilmente acido lattico e mal di spalle, le mie o quelle degli eventuali accompagnatori. Poi ho voluto spezzare alcune lance a mio favore e ho trovato le mie brave scuse: 1. E’ dal secondo superiore che non cresco: alcuni vestiti li ho da 10 anni. 2. La ggente si ostina a regalarmi vestiti. 3. Mammozza si ostina a mandare al macero capi seminuovi che cerco di salvare come posso. 4. Miasorella è inqualificabilmente più alta di me e mi passa la suo Robba. 5. Sta tutto in due ante, due cassetti e una scatola, non è molto! (lo è se porti la stessa taglie della Barbie ma sei più bassa di lei !) … e così via. Forse sono scuse migliori di “Ma è una Chanel!”, o “Ne ho bisogno”, o “Tutte ce l’hanno” … ma la mia giuria si rifiuta ugualmente di assolvermi. Va bene, non compro nulla finchè non c’è qualcosa da buttare che va sostituito … e quindi non compro nulla. Perchè mi arrivano talmente tanti vestiti che il disavanzo è costante. Mi sento comunque una frivola consumatrice, schiava del possesso e figlia degli anni ’80. Ma voglio guarire !

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Ottobre, altro giro altro regalo.

Ecco allora ciò che ho imparato sui vestiti negli ultimi anni di autoanalisi: servono solo per non sentire freddo d’inverno, per non sedersi nudi in giro d’estate e per comunicare con gli altri se sei un drogato di magliette con scritte come “People Before Profits” … come me. Detto ciò i miei vestiti sono suddivisibili in una manciata di categorie: quelli che ho dal pleistocene, quelli si seconda mano, quelli ecologici e quelli regalati. Ed eccoci nel vivo della questione: cos’è un vestito ecologico? Considero “ecologico” un capo d’abbigliamento che abbia almeno tre delle seguenti caratteristiche:

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Dicembre.

E’ fatto per durare: come il vestito arancione della prima foto! E’ un abito di seconda mano di Luisa Spagnoli appartenente ad una collezione anni ’70 che è costato 1 euro più 8 di bottoni nuovi che ho voluto attaccarci io. E’ fatto per durare perchè … è durato è dura ancora! Scherzi a parte, per i vestiti, come per la verdura e per la frutta è come con gli uomini: tocca ciò che compri e non avrai brutte sorprese. Se ti vedi la mano attraverso il tessuto non è un buon segno (con buona pace delle mode degli ultimi anni). Se ha la fodera dentro è un’ottima cosa. Se stiri leggermente le cuciture e senti una scricchiolìo, è destinato a sformarsi …

– E’ fatto con materiale riciclato/biodegradabile/organico o è di seconda mano: è di lana al 75% minimo, di cotone biologico, di lino, di cotone biologico, di fibra di latte, di canapa, di stoffe ricavate da una tenda …

– E’ Made In Italy o almeno Made In Europe. Niente Cina, India, USA, Thailandia …

– E’ del commercio equo e solidale.

– La fabbrica in cui è prodotto utilizza energie rinnovabili o derivate da fonti alternative.

– La fabbrica in cui è prodotto devolve in beneficenza una parte consistente del ricavo.

– La fabbrica in cui è prodotto sottoscrive un codice etico rigido sia per i metodi di produzione che per i diritti dei lavoratori impiegati.

Non compro in nessun caso vestiti “firmati”, di marca, di marchi e prodotti da qualsivoglia multinazionale o colosso della moda. Ne’ tantomeno le collezioni “ecofriendly” – che a ben vedere non lo sono mai di questi ultimi che mi sembrano una presa per i fondelli vergognosa, un’offesa all’intelligenza e un atto di inumana paraculaggine sciacqua-coscienza. Mentre c’è gente che si fa il mazzo per produrre eticamente, questi aborti della creatività pensano solo a mantenere i dividendi alti riaccaparrandosi i compratori scettici.

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Gennaio.

Se non credete che esista al mondo niente del genere, vi sbuggero subito con i link dei miei vestiti:

Quello della laurea. E’ proprio quello della foto, tra l’altro.

Quello di Capodanno di qualche anno fa.

Quello per la comunione del cugino preferito (che si vuole giustappunto sbattezzare).

I prezzi sono commisurati alla qualità e alla lungimiranza di chi si interroga sul consumo cercando di sfuggire alle logiche di mercato: è meglio comprare 10 magliette che ti durano un mese ciascuna o una che ti dura per un anno?

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Aprile.

E, a proposito di durata, come si fa a rendere eterno un capo d’abbigliamento di buona qualità? Anche qui ho sviluppato le mie brave regole:

1. Usatelo poco: la migliore abitudine che mi abbia passato il mio Papozzo – e quella sola, spero – è quella di stare in casa con vestiti “da casa” e al lavoro con vestiti “da lavoro”.

2. Il saggio lavaggio: al contrario, separando i colorati (anche per tonalità!) dai bianchi e a 30 gradi con un detersivo ecologico.

3. Stenditura e non stiratura: i bianchi al sole che disinfetta e i colorati all’ombra e al contrario così non stingono. Sbattete tutto per bene e usate le stampelle per le camicie. I maglioni e i delicati, invece, si stendono in piano. La stiratura è off limits. Vendetevelo il ferro da stiro, barattatelo o buttatelo … o bruciatelo nella pubblica piazza assieme al reggiseno !

4. Impara e ripara: ci vuole veramente poco a riattaccare un bottone, cambiare una lampo, cucire una toppa o rafforzare una cucitura lenta. Pochissimo. Se volete vi faccio i video tutorial … ma sul serio … è elementare.

In realtà il problema della durata non dovrebbe neppure essere posto: anche un capo d’abbigliamento di qualità media può durare decenni. Abbiamo prodotto così tanto vestiario negli ultimi 20 anni, che potremmo tranquillamente fermarci per altri 20 e vivere ben vestiti comunque. Ed è un po’ ciò che suggeriamo al mondo comprando vestiti usati …

Certo, dovremmo riaprire i manicomi per tutte le donnette che dopo aver letto questa frase sono crollate sbavando in preda ad un attacco epilettico … Ma, d’altra parte, nessun cambiamento è totalmente indolore.

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La borsa perfetta: impatto minimo e zero spese impreviste.

… in tutto ciò c’è stata la sessione d’esame. Non è stata particolarmente fruttuosa: ho portato a casa un 30 e ho rifiutato due voti non esaltanti. Così domani ricominciano le lezioni e sto preparando la borsa. Quindi questo post non è sulla borsa più COOL del momento, nè sul fatto che una donna senza borsa è come un cielo senza stelle o che io sono la mia borsa o la mia vita è nella mia borsa o qualsivoglia puttanata mediatica sul ruolo che ha la borsa nella femminilità e blablabla …

 Qui si parla di non spendere soldi a vanvera e di farlo, eventualmente, sostenendo un tipo di economia a basso impatto ambientale e ad alto impatto sociale. Perciò, ecco a voi la mia borsa ed il suo contenuto:

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– Chiavi di casa

– Cellulare

– Portafogli con 5 euro di sicurezza e non di più

– I libri e i quaderni e l’astuccio

 – Acqua e viveri: il thermos con qualcosa di caldo, il pranzo e qualcosa da sgranocchiare

– Un fazzoletto di stoffa

 – Crema per le mani e burro di cacao

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Sugar and Cinnamon

A wholefoods blog showing the sweeter side of healthy eating

IL CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO

(HOMELESS EDITION) economia domestica ed educazione sentimentale di un disoccupato con prole

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