(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Il dorato mondo del MIO lavoro … e l’altro. Un post troppo lungo.

su 24 ottobre 2012

Ho trovato lavoro. Non ho voluto fare pubblicità in proposito perchè su certe cose, quelle molto serie, finisco per essere sempre piuttosto scaramantica e shopenaueriana al contrario. Faccio finta che non mi interessi, desidero che capiti l’esatto contrario di ciò che mi converrebbe. A quanto pare funziona.

Ora: come stracazzo ho fatto? I primissimi giorni veneziani ero accompagnata dal Miomone e passeggiavamo senza sosta per la città più romantica del mondo, dove però, come notava il Miomone, non è possibile tenersi per mano per più di venti secondi a causa della calca perenne. Ad un tratto il suddetto nota un cartello fuori da un locale: cercavano qualcuno per gli extra e ci si poteva candidare portando il curriculum e le foto. Il caso volle che tale luogo si trovasse a cinque minuti a piedi da casa mia e che il Miomone si sia effettivamente preso la briga di convincermi a portare il curriculum a quello che poi sarebbe stato il mio futuro Boss (abbiamo un nuovo personaggio !). Da quel momento ho fatto tre colloqui: il primo di assestamento, per eliminare gli psicopatici; il secondo di inquadramento per capire chi sei che fai e che hai fatto; il terzo, conclusivo, per darsi appuntamento al “giorno di prova”. Durante il primo mi ha dato una sgrossatura delle informazioni generali: 24 ore di lavoro a settimana su tre giorni, contratto a chiamata, 500 euro circa mensili. Durante il primo colloquio ho avuto modo di notare che il bancone era tempestato di birre alla spina. Anche i due frigoriferi ai lati del banco avevano quasi solo birre, soprattutto di provenienza belga … l’uomo che avevo davanti amava la birra e io posso vantare lo stesso hobby tra i miei. Così, appurato di aver passato lo psycotest, ho chiesto al Miomone multitask, che è molto scienziato in materia e in tante altre materie, di ripassarmi tutta la “BEER ISSUE” con particolare attenzione ai metodi di spillatura della belga, quindi mi sono recata al secondo colloquio ed ho pilotato la conversazione verso “cosa-devo-fare-io-qui” e gli ho fatto sapere che ne sapevo e il Boss ha gradito e ha detto che ero la prima che arrivava “già imparata”. Terzo colloqui: questioni burocratiche molto importanti, quali i 560 euro di busta paga più le mance, l’elasticità nei turni e la trasmissione dei dati per la firma del contratto. Prima del “giorno di prova” mi comunica che sono già assunta e che inizio con un turno di sei ore sabato 13. Poi ho lavorato 8 ore martedì e giovedì e, a causa dell’assenza di un’altra ragazza, questo lunedì e ieri e lavorerò domani. Mi piace e ho avuto un culo sfacciato.

Sono scesa dalla montagna del sapone da un bel po’ e, soprattutto, lavoro con una certa regolarità da quando ho 14 anni, quindi so che non va come è andata a me nella maggior parte dei casi. Mi è capitato di lavorare 07.30-17.30 per 2.50 euro l’ora (100 a settimana) dopo aver pagato 100 euro per un “corso di formazione” in un centro estivo in cui ogni bambino sborsava 100 euro a settimana … storie note. Mi sono sempre rifiutata di lavorare gratis, di restituire buste paga o simili – potevo farlo perchè, abitando a Roma, la scelta è sempre stata ampia – ed ho cercato con tutte le mie forze di evitare il lavoro nero, con risultati a mio ferreo giudizio piuttosto discutibili. Ma non è il fenomeno della precarietà, della sottoccupazione o disoccupazione giovanile il tema su cui vorrei discutere al momento. Il fatto è che all’università non ho ancora un compagno di giuochi e sto cercando di spaziare nelle conoscenze per trovarne almeno uno, anche se la mia collega Crocerossina, che ha seguito il mio stesso corso di studi, mi ha detto di lasciar stare. Sedendomi vicino agli più svariati profili ho appurato che in molti non passerebbero lo psycotest di cui sopra e mi è venuta una gran voglia di fare un documentario-inchiesta sui problemi psichici derivanti dallo studio forsennato del cinese. Ho anche il titolo: “Faccia da cinese !”, ma tanto per cambiare non ho i fondi … che palle ! La seconda impressione che ho avuto è che oltre agli Psyco (abbiamo un’altro nuovo personaggio ! Anche se questo è collettivo … ?), con i quali non si può davvero parlare di nulla che non sia università(che tra i 3000 caratteri imparati a menadito hanno dimenticato che la Cina è una dittatura delle più repressive al mondo … ohibò), sia il sottogruppo che chiamerò Businessclass (valigetta, giacchetta, occhiale di marca, manicure perfetta e la parola sinergia anche per parlare di insalata …) e quello più grande che non ho ancora identificato perfettamente … TUTTO è pervaso da un’ingenuità disarmante ! Questi pensano di uscire a 25 anni – è un quarto di secolo, chiaro ? – con un 110 e lode e due certificati di lingua e che il dorato mondo del lavoro si spalanchi davanti a loro con l’hostess che serve Crystal e due schiavetti neri che sventolano foglie di palma ! Non tengono conto del fatto che i capi che li scrutineranno a 25 anni avevano già i contributi versati da un bel po’, ma non credo che sappiano nemmeno cosa siano i contributi, cosa significhi stare otto ore in un posto a fare quello che ti dicono, tornare e fare la spesa, cucinare, dare una pulita e trovare spazio per vivere … anche se di quest’ultimo sembra interessargli ben poco. Per non parlare della coscienza sociale allo stato larvale:

– Voglio andare a vivere in Cina e fare un sacco di soldi con le esportazioni;

– Voglio trovare una moglie cinese;

– Perchè studio il cinese? Per parlarlo! (e ti senti anche molto furbo dicendolo !)

– Noi facciamo bene ad andare lì a farli lavorare tanto (leggi schiavizzare) perchè se no come vivrebbero? E poi sono degli ignoranti che se hanno il cancro preferiscono morire a casa che curarsi … E se il loro governo non si lamenta e loro nemmeno perchè dovremmo smettere?

E dunque, davanti a cotanto sfacciato orrore, mi sono permessa di elaborare un prototipo di colloquio di uno questi individui:

– Piacere, Fraccazzo Da Velletri, studio il cinese.

Esperienze lavorative?

– Studio il cinese.

Interessi?

– Cina e studio del cinese.

Lingue oltre all’italiano ?

– Il cinese.

Titoli di studio ?

– Laurea in cinese.

Paesi stranieri in cui è stato ?

– Cina.

E sono purtroppo costretta a buttarla sulla faccenda di genere perchè in classe mia siamo donne all’80%, esclusi gli indecisi. Io ho serissimi problemi a non dare in escandescenze davanti alle femmine sposate (già di per sè) che non lavorano e/o che non hanno mai lavorato; quelle che dicono di non poter divorziare perchè se no rimarrebbero in mezzo a una strada; che mettono il divano davanti alla porta sprangata se il marito non dorme a casa … il risultato ultimo dell’aberrazione del linguaggio femminile di cui non parlerò mai abbastanza. Vedere delle vent’enni che si stanno autonomamente candidando al ricambio generazionale di quella categoria vergognosa, supportata da altre femmine che scrivono boiate, perchè di libri non si può proprio parlare, per invogliare altre donne a crocefiggersi nel focolare domestico abbandonando il lavoro di loro spontanea volontà per “senso del dovere” verso la prole o a lavorare da casa per non “essere costrette a delegare la cura dei propri bambini” … L’ORRORE ! Allora, la domanda che sovviene a qualcuno è: ma se lei è felice così? Lei vive nel mondo degli orsacchiotti coccolosi, dove non esiste la morte, la disoccupazione, la violenza sulle donne, le corna, la depressione, l’alcolismo, il disamoramento,ovvero non ha calcolato NESSUNA possibilità di fallimento e NESSUN piano B. Ovvero, io conosco una ragazza di venticinque anni che dopo il liceo si è sposata con uno che guadagna bene e ha fatto due figli. Punto: la sua vita è “non delegare la cura dei propri bambini”. E’ felice? Se glielo chiedi ti dice di sì, e che le sue scelte sono dovute al fatto che sua madre era, invece, l’antimamma che non cucinava mai e che lavorava sempre e che ha divorziato (ma come si è permessa ?!). A parte la sempliciotteria di impostare la propria vita in funzione della madre, che … diciamo … Freud ormai ha pronipoti che lo hanno superato di diverse lunghezze … ma se un giorno il tizio, senza voler fare ipotesi più tragiche ma non meno verosimili, perde il lavoro? Oppure “non ti piace più” ?

Tu dove vai a sbattere il cranio con un diploma, nessuna esperienza lavorativa e due figli da mantenere?

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