(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Riduco, riciclo, riuso … e Rammendo !

La fregatura insita nell’acquisto di calzettoni a stock – e di mutande a stock, canottiere a stock e simili … – è che sembrano programmati per rompersi all’unisono. Ne buchi uno indossando una scarpa nuova ? Gli altri otto paia, riposti nei cassetti, si bucano per par condicio.

Chiaramente, ho le prove.

DSC_0064

E che se fa, se butta ???

NOOOOOOO !!!

Si rammenda, bambini !

Ecco una guida  fotografata per permettervi di rammendare qualsiasi buco !

N.B. Ho lasciato la mia scatola del cucito – esatto, nel 2014 non ho facebook, ma HO una scatola del cucito – a Roma, lì avevo un bellissimo uovo da rammendo appartenuto alla mia bisnonna. All’inizio mi sono disperata un po’, tanto per gradire, ma poi ho pensato … chi di loro avrà mai un uovo da rammendo ?!

DSC_0066

Intanto lavate il calzino incriminato in lavatrice, lasciatelo asciugare per bene e poi, dopo aver preparato il filo e l’ago (infilate un’estremità del filo nell’ago, ricongiungete le estremità e le annodate insieme ) ve lo infilate al rovescio sulla mano e tendete la parte bucata aprendo le dita.

DSC_0068

Poi, partendo da sotto, infilate l’ago in orizzontale tra i due lembi separati.

DSC_0069

Ripetete l’operazione andando verso l’alto e tirando il filo ad ogni punto fino a chiudere tutto il buco.

DSC_0070

A questo punto tornate in giù infilando sempre l’ago in orizzontale ma all’altro verso.

DSC_0071

Quando arrivate al punto di partenza fate un paio di nodi al filo e tagliatelo.

DSC_0072

FATTO !

DSC_0074

Chiaramente la mia scelta di filo rosso su calzino grigio è stata fatta solo per agevolarvi la comprensione … ma d’altra parte chi li vede i calzini ???

RIDUCO, RICICLO, RIUSO … RIPARO !!!

Lascia un commento »

Ecostudentessa Ecouniversitaria

_DSC0334

Siccome mi mancano tanto i miei super-amichetti della triennale – senza togliere nulla a tutti gli altri amichetti – voglio dedicare questo post a loro e usare le foto delle loro feste di laurea per guarnirlo. Grazie a Carmelo Mr. Lopalopa, Giulietto e La Finlandese … per tutto quello che mi hanno dato, insegnato, imboccato e via così =)

E’ da dicembre che ho in testa questo post. Ho dato il primo esame della sessione il 20 dicembre e mi son detta:

“Bene, quando avrò dato l’ultimo esame della sessione, lo scriverò”.

Signori, siete tutti testimoni: avrei dovuto dare l’ultimo esame oggi alle 17 e sempre oggi – 26 febbraio 2014 – l’esame è stato spostato al CINQUE.DI.MARZO. Nel frattempo, tanto per dare coraggio agli studenti -lavoratori-autospesati (merce rarissima) o agli aspiranti tali ho collezionato quattro trenta cum laude, che mi sono valsi una teglia per dolci e un cerchietto di velluto. Perché io mi premio … come i cani antidroga.

… E siccome se devo ridare l’esame è tuttacolpamia, o meglio della mia secchiaggine ormai conclamata e incontenibile – ebbene sì, quest’esame l’ho già dato e ho praticamente rifiutato un voto già di per sé alto perché voglio il 30 – … non pongo altro tempo in mezzo e vi scrivo qualche cosa sull’essere studenti e rendere compatibile questa sventurata condizione di vita con l’ecologia e la perenne squattrinatezza.

DSC_0103

E’ innanzitutto una questione di stile …

Number_one: La Carta_ se sei uno studente, la Foresta Amazzonica ce l’ha con te per principio. Per placarla devi ricordarti del suo umido urlo primordiale ogni volta che stai per fare una fotocopia, comprare un libro, comprare un quaderno …

a. Dai libri non si scampa, se vuoi dare l’esame devi essere in loro possesso per almeno un tot. Hai diverse strade: se hai dei rari professori SANTI che mettono il libro sulla loro bacheca in formato e-book, dai loro il culo perché se lo meritano; se dai l’esame insieme ad altre persone ammortizzate i costi e le spese procurandovi una copia del libro in questione da usare a turno – ma che sia gente fidata ! Anche dare gli esami in batterie da due è un’ottimo metodo – e che sia rigorosamente usata. Idem per i libri fotocopiati: to share ! TO SHARE ! TUSCER. Toucher ? Vabbè. Se il professore è l’autore del libro e tende a mettere 30 a chi lo espone nuovo di zecca sul banco … non fatemi essere volgare. Io comunque, siccome i libri dell’università sono una delle voci di spesa a carico dei miei li scarico sul kindle, li compro usati o – se non si trovano – nuovi e poi li spaccio AL POPOLO che ci studia sopra o – ARGH – li fotocopia.

b. Le fotocopie hanno un’utilità qualora il loro uso non si trasformi in un abuso. Scrivere velocemente – stenografare è un’arte che dovrebbe essere nuovamente fruibile ai più – permette di copiare gli appunti delle lezioni mancate (per lavoro) dai quaderni altrui. Fotocopiate appunti e libri solo in caso di imminente autocombustione degli stessi e rigorosamente fronte-retro. Una volta usato il libro  fotocopiato può essere rivenduto o ceduto. Non si butta nessun foglio che non sia stato utilizzato da entrambi i lati.

c. I quaderni: per prendere gli appunti vanno bene un mucchio di fogli usati solo da un lato e spillati sapientemente in un angolo. Semmai vi servisse un quaderno – io ne ho uno avanzato dalla triennale che ho trovato a casa dei miei a dicembre e uno per francese, perché non avendo una grammatica di riferimento per il corso è quest’ultimo a fare da manuale – compratelo di carta riciclata in EU o meglio in Italia, ma solo dopo esservi assicurati di non averne altri. In alternativa potete scegliere quelli con il marchio fsc, ovvero fatto di carta proveniente da foreste gestite responsabilmente. Un’ultima frontiera è la carta fatta di pietra, ehssì, andate a leggere ! Io ne possiedo un piccolo esemplare che mi da grandi soddisfazioni ! Ah, molte ONG propongono quaderni in carta riciclata o Fsc acquistabili nella parte del merchandising del sito. E poi c’è sempre il commercio equo e solidale !

d. La tesi si stampa – perché alla fine sei lì per laurearti … quindi dovrebbe succede ad un certo punto che ci sia una tesi – su carta riciclata con copertina di cartone. Ebbene yes.

Consigli extra: scrivete piccolo, più piccolo che potete, e aggiustate il vostro metodo di studio … ovvero, se per dare un esame avete bisogno di leggere il libro, sottolinearlo col righello, riassumerlo, schematizzare i riassunti, schematizzare gli appunti, fare le mappe concettuali al computer e stamparle attaccandole al cesso o sull’armadio, ripetere il tutto per tre settimane … la mia diagnosi è che avete troppo tempo a disposizione, troppa ansia a cui porre rimedio e/o un disturbo dell’apprendimento di vasta portata.

Number_two: La cancelleria più in generale_ Di alcune cose si può fare a meno: bianchetto, evidenziatore – io ne ho tre che resistono dal primo anno di triennale ! – righelli, penne che sparano gel glitterato al profumo di fabbrica. Altre suppellettili sono tristemente necessarie:

Penne di colore neutro: io, finché non finiranno, userò le “penne dei convegni” …

(PARANTESI: se sei uno studente universitario DEVI partecipare a più convegni (anche festival, assegnazioni di premi e di lauree honoris causa) possibile, specie quelli in cui figurano molti sponsor. Perché si imparano un mucchio di cose, intanto, ma soprattutto perché sono fonte inesauribile di penne, matite, pennette usb e fogli di carta … senza contare quegli eventi magnifici in cui ti offrono anche il pranzo o l’aperitivo, o il caffè … E’ UN INVESTIMENTO !!!)

_DSC0188

La fame la caccia con la scopa … e la raccoglie con la paletta. Sì, è di Brescia.

… dicevamo. Quando le penne dei convegni finiranno, e quando finiranno quelle abbandonate sotto i banchi e in biblioteca (W la sbadataggine … altrui) mi rivolgerò all’ampio mercato delle penne ricaricabili di cui ho già un bellissimo esemplare lilla regalatomi da Giulietto e un altro bianco che pesa come un ferro da stiro, regalo dei nonni.

Matite: vedi il discorso convegni. Già la matita in sé è poco impattante, inoltre ne esistono diversi modelli eco-compatibili e fabbricati in Italia o sponsorizzati da ONG. Da non dimenticare i portamine di metallo: mio nonno ne ha passato uno alla nostra famiglia che resiste dagli anni ’50 !

Gomma da cancellare: io ho le stesse due dal liceo, ma anche qui, ne esistono infiniti modelli a basso o nullo impatto.

Temperino: di metallo. Se sei abbastanza furbo, lo compri in prima elementare e non lo molli più.

_DSC0368

Giulietto, una donna un mito !

Number three_Vivere di buon senso_1.RELAX! Non siete i primi a frequentare l’università e non sarete gli ultimi, quindi gli psicofarmaci non sono ammessi, mentre il sesso selvaggio è prescritto e suggerito. 2. Hai diritto ad essere fuori sede SE vivi a più di un’ora dalla città dove si trova la tua università. Sennò sei pigro. 3. Condividi la tua casa con più persone possibile. 4. Mangia ragionevolmente, impara a cucinare nell’ottica di produrre pochi rifiuti e condividi la spesa e i pasti. 5. Spostati a piedi o in bici o con i mezzi SE il tragitto è ragionevolmente impervio. 6. Riduci, ricicla, riusa, rattoppa … riSHARE. 

DSC_0099

Non cambierò mai idee: le case piene sono cose … piene.

La chiave di molte di queste azioni – a parte l’acquisto di oggetti poco impattanti – sta nella collaborazione e nella condivisione con i vostri simili. Purtroppo gli studenti Cafoscarini, o almeno un buon 80% di loro non capisce il senso di questa mia affermazione. Avevo parlato di loro in uno dei miei primi post, un post troppo lungo per la verità, come questo. La solidarietà qui è nemica della competizione. Per fare un esempio su tutti, non solo c’è gente che VENDE i propri appunti … ma c’è gente che LI COMPRA !

_DSC0213

Dall’università al ristorante per il pranzo di laurea si va in autobus =)

Io a Roma ho visto gente che non conoscevo studiare sui miei appunti per i corridoio, io stessa ho usufruito di appunti e libri di perfetti e amichevolissimi sconosciuti. La mia tesi di triennale è stata scritta in 48 a 18 mani, così come molte tesi di altri amici … tranne il fatto delle 48 ore che nel mio caso sono state un ameno – nel senso che se la becco LA MENO – regalo della mia relatrice. In somma, il verbo è SOLIDARIZZARE IL BUON SENSO.

_DSC0082

17 commenti »

Conti di fine meSettembre e di inizio anno …

DSC_0339

Foto vecchia e già usata, ma qui la lentezza di linea è endemica: ho fatto le PULIZIE !!!

Alla velocità della connessione gratuita di ateneo, mi tingo di autunno e riappaio su questi schermi con un primo elenco di spese atto a rendere note le mie nuove e pericolosissime intenzioni. Alla fine non ho resistito ed ho collezionato avidamente anche gli scontrini di settembre … anche perché evitando di farlo avrei macchiato la mia deontologia non professionale escludendo le spese della registrazione del contratto di casa e ben due soggiorni romani.

Il grosso della “teoria di base” su questo nuovo inizio la trovate nel nuovo “About che ho poc’anzi composto, ma la mia incrollabile fiducia nell’empirismo mi costringe a rendere esplicite un po’ di cosette: per prima cosa ciò che mi tratteneva dall’aggiornarvi con cadenza meno saltuaria era fondamentalmente l’assenza di internet – che perdura ! – a casa, la sessione d’esami di settembre, il cambio di facoltà, la ricerca forsennata e senza risultati di un lavoro veneziano – che perdura ! – e circa basta. In secondo luogo, i cambiamenti nel conteggio delle spese di fine mese che potete vedere con i vostri occhi poco oltre: ho aggiunto la voce Spese Veneziane. Se è vero, infatti, che una più assennata gestione delle colazioni al bar nel mese di luglio da poco trascorso, come la conoscenza del carsharing di per sé avrebbe salvato dal naufragio la mia impresa …

… è pur vero che questi hanno davvero rotto il cazzo !

Sono ufficialmente stufa di comprare prodotti agroalimentari discutibilmente commestibili a prezzi da crisi del ’29: Mi rende isterico-depressa che nelle brioches da due euro ci sia un cucchiaino di crema rancida, che il caffè a un euro sappia di miscela del motorino, che il pane da 5 euro al chilo sia buono solo per giocarci a rugby, che si vendano chili di frutta letteralmente immangiabile a tre euro al chilo quando ti va bene, che sei uova biologiche costino 70 centesimi più che a Roma, ma che scadano a cinque giorni dall’acquisto e che il loro stramaledetto prezzo salga di mese in mese di pochi centesimi alla volta, chiaro, come se uno non lo notasse. Lo spritz nemmeno mi piace, e poi ho visto con i miei occhi usare boccioni rossi e arancioni da discount del blocco sovietico con su scritto “Aperitivo” per riempire di soppiatto i vuoti di Aperol e Campari, mantenendo tuttavia il prezzo a 2.50, mi sembra ovvio, senza contare il fatto che per mangiare qualcosa bevendo devi rimettere mano al portafogli e incrociare le dita … Se bevo un ombra di vino rosso il mio stomaco mi dice: “La prossima volta annusalo e basta che risparmi un euro!”. Ne ho le gonadi stracciate di pagare decine di centesimi per fotocopie fatte a cazzo di cane, rigorosamente mai fronteretro e puntualmente illegibili o decentrate. Non ho tempo di controllare tuuutto lo scontrino ogni volta che compro qualcosa per evitare che siano stati aggiunti “X2” random, o che vi sia indicato un ottavo di ciò che ho acquistato. Non ho nessuna intenzione di finanziare l’inquiamento dei canali abbonandomi al vaporetto: preferisco sapere di spendere sette fottuti euro a viaggio così, semmai ne avessi, mi passerebbe subito la voglia di salirci sopra.

Soprattutto non posso partecipare e sovvenzionare questo scempio e molto altro sapendo che vado a Roma almeno una volta al mese e che una volta a settimana vedo il Miomone che abita a Trieste ! In entrambe le suddette città il rapporto qualità-prezzo ha un senso matematico non irrazionale e non è stato tutto architettato a regola d’arte per inquinare, globalizzare, lucrare e far andare in fuori di testa le persone.

Quindi, fatte salve le verdure del gruppo d’acquisto di Sant’Erasmo (santisubbito), la mia mitica padrona di casa che ci ha consegnato un appartamento praticamente ristrutturato senza chiederci un centesimo, e quelle rarissime realtà Anti-Venefiche … ehm … Veneziane, che scovo di tanto in tanto e che vi segnalerò prontamente nella simpatica rubrica “Recensioni Veneziane”(ehllosò, che l’ho scritto con la zeta lì accanto … ma nessuno è perfetto !) … io BOICOTTO VENEZIA.

Ed ecco a voi i CONTI DI SETTEMBRE: 

(legenda: pane, rose, spese poco verdi, spese superflue, spese Veneziane)

230 affitto; 26 contratto; 2 fotocopie varie;110 Roma-Venezia a/r per due volte con Blablacar; 4 yogurtiera di seconda mano; 24 Venezia-Trieste a/r; 7 prima spesa triestina: latte*, yogurt, tre pacchi di pastalluovo; 10 ricarica telefonica; 10 verdure di Sant’Erasmo; 1.8 cinque copie del CV; 1.5 limoni*; 1.6 biscotti; 2.2 hamburger vegani; 1.1 panna da cucina; 1.3 fotocopie; 4.5 piadina con stracchino, gorgonzola, fontina e parmiggiano a Trieste; 1.28 succo di frutta all’arancia, me lo potevo pure evita’ … ma non era strettamente per me; 1.9 mele*   = 440

+ spesa di legumi e cereali a peso da Mammapapa + 40 stipendio + 100 Miononno + cena cinese dal Miomone + miele di sulla e di castagno e quadernini di carta di pietra da Cammelo&Cammelina + biglietti del treno, aperitivo e cena del Quinto Anniversario dal Miomone + un ombra di vino e un pasticcino e le lenzuola matrimoniali zebrate da Cammelo&Cammelina

3 commenti »

Montagna Low-cost … con il barefooting !

Sentiero 12_Vallone di Lòò

Sentiero 12 del Vallone di Lòò_Valle D’Aosta.

La scoperta giunge, in realtà, casuale quanto la mela di Newton.

Dopo due orette e mezza di scarpinata per arrivare al Vallone di Lòò e ricevere la polenta rituale, ci si levano le scarponi e si vegeta giusto un po’ tra vacche e insetti ronzanti, nel dopo pranzo. La siesta dura poco per gli irriducibili della scalata e subito si propone di andare un po’ più sù, mezzoralmassimo, ai laghi che sono rigorosamente tre e rigorosamente chiamati Lago Blu, Lago Verde e/o Lago Nero. Siccome gli alpinisti sono notoriamente ben più bugiardi del più bugiardo dei pescatori, dopo ben tre mezzorealmassimo, stavamo ancora salendo in mezzo a punteggiature di neve perenne. Io e Miasorella, con la scusa di essere terrone e cittadine, abbiamo raggiunto un sasso piuttosto piatto, ci siamo tolte gli scarponi e ci siamo sdraiate con i piedi a mollo nel ruscello.

Dopo un’altra mezzoralmassimo è risceso il Miomone e ci ha raggiunte. Non avevamo nessuna voglia di rimetterci gli scarponi, essiccome ci ricordavamo un percorso piuttosto pratoso e acquoso … non lo abbiamo fatto: siamo scese per due mezz’ore a piedi scalzi ! E abbiamo anche incontrato dei ragazzi che salivano a piedi scalzi. Tornate giù un signore che era salito con noi vedendoci ha detto “Ah, fate barefooting !” … e noi che non facciamo quarant’anni in due – lui ne ha oltre 70 – abbiamo scoperto che, sì facevamo proprio barefooting o, come si dice in italiano, per sviare ogni interesse al primo colpo, facciamo gimnopodismo.

Ebbene, i vantaggi di questa attività sono molteplici: a livello medico è un po’ come fare ginnastica posturale, a livello psichico dà un gran senso di libertà e rusticaggine, a livello estetico è esfoliante, a livello godereccio è dimorto godereccio sentire l’erba sotto i piedi, poi la pietra, poi il fango caldo … e perfino la merda di vacca ! Machennesapete !?

Inoltre, non necessita di alcuna attrezzatura e quindi costituisce un’attività perfetta per giovani squattrinati ed ecologisti come me che hanno un po’ lo schifo di tutti quegli sport – e l’alpinismo è uno di questi – che necessitano un montepremi di 200 euro di chincaglierie in plastica solo per andare a vede di cosa si tratti. Senza parlare di chi sfoga la smania da shopping comprandosi attrezzature allucinanti che userà tre volte all’anno massimo ecceteraeccetera …

Dal punto di vista filosofico, si rifà alla corrente slow e di decrescita e restituisce la dimensione più umana e meno agonistica alla montagna. A piedi scalzi non si può fare un percorso da otto ore in otto ore come se niente fosse, non si può correre, la montagna la si sente e per gustarsi il panorama occorre fermarsi a guardarlo per evitare di inciampare o ferirsi … almeno all’inizio, quando si ha ancora la pianta “da scarpa” e ci si sente piuttosto nudi e indifesi a contatto col suolo.

E il bello è che esistono degli itinerari pensati apposta per i barefooters: in Germania ce n’è tantissimi perchè – tanto per cambiare – questa cosa se la sono inventata loro, ma anche in Italia c’è il Club dei Nati Scalzi che organizza parecchie cosette sia in Italia che all’estero. Ma, semplicemente, se vedete che il terreno è buono, levatevi le scarpe e andate !

_DSC0042

Questa foto l’ha scattata Miasorella: se volete fare BarefootingSCassandresco, non dimenticate lo smalto rosso !

7 commenti »

Il Postapposta: quale acqua è PIUMMEGLIO ?

Mare vicino Grotta Azzurra
Vi metto di nuovo il mare degli Infreschi in apertura perchè si parla d’acqua !
I miei numerosissimi e affezionatissimi FANS non fanno che dare meravigliosi spunti a questo mio piccolo angolo di rete: grazie, siete impagabili almeno quanto me eqquindi né io né voi mangeremo mai sul SiPuòFare !
Epperò devo ringraziare il nostro celeberrimo Tea Mastah per aver dato l’abbrivio ad una nuova e pericolosa categoria: Il Postapposta ! Funziona così: voi mi lasciate/mandate un messaggino su un tema che vi sta a cuore, un argomento non trattato o uno di quelli – innumerevoli – che ho detto di voler trattare e che poi non ho più menzionato. Ecco qui la prima richiesta di una lunga serie:
Carissima,
come stai? Come procede la tua vacanza con i tuoi?
Io sono solo a casa questa settimana e un po’ si studia, un po’ faccio tirocinio.
Ti scrivo per porti un quesito di natura ecologica su cui penso tu possa aiutarmi! Come sai per il tè che bevo ho bisogno di acqua leggera e quella di Roma non lo è. Ci sono diversi modi per ottenerla e fin ora mi sono sempre affidato all’acqua in bottiglia, di cui però mi sono sempre sentito in colpa nei confronti dell’ambiente. Recentemente sono passato alle bottiglie biologiche (di quelle che si buttano nell’umido e si degradano “in 80 giorni”, dicono) pagando un po’ di più (una bottiglia costa 50 centesimi) ma recentemente ho realizzato che comprando una di quelle caraffe filtranti potrei risparmiare di più… ma non so quanto ne beneficerebbe il globo terrestre! Tu che sei informatissima, pensi siano più ecosostenibili le bottiglie biologiche o la caraffa filtrante con i filtri da cambiare mensilmente? Come si smaltiscono questi filtri poi? C’è qualcosa in commercio che sia eco-friendly?
 
Intanto ti mando un abbraccio e spero di rivederti presto! Abbiamo un’estate da cominciare io e te! 
 
Ciauuu
Fantastico. Tralasciando le informazioni sulle mi vacanze che il prode Alex ha ricevuto ieri accompagnandomi a comprare un orpello per il post della prossima settimana: la risposta è … non ne ho la più pallida idea ! Ma posso ricercarne ad hoc per il mio amichetto stupendissimo.
Vediamo per prima cosa QUANTO sono sane/ecologiche/economiche le nostre due varianti e poi cerchiamo eventuali alternative.
Acqua filtrata: una relazione del 2012 redatta dal Ministero della Sanità ha bocciato l’uso delle caraffe filtranti per una serie di motivi. In primis si sono occupati di escludere una aumento di “purezza” dell’acqua filtrata perché i filtri non fanno che modificare le proprietà organolettiche del liquido trattenendo una serie di minerali che servono all’organismo e rilasciando ammonio che, a lungo andare altera anche l’effettiva potabilità dell’acqua, quindi bisognerebbe cambiare i filtri con una certa frequenza. Le prescrizioni del Ministero per l’adeguamento dei filtri sono state sancite circa un anno fa … emmò ? Ne avevano fatta una biodegradabile nel 2011, ma non ha passato il test … ora ce n’è una con il filtro compostabile prodotta in America dalla Soma, ma deve arrivare da laggiù e oltre al filtro è fatta di plastica alimentare biodegradabile che viene prodotta in Malesia e poi se ne torna volando negli USA. Insomma, poco sane e difficilmente verdi … senza contare che l’iniziale spesa di una ventina d’euro viene rincarata ogni due mesi circa per il cambio di filtro.
Acqua in bottiglie biologiche: sembrano la soluzione a tutti i mali del mondo. Tuttavia vorrei segnalare questo articolo che smaschera – e non è il solo – almeno parzialmente la sostenibilità del prodotto. Il problema principale è lo smaltimento di questo materiale sconosciuto alla maggior parte degli impianti e che non si può classificare né come plastica né come compost. Non mi risulta che esistano bottiglie in plastica riciclata, che sarebbero già ben più accettabili …
Altro
Il fagiolo d’acqua: un’azienda giappa ha brevettato un filtro biodegradabile che si inserisce direttamente nelle bottigliette o nelle borracce, dura sei mesi e … non è ancora stato messo in produzione per carenza di fondi. Ma potete aiutarli anche con solo due euro ancora per 25 giorni su indiegogo.
Le resine a scambio ionico: esistono, servono per rendere l’acqua meno “dura” ma non sono riuscita a raccapezzarmi sui costi e l’effettica “verdità” … però so che non si tratta di soluzioni definitive perchè vanno anche queste cambiate alcune volte al mese.
Quindi la questione è tutt’altro che conclusa. Come al solito c’è da considerare la soluzione meno peggiore a fronte dell’inesistenza di quella migliore. Tuttavia ci può forse tornare utile l’arte del compromesso: si può decidere si usare una di queste soluzioni incomplete per i tè che lo “richiedono” e  l’acqua di rubinetto per i tè meno pregiati o per quelli con un profilo più deciso che può quindi “coprire” il retrogusto minerale dell’acqua romana … insomma, si può fare il possibile in attesa che qualcuno ci dia la possibilità di fare la scelta migliore.
Oppure, Ale-caro, data la tua naturale inclinazione ed eccellenza nella scienza … potresti pensarci tu !
6 commenti »

Guida striminzita alla tecnologia eco-cheap …Kindle sorpresa !

Hippie kindle ci prova con la sua Mrs Robinson

Questo è il mio hippie-kindle che si approccia a una omologa Mrs. Robinson incontrata in libreria …

>>Io amo i nerds<<

Abbiamo aperto parzialmente questo capitolo quando ho inveito contro la Nokia sparlottando un po’ di cellulari e smartphone vari. Oggi che ho comprato il Kindle, mi pare giunto il momento di approfondire il tema delle moderne tecnologie.

Ma come hai comprato il Kindle ? Gesùssanto ! Ti sei messa a dare i soldi ad Amazon – una multinazionale delle più merdose – per comprare un oggetto ad alto tasso di schiavismo sinico e di coltan … per non parlare del prezzo ! Ma cazzosanto. E ora andrai a mangiarti il quarterpound dal Mc, indosserai un paio di Nike, ti farai l’Iphone, diventerai macchina-dipendente … NUUUU !

Karmacoma: l’ho preso usato ! A parere dei misuratori di footprint e di svarie altre fonti attendibili che non sto ad elencare perché questo è un blog e non l’ultimo numero di Wired, gli ammennicoli high-tech e low-tech, così come i vestiti e mooolta altra robba, sono ecologicamente “smmortizzati” se di seconda mano. Essùvvia: vi pare che mi sputtano a un mese da “LA FINE” ? Ebbene, non solo non mi sputtano, ma come al solito ci ricarico sù: l’ho pagato cinquanta euro e ci ho guadagnato un pranzo e un caffè da uno sconosciuto molto simpatico che ha ricevuto in regalo la “versione nuova”. Le forme alternative di commercio – quelle dello sharing, quelle del B2B – pagano sempre anche a livello sociale e di grasse risate.

Ebbene, parliamo quindi delle moderne tecnologie che, almeno in taluni casi sembrano giunte per farci risparmiare tempo, denaro e varie ed eventuali. Ad esempio, l’oggetto che ho acquistato oggi l’ho preso perchè ho rischiato svariate ernie portando tonnellate di libri in valigia, nonostante ne avessi lasciata una pila della mia statura – non molto in termini assoluti, ma molto in termini relativi – a Venezia. Forse se avessi pagato io i libri dell’università sarei giunta prima alla conclusione di essere effettivamente abbastanza facilitata da questo oggetto da poter considerare l’opzione di acquistarne uno. Ma concedetemela ancora un po’ di piccolinitudine.

Ma ecco qui la mia personale ode ai nerd di tutto il mondo: la Skimpy-Guide alle Moderne Tecnologie !

1. Computer: sì, serve. Senza non potrei prenotare i viaggi su Blablacar, usare Skype per sentire erasmus ed espatriati vari, consultare Santa Internet per informarmi sulla vita, l’universo e tuttoquanto … Sia io che altri simpatizzanti salvatori del mondo, abbiamo cercato pc usati con scarso risultato. Questo non significa che non valga la pena di tentare: ricordiamo che i meravigliosi nerd sono al mondo per procurarci moderne tecnologie usate per un paio di mesi e tenute come non terranno mai una donna. Parlo per esperienza personale avendone frequentati  ben due in tempi non sospetti. La guida al consumo di Greenpeace continua imperterrita a non essere aggiornata ma, nel lontano 2010 pare che l’azienda produttrice di laptop (più piccoli e meno ciucciaenergia) meno dannosa fosse l’HP … chepperò costa un boato. Se volete fare i fighi triturateci anche sopra dello scalogno, ma imbottitelo con un software libero, tema di cui discorreremo in seguito … ovvero quando Abba non sarà più ostaggio del menù vegetariano a me dedicato. In ogni caso, alcune lungimiranti aziende iniziano a venirci incontro, è il caso del pc in cartone riciclato.

2. Riproduttori musicali: anche qui le versioni ecologiche non mancano, tutto sommato anche abbastanza cheap per quanto riguarda le versioni portatili. In merito allo stereo, che per me è un oggetto piuttosto indispensabile essendo una fanatica del progressive, esiste la sempiterna possibilità di trovarne uno usato e a buon mercato. Si noti bene che gli auricolari, le cuffie isolanti e le casse esistono – e sono facilmente reperibili – anche in cartone riciclato e in legno.

3. Robot da cucina prima dei 50 anni = morte. Esistono fondamentalmente due indirizzi ideologici per quanto riguarda gli utensili da cucina: quello de mi’ madre e quello de mi’ socera. Mi’ madre fa TUTTO con un coltellino Opinel che ha una lama di quattro centimetri … and so do I. Mi’ socera ha un utensile per ogni funzione immaginabile – roba da pelapatate e pelacarote distintamente utilizzati e riposti – più un robot da cucina high-tech. Quando l’ho conosciuta aveva anche un frigo gigante e un pozzetto freezer nel seminterrato benchè in casa fossero solo in tre … erano i reflussi del boom economico anni ’50-’60, lo stesso che colpisce mi’ madre in presenza di scarpe.

4. (ed ecco appunto) Il frigo e gli elettrodomestici della cucina: questi vale la pena prenderli nuovi perchè esiste una gradazione di ecologicità ed efficienza energetica in merito – gli A+++++ sono +++++ verdi. D’altra parte è il caso di moderarsi ponderando l’effettiva utilità degli stessi: le lavatrici esistono di varie misure, così come i frigoriferi, che potrebbero tranquillamente stare spenti e fungere da dispensa per la maggior parte dell’anno. Per quanto riguarda la lavastoviglie, credo che non valga la pena di averla se non si è almeno in quattrocinque a casa … ma il tutto è chiaramente opinabile. Certo, ho testato personalmente che l’aspirapolvere da Roma in sù è evitabile.

5. Home video: la tv no e quindi nemmeno il lettore dvd. Investire in un proiettore usato con settofrigorifero ecologicotto casse di misure assortite non sarebbe malaccio … ma quello ha senso per i pazzoidi cinefili come me …

6. Se la vostra casa è alimentata “verdemente” potete comprarvi quasi qualsiasi stronzata nerd senza rimorsi … Ricaricando alcune delle suddette stronzate con pannellini pass-par-tout il grosso del lavoro è fatto. In particolare se se ne fa un uso moderato ed accorto.

7. L’inutilità è: tv, micro-onde, asciugacapelli, gli scaldini da bagno, circa tutto ciò che finisce in -ice e sta in cucina, la piastra per capelli, la “play” e simili, il silkepil promotore di infiniti peli incarniti, il mondo I, spazzolino elettrico … il buon senso un tanto al chilo.

2 commenti »

Mi fanno venire il latte alle giNokia.

Mi sto drogando con una canzoncina nientemale !

Immagine

GRRRRRR !

Eh, sì, lui se li sarebbe pure presi i telefoni e i caricabatterie … ma li avrebbe portati nei centri di smaltimento del comune. Anche lui. D’altronde la Nokia si è data una bella zappata sulle palle partorendo l’ultima merda degli smartphone e abbandonando completamente le progettazioni ecosostenibili i cui prototipi avevano dato modo di sperare in telefoni con la scocca di legno e la batteria che va a succo di frutta …

A questo punto mi risolvo su due ipotesi contrastanti:

IPOTESI A Mando il tutto in un bel pacco tramite corriere con allegata una lettera d’odio come quelle che si scrivono agli ex. O, il che è sulla stessa linea, affitto un elicottero ad Helsinki e gli tiro addosso tutta la mia roba dall’alto come fa la donna tradita – e sottolineo Donna – che caccia la bestia di casa tirando in strada tutte le sue cose. N.B.: è perfettamente inutile che Zuckenberg abbia dei soldi e io no, visto che io li impiegherei fruttuosamente in iniziative simili a quest’ultima … e lui no.

IPOTESI B Evitando di inquinare l’immacolato ecosistema finnico, posso optare per uno smaltimento di tipo etico aderendo ad una delle iniziative proposte qui, anche se l’articolo in questione è un po’ vecchiotto.

Si accettano consigli … anche se ammetto che vorrei che la pagassero e una vendettuccia morale la apprezzerei parecchio. Alla fine ne ho talmente tanti che potrei dividerli a metà e fare entrambe le cose. Ma sono tendenzialmente partigiana e intendo perseverare.

Il “piesse” boicottaro è … Nokia, Nokia, Va-ffan-culo !

4 commenti »

Telefonia ecocheap: Cose che, NO !(kia), non riesco a buttare.

[Tanti auguri eggrazie ! Non tanto per i 101 articoli, quanto per i 103 followers: ma che malattia avete ? =)]

NO_kia

NO!

1. Iniziò così … la mia avversione per i telefoni cellulari.

Tutto ha avuto inizio con un Nokia 3310 che comprai all’età di 12 anni dopo un anno di Grande Depressione fatto di risparmi e nulla più. Lo pagai la bellezza di trecentoventi milalire e aveva cinquanta milalire di ricarica al suo interno che l’odiato genitore, allora privo e determinatamente contrario ad ogni supporto di telefonia mobile, aveva prosciugato durante le settantadue ore che separarono l’acquisto dall’arrivo nelle mie mani della bestiola. Me lo rubarono quattro anni dopo. La perdita fu – non proprio col senno di poi, dato che un cellulare indistruttibile non l’anno più fatto – riparabilissima: mi ero già scocciata dell’assiduo parental control a cui l’oggetto mi costringeva, con tutto che allora la metro era ancora un silenzioso rifugio anti-radiazioni. Come da copione, la mia scarsa di riaverlo volontà, ma soprattutto le motivazioni per le quali non mi misi a risparmiare ogni centesimo che pioveva dal cielo, portarono i Janitors a regalarmene uno per il Santo Anale, ovvero quello azzurrino in basso a sinistra nella foto. Si vede che l’oggetto era particolarmente indesiderato e posseduto da spiriti maligni, perchè il mio ragazzo di allora mi lasciò per mezzo dello stesso il giorno successivo dando inizio a due anni buoni di odioso tira e molla adolescenziale … sì, per telefono, il giorno di Nasale. Il successivo – sia telefono che fidanzato, in effetti ! – durò una settimana … e non in senso biblico ! Era uscito dalla fabbrica difettato … sì, anche qui vale per entrambi. Quindi ci fu l’unico cellulare per cui spesi più di venti euro dai tempi gloriosi del 3310 e che durò un annetto e mezzo. Dopodiché, mi venne nuovamente regalato quello attuale, sempre perchè paventavo la volontà di liberarmi dalla schiavitù del reperibilismo perpetuo.

2. Il cellulare ecologico non esiste.

Mi spiace (?) ma è proprio un controsenso in termini. Il telefono cellulare in quanto oggetto è assolutamente non etico e non sostenibile: è prodotto in paesi sedicenti in via di sviluppo in cui i diritti dei lavoratori non hanno mai messo piede, la produzione è decentrata e non è raro che ogni singola componente affronti svariate ore di volo prima di essere assemblata ed altrettante planate per giungere a noi; i materiali di cui è composto sono inquinanti in ogni fase di produzione, difficilmente smaltibile e – vedi coltan – forieri di conflitti, deforestazione e sfruttamento. Quindi già l’oggetto di per sè, ancora privo dell’altrettanto inquinante e non smaltibile batteria, crea più danni di una bimbaminkia repressa dell’Opus Dei infettata di AIDS. Poi lo accendi e, a meno che tu non abbia comprato il modello col pannellino solare sul retro (che sarà il mio prossimo telefono, anche se la fotocamera potevano risparmiarsela) o il caricabatterie ad energia solare, inizi a consumare energia elettrica. A questo punto ti serve giusto un antennone cancerogeno ogni centocinquanta metri e sei apposto.

3. E’ l’uso che se ne fa …

Uno dei motivi per i quali non citerò gli smartphone in questo articolo – a parte ora … anche se ne esiste almeno uno che non faccia totalmente vomitare ECCOLCACCHIO che vi metto il link ! – è che sono stati ragionati PROPRIO per evitare accuratamente che il loro uso possa essere anche solo vagamente poco nocivo per ambiente, psiche, interazione sociale, vita di coppia, vita sessuale, applicazione e sviluppo di capacità ecc. Emmidispiace per chi è persuaso del contrario: caricare uno smartphone col pannello solare equivale ad andare col SUV alla fattoria biologica, ad andare in aereo al G8/Social Forum di Genova, a farsi lo chatouche (si vede che ho delle colleghe femmine ?) sui rasta

sì, la pianto. Ecco un non-so-quantalogo del cellulare col minimo impatto su ambiente, umano e psiche: usatelo il meno possibile, mandate perlopiù sms, usate l’auricolare, spegnetelo la notte, non tenetevelo acceso vicino alla testa mentre dormite, comprate telefoni che facciano i telefoni e non le macchine fotografiche/ le badanti/ la pasta / il caffè / la baby-sitter/ il vibratore/ l’analista / la panchina / la piazza / la manifestazione / il letto / la scuola / il pub / il cinema / la sala giochi / la mignotta / il telegiornale / il libro / il computer … approfittatene quando si rompe per regalarvi una VERA settimana detox, cercate di non identificare il vostro Io in un telefono cellulare, consultate Santa Internet prima di comprarne uno (vedi modello solare sopra), cercatelo usato, date un’occhiata al sito i Greenpeace (chemmagari prima o poi le aggiornano ‘ste guide al consumo critico), dimenticatelo volutamente a casa una tantum, in attesa del caricabatterie semistantaneo – oltre che di quello che va a scuregge – ricaricatelo con i pannelli solari o con le manovelle(GUARDATE I PREZZI), una volta rotti smaltiteli comeccristocomanda, se quello precedente non si è ancora rotto lasciandovi “fuori dal mondo” nel momento cruciale della vostra vita – vedi “gente che ti lascia per telefono il giorno di natale”- non cambiate cellulare.

4. SCassandra contro Nokia.

E’ tardissimo ma ‘sto post mi ha appassionata: lo voglio concludere. Il succo è che ho tutta quella robba lassù, tanto per cambiare. Non l’ho mai buttata perchè la Nokia si vanta di essere ecosostenibile – nel 2010 Greenpeace le dava un 7.5 molto lusinghiero – e di riciclare i vecchi modelli ritirandoli e smaltendo ciò che resta inutilizzato e inutilizzabile. Ebbene, in dodici anni di fedele customeraggio, mai nessun centro di raccolta Nokia si è degnato di riprendersi nemmeno uno dei miei sgorbi. Ho mandato mail all’insegna del “Buttiamo ‘sto pomeriggio”, ho subito tristi telefonate di circostanza dai call-center in cui mi si indicavano i centri di stoccaggio dell’AMA, ho camminato per chilometri per andare a stanare i centri raccolta di Roma salvo poi tornare indietro a mani piene e con in testa le scuse più disparate, stavo meditando di portarmeli ad Helsinki e filmare l’evento di me che entro alla Nokia col paccotto … Ma forse è finita: vicino al luogo in cui lavoro c’è un centro assistenza Nokia che ha un cartello affisso fuori: “CENTRO RACCOLTA CELLULARI NOKIA”.

Io domani ci provo … NO ?

20 commenti »

Formazione: FATTO ! (un post ritardatario)

Stamattina ho dato l’ultimo esame della sessione e ora – in attesa dei risultati che arriveranno a giorni – sono in biblioteca a usufruire della connessione perchè stiamo lasciando casa e Internet ha deciso di lasciarla per prima, lasciadoci liberi di studiare come dei disperati. La biblioteca si è quindi trasformato nel luogo di svago per antonomasia. Uno svago silenzioso e composto, ma gratuito.

Per il resto l’estate è giunta anche qui al nord, in un turbine di zanzare e odor di marcio, ma anche nelle sagre di parrocchia, nei saluti pre-partenza e in vestiti zingareschi e colorati che finalmente affiorano dai cassetti della sottoscritta.

In tutto ciò, ho la possibilità di depennare già un punto – il terzo – della mia wishlist estiva, che colgo l’occasione per ribadire. Non pensiate che si tratti di uno scherzo: chi mi conosce sa che io non scherzo mai.

1. Tornare da Mammapapà.
2. Andare a trovare gli amici.
3. Corsi di formazione.
4. Campeggio libero.
5. Fare volontariato.
6. Andare in ritiro in una comune o in un monastero.
7. Fare wwoofing(n.b.: andare nelle fattorie biologiche e lavorare in cambio di vitto e alloggio).
8. Fare un lavoro in cui ti si garantiscano vitto e alloggio.
9. Viaggiare andando ospiti dalla gente.
10. Si accettanto consigli.

Per mia scelta personale ho deciso di non usufruire dell’alloggio offerto presso La Città dell’Utopiaho sicuramente fatto almeno un mezzo errore. Non tanto per il fatto che stando dai Jenitors ho avuto il caloroso benvenuto con urla e porte sbattute,un costume vecchio come la bomba all’ambasciata americana nel Il dittatore del libero stato di Bananas. Quando per il clima di questo casale delle
meraviglie: la concretizzazione di tutti i miei sogni, come già il nome suggerisce. Sono questi i luoghi in cui la formazione è gratuita, cibata vegetarianamente, alloggiata in mezzo a tanta bella gioventù (o meno) multietnica e formata per il depennamento di un altro paio delle cose da fare di cui sopra … non vi dico quale primo perché sono cattiva e secondo perché la linea della biblioteca crasha di continuo e per scrivere ‘sta paginetta sto qui dalle tre !!!

[Colgo solo l’occasione per ringraziare la Città dell’Utopia (dove vi invito ad andare il prima
possibile per seguire un corso di danze basche, per partecipare ad un pranzo sociale, per iscrivervi al
GAS o semplicemente per sedervi sul loro terrazzo a chiacchierare con qualche amico), lo SCI e
tutti i partecipanti al corso: persone rare, davvero.]

Questo post l’ho scritto quattro giorni fa. Subito dopo c’è stato un black-out in biblioteca: i potenti mezzi della tennica.

11 commenti »

Sferruzzo Ergo Sum Ep. 0 La scelta dei filati e riciclo di filati usati.

[dedico questo primo postutorial alla Finlandese, con tante scuse per il ritardo !!!]

_DSC0013

Il mio arsenale bellico.

L’avevo anticipato millenni fa, ci ho messo un bel po’, ma eccoci qua con il primo pseudo-postutorial sul fantastico mondo dello sferruzzo. Ho deciso di partire dai fili, poi aggiungerò un ferro per volta: dall’uncinetto passeremo a due ferri, fino poi a quattro. Premetto che non sono un’esperta, sono più che altro un’amatrice.

Partiamo dunque con il senso di SCassandra per lo sferruzzo. La pre-premessa è che lo sferruzzo è unisex: guardate qua ! La premessa è che non tutto ciò che è autoprodotto è conveniente e non tutto ciò che è autoprodotto è ecologico.

Detto ciò, ecco quando – secondo me – è il caso di sferruzzare :

– Sferruzzare per riparare.

– Sferruzzare per i bambini: serve meno lana, meno tempo e gli abiti per bambini, se di qualità, costano tantissimo! D’altra parte i pupi crescono a vista d’occhio, quindi conviene usare lana riciclata e riciclarla una volta che il golfino o chi per lui non gli va più. Eviterei invece la tendenza al “corredinismo”, foriero di spese pazze, bimbi formato cicciobbello e mamme in depressione post-parto dopo le 115 ore passate a guardare telenovelas sudamericane sferruzzando. Siete affette da corredinismo SE: sognate un mondo in cui tutti sono vestiti di tutine uncinettate con cappello, scarpe, guanti e mutande uncinettate in coordinato; avete confezionato venti paia di scarpine da neonato dimenticando che il neonato non cammina e state progettato altrettanti abitini da cocktail ai ferri dimenticando che i cocktail-party a tre mesi non sono uno spasso.

Per fare i regali: anche qui però è sempre in agguato la tendenza “oggettinista”, ovvero la tendenza a creare oggetti totalmente inutili da affibbiare a qualsivoglia amico-amica malcapitata ad ogni occasione. Siete affette da Oggettinismo SE, dopa il portacellulare, il portapenne e il portamonete vi avviate convintamente verso il porta-borsa, il porta-pochette, il porta-porta-penne; oppure se state progettando di vestire il telecomando con un pagliaccetto fatto ai ferri; oppure se avete fatto pupazzi evocativi di tutti i membri dell’albero genealogico fino al quinto grado e ancora state lì a reperire foto della quadrisavola Bertilla per capire se era bionda ed evitare di pupazzarla in bianco e nero;  oppure se fate bignè-pupazzo all’uncinetto e li regalate alle amiche a dieta e poi vi vogliono uccidere … è chiaro ???

Avremo modo più avanti di disquisire su questo punto, ovvero l’utilità di ciò che si crea. La cura per i suddetti disturbi è comunque quella di smettere per un po’. Come con l’alcol. Ma andiamo avanti …

Cosa Filo ? Per sferruzzare si possono usare i seguenti filati: lana, cotone, rafia, filati sintetici, lino, canapa, yuta … Chiaramente, dal punto di vista ecologico il campo si restringe nettamente: si preferiscono filati italici di tipo organico e con coloranti/colori eco-compatibili. Nell’ambito economico il campo si restringe ancora di più perchè, per quanto la lana merino sia un soffice angolo di paradiso, 5 euro a gomitolo sono proprio un furto. Il cotone è meno costoso, ma è una fibra ad alto impatto per il grande quantitativo d’acqua che richiede sia in fase di coltivazione che di lavorazione e filatura.

Ecco allora il filato più eco-cheap di tutti: quello riciclato in poche e facili mosse. Il seguente procedimento serve a qualsiasi tipo di filato organico per ammorbidirsi, distendersi e tornare quasi come nuovo.

_DSC0004

1.Prendete un paio di forbicette appuntite e un oggetto oggettivamente brutto ma fatto con un filato decente … i negozi dell’usato sono pieni di roba anni ’80 a pochi euro che sembra fatta apposta … approfittiamone !

_DSC0006

2. Se ci sono dei pezzi cuciti, scuciteli. Con i maglioni bisogna staccare le maniche ed aprirle e poi separare il davanti dal dietro.

_DSC0007

3.Dopo aver trovato il capo del filo e aver tagliato il nodo … Usate la mossa di Spock per puro folklore mentre srotolate il filo facendolo passare tra gomito e pollice.

_DSC0010

4.Otterrete così degli anelli che arrotolerete su se stessi per formare delle matasse.

_DSC0011

5.A questo punto imbacinellate tutto con un fondo di aceto bianco e acqua fredda a volontà. Lasciate tutto a mollo per una notte almeno, poi cambiate l’acqua per sciacquare via un po’ d’aceto e mettete le matasse ad asciugare in piano senza strizzarle su un asciugamano.

 

_DSC0014

6.Una volta asciutte fate dei gomitoli … se non siete capaci siete per prima cosa delle persone terrificanti, eppoi vi cercate il tutorial di qualcun altro su iutub.

Ricordatevi che c’è crisi e che quindi nun se bbutta gnente: fatevi un sacchetto a parte dove mettere gli scarti di filo più piccoli. Ad un certo punto finirete per fare almeno un pupazzo e quel giorno vi servirà qualcosa con cui riempirlo !!!

_DSC0012

Nun se bbutta gnente.

16 commenti »

Sugar and Cinnamon

A wholefoods blog showing the sweeter side of healthy eating

IL CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO

(HOMELESS EDITION) economia domestica ed educazione sentimentale di un disoccupato con prole

la tana del riccio

..with my own two hands..

Tranquillissimamente

consigli e idee per per una vita tranquilla

parlareavanvera

i mille volti della comunicazione: tra viral e flop

girati

Vorrei fermarmi un attimo a respirare, posso?

Dad's the way I like it

From Scotland. Living in Wales. Multilingual and trying to multi-task.

La Tana

" Ama il prossimo tuo come te stesso ". Perché pretendere da me tanto cinismo?

Circolo Si può fare

Pensare globalmente, agire localmente; nel V Municipio di Roma

Offresi lavoro, ma non troppo.

alla ventura nella terra dei cachi

E' scientificamente dimostrato

Posti del Cosmo dove non sono mai stato

Farfalle e trincee

Viaggi e Storie sulla Via della seta

Diario di un ansioso

L'ansia raccontata da chi ci convive

IL PINZA

A great WordPress.com site

RECENSIONI FACCIALI

meno parole, più facce!

Soldato Kowalsky

Valtellina, Cina, quello che capita - Dal socialismo scientifico al socialismo nerd

vitadapendolare

sembrano traversi(n)e ma sono opportunità

Minimoimpatto.blog le pratiche ecosostenibili

idee e consigli su come essere eco-logici nella vita quotidiana

angolo del pensiero sparso

voli pindarici sulla caleidoscopica umanità

cronaca di una vita intima

Blog letterario (clicca qui per tornare sull'home page)

Music For Travelers

One good thing about music, when it hits you, you feel no pain (Bob Marley)

amoleapi

Blog, api, gechi, fotografie,fiori, ricette, famiglia

ECOarcobaleno

Solo chi Sogna può cambiare il mondo.

chayudao

tea encounters

Un italiano in Islanda

Il blog a tema Islanda più seguito in Italia!

SEW KATIE DID

because thread is the best glue.

AfricansInChina.Net

Cultural research about Africans in Guangzhou, and beyond

Giardinaggio Irregolare

Chi scrive di donne e giardini deve sempre avere il coraggio di dichiarare le proprie opinioni

Zone Errogene

Ogni lasciata è vinta

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Disorientamenti

Soleil cou coupé

FreeWordsTranslations

Best Quality, Fast and Professional Translations from English, French and Spanish to Italian

la Polirica

La scelta è sempre tra una peretta gigante e un panino alla merda, fin dall' inizio del mondo la partita si è sempre giocata tra una peretta gigante e un panino alla merda, solo loro hanno la faccia tosta per fare politica!

Roberto Chessa

live your dream

Segreti e virtù delle piante medicinali

Alla natura si comanda solo ubbidendole. Francis Bacon, Saggi, 1597/1625

Rock Oddity

Strange News From Another Star

i discutibili

perpetual beta

Insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.