(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Riduco, riciclo, riuso … e Rammendo !

La fregatura insita nell’acquisto di calzettoni a stock – e di mutande a stock, canottiere a stock e simili … – è che sembrano programmati per rompersi all’unisono. Ne buchi uno indossando una scarpa nuova ? Gli altri otto paia, riposti nei cassetti, si bucano per par condicio.

Chiaramente, ho le prove.

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E che se fa, se butta ???

NOOOOOOO !!!

Si rammenda, bambini !

Ecco una guida  fotografata per permettervi di rammendare qualsiasi buco !

N.B. Ho lasciato la mia scatola del cucito – esatto, nel 2014 non ho facebook, ma HO una scatola del cucito – a Roma, lì avevo un bellissimo uovo da rammendo appartenuto alla mia bisnonna. All’inizio mi sono disperata un po’, tanto per gradire, ma poi ho pensato … chi di loro avrà mai un uovo da rammendo ?!

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Intanto lavate il calzino incriminato in lavatrice, lasciatelo asciugare per bene e poi, dopo aver preparato il filo e l’ago (infilate un’estremità del filo nell’ago, ricongiungete le estremità e le annodate insieme ) ve lo infilate al rovescio sulla mano e tendete la parte bucata aprendo le dita.

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Poi, partendo da sotto, infilate l’ago in orizzontale tra i due lembi separati.

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Ripetete l’operazione andando verso l’alto e tirando il filo ad ogni punto fino a chiudere tutto il buco.

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A questo punto tornate in giù infilando sempre l’ago in orizzontale ma all’altro verso.

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Quando arrivate al punto di partenza fate un paio di nodi al filo e tagliatelo.

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FATTO !

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Chiaramente la mia scelta di filo rosso su calzino grigio è stata fatta solo per agevolarvi la comprensione … ma d’altra parte chi li vede i calzini ???

RIDUCO, RICICLO, RIUSO … RIPARO !!!

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Conti di fine meSettembre e di inizio anno …

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Foto vecchia e già usata, ma qui la lentezza di linea è endemica: ho fatto le PULIZIE !!!

Alla velocità della connessione gratuita di ateneo, mi tingo di autunno e riappaio su questi schermi con un primo elenco di spese atto a rendere note le mie nuove e pericolosissime intenzioni. Alla fine non ho resistito ed ho collezionato avidamente anche gli scontrini di settembre … anche perché evitando di farlo avrei macchiato la mia deontologia non professionale escludendo le spese della registrazione del contratto di casa e ben due soggiorni romani.

Il grosso della “teoria di base” su questo nuovo inizio la trovate nel nuovo “About che ho poc’anzi composto, ma la mia incrollabile fiducia nell’empirismo mi costringe a rendere esplicite un po’ di cosette: per prima cosa ciò che mi tratteneva dall’aggiornarvi con cadenza meno saltuaria era fondamentalmente l’assenza di internet – che perdura ! – a casa, la sessione d’esami di settembre, il cambio di facoltà, la ricerca forsennata e senza risultati di un lavoro veneziano – che perdura ! – e circa basta. In secondo luogo, i cambiamenti nel conteggio delle spese di fine mese che potete vedere con i vostri occhi poco oltre: ho aggiunto la voce Spese Veneziane. Se è vero, infatti, che una più assennata gestione delle colazioni al bar nel mese di luglio da poco trascorso, come la conoscenza del carsharing di per sé avrebbe salvato dal naufragio la mia impresa …

… è pur vero che questi hanno davvero rotto il cazzo !

Sono ufficialmente stufa di comprare prodotti agroalimentari discutibilmente commestibili a prezzi da crisi del ’29: Mi rende isterico-depressa che nelle brioches da due euro ci sia un cucchiaino di crema rancida, che il caffè a un euro sappia di miscela del motorino, che il pane da 5 euro al chilo sia buono solo per giocarci a rugby, che si vendano chili di frutta letteralmente immangiabile a tre euro al chilo quando ti va bene, che sei uova biologiche costino 70 centesimi più che a Roma, ma che scadano a cinque giorni dall’acquisto e che il loro stramaledetto prezzo salga di mese in mese di pochi centesimi alla volta, chiaro, come se uno non lo notasse. Lo spritz nemmeno mi piace, e poi ho visto con i miei occhi usare boccioni rossi e arancioni da discount del blocco sovietico con su scritto “Aperitivo” per riempire di soppiatto i vuoti di Aperol e Campari, mantenendo tuttavia il prezzo a 2.50, mi sembra ovvio, senza contare il fatto che per mangiare qualcosa bevendo devi rimettere mano al portafogli e incrociare le dita … Se bevo un ombra di vino rosso il mio stomaco mi dice: “La prossima volta annusalo e basta che risparmi un euro!”. Ne ho le gonadi stracciate di pagare decine di centesimi per fotocopie fatte a cazzo di cane, rigorosamente mai fronteretro e puntualmente illegibili o decentrate. Non ho tempo di controllare tuuutto lo scontrino ogni volta che compro qualcosa per evitare che siano stati aggiunti “X2” random, o che vi sia indicato un ottavo di ciò che ho acquistato. Non ho nessuna intenzione di finanziare l’inquiamento dei canali abbonandomi al vaporetto: preferisco sapere di spendere sette fottuti euro a viaggio così, semmai ne avessi, mi passerebbe subito la voglia di salirci sopra.

Soprattutto non posso partecipare e sovvenzionare questo scempio e molto altro sapendo che vado a Roma almeno una volta al mese e che una volta a settimana vedo il Miomone che abita a Trieste ! In entrambe le suddette città il rapporto qualità-prezzo ha un senso matematico non irrazionale e non è stato tutto architettato a regola d’arte per inquinare, globalizzare, lucrare e far andare in fuori di testa le persone.

Quindi, fatte salve le verdure del gruppo d’acquisto di Sant’Erasmo (santisubbito), la mia mitica padrona di casa che ci ha consegnato un appartamento praticamente ristrutturato senza chiederci un centesimo, e quelle rarissime realtà Anti-Venefiche … ehm … Veneziane, che scovo di tanto in tanto e che vi segnalerò prontamente nella simpatica rubrica “Recensioni Veneziane”(ehllosò, che l’ho scritto con la zeta lì accanto … ma nessuno è perfetto !) … io BOICOTTO VENEZIA.

Ed ecco a voi i CONTI DI SETTEMBRE: 

(legenda: pane, rose, spese poco verdi, spese superflue, spese Veneziane)

230 affitto; 26 contratto; 2 fotocopie varie;110 Roma-Venezia a/r per due volte con Blablacar; 4 yogurtiera di seconda mano; 24 Venezia-Trieste a/r; 7 prima spesa triestina: latte*, yogurt, tre pacchi di pastalluovo; 10 ricarica telefonica; 10 verdure di Sant’Erasmo; 1.8 cinque copie del CV; 1.5 limoni*; 1.6 biscotti; 2.2 hamburger vegani; 1.1 panna da cucina; 1.3 fotocopie; 4.5 piadina con stracchino, gorgonzola, fontina e parmiggiano a Trieste; 1.28 succo di frutta all’arancia, me lo potevo pure evita’ … ma non era strettamente per me; 1.9 mele*   = 440

+ spesa di legumi e cereali a peso da Mammapapa + 40 stipendio + 100 Miononno + cena cinese dal Miomone + miele di sulla e di castagno e quadernini di carta di pietra da Cammelo&Cammelina + biglietti del treno, aperitivo e cena del Quinto Anniversario dal Miomone + un ombra di vino e un pasticcino e le lenzuola matrimoniali zebrate da Cammelo&Cammelina

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Giorno 3: Eh’ssò soddisfazzzioni !

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Questa è la lista di “fioretti liberi” – ovvero, ognuno si prende le sue responsabilità, evitando l’inquisizione spagnola – che abbiamo stilato io e i ragazzi parlando delle nostre abitudini ecologiche. Eeeehm, spiego …

1. La media matematica delle nostre docce settimanali: è 4.88. La maggior parte dei ragazzi, compresi alcuni sedicenti ecologisti, fa sette docce a settimana, di base. ebbene, ieri, dopo una passeggiata immersi nella pioggia e nel fango, ci siamo fatti tutti la doccia. Ebbene, stamattina, dopo circa dodici ore, almeno tre persone hanno fatto un’altra doccia !

2. Ho notato che le luci venivano regolarmente lasciate accese, sempre e comunque. Ho proposto ai ragazzi di spegnerle una volta usciti dalla stanza e di spegnere anche quelle lasciate accese dagli altri. Ebbene, stamattina, dopo l’uso del bagno, erano accese quasi tutte … ma poco fa un ragazzo è entrato in camera e ha detto “Scusa, ero venuto a spegnere la luce perchè pensavo non ci fosse nessuno !”.

3. Ho messo a disposizione il mio laptop perchè chiunque possa usarlo. In questo modo si fanno i turni, lo si usa giusto il necessario e tenendolo attaccato alla corrente senza la batteria, perchè la batteria è nel mio zaino. Il primo giorno ognuno ha usato il suo bravo Iphone/computer, ma oggi già due ragazzi hanno chiesto la password per usare il mio … il che li ha portati a parlare di sistemi operativi “alternativi”.

4. La media dei pasti settimanali non vegetariani è molto bassa: 4. Io e la ragazza russa abbassiamo la media di molto con il mio zero ed il suo uno – il suo vegetarianesimo è in progress – ma il ragazzo messicano la alza con il suo bravo 14. In ogni caso, oggi che abbiamo mangiato fuori a Biella, quasi nessuno ha preso cose “carnose” e tutti hanno accettato di mangiare vegetariano qui in Villa, visto che Marina è una straordinaria cuoca vegetariana ! E tra l’altro usa le verdure dell’orto e i formaggi del posto per cucinare …

5. Qui in Villa si fa la raccolta differenziata e, dopo le prime incertezze sul colore dei bidoni, la cosa pare funzionare. Domani è il primo giorno di lavoro e vedremo come andrà la seconda parte della questione rifiuti: lasceranno pulito il loro passaggio raccogliendo anche ciò che eventualmente altri hanno lasciato ?

6. In generale, qualsiasi aspetto della nostra vita – come scrivo imperterrita da circa un anno in questo spazio – può essere modificato in chiave ecologista. A loro ho suggerito di comprare souvenir del posto, con un imballaggio ragionevole e di produzione artigianale … ebbene, hanno iniziato oggi con grappa e Barbera a gogo !

Dell’acqua abbiamo ulteriormente parlato a parte perchè ho illustrato loro la faccenda dell’I.C.E. per l’acqua come diritto umano (se non avete ancora firmato la petizione potete farlo qui) e l’Associazione Pacefuturo ci ha fornito delle simpatiche borracce da portare in giro per evitare di comprare acqua in giro. All’inizio le hanno lasciate un po’ in giro a cavolo … ma stasera ognuno ha riempito la sua prima di andare a dormire !

… e ora lo faccio anche io !

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Montagna Low-cost … con il barefooting !

Sentiero 12_Vallone di Lòò

Sentiero 12 del Vallone di Lòò_Valle D’Aosta.

La scoperta giunge, in realtà, casuale quanto la mela di Newton.

Dopo due orette e mezza di scarpinata per arrivare al Vallone di Lòò e ricevere la polenta rituale, ci si levano le scarponi e si vegeta giusto un po’ tra vacche e insetti ronzanti, nel dopo pranzo. La siesta dura poco per gli irriducibili della scalata e subito si propone di andare un po’ più sù, mezzoralmassimo, ai laghi che sono rigorosamente tre e rigorosamente chiamati Lago Blu, Lago Verde e/o Lago Nero. Siccome gli alpinisti sono notoriamente ben più bugiardi del più bugiardo dei pescatori, dopo ben tre mezzorealmassimo, stavamo ancora salendo in mezzo a punteggiature di neve perenne. Io e Miasorella, con la scusa di essere terrone e cittadine, abbiamo raggiunto un sasso piuttosto piatto, ci siamo tolte gli scarponi e ci siamo sdraiate con i piedi a mollo nel ruscello.

Dopo un’altra mezzoralmassimo è risceso il Miomone e ci ha raggiunte. Non avevamo nessuna voglia di rimetterci gli scarponi, essiccome ci ricordavamo un percorso piuttosto pratoso e acquoso … non lo abbiamo fatto: siamo scese per due mezz’ore a piedi scalzi ! E abbiamo anche incontrato dei ragazzi che salivano a piedi scalzi. Tornate giù un signore che era salito con noi vedendoci ha detto “Ah, fate barefooting !” … e noi che non facciamo quarant’anni in due – lui ne ha oltre 70 – abbiamo scoperto che, sì facevamo proprio barefooting o, come si dice in italiano, per sviare ogni interesse al primo colpo, facciamo gimnopodismo.

Ebbene, i vantaggi di questa attività sono molteplici: a livello medico è un po’ come fare ginnastica posturale, a livello psichico dà un gran senso di libertà e rusticaggine, a livello estetico è esfoliante, a livello godereccio è dimorto godereccio sentire l’erba sotto i piedi, poi la pietra, poi il fango caldo … e perfino la merda di vacca ! Machennesapete !?

Inoltre, non necessita di alcuna attrezzatura e quindi costituisce un’attività perfetta per giovani squattrinati ed ecologisti come me che hanno un po’ lo schifo di tutti quegli sport – e l’alpinismo è uno di questi – che necessitano un montepremi di 200 euro di chincaglierie in plastica solo per andare a vede di cosa si tratti. Senza parlare di chi sfoga la smania da shopping comprandosi attrezzature allucinanti che userà tre volte all’anno massimo ecceteraeccetera …

Dal punto di vista filosofico, si rifà alla corrente slow e di decrescita e restituisce la dimensione più umana e meno agonistica alla montagna. A piedi scalzi non si può fare un percorso da otto ore in otto ore come se niente fosse, non si può correre, la montagna la si sente e per gustarsi il panorama occorre fermarsi a guardarlo per evitare di inciampare o ferirsi … almeno all’inizio, quando si ha ancora la pianta “da scarpa” e ci si sente piuttosto nudi e indifesi a contatto col suolo.

E il bello è che esistono degli itinerari pensati apposta per i barefooters: in Germania ce n’è tantissimi perchè – tanto per cambiare – questa cosa se la sono inventata loro, ma anche in Italia c’è il Club dei Nati Scalzi che organizza parecchie cosette sia in Italia che all’estero. Ma, semplicemente, se vedete che il terreno è buono, levatevi le scarpe e andate !

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Questa foto l’ha scattata Miasorella: se volete fare BarefootingSCassandresco, non dimenticate lo smalto rosso !

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Il Postapposta: quale acqua è PIUMMEGLIO ?

Mare vicino Grotta Azzurra
Vi metto di nuovo il mare degli Infreschi in apertura perchè si parla d’acqua !
I miei numerosissimi e affezionatissimi FANS non fanno che dare meravigliosi spunti a questo mio piccolo angolo di rete: grazie, siete impagabili almeno quanto me eqquindi né io né voi mangeremo mai sul SiPuòFare !
Epperò devo ringraziare il nostro celeberrimo Tea Mastah per aver dato l’abbrivio ad una nuova e pericolosa categoria: Il Postapposta ! Funziona così: voi mi lasciate/mandate un messaggino su un tema che vi sta a cuore, un argomento non trattato o uno di quelli – innumerevoli – che ho detto di voler trattare e che poi non ho più menzionato. Ecco qui la prima richiesta di una lunga serie:
Carissima,
come stai? Come procede la tua vacanza con i tuoi?
Io sono solo a casa questa settimana e un po’ si studia, un po’ faccio tirocinio.
Ti scrivo per porti un quesito di natura ecologica su cui penso tu possa aiutarmi! Come sai per il tè che bevo ho bisogno di acqua leggera e quella di Roma non lo è. Ci sono diversi modi per ottenerla e fin ora mi sono sempre affidato all’acqua in bottiglia, di cui però mi sono sempre sentito in colpa nei confronti dell’ambiente. Recentemente sono passato alle bottiglie biologiche (di quelle che si buttano nell’umido e si degradano “in 80 giorni”, dicono) pagando un po’ di più (una bottiglia costa 50 centesimi) ma recentemente ho realizzato che comprando una di quelle caraffe filtranti potrei risparmiare di più… ma non so quanto ne beneficerebbe il globo terrestre! Tu che sei informatissima, pensi siano più ecosostenibili le bottiglie biologiche o la caraffa filtrante con i filtri da cambiare mensilmente? Come si smaltiscono questi filtri poi? C’è qualcosa in commercio che sia eco-friendly?
 
Intanto ti mando un abbraccio e spero di rivederti presto! Abbiamo un’estate da cominciare io e te! 
 
Ciauuu
Fantastico. Tralasciando le informazioni sulle mi vacanze che il prode Alex ha ricevuto ieri accompagnandomi a comprare un orpello per il post della prossima settimana: la risposta è … non ne ho la più pallida idea ! Ma posso ricercarne ad hoc per il mio amichetto stupendissimo.
Vediamo per prima cosa QUANTO sono sane/ecologiche/economiche le nostre due varianti e poi cerchiamo eventuali alternative.
Acqua filtrata: una relazione del 2012 redatta dal Ministero della Sanità ha bocciato l’uso delle caraffe filtranti per una serie di motivi. In primis si sono occupati di escludere una aumento di “purezza” dell’acqua filtrata perché i filtri non fanno che modificare le proprietà organolettiche del liquido trattenendo una serie di minerali che servono all’organismo e rilasciando ammonio che, a lungo andare altera anche l’effettiva potabilità dell’acqua, quindi bisognerebbe cambiare i filtri con una certa frequenza. Le prescrizioni del Ministero per l’adeguamento dei filtri sono state sancite circa un anno fa … emmò ? Ne avevano fatta una biodegradabile nel 2011, ma non ha passato il test … ora ce n’è una con il filtro compostabile prodotta in America dalla Soma, ma deve arrivare da laggiù e oltre al filtro è fatta di plastica alimentare biodegradabile che viene prodotta in Malesia e poi se ne torna volando negli USA. Insomma, poco sane e difficilmente verdi … senza contare che l’iniziale spesa di una ventina d’euro viene rincarata ogni due mesi circa per il cambio di filtro.
Acqua in bottiglie biologiche: sembrano la soluzione a tutti i mali del mondo. Tuttavia vorrei segnalare questo articolo che smaschera – e non è il solo – almeno parzialmente la sostenibilità del prodotto. Il problema principale è lo smaltimento di questo materiale sconosciuto alla maggior parte degli impianti e che non si può classificare né come plastica né come compost. Non mi risulta che esistano bottiglie in plastica riciclata, che sarebbero già ben più accettabili …
Altro
Il fagiolo d’acqua: un’azienda giappa ha brevettato un filtro biodegradabile che si inserisce direttamente nelle bottigliette o nelle borracce, dura sei mesi e … non è ancora stato messo in produzione per carenza di fondi. Ma potete aiutarli anche con solo due euro ancora per 25 giorni su indiegogo.
Le resine a scambio ionico: esistono, servono per rendere l’acqua meno “dura” ma non sono riuscita a raccapezzarmi sui costi e l’effettica “verdità” … però so che non si tratta di soluzioni definitive perchè vanno anche queste cambiate alcune volte al mese.
Quindi la questione è tutt’altro che conclusa. Come al solito c’è da considerare la soluzione meno peggiore a fronte dell’inesistenza di quella migliore. Tuttavia ci può forse tornare utile l’arte del compromesso: si può decidere si usare una di queste soluzioni incomplete per i tè che lo “richiedono” e  l’acqua di rubinetto per i tè meno pregiati o per quelli con un profilo più deciso che può quindi “coprire” il retrogusto minerale dell’acqua romana … insomma, si può fare il possibile in attesa che qualcuno ci dia la possibilità di fare la scelta migliore.
Oppure, Ale-caro, data la tua naturale inclinazione ed eccellenza nella scienza … potresti pensarci tu !
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Vacanze sostenibili: Il Volo della Rondine e altre storie.

Piedi a Marinella

Ripropongo un paio di piedi – sempre miei – su una spiaggia poco distante da Palinuro. Lo faccio in vista della conclusione e del rinnovo di un percorso. E siccome si parte sempre dalle scarpe, dall’assenza di queste vorrei ripartire.

Ci ho messo circa tre ore per trovare il coraggio di riaccendere il computer. Mezz’ora per collegarlo a internet, e non ho ancora trovato le forze di scaricare la posta e spero di riuscire a non farlo fino a domani.  Credo di essere completmente disintossicata: dal Nord, dalla fatica, dal freddo, dai prezzi, dal gelo interpersonale, dallo studio, dal lavoro, dal rumore, dagli elenchi =)

Mare vicino Grotta Azzurra

QUESTO è mare.

Sarà che siamo partiti da questo mare e siamo stati accolti a Roma da secchiate d’acqua e grandine … ma da cosa si misura l’efficacia di una settimana di vacanza ? Credo dall’amaro di rientrare a casa, almeno in parte, dato dalla constatazione che, sì, è rimasto proprio tutto così come era stato lasciato, che questa settimana non ha in alcun modo contagiato i maledetti oggetti, la polvere, le piante, il frigorifero. Anche non riconoscersi al primo sguardo nello specchio: il bianco dei denti e degli occhi che contrasta incredibilmente col bruno resto. E non conoscere gli orari di casa, gli spazi, le proporzioni, i rumori …

Marina di camerota

Porto di Marina di Camerota.

Non so se questa vacanza sia stata eccezionale di per sé o se questa mia totale soddisfazione e senso di appagamento siano il riflesso di ANNI senza altro mare che Ostia Lido. L’anno scorso di questi tempi ero fresca di laurea e aggiungevo un terzo lavoro ai due che mi portavo dietro da marzo e dall’estate precedente. Uno dei tre deve essermi ancora retribuito perchè è in libreria da pochi giorni, mavvabbè. La mia vita era lavorare, sopportare il caldo di una casa deserta in una Roma deserta e tenermi febbrilmente aggiornata con i risultati delle Olimpiadi, unico evento sportivo per il quale potrei ammalarmi e per il quale sono felice di svegliarmi a orari improbabili per gustarmi La DIRETTA. Quindi, avere una settimana spesata dalla famigghia in un posto che risponde a tutti i criteri della vacanza etica e sostenibile e che mi appresto a recensire – tantopiù che abbiamo dimenticato di compilare i questionari di gradimento prima di partire – mi ha fatto sospirare almeno una volta al giorno: “Ammazzatemi adesso, che meglio di così non posso stare”.

Le vacanze verdi non differiscono particolarmente dalle vite verdi che possiamo giornalmente condurre in qualsivoglia luogo. Ma per fare delle vacanze veramente sostenibili è il caso di scegliere luoghi che somiglino meno a new York e più a un campo di grano poesia di un amore lontano … Ebbene, qui si parla di un mare che consegue sistematicamente la bandiera blu – constatate da voi se è sufficientemente blu – e di un Parco Nazionale del Cilento, tra i più estesi e curati d’Italia. E’ inoltre il caso di arrivarci senza lasciare indietro una scia di ‘mmerda nera, ovvero a piedi, in treno o in una macchina che non si muove esclusivamente per noi: al Volo della Rondine ci arrivi in ognuno di questi modi, la stazione più vicina è quella di Pisciotta, poi prendi un autobus che ti porta fino al campeggio Odissea. Si arriva di sabato e ci si ferma almeno fino per una settimana, se no che vacanza è ? Credo che la differenza di prezzo – sensibile – tra tende affittabili, tende proprie e bungalow (pochissimi) sia dovuta al fatto che gli ideatori di queste ecovacanze preferiscano ospiti muniti di tenda per non doversi appoggiare troppo alle strutture del campeggio ospitante. D’altra parte ho visto dormire in tenda Milly, una splendida settantasettenne che nel giorno dell’escursione si è fatta pure un tuffo dalla barca: volere è potere ! E per i prezzi proposti – 330 a cranio adulto – comprendenti soggiorno in tenda, pensione biologica e vegana completa, gite in barca e a piedi e attività olistiche quotidiane che vanno dal tai qi, al qi gong, alla biodanza,allo yoga, alla cosmesi casalinga, alla cucina macrobiotica, al rap e così via, direi che si può fare. Ma aggiungerei che invece SI DEVE per un motivo impalpabile e percettibile solo in presentia: l’atmosfera di questa vacanza, la profondità degli scambi che si creano – si ricordavano di me che ero solo passata di lì due giorni e sotto esame anni fa ! – e la genuinità delle relazioni con persone estremamente “varie” in età, provenienza, interessi e storie da raccontare, rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una vacanza così tematica …

… uff, andateci e basta.

E salutatemeli tanto, che mi mancano già tutti !

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Mi fanno venire il latte alle giNokia.

Mi sto drogando con una canzoncina nientemale !

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GRRRRRR !

Eh, sì, lui se li sarebbe pure presi i telefoni e i caricabatterie … ma li avrebbe portati nei centri di smaltimento del comune. Anche lui. D’altronde la Nokia si è data una bella zappata sulle palle partorendo l’ultima merda degli smartphone e abbandonando completamente le progettazioni ecosostenibili i cui prototipi avevano dato modo di sperare in telefoni con la scocca di legno e la batteria che va a succo di frutta …

A questo punto mi risolvo su due ipotesi contrastanti:

IPOTESI A Mando il tutto in un bel pacco tramite corriere con allegata una lettera d’odio come quelle che si scrivono agli ex. O, il che è sulla stessa linea, affitto un elicottero ad Helsinki e gli tiro addosso tutta la mia roba dall’alto come fa la donna tradita – e sottolineo Donna – che caccia la bestia di casa tirando in strada tutte le sue cose. N.B.: è perfettamente inutile che Zuckenberg abbia dei soldi e io no, visto che io li impiegherei fruttuosamente in iniziative simili a quest’ultima … e lui no.

IPOTESI B Evitando di inquinare l’immacolato ecosistema finnico, posso optare per uno smaltimento di tipo etico aderendo ad una delle iniziative proposte qui, anche se l’articolo in questione è un po’ vecchiotto.

Si accettano consigli … anche se ammetto che vorrei che la pagassero e una vendettuccia morale la apprezzerei parecchio. Alla fine ne ho talmente tanti che potrei dividerli a metà e fare entrambe le cose. Ma sono tendenzialmente partigiana e intendo perseverare.

Il “piesse” boicottaro è … Nokia, Nokia, Va-ffan-culo !

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Telefonia ecocheap: Cose che, NO !(kia), non riesco a buttare.

[Tanti auguri eggrazie ! Non tanto per i 101 articoli, quanto per i 103 followers: ma che malattia avete ? =)]

NO_kia

NO!

1. Iniziò così … la mia avversione per i telefoni cellulari.

Tutto ha avuto inizio con un Nokia 3310 che comprai all’età di 12 anni dopo un anno di Grande Depressione fatto di risparmi e nulla più. Lo pagai la bellezza di trecentoventi milalire e aveva cinquanta milalire di ricarica al suo interno che l’odiato genitore, allora privo e determinatamente contrario ad ogni supporto di telefonia mobile, aveva prosciugato durante le settantadue ore che separarono l’acquisto dall’arrivo nelle mie mani della bestiola. Me lo rubarono quattro anni dopo. La perdita fu – non proprio col senno di poi, dato che un cellulare indistruttibile non l’anno più fatto – riparabilissima: mi ero già scocciata dell’assiduo parental control a cui l’oggetto mi costringeva, con tutto che allora la metro era ancora un silenzioso rifugio anti-radiazioni. Come da copione, la mia scarsa di riaverlo volontà, ma soprattutto le motivazioni per le quali non mi misi a risparmiare ogni centesimo che pioveva dal cielo, portarono i Janitors a regalarmene uno per il Santo Anale, ovvero quello azzurrino in basso a sinistra nella foto. Si vede che l’oggetto era particolarmente indesiderato e posseduto da spiriti maligni, perchè il mio ragazzo di allora mi lasciò per mezzo dello stesso il giorno successivo dando inizio a due anni buoni di odioso tira e molla adolescenziale … sì, per telefono, il giorno di Nasale. Il successivo – sia telefono che fidanzato, in effetti ! – durò una settimana … e non in senso biblico ! Era uscito dalla fabbrica difettato … sì, anche qui vale per entrambi. Quindi ci fu l’unico cellulare per cui spesi più di venti euro dai tempi gloriosi del 3310 e che durò un annetto e mezzo. Dopodiché, mi venne nuovamente regalato quello attuale, sempre perchè paventavo la volontà di liberarmi dalla schiavitù del reperibilismo perpetuo.

2. Il cellulare ecologico non esiste.

Mi spiace (?) ma è proprio un controsenso in termini. Il telefono cellulare in quanto oggetto è assolutamente non etico e non sostenibile: è prodotto in paesi sedicenti in via di sviluppo in cui i diritti dei lavoratori non hanno mai messo piede, la produzione è decentrata e non è raro che ogni singola componente affronti svariate ore di volo prima di essere assemblata ed altrettante planate per giungere a noi; i materiali di cui è composto sono inquinanti in ogni fase di produzione, difficilmente smaltibile e – vedi coltan – forieri di conflitti, deforestazione e sfruttamento. Quindi già l’oggetto di per sè, ancora privo dell’altrettanto inquinante e non smaltibile batteria, crea più danni di una bimbaminkia repressa dell’Opus Dei infettata di AIDS. Poi lo accendi e, a meno che tu non abbia comprato il modello col pannellino solare sul retro (che sarà il mio prossimo telefono, anche se la fotocamera potevano risparmiarsela) o il caricabatterie ad energia solare, inizi a consumare energia elettrica. A questo punto ti serve giusto un antennone cancerogeno ogni centocinquanta metri e sei apposto.

3. E’ l’uso che se ne fa …

Uno dei motivi per i quali non citerò gli smartphone in questo articolo – a parte ora … anche se ne esiste almeno uno che non faccia totalmente vomitare ECCOLCACCHIO che vi metto il link ! – è che sono stati ragionati PROPRIO per evitare accuratamente che il loro uso possa essere anche solo vagamente poco nocivo per ambiente, psiche, interazione sociale, vita di coppia, vita sessuale, applicazione e sviluppo di capacità ecc. Emmidispiace per chi è persuaso del contrario: caricare uno smartphone col pannello solare equivale ad andare col SUV alla fattoria biologica, ad andare in aereo al G8/Social Forum di Genova, a farsi lo chatouche (si vede che ho delle colleghe femmine ?) sui rasta

sì, la pianto. Ecco un non-so-quantalogo del cellulare col minimo impatto su ambiente, umano e psiche: usatelo il meno possibile, mandate perlopiù sms, usate l’auricolare, spegnetelo la notte, non tenetevelo acceso vicino alla testa mentre dormite, comprate telefoni che facciano i telefoni e non le macchine fotografiche/ le badanti/ la pasta / il caffè / la baby-sitter/ il vibratore/ l’analista / la panchina / la piazza / la manifestazione / il letto / la scuola / il pub / il cinema / la sala giochi / la mignotta / il telegiornale / il libro / il computer … approfittatene quando si rompe per regalarvi una VERA settimana detox, cercate di non identificare il vostro Io in un telefono cellulare, consultate Santa Internet prima di comprarne uno (vedi modello solare sopra), cercatelo usato, date un’occhiata al sito i Greenpeace (chemmagari prima o poi le aggiornano ‘ste guide al consumo critico), dimenticatelo volutamente a casa una tantum, in attesa del caricabatterie semistantaneo – oltre che di quello che va a scuregge – ricaricatelo con i pannelli solari o con le manovelle(GUARDATE I PREZZI), una volta rotti smaltiteli comeccristocomanda, se quello precedente non si è ancora rotto lasciandovi “fuori dal mondo” nel momento cruciale della vostra vita – vedi “gente che ti lascia per telefono il giorno di natale”- non cambiate cellulare.

4. SCassandra contro Nokia.

E’ tardissimo ma ‘sto post mi ha appassionata: lo voglio concludere. Il succo è che ho tutta quella robba lassù, tanto per cambiare. Non l’ho mai buttata perchè la Nokia si vanta di essere ecosostenibile – nel 2010 Greenpeace le dava un 7.5 molto lusinghiero – e di riciclare i vecchi modelli ritirandoli e smaltendo ciò che resta inutilizzato e inutilizzabile. Ebbene, in dodici anni di fedele customeraggio, mai nessun centro di raccolta Nokia si è degnato di riprendersi nemmeno uno dei miei sgorbi. Ho mandato mail all’insegna del “Buttiamo ‘sto pomeriggio”, ho subito tristi telefonate di circostanza dai call-center in cui mi si indicavano i centri di stoccaggio dell’AMA, ho camminato per chilometri per andare a stanare i centri raccolta di Roma salvo poi tornare indietro a mani piene e con in testa le scuse più disparate, stavo meditando di portarmeli ad Helsinki e filmare l’evento di me che entro alla Nokia col paccotto … Ma forse è finita: vicino al luogo in cui lavoro c’è un centro assistenza Nokia che ha un cartello affisso fuori: “CENTRO RACCOLTA CELLULARI NOKIA”.

Io domani ci provo … NO ?

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Ritorno all’ADSL, a Roma e al dorato mondo del lavoro.

Parco dei 7 Acquedotti. Roma.

Ho molto da farmi perdonare in quanto ad assenze. Recuperiamo in settimana: mi impegno ad aggiornarvi con un post al giorno. Mi giustifico con la scomparsa dell’ADSL, il rimpatrio romano e la prima settimana di lavoro. Ebbene sì, lavoro. Totalmente a culo come sempre.

Ve lo ricordate? A maggio avevo fatto dei colloqui, ero incappata nel simpatico santone vestito da Gesù. Fortunatamente avevo sostenuto altri colloqui, tra cui uno in cui mi era stato detto di avvisare nel momento in cui sarei stata libera di trasferirmi a Roma e iniziare a lavorare. Così, appena finiti gli esami, ho mollato Venezia e sono andata a Trieste pensando di farmi almeno una settimanella di Costa dei Barbari e sole integrale con spedizione di curricola a nastro. E invece sabato sera, dopo la monopolata dai croati ho mandato la mail senza crederci troppo e il giorno appresso, di ritorno dal mare in autostop con un’amica tedesca che pulisce il mare tuffandosi a bomba dagli scogli, trovo la mail di risposta: “Bene: inizi questo martedì”.

Ebbene, lavoro. Faccio la dialogatrice part-time per una società che si occupa di fare informazione su temi sociali: ultimamente si occupano di abbandono/adozione di cani. Non è un lavorone, ma è onesto (ho già firmato il contratto), più o meno ben retribuito, le colleghe sono delle tesore, il capo è simpatico e mi ha dato già un paio di consigli funzionanti … Faccio “Foundrising”, certo, offro sconti e premi di adozione in cambio di offerte libere o meno. A fine mese mi aspettano da un minimo di 500 a un massimo di 2000, a seconda delle quote (13 euro l’una) che raggiungo. Se avete cani, gatti o voglia di adottarne su tutta Italia, ma in particolare su Lazio, Umbria e Toscana, contattatemi !!!

Colgo l’occasione per ringraziare Lotjina che mi ha assegnato un premio e vorrei approfittarne per rispondere alle sue 11 domande, che mi sembrano estremamente interessanti !

1. Cosa facevi un attimo primo di scrivere questo blog? Lavoravo.
2. Il tuo documentario preferito? Difficilissima … ora mi viene in mente “The Corporation”, ma mi pentirò di averlo scritto tra un minuto.
3. Perché scrivi un blog? Per vedere se si può fare o no !
4. Se ti dico amore, cosa mi dici? Miomone.
5. Perché non partecipi a cucinaecondividi.it? Perchè al momento non sto a casa mia … =(
 6.Se potessi scegliere, dove ti piacerebbe vivere e con chi? A Trieste, a Roma, a Napoli, a Catania, a Varanasi … basta che sia in un cohousing con almeno quindici tra le persone che mi vogliono più bene.
7. Le tue 3 priorità nella vita. La pace, il verde, l’amore.
8. Il tuo libro preferito. Corpo Celeste della Ortese, che cerco di recensire da mesi !
9. Quale lingua ti piacerebbe imparare? Una lingua slava.
10. A quale NGO daresti 10.000 euro se vincessi la lotteria? Ad Amnesty, Greenpeace ed Emergency.
11. Qual è tuo lavoro da sogno? Uno a caso nell’ambito della difesa dei diritti umani.
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Sferruzzo Ergo Sum Ep. 0 La scelta dei filati e riciclo di filati usati.

[dedico questo primo postutorial alla Finlandese, con tante scuse per il ritardo !!!]

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Il mio arsenale bellico.

L’avevo anticipato millenni fa, ci ho messo un bel po’, ma eccoci qua con il primo pseudo-postutorial sul fantastico mondo dello sferruzzo. Ho deciso di partire dai fili, poi aggiungerò un ferro per volta: dall’uncinetto passeremo a due ferri, fino poi a quattro. Premetto che non sono un’esperta, sono più che altro un’amatrice.

Partiamo dunque con il senso di SCassandra per lo sferruzzo. La pre-premessa è che lo sferruzzo è unisex: guardate qua ! La premessa è che non tutto ciò che è autoprodotto è conveniente e non tutto ciò che è autoprodotto è ecologico.

Detto ciò, ecco quando – secondo me – è il caso di sferruzzare :

– Sferruzzare per riparare.

– Sferruzzare per i bambini: serve meno lana, meno tempo e gli abiti per bambini, se di qualità, costano tantissimo! D’altra parte i pupi crescono a vista d’occhio, quindi conviene usare lana riciclata e riciclarla una volta che il golfino o chi per lui non gli va più. Eviterei invece la tendenza al “corredinismo”, foriero di spese pazze, bimbi formato cicciobbello e mamme in depressione post-parto dopo le 115 ore passate a guardare telenovelas sudamericane sferruzzando. Siete affette da corredinismo SE: sognate un mondo in cui tutti sono vestiti di tutine uncinettate con cappello, scarpe, guanti e mutande uncinettate in coordinato; avete confezionato venti paia di scarpine da neonato dimenticando che il neonato non cammina e state progettato altrettanti abitini da cocktail ai ferri dimenticando che i cocktail-party a tre mesi non sono uno spasso.

Per fare i regali: anche qui però è sempre in agguato la tendenza “oggettinista”, ovvero la tendenza a creare oggetti totalmente inutili da affibbiare a qualsivoglia amico-amica malcapitata ad ogni occasione. Siete affette da Oggettinismo SE, dopa il portacellulare, il portapenne e il portamonete vi avviate convintamente verso il porta-borsa, il porta-pochette, il porta-porta-penne; oppure se state progettando di vestire il telecomando con un pagliaccetto fatto ai ferri; oppure se avete fatto pupazzi evocativi di tutti i membri dell’albero genealogico fino al quinto grado e ancora state lì a reperire foto della quadrisavola Bertilla per capire se era bionda ed evitare di pupazzarla in bianco e nero;  oppure se fate bignè-pupazzo all’uncinetto e li regalate alle amiche a dieta e poi vi vogliono uccidere … è chiaro ???

Avremo modo più avanti di disquisire su questo punto, ovvero l’utilità di ciò che si crea. La cura per i suddetti disturbi è comunque quella di smettere per un po’. Come con l’alcol. Ma andiamo avanti …

Cosa Filo ? Per sferruzzare si possono usare i seguenti filati: lana, cotone, rafia, filati sintetici, lino, canapa, yuta … Chiaramente, dal punto di vista ecologico il campo si restringe nettamente: si preferiscono filati italici di tipo organico e con coloranti/colori eco-compatibili. Nell’ambito economico il campo si restringe ancora di più perchè, per quanto la lana merino sia un soffice angolo di paradiso, 5 euro a gomitolo sono proprio un furto. Il cotone è meno costoso, ma è una fibra ad alto impatto per il grande quantitativo d’acqua che richiede sia in fase di coltivazione che di lavorazione e filatura.

Ecco allora il filato più eco-cheap di tutti: quello riciclato in poche e facili mosse. Il seguente procedimento serve a qualsiasi tipo di filato organico per ammorbidirsi, distendersi e tornare quasi come nuovo.

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1.Prendete un paio di forbicette appuntite e un oggetto oggettivamente brutto ma fatto con un filato decente … i negozi dell’usato sono pieni di roba anni ’80 a pochi euro che sembra fatta apposta … approfittiamone !

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2. Se ci sono dei pezzi cuciti, scuciteli. Con i maglioni bisogna staccare le maniche ed aprirle e poi separare il davanti dal dietro.

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3.Dopo aver trovato il capo del filo e aver tagliato il nodo … Usate la mossa di Spock per puro folklore mentre srotolate il filo facendolo passare tra gomito e pollice.

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4.Otterrete così degli anelli che arrotolerete su se stessi per formare delle matasse.

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5.A questo punto imbacinellate tutto con un fondo di aceto bianco e acqua fredda a volontà. Lasciate tutto a mollo per una notte almeno, poi cambiate l’acqua per sciacquare via un po’ d’aceto e mettete le matasse ad asciugare in piano senza strizzarle su un asciugamano.

 

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6.Una volta asciutte fate dei gomitoli … se non siete capaci siete per prima cosa delle persone terrificanti, eppoi vi cercate il tutorial di qualcun altro su iutub.

Ricordatevi che c’è crisi e che quindi nun se bbutta gnente: fatevi un sacchetto a parte dove mettere gli scarti di filo più piccoli. Ad un certo punto finirete per fare almeno un pupazzo e quel giorno vi servirà qualcosa con cui riempirlo !!!

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Nun se bbutta gnente.

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