(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

3 RICETTE PARAVENTE_Regalo di compleanno per Miofratello. !

Tanti auguri a te,

tanti auguri a te,

tanti auguri a Miofratello,

tanti auguri a te !

Oggi è evidentemente il compleanno di Miofratello, maledetto cervello espatriato !!!

… essiccome non ho internet a casa e non posso cantargli Tantiguri su Skype strimpellando sul mio ukulele – parleremo di lui in seguito – mentre sto in biblioteca, essiccome non ho ancora un lavoro e le mie finanze vanno disperatamente assottigliandosi … ecco qui il tuo regalo ‘ninni !!!

Non mi sono dimenticata che sei l’ultima vittima del mio vegetarianesimo non-violento, né che mi avevi chiesto alcune ricettine fordummies utili ad effettuare la famigerata TRANSIZIONE. Certamente puoi anche ispezionare la categoria “Ricette”, ma volevo dedicarti qualcosa di diverso e personale … allora, mentre facevo le mie simpatiche file in segreteria per il cambio di facoltà – che tra l’altro andò a buon fine, chiedo la tesi questa settimana! – mi sono spremuta ben bene le meningi e ho pensato a come formulare queste ricette in maniera funzionale al fatto che siamo a parecchi km di distanza e che sei in un paese diverso dal mio in cui potrebbe esserti difficile reperire determinati ingredienti. Quindi mi sono “inventata” una serie di ricette paravente in cui inserire di volta in volta le verdure che hai … e speriamo che ti piacciano !!!

>In ogni caso, per cucinare bene ci vuole una musica allegra !<

Ricetta paraventa n. 1: Il risotto.

Ciò che distingue la frase “faccio un resotto al …” dalla frase “faccio un riso con …” è per prima cosa un alto grado di self-confidence o presunto tale e poi, lo strumento con cui si effettua la cottura: nel primo caso una padella, nel secondo una pentola.

Quindi ti serve una padella. E, sì, del riso, nella misura di una tazza a cranio. Però ti serve anche una pentola ! Il primo passo, infatti è quello di mettere a bollire due tazze d’acqua per ognuna di riso. Se metti semplicemente mezzo cucchiaino di sale per tazza d’acqua va già bene … non ti allarmare se vedi dei pazzi che ci mettono il dado per brodo o persino del brodo vero, è gente che legge Carlo Cracco. Beh, supponendo che tu abbia messo l’acqua a bollire, prendi la padella, mettici un quarto di cipolla e mezza carota tagliate finafine con una cucchiaiata d’olio, poi prendi una verdura irlandese di stagione accacchio, lavala e tagliala a pezzettini. Accendi il fuoco sotto la padella con cipolla e olio e aggiungici la tazza di riso. Fatto ? Mescolando con un cucchiaio di legno noterai che il riso, oliandosi, diventa tutto trasparente, quando l’olio inizia a fare le bollicine buttaci la verdura a dadini. A questo punto l’acqua della pentola dovrebbe essere già piuttosto calda. Con un mestolo aggiungila nella padella poco alla volta fino a che il riso non sarà cotto. Per fare il figo, ma soptrattutto per garantirti un apporto adeguato di calorie, un attimo prima di spegnere il fuoco aggiungi un po’ di burro, un cucchiaino basterà, e se ne hai, un po’ di formaggio grattato da mescolare finché si sarà sciolto.

Ricetta paraventa n. 2: Uovo strapazzato corretto.

Difficilmente un vegetariano va incontro a carenze proteiche … a meno che non si dimentichi inavvertitamente dell’esistenza delle uova … sì, eventuali lettori vegani, lo so che si può fare a meno delle uova, ma spiegare il come sarebbe insensato in questa sede. Quindi la cosa più facile da fare con le uova è la strapazzatura, e noi la correggiamo oggi per i nostri fini nutritivi. La strapazzatura in sé consiste di solo olio e uovo mescolati forsennatamente durante la cottura, se però aggiungessi all’olio caldo della padella una delle suddette verdure irlandesi a cacchio prima di inserire l’uovo, avresti un uovo strapazzato mooolto più interessante. Quindi: olio in padella, fuoco basso (ma tanto te hai le piastre, porastella !), verdura accacchio tagliata il più piccolo possibile e lasciata cuocere qualche minuto (aggiungi acqua se si attacca !), uova e mescolatura forsennata fino alla cottura dell’uovo. Non dimenticare il sale !

Ricetta paraventa n. 3: Lo sfornato sformato.

More difficult, fratè, a ‘sto giro ti serve una teglia anti-aderente spessa almeno tre dita! … Ce l’hai ? Ottimo ! Allora, visto che le patate non mancano mai in terra d’Irlanda, ho pensato una ricetta a base di patate che potrai reinterpretare a tuo piacimento e a seconda di ciò che ti sarà più facile reperire. Tra l’altro è molto comodo da portare al lavoro e si conserva in frigo per un bel po’, quindi puoi cucinarlo di domenica e andarci avanti fino a metà settimana ! Per la base, appunto, avrai bisogno di quattro patate belle grosse: sbucciale e tagliale in quattro e poi mettile in una pentola coprendole con l’acqua fredda e aggiungendo un cucchiaino di sale. Per capire quando sono cotte puoi provare a bucarle con la forchetta e tirarle sù. Diciamo che più sono morbide e meglio è ! Contemporaneamente metti a bollire con un po’ di sale anche una o due unità delle sempiterna verdura random tagliata a cubettini. Una volta scolate le patate, mettile in un’insalatiera e schiacciale con una forchetta fino a renderle irriconoscibili. A questo punto accendi il forno a 200 gradi … oddìo, non mi ricordo che forno hai … beh, se ci sono unità di misura strane tipo i farenheit, mettilo a una temperatura medio-alta. Aggiungi all’impasto di patate due uova, la verdura a cubetti di cui sopra e un formaggio che ti piace grattuggiato o tagliato a pezzi piccoli. Metti nella teglia due cucchiai d’olio e spalmali a mano su tutta la superficie interna, versaci poi il tuo magnifico pappone e spianalo il più possibile. Poi mettilo in frigo e cuocilo una ventina di minuti.

E BUON APPETITO !

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Montagna Low-cost … con il barefooting !

Sentiero 12_Vallone di Lòò

Sentiero 12 del Vallone di Lòò_Valle D’Aosta.

La scoperta giunge, in realtà, casuale quanto la mela di Newton.

Dopo due orette e mezza di scarpinata per arrivare al Vallone di Lòò e ricevere la polenta rituale, ci si levano le scarponi e si vegeta giusto un po’ tra vacche e insetti ronzanti, nel dopo pranzo. La siesta dura poco per gli irriducibili della scalata e subito si propone di andare un po’ più sù, mezzoralmassimo, ai laghi che sono rigorosamente tre e rigorosamente chiamati Lago Blu, Lago Verde e/o Lago Nero. Siccome gli alpinisti sono notoriamente ben più bugiardi del più bugiardo dei pescatori, dopo ben tre mezzorealmassimo, stavamo ancora salendo in mezzo a punteggiature di neve perenne. Io e Miasorella, con la scusa di essere terrone e cittadine, abbiamo raggiunto un sasso piuttosto piatto, ci siamo tolte gli scarponi e ci siamo sdraiate con i piedi a mollo nel ruscello.

Dopo un’altra mezzoralmassimo è risceso il Miomone e ci ha raggiunte. Non avevamo nessuna voglia di rimetterci gli scarponi, essiccome ci ricordavamo un percorso piuttosto pratoso e acquoso … non lo abbiamo fatto: siamo scese per due mezz’ore a piedi scalzi ! E abbiamo anche incontrato dei ragazzi che salivano a piedi scalzi. Tornate giù un signore che era salito con noi vedendoci ha detto “Ah, fate barefooting !” … e noi che non facciamo quarant’anni in due – lui ne ha oltre 70 – abbiamo scoperto che, sì facevamo proprio barefooting o, come si dice in italiano, per sviare ogni interesse al primo colpo, facciamo gimnopodismo.

Ebbene, i vantaggi di questa attività sono molteplici: a livello medico è un po’ come fare ginnastica posturale, a livello psichico dà un gran senso di libertà e rusticaggine, a livello estetico è esfoliante, a livello godereccio è dimorto godereccio sentire l’erba sotto i piedi, poi la pietra, poi il fango caldo … e perfino la merda di vacca ! Machennesapete !?

Inoltre, non necessita di alcuna attrezzatura e quindi costituisce un’attività perfetta per giovani squattrinati ed ecologisti come me che hanno un po’ lo schifo di tutti quegli sport – e l’alpinismo è uno di questi – che necessitano un montepremi di 200 euro di chincaglierie in plastica solo per andare a vede di cosa si tratti. Senza parlare di chi sfoga la smania da shopping comprandosi attrezzature allucinanti che userà tre volte all’anno massimo ecceteraeccetera …

Dal punto di vista filosofico, si rifà alla corrente slow e di decrescita e restituisce la dimensione più umana e meno agonistica alla montagna. A piedi scalzi non si può fare un percorso da otto ore in otto ore come se niente fosse, non si può correre, la montagna la si sente e per gustarsi il panorama occorre fermarsi a guardarlo per evitare di inciampare o ferirsi … almeno all’inizio, quando si ha ancora la pianta “da scarpa” e ci si sente piuttosto nudi e indifesi a contatto col suolo.

E il bello è che esistono degli itinerari pensati apposta per i barefooters: in Germania ce n’è tantissimi perchè – tanto per cambiare – questa cosa se la sono inventata loro, ma anche in Italia c’è il Club dei Nati Scalzi che organizza parecchie cosette sia in Italia che all’estero. Ma, semplicemente, se vedete che il terreno è buono, levatevi le scarpe e andate !

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Questa foto l’ha scattata Miasorella: se volete fare BarefootingSCassandresco, non dimenticate lo smalto rosso !

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Vacanze sostenibili: Il Volo della Rondine e altre storie.

Piedi a Marinella

Ripropongo un paio di piedi – sempre miei – su una spiaggia poco distante da Palinuro. Lo faccio in vista della conclusione e del rinnovo di un percorso. E siccome si parte sempre dalle scarpe, dall’assenza di queste vorrei ripartire.

Ci ho messo circa tre ore per trovare il coraggio di riaccendere il computer. Mezz’ora per collegarlo a internet, e non ho ancora trovato le forze di scaricare la posta e spero di riuscire a non farlo fino a domani.  Credo di essere completmente disintossicata: dal Nord, dalla fatica, dal freddo, dai prezzi, dal gelo interpersonale, dallo studio, dal lavoro, dal rumore, dagli elenchi =)

Mare vicino Grotta Azzurra

QUESTO è mare.

Sarà che siamo partiti da questo mare e siamo stati accolti a Roma da secchiate d’acqua e grandine … ma da cosa si misura l’efficacia di una settimana di vacanza ? Credo dall’amaro di rientrare a casa, almeno in parte, dato dalla constatazione che, sì, è rimasto proprio tutto così come era stato lasciato, che questa settimana non ha in alcun modo contagiato i maledetti oggetti, la polvere, le piante, il frigorifero. Anche non riconoscersi al primo sguardo nello specchio: il bianco dei denti e degli occhi che contrasta incredibilmente col bruno resto. E non conoscere gli orari di casa, gli spazi, le proporzioni, i rumori …

Marina di camerota

Porto di Marina di Camerota.

Non so se questa vacanza sia stata eccezionale di per sé o se questa mia totale soddisfazione e senso di appagamento siano il riflesso di ANNI senza altro mare che Ostia Lido. L’anno scorso di questi tempi ero fresca di laurea e aggiungevo un terzo lavoro ai due che mi portavo dietro da marzo e dall’estate precedente. Uno dei tre deve essermi ancora retribuito perchè è in libreria da pochi giorni, mavvabbè. La mia vita era lavorare, sopportare il caldo di una casa deserta in una Roma deserta e tenermi febbrilmente aggiornata con i risultati delle Olimpiadi, unico evento sportivo per il quale potrei ammalarmi e per il quale sono felice di svegliarmi a orari improbabili per gustarmi La DIRETTA. Quindi, avere una settimana spesata dalla famigghia in un posto che risponde a tutti i criteri della vacanza etica e sostenibile e che mi appresto a recensire – tantopiù che abbiamo dimenticato di compilare i questionari di gradimento prima di partire – mi ha fatto sospirare almeno una volta al giorno: “Ammazzatemi adesso, che meglio di così non posso stare”.

Le vacanze verdi non differiscono particolarmente dalle vite verdi che possiamo giornalmente condurre in qualsivoglia luogo. Ma per fare delle vacanze veramente sostenibili è il caso di scegliere luoghi che somiglino meno a new York e più a un campo di grano poesia di un amore lontano … Ebbene, qui si parla di un mare che consegue sistematicamente la bandiera blu – constatate da voi se è sufficientemente blu – e di un Parco Nazionale del Cilento, tra i più estesi e curati d’Italia. E’ inoltre il caso di arrivarci senza lasciare indietro una scia di ‘mmerda nera, ovvero a piedi, in treno o in una macchina che non si muove esclusivamente per noi: al Volo della Rondine ci arrivi in ognuno di questi modi, la stazione più vicina è quella di Pisciotta, poi prendi un autobus che ti porta fino al campeggio Odissea. Si arriva di sabato e ci si ferma almeno fino per una settimana, se no che vacanza è ? Credo che la differenza di prezzo – sensibile – tra tende affittabili, tende proprie e bungalow (pochissimi) sia dovuta al fatto che gli ideatori di queste ecovacanze preferiscano ospiti muniti di tenda per non doversi appoggiare troppo alle strutture del campeggio ospitante. D’altra parte ho visto dormire in tenda Milly, una splendida settantasettenne che nel giorno dell’escursione si è fatta pure un tuffo dalla barca: volere è potere ! E per i prezzi proposti – 330 a cranio adulto – comprendenti soggiorno in tenda, pensione biologica e vegana completa, gite in barca e a piedi e attività olistiche quotidiane che vanno dal tai qi, al qi gong, alla biodanza,allo yoga, alla cosmesi casalinga, alla cucina macrobiotica, al rap e così via, direi che si può fare. Ma aggiungerei che invece SI DEVE per un motivo impalpabile e percettibile solo in presentia: l’atmosfera di questa vacanza, la profondità degli scambi che si creano – si ricordavano di me che ero solo passata di lì due giorni e sotto esame anni fa ! – e la genuinità delle relazioni con persone estremamente “varie” in età, provenienza, interessi e storie da raccontare, rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una vacanza così tematica …

… uff, andateci e basta.

E salutatemeli tanto, che mi mancano già tutti !

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Andare a trovare gli amici: FATTO !

<Lavorare con lentezza>

Lavorare stanca.

… e mi sono riposata. Enormemente poi.

Continua la scalata della classifica di cose fare. Sono andata a recuperare l’ultima valigia a Venezia: con la coinquilina ospitante in partenza e il fidanzato sotto esame, avevo tutte le scuse per andarmene a Bologna da un amico, anzi, un Signor Amico … essiccome la cosa mi dava anche la possibilità di depennare un’ulteriore voce della mia wishlist, non ho potuto davvero farne a meno. E meno male !

Non ero mai stata a Bologna, se non per poco, in stazione. E credo, dopo tante sterili riflessioni su come parlarne, che si spieghino meglio le mie foto …

Cartoline da Bologna.

Con tanto affetto per i miei meravigliosi ospiti: Bologna, Gabriele/Germanda, Via Broccaindosso e i suoi inquilini TUTTI, Binju al Pratello, Il Buco, il secondo kebabbaro d’Italia Al Salam, il gelato di Stefinobio, Piazza Verdi, i Giardini Margherita, gli appartamenti sudici su cui dovrò fare un servizio fotografico, le poltrone abbandonate vicino ai cassonetti, i portici, la stazione, l’inquilino della stanza in cui ho dormito che è fuggito a Ibiza per riprendersi la donna fedifraga lasciando perfino un libro aperto sul comodino, le biciclette, la carta da culo latitante per due giorni … e tanto love in the air.

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Mi fanno venire il latte alle giNokia.

Mi sto drogando con una canzoncina nientemale !

Immagine

GRRRRRR !

Eh, sì, lui se li sarebbe pure presi i telefoni e i caricabatterie … ma li avrebbe portati nei centri di smaltimento del comune. Anche lui. D’altronde la Nokia si è data una bella zappata sulle palle partorendo l’ultima merda degli smartphone e abbandonando completamente le progettazioni ecosostenibili i cui prototipi avevano dato modo di sperare in telefoni con la scocca di legno e la batteria che va a succo di frutta …

A questo punto mi risolvo su due ipotesi contrastanti:

IPOTESI A Mando il tutto in un bel pacco tramite corriere con allegata una lettera d’odio come quelle che si scrivono agli ex. O, il che è sulla stessa linea, affitto un elicottero ad Helsinki e gli tiro addosso tutta la mia roba dall’alto come fa la donna tradita – e sottolineo Donna – che caccia la bestia di casa tirando in strada tutte le sue cose. N.B.: è perfettamente inutile che Zuckenberg abbia dei soldi e io no, visto che io li impiegherei fruttuosamente in iniziative simili a quest’ultima … e lui no.

IPOTESI B Evitando di inquinare l’immacolato ecosistema finnico, posso optare per uno smaltimento di tipo etico aderendo ad una delle iniziative proposte qui, anche se l’articolo in questione è un po’ vecchiotto.

Si accettano consigli … anche se ammetto che vorrei che la pagassero e una vendettuccia morale la apprezzerei parecchio. Alla fine ne ho talmente tanti che potrei dividerli a metà e fare entrambe le cose. Ma sono tendenzialmente partigiana e intendo perseverare.

Il “piesse” boicottaro è … Nokia, Nokia, Va-ffan-culo !

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Telefonia ecocheap: Cose che, NO !(kia), non riesco a buttare.

[Tanti auguri eggrazie ! Non tanto per i 101 articoli, quanto per i 103 followers: ma che malattia avete ? =)]

NO_kia

NO!

1. Iniziò così … la mia avversione per i telefoni cellulari.

Tutto ha avuto inizio con un Nokia 3310 che comprai all’età di 12 anni dopo un anno di Grande Depressione fatto di risparmi e nulla più. Lo pagai la bellezza di trecentoventi milalire e aveva cinquanta milalire di ricarica al suo interno che l’odiato genitore, allora privo e determinatamente contrario ad ogni supporto di telefonia mobile, aveva prosciugato durante le settantadue ore che separarono l’acquisto dall’arrivo nelle mie mani della bestiola. Me lo rubarono quattro anni dopo. La perdita fu – non proprio col senno di poi, dato che un cellulare indistruttibile non l’anno più fatto – riparabilissima: mi ero già scocciata dell’assiduo parental control a cui l’oggetto mi costringeva, con tutto che allora la metro era ancora un silenzioso rifugio anti-radiazioni. Come da copione, la mia scarsa di riaverlo volontà, ma soprattutto le motivazioni per le quali non mi misi a risparmiare ogni centesimo che pioveva dal cielo, portarono i Janitors a regalarmene uno per il Santo Anale, ovvero quello azzurrino in basso a sinistra nella foto. Si vede che l’oggetto era particolarmente indesiderato e posseduto da spiriti maligni, perchè il mio ragazzo di allora mi lasciò per mezzo dello stesso il giorno successivo dando inizio a due anni buoni di odioso tira e molla adolescenziale … sì, per telefono, il giorno di Nasale. Il successivo – sia telefono che fidanzato, in effetti ! – durò una settimana … e non in senso biblico ! Era uscito dalla fabbrica difettato … sì, anche qui vale per entrambi. Quindi ci fu l’unico cellulare per cui spesi più di venti euro dai tempi gloriosi del 3310 e che durò un annetto e mezzo. Dopodiché, mi venne nuovamente regalato quello attuale, sempre perchè paventavo la volontà di liberarmi dalla schiavitù del reperibilismo perpetuo.

2. Il cellulare ecologico non esiste.

Mi spiace (?) ma è proprio un controsenso in termini. Il telefono cellulare in quanto oggetto è assolutamente non etico e non sostenibile: è prodotto in paesi sedicenti in via di sviluppo in cui i diritti dei lavoratori non hanno mai messo piede, la produzione è decentrata e non è raro che ogni singola componente affronti svariate ore di volo prima di essere assemblata ed altrettante planate per giungere a noi; i materiali di cui è composto sono inquinanti in ogni fase di produzione, difficilmente smaltibile e – vedi coltan – forieri di conflitti, deforestazione e sfruttamento. Quindi già l’oggetto di per sè, ancora privo dell’altrettanto inquinante e non smaltibile batteria, crea più danni di una bimbaminkia repressa dell’Opus Dei infettata di AIDS. Poi lo accendi e, a meno che tu non abbia comprato il modello col pannellino solare sul retro (che sarà il mio prossimo telefono, anche se la fotocamera potevano risparmiarsela) o il caricabatterie ad energia solare, inizi a consumare energia elettrica. A questo punto ti serve giusto un antennone cancerogeno ogni centocinquanta metri e sei apposto.

3. E’ l’uso che se ne fa …

Uno dei motivi per i quali non citerò gli smartphone in questo articolo – a parte ora … anche se ne esiste almeno uno che non faccia totalmente vomitare ECCOLCACCHIO che vi metto il link ! – è che sono stati ragionati PROPRIO per evitare accuratamente che il loro uso possa essere anche solo vagamente poco nocivo per ambiente, psiche, interazione sociale, vita di coppia, vita sessuale, applicazione e sviluppo di capacità ecc. Emmidispiace per chi è persuaso del contrario: caricare uno smartphone col pannello solare equivale ad andare col SUV alla fattoria biologica, ad andare in aereo al G8/Social Forum di Genova, a farsi lo chatouche (si vede che ho delle colleghe femmine ?) sui rasta

sì, la pianto. Ecco un non-so-quantalogo del cellulare col minimo impatto su ambiente, umano e psiche: usatelo il meno possibile, mandate perlopiù sms, usate l’auricolare, spegnetelo la notte, non tenetevelo acceso vicino alla testa mentre dormite, comprate telefoni che facciano i telefoni e non le macchine fotografiche/ le badanti/ la pasta / il caffè / la baby-sitter/ il vibratore/ l’analista / la panchina / la piazza / la manifestazione / il letto / la scuola / il pub / il cinema / la sala giochi / la mignotta / il telegiornale / il libro / il computer … approfittatene quando si rompe per regalarvi una VERA settimana detox, cercate di non identificare il vostro Io in un telefono cellulare, consultate Santa Internet prima di comprarne uno (vedi modello solare sopra), cercatelo usato, date un’occhiata al sito i Greenpeace (chemmagari prima o poi le aggiornano ‘ste guide al consumo critico), dimenticatelo volutamente a casa una tantum, in attesa del caricabatterie semistantaneo – oltre che di quello che va a scuregge – ricaricatelo con i pannelli solari o con le manovelle(GUARDATE I PREZZI), una volta rotti smaltiteli comeccristocomanda, se quello precedente non si è ancora rotto lasciandovi “fuori dal mondo” nel momento cruciale della vostra vita – vedi “gente che ti lascia per telefono il giorno di natale”- non cambiate cellulare.

4. SCassandra contro Nokia.

E’ tardissimo ma ‘sto post mi ha appassionata: lo voglio concludere. Il succo è che ho tutta quella robba lassù, tanto per cambiare. Non l’ho mai buttata perchè la Nokia si vanta di essere ecosostenibile – nel 2010 Greenpeace le dava un 7.5 molto lusinghiero – e di riciclare i vecchi modelli ritirandoli e smaltendo ciò che resta inutilizzato e inutilizzabile. Ebbene, in dodici anni di fedele customeraggio, mai nessun centro di raccolta Nokia si è degnato di riprendersi nemmeno uno dei miei sgorbi. Ho mandato mail all’insegna del “Buttiamo ‘sto pomeriggio”, ho subito tristi telefonate di circostanza dai call-center in cui mi si indicavano i centri di stoccaggio dell’AMA, ho camminato per chilometri per andare a stanare i centri raccolta di Roma salvo poi tornare indietro a mani piene e con in testa le scuse più disparate, stavo meditando di portarmeli ad Helsinki e filmare l’evento di me che entro alla Nokia col paccotto … Ma forse è finita: vicino al luogo in cui lavoro c’è un centro assistenza Nokia che ha un cartello affisso fuori: “CENTRO RACCOLTA CELLULARI NOKIA”.

Io domani ci provo … NO ?

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Ritorno all’ADSL, a Roma e al dorato mondo del lavoro.

Parco dei 7 Acquedotti. Roma.

Ho molto da farmi perdonare in quanto ad assenze. Recuperiamo in settimana: mi impegno ad aggiornarvi con un post al giorno. Mi giustifico con la scomparsa dell’ADSL, il rimpatrio romano e la prima settimana di lavoro. Ebbene sì, lavoro. Totalmente a culo come sempre.

Ve lo ricordate? A maggio avevo fatto dei colloqui, ero incappata nel simpatico santone vestito da Gesù. Fortunatamente avevo sostenuto altri colloqui, tra cui uno in cui mi era stato detto di avvisare nel momento in cui sarei stata libera di trasferirmi a Roma e iniziare a lavorare. Così, appena finiti gli esami, ho mollato Venezia e sono andata a Trieste pensando di farmi almeno una settimanella di Costa dei Barbari e sole integrale con spedizione di curricola a nastro. E invece sabato sera, dopo la monopolata dai croati ho mandato la mail senza crederci troppo e il giorno appresso, di ritorno dal mare in autostop con un’amica tedesca che pulisce il mare tuffandosi a bomba dagli scogli, trovo la mail di risposta: “Bene: inizi questo martedì”.

Ebbene, lavoro. Faccio la dialogatrice part-time per una società che si occupa di fare informazione su temi sociali: ultimamente si occupano di abbandono/adozione di cani. Non è un lavorone, ma è onesto (ho già firmato il contratto), più o meno ben retribuito, le colleghe sono delle tesore, il capo è simpatico e mi ha dato già un paio di consigli funzionanti … Faccio “Foundrising”, certo, offro sconti e premi di adozione in cambio di offerte libere o meno. A fine mese mi aspettano da un minimo di 500 a un massimo di 2000, a seconda delle quote (13 euro l’una) che raggiungo. Se avete cani, gatti o voglia di adottarne su tutta Italia, ma in particolare su Lazio, Umbria e Toscana, contattatemi !!!

Colgo l’occasione per ringraziare Lotjina che mi ha assegnato un premio e vorrei approfittarne per rispondere alle sue 11 domande, che mi sembrano estremamente interessanti !

1. Cosa facevi un attimo primo di scrivere questo blog? Lavoravo.
2. Il tuo documentario preferito? Difficilissima … ora mi viene in mente “The Corporation”, ma mi pentirò di averlo scritto tra un minuto.
3. Perché scrivi un blog? Per vedere se si può fare o no !
4. Se ti dico amore, cosa mi dici? Miomone.
5. Perché non partecipi a cucinaecondividi.it? Perchè al momento non sto a casa mia … =(
 6.Se potessi scegliere, dove ti piacerebbe vivere e con chi? A Trieste, a Roma, a Napoli, a Catania, a Varanasi … basta che sia in un cohousing con almeno quindici tra le persone che mi vogliono più bene.
7. Le tue 3 priorità nella vita. La pace, il verde, l’amore.
8. Il tuo libro preferito. Corpo Celeste della Ortese, che cerco di recensire da mesi !
9. Quale lingua ti piacerebbe imparare? Una lingua slava.
10. A quale NGO daresti 10.000 euro se vincessi la lotteria? Ad Amnesty, Greenpeace ed Emergency.
11. Qual è tuo lavoro da sogno? Uno a caso nell’ambito della difesa dei diritti umani.
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Sferruzzo Ergo Sum Ep. 0 La scelta dei filati e riciclo di filati usati.

[dedico questo primo postutorial alla Finlandese, con tante scuse per il ritardo !!!]

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Il mio arsenale bellico.

L’avevo anticipato millenni fa, ci ho messo un bel po’, ma eccoci qua con il primo pseudo-postutorial sul fantastico mondo dello sferruzzo. Ho deciso di partire dai fili, poi aggiungerò un ferro per volta: dall’uncinetto passeremo a due ferri, fino poi a quattro. Premetto che non sono un’esperta, sono più che altro un’amatrice.

Partiamo dunque con il senso di SCassandra per lo sferruzzo. La pre-premessa è che lo sferruzzo è unisex: guardate qua ! La premessa è che non tutto ciò che è autoprodotto è conveniente e non tutto ciò che è autoprodotto è ecologico.

Detto ciò, ecco quando – secondo me – è il caso di sferruzzare :

– Sferruzzare per riparare.

– Sferruzzare per i bambini: serve meno lana, meno tempo e gli abiti per bambini, se di qualità, costano tantissimo! D’altra parte i pupi crescono a vista d’occhio, quindi conviene usare lana riciclata e riciclarla una volta che il golfino o chi per lui non gli va più. Eviterei invece la tendenza al “corredinismo”, foriero di spese pazze, bimbi formato cicciobbello e mamme in depressione post-parto dopo le 115 ore passate a guardare telenovelas sudamericane sferruzzando. Siete affette da corredinismo SE: sognate un mondo in cui tutti sono vestiti di tutine uncinettate con cappello, scarpe, guanti e mutande uncinettate in coordinato; avete confezionato venti paia di scarpine da neonato dimenticando che il neonato non cammina e state progettato altrettanti abitini da cocktail ai ferri dimenticando che i cocktail-party a tre mesi non sono uno spasso.

Per fare i regali: anche qui però è sempre in agguato la tendenza “oggettinista”, ovvero la tendenza a creare oggetti totalmente inutili da affibbiare a qualsivoglia amico-amica malcapitata ad ogni occasione. Siete affette da Oggettinismo SE, dopa il portacellulare, il portapenne e il portamonete vi avviate convintamente verso il porta-borsa, il porta-pochette, il porta-porta-penne; oppure se state progettando di vestire il telecomando con un pagliaccetto fatto ai ferri; oppure se avete fatto pupazzi evocativi di tutti i membri dell’albero genealogico fino al quinto grado e ancora state lì a reperire foto della quadrisavola Bertilla per capire se era bionda ed evitare di pupazzarla in bianco e nero;  oppure se fate bignè-pupazzo all’uncinetto e li regalate alle amiche a dieta e poi vi vogliono uccidere … è chiaro ???

Avremo modo più avanti di disquisire su questo punto, ovvero l’utilità di ciò che si crea. La cura per i suddetti disturbi è comunque quella di smettere per un po’. Come con l’alcol. Ma andiamo avanti …

Cosa Filo ? Per sferruzzare si possono usare i seguenti filati: lana, cotone, rafia, filati sintetici, lino, canapa, yuta … Chiaramente, dal punto di vista ecologico il campo si restringe nettamente: si preferiscono filati italici di tipo organico e con coloranti/colori eco-compatibili. Nell’ambito economico il campo si restringe ancora di più perchè, per quanto la lana merino sia un soffice angolo di paradiso, 5 euro a gomitolo sono proprio un furto. Il cotone è meno costoso, ma è una fibra ad alto impatto per il grande quantitativo d’acqua che richiede sia in fase di coltivazione che di lavorazione e filatura.

Ecco allora il filato più eco-cheap di tutti: quello riciclato in poche e facili mosse. Il seguente procedimento serve a qualsiasi tipo di filato organico per ammorbidirsi, distendersi e tornare quasi come nuovo.

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1.Prendete un paio di forbicette appuntite e un oggetto oggettivamente brutto ma fatto con un filato decente … i negozi dell’usato sono pieni di roba anni ’80 a pochi euro che sembra fatta apposta … approfittiamone !

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2. Se ci sono dei pezzi cuciti, scuciteli. Con i maglioni bisogna staccare le maniche ed aprirle e poi separare il davanti dal dietro.

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3.Dopo aver trovato il capo del filo e aver tagliato il nodo … Usate la mossa di Spock per puro folklore mentre srotolate il filo facendolo passare tra gomito e pollice.

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4.Otterrete così degli anelli che arrotolerete su se stessi per formare delle matasse.

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5.A questo punto imbacinellate tutto con un fondo di aceto bianco e acqua fredda a volontà. Lasciate tutto a mollo per una notte almeno, poi cambiate l’acqua per sciacquare via un po’ d’aceto e mettete le matasse ad asciugare in piano senza strizzarle su un asciugamano.

 

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6.Una volta asciutte fate dei gomitoli … se non siete capaci siete per prima cosa delle persone terrificanti, eppoi vi cercate il tutorial di qualcun altro su iutub.

Ricordatevi che c’è crisi e che quindi nun se bbutta gnente: fatevi un sacchetto a parte dove mettere gli scarti di filo più piccoli. Ad un certo punto finirete per fare almeno un pupazzo e quel giorno vi servirà qualcosa con cui riempirlo !!!

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Nun se bbutta gnente.

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Conti di fine maggio e buoni propositi per “L’estate gratis”

Vi anticipo il verdetto: 500. Così distribuito:

– 230 affitto
– 7 apericena triestino
– 1.45 succhi di frutta*
– 20 tarocchi
– 2 mele*
– 0.9 formaggini
– 1.13 biscottini* equosolidali
– 3 pane integrale con semi*
– 50 bollette e pulitura scale
– 21 cena fuori Vorrei dire che erano rose … ma sventuratamente abito a Venezia, e una cena in un ristorante che non conosci puà lasciarti un certo languore de panza e prurito di mani.
– 20 attivazione promozione e ricarica
– 6 giornali “Trovalavoro”
– 15 Venezia-Roma (Sergiosharing … il benefattore !)
– 7 giornata al mare (treno a/r)
– 35 Roma-Trieste con Chiarsharing
– 1.58 limoni*
– 1.1 krapfen
– 4.70 pranzo in mensa Per la compagnia.
– 2.70 sei uova* ‘stemmerde hanno alzato il prezzo di nuovo !!!
– 5 verdura di Sant’Erasmo
– 1.50 schifezze surgelate ripiene di pomodoro transgenico e mozzarella Ma ogni tanto ci sta.
– 2.20 ingredienti per crema di tiramisù al cioccolato
– 0.8 biscotti Colussi al cioccolato in promozione
– 1.12 polpa di pomodoro italico
– 1.7 tramezzino per l’omone che non riesce a fare la fila in mezzo alla roba da mangiare senza mangiare
– 1.47 banane* eque e solidali
– 0.1 busta
– 1.2 girella da Fassi

– 41 Roma-Padova

– 0.60 per tre fogli di fotocopie (no fronte-retro chiaramente) ‘stemmerde non sanno così la vergogna. E io non mi sono ancora abituata a chiedere il prezzo in via preventiva.

– 2 pizza tonda con patate l forno, pomodoro e mozzarella a metà con Gabry a Padova

– 3.55 Padova-Venezia

– 3.55 Venezia-Padova

– 5 pizza a domicilio con le patate fritte

+ Primomaggio al prato con i croati
+ tessera metro, lozione antipidocchi, riso integrale e tofu da casa-a-Roma
+ quaderno di carta di Fabriano da Miasorella
+ succo di frutta da autista del Carsharing
+ gelato da Giulietto
+ caffè al mare da Alba
+ museo in Trastevere e pranzo alla Casa Internazionale delle Donne da Mammozza
+ gelato da Chiarsharing
+ cena cinese a domicilio dall’omone
+ Trieste-Venezia da Marzio di Blablacar: FOR FREE !
+ caffè da Greg
+ caffè dai Leadersss di Paoletti
+ pranzo da un’amica di famiglia
+ nuova promozione per il telefono, tessera mezzi e cibarievarie dai miei

+ caffè d’orzo da Rossana

+ serata di fine maggio a Casa-Opportuno, Padova =)

A questo punto, data l’ennesima sforata di budjet mensile, qualcuno inizierà a nutrire seri dubbi circa la riuscita della mia impresa originale. E’ il caso quindi che tiri fuori il mio ennesimo jolly sottoforma di propositi estivi. Ebbene, la ventiquattrenne che si spesa da sola in Italia a impatto zero non butta i soldi dalla finestra tenendosi per tre mesi una casa in cui non vive e, dunque, i 230 euro che ogni mese ho sborsato verranno a rimanere fino a settembre nelle mie tasche. L’estate è fatta per viaggiare, dal mio punto di vista, o per lavorare, o per andare a trovare parenti e amici che sono stati principescamente trascurati per tutto l’anno, o tutte le cose assieme. La casa d’estate non serve.

Ed ecco una serie di rimedi gratuiti o quasi per passare tre mesi come “homefree” in Italia:

1. Tornare da Mammapapà.

PRO: è senz’altro gratis. CONTRO: i soldi risparmiati potrebbero facilmente finire nelle mani di uno strizzacervelli che vi rimetta in sesto con una terapia post-traumatica a fine stagione. [lo stesso dicasi per le trasferte dal parentame]

2. Andare a trovare gli amici. PRO: fa bene al cuore. CONTRO: si deve stare molto attenti a non scadere nel parassitaggio.

3. Corsi di formazione. PRO: fanno curriculum. CONTRO: quelli che offrano anche solo il vitto sono proprio pochi.

4. Campeggio libero. PRO: è molto hippie. CONTRO: in Italia e in svariati altri paesi non è legale.

5. Fare volontariato. PRO: fa bene al cuore. CONTRO: spesso la quota associativa è proibitiva e il rimborso spese è solo parziale.

6. Andare in ritiro in una comune o in un monastero: PRO: è mooolto hippe. CONTRO: si può finire in mezzo ai figli dell’amore eterno, o in mezzo a degli schizoidi fondamentalisti new age.

7. Fare wwoofing(n.b.: andare nelle fattorie biologiche e lavorare in cambio di vitto e alloggio). PRO: ti permette di viaggiare ed imparare lingue perchè è un fenomeno diffuso in tutto il mondo. CONTRO: si può finire nella valle dell’Eden o in casa di un simpatico neo-negriero che ti fa sgobbare come un pazzo.

8. Fare un lavoro in cui ti si garantiscano vitto e alloggio. PRO: è remunerativo. CONTRO: va’ cercato per tempo e c’è sempre il fattore schiavitù da non sottovalutare.

9. Viaggiare andando ospiti dalla gente. Esistono varie modalità: lo scambio di casa, i Servas, il Couchsurfing, il Bewelcome … PRO: fa bene al cuore ed è gratis. CONTRO: puoi beccare un rompicoglioni, ma a differenza del punto uno, te ne puoi scegliere un altro.

10. Si accettanto consigli.

Siccome ho ponderato che la quota di guadagni di cui avrò bisogno all’inizio dell’anno prossimo sarà di 1000 euro massimo, ho deciso che la mia estate prevederà tutti i suddetti punti. Tutti.

Vivere con poco durante l’anno ha anche questo vantaggio: quando arriva l’estate si ha un bel gruzzolo di risparmi per garantirsi tre mesi di meritato riposo e svago al fine di recuperare la salute mentale. Mica pizza e fichi.

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Il Greenwashing AGAIN !(il primo ha subito un Brownwashing !)

Il verde a Venezia è verticale.

La chiave delle strategie di marketing è quella di appropriarsi di informazioni sui gusti e le abitudini dei consumatori per tradurle in beni di consumo che vendano su una scala geografica e sociale più ampia possibile. L’evidente tendenza di una notevole fetta di popolazione nell’ultimo decennio ha messo però in crisi i teorici della crescita sfrenata, del guadagno facile e della moltiplicazione stellare dei dividendi: il nuovo spettro che si aggira per il mondo occidentale è infatti quello dell’ecologia.

Il verde fa tendenza, l’eco è cool e l’impatto zero è sempre più fashion: le aziende si convertono al solare per rendersi energeticamente autosufficienti e risparmiare, sempre più persone passano al biologico prodotto localmente per non avere sorprese nel piatto, le razioni settimanali di carne precipitano a ritmo con le ondate epidemiche di aviaria e le disfunzioni ormonali infantili, le malate di make-up si convertono all’eco-bio e divorano etichette sature di formule chimiche fuorvianti, perfino le fashioniste iniziano a preferire il cotone biologico e le collezioni etiche.

Ora che anche il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha ammesso che la rivoluzione ecologica conviene e conviene a tutti anche dal punto di vista economico, gli strategic managers non possono più girarsi dall’altra sorseggiando caffè al ginseng con aria di vago disgusto. Dunque, come accaparrarsi la fetta di clientela in fuga verso l’ecologia se non elaborando una strategia ad hoc? Ed ecco che corre in loro soccorso il Greenwashing, la ricetta diabolicamente perfetta: facciamo finta che i nostri prodotti non siano poi così male, assottigliamo le differenze – soprattutto estetiche – rispetto a quelli ecologici, appropriamoci di parole chiave, di design del packaging, oliamo il compratore, confondiamolo e depistiamolo, limiamo le criticiatà. In altre parole: prendiamo per il culo a sprn battuto … ma in una nuova e sfacciata versione !

A questo evidente slancio di lungimiranza dobbiamo le miriadi di pubblicità di automobili che spargono fiori dal tubo di scappamento, saponi gonfi di tensioattivi che però non inquinano grazie al nuovo tappo color smeraldo, nonchè l’aberrazione semantica per eccellenza: l’abuso incessante e indiscusso dell’attributo più vuoto e truffaldino attribuibile a qualsivoglia bene di consumo: “Naturale”. Aberrazione più che mai sconfessabile, cari miei : il petrolio è naturale, ma è inaccettabile che sia parte dell’INCI di una crema per il viso; l’olio di palma è naturale ma è notoriamente cancerogeno, eppure fa parte della lista degli ingredienti di un numero sempre crescente di generi alimentari.

Ciò che lorsignori non hanno infatti debitamente preso in considerazione è la psicolgia delle suddette persone, o meglio dei compratori che stanno via via aderendo a questo nuovo modello di consumi. Si tratta di individui che non seguono le logiche neoliberiste di mercato a cui loro sono abituati dalla nascita: non perseguono “razionalmente” il proprio benessere contro quello degli altri, non si lasciano comprare da un prezzo ribassato sulle spalle di qualcun’altro, non dimenticano la faccia scura di multinazionali che hanno sfornato per decenni prodotti dal prezzo esorbitante e dal valore infimo il cui nome era associato a scandali sul lavoro minorile, l’inquinamento delle falde acquifere di mezzo mondo e il disboscamento delle foreste equatoriali con annesso esodo di nativi e che ora strizzano l’occhio presentando la “linea green” dei medesimi prodotti che continuano comunque ad essere venduti. O, più semplicemente, queste persone sanno che dal tubo di scappamento delle auto a benzina non escono certo margherite e viole mammole.

Chi adopera il proprio spirito critico nell’acquisto di beni sostenibili non ha neppure bisogno di tenere sott’occhio le guide al consumo sostenibile di Greenpeace o i vari Greenwashing index. Il senso del ridicolo prevale ed è ben allenato, e il compratore non può che sghignazzare bonariamente di fronte alla goffagine di queste azioni, pane, rose e Rolls Royce per gli azionisti, e seppellirli tra risate e ondate di vernice acrilica color prato.

Postefatto: chiedo a chi si è perso una puntata di fare un saltello all’indietro e leggere il penultimo post, ma soprattutto i commenti e trarne le dovute conclusioni. No, non avevo salvato l’articolo perchè non pensavo che me l’avrebbero censurato. Ho cercato di riproporvelo in versione Alzaimerata e Dubbada e Migliorata. Colgo l’occasione per ringraziare il Bellotti (fammi sapere se ricordi qualcosa del vecchio articolo che ho perso per strada !), sì, il mio fornitore personale di Altrescarpe che aveva linkato l’articolo su Faccialibbro e accortosi che non funzionava più, mi ha scritto una mail. Questo articolo lo dedico a lui e alle sue scarpe !

Dov’è Shpalman quando serve ???

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Sugar and Cinnamon

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IL CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO

(HOMELESS EDITION) economia domestica ed educazione sentimentale di un disoccupato con prole

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