(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Ecostudentessa Ecouniversitaria

su 26 febbraio 2014
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Siccome mi mancano tanto i miei super-amichetti della triennale – senza togliere nulla a tutti gli altri amichetti – voglio dedicare questo post a loro e usare le foto delle loro feste di laurea per guarnirlo. Grazie a Carmelo Mr. Lopalopa, Giulietto e La Finlandese … per tutto quello che mi hanno dato, insegnato, imboccato e via così =)

E’ da dicembre che ho in testa questo post. Ho dato il primo esame della sessione il 20 dicembre e mi son detta:

“Bene, quando avrò dato l’ultimo esame della sessione, lo scriverò”.

Signori, siete tutti testimoni: avrei dovuto dare l’ultimo esame oggi alle 17 e sempre oggi – 26 febbraio 2014 – l’esame è stato spostato al CINQUE.DI.MARZO. Nel frattempo, tanto per dare coraggio agli studenti -lavoratori-autospesati (merce rarissima) o agli aspiranti tali ho collezionato quattro trenta cum laude, che mi sono valsi una teglia per dolci e un cerchietto di velluto. Perché io mi premio … come i cani antidroga.

… E siccome se devo ridare l’esame è tuttacolpamia, o meglio della mia secchiaggine ormai conclamata e incontenibile – ebbene sì, quest’esame l’ho già dato e ho praticamente rifiutato un voto già di per sé alto perché voglio il 30 – … non pongo altro tempo in mezzo e vi scrivo qualche cosa sull’essere studenti e rendere compatibile questa sventurata condizione di vita con l’ecologia e la perenne squattrinatezza.

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E’ innanzitutto una questione di stile …

Number_one: La Carta_ se sei uno studente, la Foresta Amazzonica ce l’ha con te per principio. Per placarla devi ricordarti del suo umido urlo primordiale ogni volta che stai per fare una fotocopia, comprare un libro, comprare un quaderno …

a. Dai libri non si scampa, se vuoi dare l’esame devi essere in loro possesso per almeno un tot. Hai diverse strade: se hai dei rari professori SANTI che mettono il libro sulla loro bacheca in formato e-book, dai loro il culo perché se lo meritano; se dai l’esame insieme ad altre persone ammortizzate i costi e le spese procurandovi una copia del libro in questione da usare a turno – ma che sia gente fidata ! Anche dare gli esami in batterie da due è un’ottimo metodo – e che sia rigorosamente usata. Idem per i libri fotocopiati: to share ! TO SHARE ! TUSCER. Toucher ? Vabbè. Se il professore è l’autore del libro e tende a mettere 30 a chi lo espone nuovo di zecca sul banco … non fatemi essere volgare. Io comunque, siccome i libri dell’università sono una delle voci di spesa a carico dei miei li scarico sul kindle, li compro usati o – se non si trovano – nuovi e poi li spaccio AL POPOLO che ci studia sopra o – ARGH – li fotocopia.

b. Le fotocopie hanno un’utilità qualora il loro uso non si trasformi in un abuso. Scrivere velocemente – stenografare è un’arte che dovrebbe essere nuovamente fruibile ai più – permette di copiare gli appunti delle lezioni mancate (per lavoro) dai quaderni altrui. Fotocopiate appunti e libri solo in caso di imminente autocombustione degli stessi e rigorosamente fronte-retro. Una volta usato il libro  fotocopiato può essere rivenduto o ceduto. Non si butta nessun foglio che non sia stato utilizzato da entrambi i lati.

c. I quaderni: per prendere gli appunti vanno bene un mucchio di fogli usati solo da un lato e spillati sapientemente in un angolo. Semmai vi servisse un quaderno – io ne ho uno avanzato dalla triennale che ho trovato a casa dei miei a dicembre e uno per francese, perché non avendo una grammatica di riferimento per il corso è quest’ultimo a fare da manuale – compratelo di carta riciclata in EU o meglio in Italia, ma solo dopo esservi assicurati di non averne altri. In alternativa potete scegliere quelli con il marchio fsc, ovvero fatto di carta proveniente da foreste gestite responsabilmente. Un’ultima frontiera è la carta fatta di pietra, ehssì, andate a leggere ! Io ne possiedo un piccolo esemplare che mi da grandi soddisfazioni ! Ah, molte ONG propongono quaderni in carta riciclata o Fsc acquistabili nella parte del merchandising del sito. E poi c’è sempre il commercio equo e solidale !

d. La tesi si stampa – perché alla fine sei lì per laurearti … quindi dovrebbe succede ad un certo punto che ci sia una tesi – su carta riciclata con copertina di cartone. Ebbene yes.

Consigli extra: scrivete piccolo, più piccolo che potete, e aggiustate il vostro metodo di studio … ovvero, se per dare un esame avete bisogno di leggere il libro, sottolinearlo col righello, riassumerlo, schematizzare i riassunti, schematizzare gli appunti, fare le mappe concettuali al computer e stamparle attaccandole al cesso o sull’armadio, ripetere il tutto per tre settimane … la mia diagnosi è che avete troppo tempo a disposizione, troppa ansia a cui porre rimedio e/o un disturbo dell’apprendimento di vasta portata.

Number_two: La cancelleria più in generale_ Di alcune cose si può fare a meno: bianchetto, evidenziatore – io ne ho tre che resistono dal primo anno di triennale ! – righelli, penne che sparano gel glitterato al profumo di fabbrica. Altre suppellettili sono tristemente necessarie:

Penne di colore neutro: io, finché non finiranno, userò le “penne dei convegni” …

(PARANTESI: se sei uno studente universitario DEVI partecipare a più convegni (anche festival, assegnazioni di premi e di lauree honoris causa) possibile, specie quelli in cui figurano molti sponsor. Perché si imparano un mucchio di cose, intanto, ma soprattutto perché sono fonte inesauribile di penne, matite, pennette usb e fogli di carta … senza contare quegli eventi magnifici in cui ti offrono anche il pranzo o l’aperitivo, o il caffè … E’ UN INVESTIMENTO !!!)

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La fame la caccia con la scopa … e la raccoglie con la paletta. Sì, è di Brescia.

… dicevamo. Quando le penne dei convegni finiranno, e quando finiranno quelle abbandonate sotto i banchi e in biblioteca (W la sbadataggine … altrui) mi rivolgerò all’ampio mercato delle penne ricaricabili di cui ho già un bellissimo esemplare lilla regalatomi da Giulietto e un altro bianco che pesa come un ferro da stiro, regalo dei nonni.

Matite: vedi il discorso convegni. Già la matita in sé è poco impattante, inoltre ne esistono diversi modelli eco-compatibili e fabbricati in Italia o sponsorizzati da ONG. Da non dimenticare i portamine di metallo: mio nonno ne ha passato uno alla nostra famiglia che resiste dagli anni ’50 !

Gomma da cancellare: io ho le stesse due dal liceo, ma anche qui, ne esistono infiniti modelli a basso o nullo impatto.

Temperino: di metallo. Se sei abbastanza furbo, lo compri in prima elementare e non lo molli più.

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Giulietto, una donna un mito !

Number three_Vivere di buon senso_1.RELAX! Non siete i primi a frequentare l’università e non sarete gli ultimi, quindi gli psicofarmaci non sono ammessi, mentre il sesso selvaggio è prescritto e suggerito. 2. Hai diritto ad essere fuori sede SE vivi a più di un’ora dalla città dove si trova la tua università. Sennò sei pigro. 3. Condividi la tua casa con più persone possibile. 4. Mangia ragionevolmente, impara a cucinare nell’ottica di produrre pochi rifiuti e condividi la spesa e i pasti. 5. Spostati a piedi o in bici o con i mezzi SE il tragitto è ragionevolmente impervio. 6. Riduci, ricicla, riusa, rattoppa … riSHARE. 

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Non cambierò mai idee: le case piene sono cose … piene.

La chiave di molte di queste azioni – a parte l’acquisto di oggetti poco impattanti – sta nella collaborazione e nella condivisione con i vostri simili. Purtroppo gli studenti Cafoscarini, o almeno un buon 80% di loro non capisce il senso di questa mia affermazione. Avevo parlato di loro in uno dei miei primi post, un post troppo lungo per la verità, come questo. La solidarietà qui è nemica della competizione. Per fare un esempio su tutti, non solo c’è gente che VENDE i propri appunti … ma c’è gente che LI COMPRA !

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Dall’università al ristorante per il pranzo di laurea si va in autobus =)

Io a Roma ho visto gente che non conoscevo studiare sui miei appunti per i corridoio, io stessa ho usufruito di appunti e libri di perfetti e amichevolissimi sconosciuti. La mia tesi di triennale è stata scritta in 48 a 18 mani, così come molte tesi di altri amici … tranne il fatto delle 48 ore che nel mio caso sono state un ameno – nel senso che se la becco LA MENO – regalo della mia relatrice. In somma, il verbo è SOLIDARIZZARE IL BUON SENSO.

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17 responses to “Ecostudentessa Ecouniversitaria

  1. WOW! Ma che brava! Che esami erano? 😛
    Io comunque (bei tempi, sic!) scrivevo molto a matita e cancellavo. E non ho mai perso tempo (né carta) a trascrivere gli appunti. Comunque da qualche anno, lasciatami l’università alle spalle da circa un secolo, ho comprato un Kindle (per ragioni di spazio, principalmente). Consuma pochissimo, niente carta, ovviamente, e occupa poco spazio. Resta il problema delle componenti inquinanti, ma io non sono la tipa che cambia modello per moda! E poi, quando sarà, lo smaltirò come si deve.

    • scassandralverde ha detto:

      Io pure ce l’ho, l’ho preso usato però … così ammortizzo un po’ l’inquinamento …
      Gli esami erano: Razzismi e logiche del riconoscimento 1 e 2, Economia del Welfare e delle politiche sociali, Laboratorio di politiche urbane e quello mancante è Globalizzazione e mercato del lavoro.

      La mia facoltà è fricchettonissima.

  2. Lotje ha detto:

    Anch’io fotocopiavo i libri in Italia. Ma non ho mai rifiutato un voto.

    • scassandralverde ha detto:

      Eh, io sono un po’ secchiona … lo ammetto.

      • Lotje ha detto:

        Eh, in Italia ci sono più studenti che lo fanno. In Olanda ci accontentiamo con un 7 su 10. E il 10 non verrà mai dato. Il massimo in pratica è 9 su 10. Ci sono tante differenze poi nell’università tra Olanda in Italia.

      • scassandralverde ha detto:

        Beh, dipende: da noi il voto va da 0 a 30 cum laude. Se so che a un esame posso prendere 30 cum laude lo pretendo da me stessa e lo posso dare anche 4 volte, non è un problema. Se devo dare un esame che non mi interessa, o con un professore psicotico che assegna i voti a caso, oppure oggettivamente difficilissimo, allora posso accettare anche un voto più basso. Comunque molto dipende anche dalla media che hai, perché qui il voto di laurea dipende in gran parte dalla media dei voti degli esami. Per esempio io ora ho la media del 29, quindi posso prendere il passimo alla laurea … perciò se prendo un voto più basso di 29 mi rovino la media e lo rifiuto.

      • Lotje ha detto:

        Non ci avevo pensato mai, allora tu fai i calcoli pragmatici come gli olandesi!

      • scassandralverde ha detto:

        Essì, ma infatti io sono molto “nordica” per queste cose … Diciamo che sono una Svizzera per gli orari, una Svedese per l’organizzazione, un’olandese per i calcoli e per l’apertura mentale verso certi temi, una finlandese come fumatrice, un’italiana per la cucina e una spagnola per l’abitudine a fare festa. Che casino !!!

      • Lotje ha detto:

        Ne parlavo ancora l’altro giorno con mio marito. Eravamo a Firenze in vacanze. Siamo insegnanti e ci piace che gli studenti italiani sono motivati a prendere un 30. In Olanda non è la cultura.

      • scassandralverde ha detto:

        Beh, gli italiani in generale non direi che lo sono … Per me, per esempio – a parte la questione della media – non è importante il numero in se, ma aver capito il senso dell’esame, aver raccolto le informazioni, averle “digerite” ed essere in grado di elaborarle, criticarle ed esporle. E quando sei in grado di fare quello, se il professore non è un imbecille, prendi trenta.

      • Lotje ha detto:

        Eh, vero. È intelligente però che tu vuoi da te stesso che tu digerisci la materia. Io per esempio, quando trovavo la materia una noia, ero contenta anche con di meno che capire in fondo in fondo. Una volta ho fatto una materia di storia contemporanea, relazioni internazionali che pretendeva di farti capire come funziona la politica internazionale. Il prof non ce l’aveva in testa che la verità fosse da lui, e allora mi sono annoiata. Io avevo l’idea di capire la materia, ma non volevo dargli il credito di ripetere le teorie semplistiche. Per quel motivo, o perché veramente non capivo niente di quello che voleva dire il prof mi ha bocciata e ho dovuto rifarla. Mi diceva che la mia tesi che avevo proposto ‘la potresti fare dopo esserti laureata, ma non ancora all’università e dal suo esame’. Ma che cavolo vuol dire questa?

      • scassandralverde ha detto:

        Alla triennale (che era in lingue orientali) ero costretta a dare un esame di “Storia della scienza” nel cui programma c’era da leggere tutta la corrispondenza di Galileo Galilei. Non aveva senso e in più la professoressa era all’estero quindi non abbiamo neppure avuto un corso da frequentare. Chiaramente non l’ho studiato e ho preso 23. L’ho accettato perché non avevo alcuna intenzione di perdere tempo su una cosa simile. Però poi mi sono pentita un po’ perché mi ha abbassato la media insieme a un altro esame sempre da 23 che ho dato 5 volte. Il voto di laurea è stato 106 (io mi ravo a superare il 105, quindi ok) e ho imparato la lezione.

      • Lotje ha detto:

        Bello, lingue orientali. Dai italiano non è male neanche 😉

      • scassandralverde ha detto:

        Meglio del cinese, sicuro !

      • Lotje ha detto:

        ma di quali lingue te ne intendi adesso? Anche il giapponese? Altro ancora? So che gli studenti in Italia fanno sempre più di una lingua. In Olanda si è solita farne una e basta purtroppo. A me sarebbe piaciuta combinare italiano con portoghese per esempio, che me la cavo anche un po’.

      • scassandralverde ha detto:

        Io ho studiato cinese e tibetano. Chiaramente il tibetano non lo parlo … ma anche il cinese, insomma … quest’estate andrò in Cina a rinfrescarlo un po’.

      • Lotje ha detto:

        ah! caspita. Interessante. io seguo un blog di una ragazza olandese che lavora in cina e che ha studiato il cinese. Purtroppo non te la posso raccomandare. Bei piani per le vacanze allora!

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