(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Riduco, riciclo, riuso … e Rammendo !

La fregatura insita nell’acquisto di calzettoni a stock – e di mutande a stock, canottiere a stock e simili … – è che sembrano programmati per rompersi all’unisono. Ne buchi uno indossando una scarpa nuova ? Gli altri otto paia, riposti nei cassetti, si bucano per par condicio.

Chiaramente, ho le prove.

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E che se fa, se butta ???

NOOOOOOO !!!

Si rammenda, bambini !

Ecco una guida  fotografata per permettervi di rammendare qualsiasi buco !

N.B. Ho lasciato la mia scatola del cucito – esatto, nel 2014 non ho facebook, ma HO una scatola del cucito – a Roma, lì avevo un bellissimo uovo da rammendo appartenuto alla mia bisnonna. All’inizio mi sono disperata un po’, tanto per gradire, ma poi ho pensato … chi di loro avrà mai un uovo da rammendo ?!

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Intanto lavate il calzino incriminato in lavatrice, lasciatelo asciugare per bene e poi, dopo aver preparato il filo e l’ago (infilate un’estremità del filo nell’ago, ricongiungete le estremità e le annodate insieme ) ve lo infilate al rovescio sulla mano e tendete la parte bucata aprendo le dita.

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Poi, partendo da sotto, infilate l’ago in orizzontale tra i due lembi separati.

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Ripetete l’operazione andando verso l’alto e tirando il filo ad ogni punto fino a chiudere tutto il buco.

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A questo punto tornate in giù infilando sempre l’ago in orizzontale ma all’altro verso.

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Quando arrivate al punto di partenza fate un paio di nodi al filo e tagliatelo.

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FATTO !

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Chiaramente la mia scelta di filo rosso su calzino grigio è stata fatta solo per agevolarvi la comprensione … ma d’altra parte chi li vede i calzini ???

RIDUCO, RICICLO, RIUSO … RIPARO !!!

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Vellutata di lenticchie rosse e carote all’arancia.

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Vellutissima !

Per la fortunata e mai iniziata serie “La cucina minimalista” …

… ma soprattutto per l’arrivo in loci italici di Miofratello …

Vi propongo la mia versione della Vellutata di lenticchie rosse e carote all’arancia che ho mangiato da lui in Irlanda lo scorso anno !!!

Per ogni persona gli ingredienti sono: uno scalogno, due carote piccole, una patata, una tazzina di lenticchie rosse decorticate, un arancia spremuta e non totalmente filtrata, due tazze di brodo vegetale. (tutto biologico, potendo !)

ooo

Dopo aver mezzo il brodo a bollire, fate soffriggere lo scalogno sminuzzato in due cucchiai d’olio. Nel frattempo sbucciate e tagliate a pezzetti la patata e la carota e aggiungetele al soffritto insieme alle lenticchie con un pizzico di sale. Aggiungete il succo d’arancia e quindi il brodo, poco a poco, finché le patate non saranno cotte e, dunque, lo sarà anche tutto il resto. Tirate via dal fuoco e passate tutto nel frullatore finché non ottenete la consistenza giusta. Servite caldo con un cucchiaino d’olio a crudo e una spolverata di cannella.

Buon appetito e Ben tornato a Miofratello !

Ps: non so se ho azzeccato perfettamente la ricetta … ma ringrazio il Quay Coop per averla proposta nel menù !

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Scarpe ecologiche di lusso El Naturalista: verdi “il più possibile””

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Brrr è arrivato l’inverno ! E anche le scarpe per superarlo !

A più riprese ho parlato di scarpe e di piedi, ma date le mie abitudini in fatto di acquisti e data la mia situazione finanziaria in generale, non ho potuto esplorare più di tanto il mondo delle fabbriche di scarpe ecologiche. Per fortuna che esiste questa fantastica consuetudine del dono associato all’antica festa pagana dei Saturnali … ciò mi consente di parlarvi di nuovo di scarpe ecologiche che, ve lo dico già, non sono affatto a basso costo (difficilmente si scende sotto i 100 euro), a meno di trovarle in saldo come pare essere successo a chi me le ha regalate con tanta disinvoltura, ovvero LaMutter.

Ma vediamo co’è che andiamo a comprare:

  • Le scarpe da donna e da uomo sono realizzate in Spagna e in cuoio (niente roba per vegani);
  • La suola è in gomma riciclata su quasi tutti i modelli, ma è abbastanza evidente quando non lo è;
  • Le solette interne sono in microfibra riciclata o di pelle traspirante, ma non viene specificata l’una o l’altra cosa all’interno della confezione;
  • Il packaging è tutto di cartone riciclato;
  • La pelle è lavorata a mano con oli e grassi vegetali “il più possibile”;
  • Usano colla “il più possibile” a base d’acqua per il rispetto della manodopera … il più possibile;
  • I colori sono di tipo organico, ma non sempre, ovvero … il più possibile. Se comprate una roba giallo acido, o blu elettrico la vedo difficile … ma d’altra parte perché si sono sentiti in dovere di produrre un mocasso giallo acido ?
  • I modelli non mi piacciono tutti, anzi, sono più quelli che non mi stanno bene affatto. Però questa è una questione mia: porto 36 e ho un piede finissimo come tutto il resto della mia fisionomia e siccome le loro scarpe tendono “al ciotto”, ovvero al tozzo, mi fanno sembrare un palombaro molto facilmente. Però le mie le adoro !
  • Nella scatola ci sono anche uno zainetto-busta in materiale riciclato e una cartolina per destinare il 2.14% del valore del tuo acquisto a progetti umanitai di vario tipo inserendo un codice sul loro sito.

In generale riguardo all’ambiente prevale la teoria del “Più possibile”, ovvero non è TUTTO verde, tutto controllato, tutto certificato … e, soprattutto, quando mi dici “Il più possibile” non mi stai dicendo in che misura stai facendo ciò che dici di fare. Allora mi scadi un bel po’. Perché c’è gente molto più “piccola” di te che riesce a creare un prodotto equiparabile al tuo, che me lo vende alla metà e che si impegna a fare TUTTO per bene.

Ah, hanno anche accessori di vario tipo (tra cui calzini, per riallacciarci al post precedente) … d’altra parte, oggi come oggi, chi non ha 259 euro da spendere in una borsa ?

Ps: per un commento più puntuale e dettagliato ci sarebbe da leggere la loro politica ambientale o il loro rapporto sulla sostenibilità … ma, hey, sono sotto esame io !!!

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3 RICETTE PARAVENTE_Regalo di compleanno per Miofratello. !

Tanti auguri a te,

tanti auguri a te,

tanti auguri a Miofratello,

tanti auguri a te !

Oggi è evidentemente il compleanno di Miofratello, maledetto cervello espatriato !!!

… essiccome non ho internet a casa e non posso cantargli Tantiguri su Skype strimpellando sul mio ukulele – parleremo di lui in seguito – mentre sto in biblioteca, essiccome non ho ancora un lavoro e le mie finanze vanno disperatamente assottigliandosi … ecco qui il tuo regalo ‘ninni !!!

Non mi sono dimenticata che sei l’ultima vittima del mio vegetarianesimo non-violento, né che mi avevi chiesto alcune ricettine fordummies utili ad effettuare la famigerata TRANSIZIONE. Certamente puoi anche ispezionare la categoria “Ricette”, ma volevo dedicarti qualcosa di diverso e personale … allora, mentre facevo le mie simpatiche file in segreteria per il cambio di facoltà – che tra l’altro andò a buon fine, chiedo la tesi questa settimana! – mi sono spremuta ben bene le meningi e ho pensato a come formulare queste ricette in maniera funzionale al fatto che siamo a parecchi km di distanza e che sei in un paese diverso dal mio in cui potrebbe esserti difficile reperire determinati ingredienti. Quindi mi sono “inventata” una serie di ricette paravente in cui inserire di volta in volta le verdure che hai … e speriamo che ti piacciano !!!

>In ogni caso, per cucinare bene ci vuole una musica allegra !<

Ricetta paraventa n. 1: Il risotto.

Ciò che distingue la frase “faccio un resotto al …” dalla frase “faccio un riso con …” è per prima cosa un alto grado di self-confidence o presunto tale e poi, lo strumento con cui si effettua la cottura: nel primo caso una padella, nel secondo una pentola.

Quindi ti serve una padella. E, sì, del riso, nella misura di una tazza a cranio. Però ti serve anche una pentola ! Il primo passo, infatti è quello di mettere a bollire due tazze d’acqua per ognuna di riso. Se metti semplicemente mezzo cucchiaino di sale per tazza d’acqua va già bene … non ti allarmare se vedi dei pazzi che ci mettono il dado per brodo o persino del brodo vero, è gente che legge Carlo Cracco. Beh, supponendo che tu abbia messo l’acqua a bollire, prendi la padella, mettici un quarto di cipolla e mezza carota tagliate finafine con una cucchiaiata d’olio, poi prendi una verdura irlandese di stagione accacchio, lavala e tagliala a pezzettini. Accendi il fuoco sotto la padella con cipolla e olio e aggiungici la tazza di riso. Fatto ? Mescolando con un cucchiaio di legno noterai che il riso, oliandosi, diventa tutto trasparente, quando l’olio inizia a fare le bollicine buttaci la verdura a dadini. A questo punto l’acqua della pentola dovrebbe essere già piuttosto calda. Con un mestolo aggiungila nella padella poco alla volta fino a che il riso non sarà cotto. Per fare il figo, ma soptrattutto per garantirti un apporto adeguato di calorie, un attimo prima di spegnere il fuoco aggiungi un po’ di burro, un cucchiaino basterà, e se ne hai, un po’ di formaggio grattato da mescolare finché si sarà sciolto.

Ricetta paraventa n. 2: Uovo strapazzato corretto.

Difficilmente un vegetariano va incontro a carenze proteiche … a meno che non si dimentichi inavvertitamente dell’esistenza delle uova … sì, eventuali lettori vegani, lo so che si può fare a meno delle uova, ma spiegare il come sarebbe insensato in questa sede. Quindi la cosa più facile da fare con le uova è la strapazzatura, e noi la correggiamo oggi per i nostri fini nutritivi. La strapazzatura in sé consiste di solo olio e uovo mescolati forsennatamente durante la cottura, se però aggiungessi all’olio caldo della padella una delle suddette verdure irlandesi a cacchio prima di inserire l’uovo, avresti un uovo strapazzato mooolto più interessante. Quindi: olio in padella, fuoco basso (ma tanto te hai le piastre, porastella !), verdura accacchio tagliata il più piccolo possibile e lasciata cuocere qualche minuto (aggiungi acqua se si attacca !), uova e mescolatura forsennata fino alla cottura dell’uovo. Non dimenticare il sale !

Ricetta paraventa n. 3: Lo sfornato sformato.

More difficult, fratè, a ‘sto giro ti serve una teglia anti-aderente spessa almeno tre dita! … Ce l’hai ? Ottimo ! Allora, visto che le patate non mancano mai in terra d’Irlanda, ho pensato una ricetta a base di patate che potrai reinterpretare a tuo piacimento e a seconda di ciò che ti sarà più facile reperire. Tra l’altro è molto comodo da portare al lavoro e si conserva in frigo per un bel po’, quindi puoi cucinarlo di domenica e andarci avanti fino a metà settimana ! Per la base, appunto, avrai bisogno di quattro patate belle grosse: sbucciale e tagliale in quattro e poi mettile in una pentola coprendole con l’acqua fredda e aggiungendo un cucchiaino di sale. Per capire quando sono cotte puoi provare a bucarle con la forchetta e tirarle sù. Diciamo che più sono morbide e meglio è ! Contemporaneamente metti a bollire con un po’ di sale anche una o due unità delle sempiterna verdura random tagliata a cubettini. Una volta scolate le patate, mettile in un’insalatiera e schiacciale con una forchetta fino a renderle irriconoscibili. A questo punto accendi il forno a 200 gradi … oddìo, non mi ricordo che forno hai … beh, se ci sono unità di misura strane tipo i farenheit, mettilo a una temperatura medio-alta. Aggiungi all’impasto di patate due uova, la verdura a cubetti di cui sopra e un formaggio che ti piace grattuggiato o tagliato a pezzi piccoli. Metti nella teglia due cucchiai d’olio e spalmali a mano su tutta la superficie interna, versaci poi il tuo magnifico pappone e spianalo il più possibile. Poi mettilo in frigo e cuocilo una ventina di minuti.

E BUON APPETITO !

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Conti di fine meSettembre e di inizio anno …

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Foto vecchia e già usata, ma qui la lentezza di linea è endemica: ho fatto le PULIZIE !!!

Alla velocità della connessione gratuita di ateneo, mi tingo di autunno e riappaio su questi schermi con un primo elenco di spese atto a rendere note le mie nuove e pericolosissime intenzioni. Alla fine non ho resistito ed ho collezionato avidamente anche gli scontrini di settembre … anche perché evitando di farlo avrei macchiato la mia deontologia non professionale escludendo le spese della registrazione del contratto di casa e ben due soggiorni romani.

Il grosso della “teoria di base” su questo nuovo inizio la trovate nel nuovo “About che ho poc’anzi composto, ma la mia incrollabile fiducia nell’empirismo mi costringe a rendere esplicite un po’ di cosette: per prima cosa ciò che mi tratteneva dall’aggiornarvi con cadenza meno saltuaria era fondamentalmente l’assenza di internet – che perdura ! – a casa, la sessione d’esami di settembre, il cambio di facoltà, la ricerca forsennata e senza risultati di un lavoro veneziano – che perdura ! – e circa basta. In secondo luogo, i cambiamenti nel conteggio delle spese di fine mese che potete vedere con i vostri occhi poco oltre: ho aggiunto la voce Spese Veneziane. Se è vero, infatti, che una più assennata gestione delle colazioni al bar nel mese di luglio da poco trascorso, come la conoscenza del carsharing di per sé avrebbe salvato dal naufragio la mia impresa …

… è pur vero che questi hanno davvero rotto il cazzo !

Sono ufficialmente stufa di comprare prodotti agroalimentari discutibilmente commestibili a prezzi da crisi del ’29: Mi rende isterico-depressa che nelle brioches da due euro ci sia un cucchiaino di crema rancida, che il caffè a un euro sappia di miscela del motorino, che il pane da 5 euro al chilo sia buono solo per giocarci a rugby, che si vendano chili di frutta letteralmente immangiabile a tre euro al chilo quando ti va bene, che sei uova biologiche costino 70 centesimi più che a Roma, ma che scadano a cinque giorni dall’acquisto e che il loro stramaledetto prezzo salga di mese in mese di pochi centesimi alla volta, chiaro, come se uno non lo notasse. Lo spritz nemmeno mi piace, e poi ho visto con i miei occhi usare boccioni rossi e arancioni da discount del blocco sovietico con su scritto “Aperitivo” per riempire di soppiatto i vuoti di Aperol e Campari, mantenendo tuttavia il prezzo a 2.50, mi sembra ovvio, senza contare il fatto che per mangiare qualcosa bevendo devi rimettere mano al portafogli e incrociare le dita … Se bevo un ombra di vino rosso il mio stomaco mi dice: “La prossima volta annusalo e basta che risparmi un euro!”. Ne ho le gonadi stracciate di pagare decine di centesimi per fotocopie fatte a cazzo di cane, rigorosamente mai fronteretro e puntualmente illegibili o decentrate. Non ho tempo di controllare tuuutto lo scontrino ogni volta che compro qualcosa per evitare che siano stati aggiunti “X2” random, o che vi sia indicato un ottavo di ciò che ho acquistato. Non ho nessuna intenzione di finanziare l’inquiamento dei canali abbonandomi al vaporetto: preferisco sapere di spendere sette fottuti euro a viaggio così, semmai ne avessi, mi passerebbe subito la voglia di salirci sopra.

Soprattutto non posso partecipare e sovvenzionare questo scempio e molto altro sapendo che vado a Roma almeno una volta al mese e che una volta a settimana vedo il Miomone che abita a Trieste ! In entrambe le suddette città il rapporto qualità-prezzo ha un senso matematico non irrazionale e non è stato tutto architettato a regola d’arte per inquinare, globalizzare, lucrare e far andare in fuori di testa le persone.

Quindi, fatte salve le verdure del gruppo d’acquisto di Sant’Erasmo (santisubbito), la mia mitica padrona di casa che ci ha consegnato un appartamento praticamente ristrutturato senza chiederci un centesimo, e quelle rarissime realtà Anti-Venefiche … ehm … Veneziane, che scovo di tanto in tanto e che vi segnalerò prontamente nella simpatica rubrica “Recensioni Veneziane”(ehllosò, che l’ho scritto con la zeta lì accanto … ma nessuno è perfetto !) … io BOICOTTO VENEZIA.

Ed ecco a voi i CONTI DI SETTEMBRE: 

(legenda: pane, rose, spese poco verdi, spese superflue, spese Veneziane)

230 affitto; 26 contratto; 2 fotocopie varie;110 Roma-Venezia a/r per due volte con Blablacar; 4 yogurtiera di seconda mano; 24 Venezia-Trieste a/r; 7 prima spesa triestina: latte*, yogurt, tre pacchi di pastalluovo; 10 ricarica telefonica; 10 verdure di Sant’Erasmo; 1.8 cinque copie del CV; 1.5 limoni*; 1.6 biscotti; 2.2 hamburger vegani; 1.1 panna da cucina; 1.3 fotocopie; 4.5 piadina con stracchino, gorgonzola, fontina e parmiggiano a Trieste; 1.28 succo di frutta all’arancia, me lo potevo pure evita’ … ma non era strettamente per me; 1.9 mele*   = 440

+ spesa di legumi e cereali a peso da Mammapapa + 40 stipendio + 100 Miononno + cena cinese dal Miomone + miele di sulla e di castagno e quadernini di carta di pietra da Cammelo&Cammelina + biglietti del treno, aperitivo e cena del Quinto Anniversario dal Miomone + un ombra di vino e un pasticcino e le lenzuola matrimoniali zebrate da Cammelo&Cammelina

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Montagna Low-cost … con il barefooting !

Sentiero 12_Vallone di Lòò

Sentiero 12 del Vallone di Lòò_Valle D’Aosta.

La scoperta giunge, in realtà, casuale quanto la mela di Newton.

Dopo due orette e mezza di scarpinata per arrivare al Vallone di Lòò e ricevere la polenta rituale, ci si levano le scarponi e si vegeta giusto un po’ tra vacche e insetti ronzanti, nel dopo pranzo. La siesta dura poco per gli irriducibili della scalata e subito si propone di andare un po’ più sù, mezzoralmassimo, ai laghi che sono rigorosamente tre e rigorosamente chiamati Lago Blu, Lago Verde e/o Lago Nero. Siccome gli alpinisti sono notoriamente ben più bugiardi del più bugiardo dei pescatori, dopo ben tre mezzorealmassimo, stavamo ancora salendo in mezzo a punteggiature di neve perenne. Io e Miasorella, con la scusa di essere terrone e cittadine, abbiamo raggiunto un sasso piuttosto piatto, ci siamo tolte gli scarponi e ci siamo sdraiate con i piedi a mollo nel ruscello.

Dopo un’altra mezzoralmassimo è risceso il Miomone e ci ha raggiunte. Non avevamo nessuna voglia di rimetterci gli scarponi, essiccome ci ricordavamo un percorso piuttosto pratoso e acquoso … non lo abbiamo fatto: siamo scese per due mezz’ore a piedi scalzi ! E abbiamo anche incontrato dei ragazzi che salivano a piedi scalzi. Tornate giù un signore che era salito con noi vedendoci ha detto “Ah, fate barefooting !” … e noi che non facciamo quarant’anni in due – lui ne ha oltre 70 – abbiamo scoperto che, sì facevamo proprio barefooting o, come si dice in italiano, per sviare ogni interesse al primo colpo, facciamo gimnopodismo.

Ebbene, i vantaggi di questa attività sono molteplici: a livello medico è un po’ come fare ginnastica posturale, a livello psichico dà un gran senso di libertà e rusticaggine, a livello estetico è esfoliante, a livello godereccio è dimorto godereccio sentire l’erba sotto i piedi, poi la pietra, poi il fango caldo … e perfino la merda di vacca ! Machennesapete !?

Inoltre, non necessita di alcuna attrezzatura e quindi costituisce un’attività perfetta per giovani squattrinati ed ecologisti come me che hanno un po’ lo schifo di tutti quegli sport – e l’alpinismo è uno di questi – che necessitano un montepremi di 200 euro di chincaglierie in plastica solo per andare a vede di cosa si tratti. Senza parlare di chi sfoga la smania da shopping comprandosi attrezzature allucinanti che userà tre volte all’anno massimo ecceteraeccetera …

Dal punto di vista filosofico, si rifà alla corrente slow e di decrescita e restituisce la dimensione più umana e meno agonistica alla montagna. A piedi scalzi non si può fare un percorso da otto ore in otto ore come se niente fosse, non si può correre, la montagna la si sente e per gustarsi il panorama occorre fermarsi a guardarlo per evitare di inciampare o ferirsi … almeno all’inizio, quando si ha ancora la pianta “da scarpa” e ci si sente piuttosto nudi e indifesi a contatto col suolo.

E il bello è che esistono degli itinerari pensati apposta per i barefooters: in Germania ce n’è tantissimi perchè – tanto per cambiare – questa cosa se la sono inventata loro, ma anche in Italia c’è il Club dei Nati Scalzi che organizza parecchie cosette sia in Italia che all’estero. Ma, semplicemente, se vedete che il terreno è buono, levatevi le scarpe e andate !

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Questa foto l’ha scattata Miasorella: se volete fare BarefootingSCassandresco, non dimenticate lo smalto rosso !

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Il Postapposta: quale acqua è PIUMMEGLIO ?

Mare vicino Grotta Azzurra
Vi metto di nuovo il mare degli Infreschi in apertura perchè si parla d’acqua !
I miei numerosissimi e affezionatissimi FANS non fanno che dare meravigliosi spunti a questo mio piccolo angolo di rete: grazie, siete impagabili almeno quanto me eqquindi né io né voi mangeremo mai sul SiPuòFare !
Epperò devo ringraziare il nostro celeberrimo Tea Mastah per aver dato l’abbrivio ad una nuova e pericolosa categoria: Il Postapposta ! Funziona così: voi mi lasciate/mandate un messaggino su un tema che vi sta a cuore, un argomento non trattato o uno di quelli – innumerevoli – che ho detto di voler trattare e che poi non ho più menzionato. Ecco qui la prima richiesta di una lunga serie:
Carissima,
come stai? Come procede la tua vacanza con i tuoi?
Io sono solo a casa questa settimana e un po’ si studia, un po’ faccio tirocinio.
Ti scrivo per porti un quesito di natura ecologica su cui penso tu possa aiutarmi! Come sai per il tè che bevo ho bisogno di acqua leggera e quella di Roma non lo è. Ci sono diversi modi per ottenerla e fin ora mi sono sempre affidato all’acqua in bottiglia, di cui però mi sono sempre sentito in colpa nei confronti dell’ambiente. Recentemente sono passato alle bottiglie biologiche (di quelle che si buttano nell’umido e si degradano “in 80 giorni”, dicono) pagando un po’ di più (una bottiglia costa 50 centesimi) ma recentemente ho realizzato che comprando una di quelle caraffe filtranti potrei risparmiare di più… ma non so quanto ne beneficerebbe il globo terrestre! Tu che sei informatissima, pensi siano più ecosostenibili le bottiglie biologiche o la caraffa filtrante con i filtri da cambiare mensilmente? Come si smaltiscono questi filtri poi? C’è qualcosa in commercio che sia eco-friendly?
 
Intanto ti mando un abbraccio e spero di rivederti presto! Abbiamo un’estate da cominciare io e te! 
 
Ciauuu
Fantastico. Tralasciando le informazioni sulle mi vacanze che il prode Alex ha ricevuto ieri accompagnandomi a comprare un orpello per il post della prossima settimana: la risposta è … non ne ho la più pallida idea ! Ma posso ricercarne ad hoc per il mio amichetto stupendissimo.
Vediamo per prima cosa QUANTO sono sane/ecologiche/economiche le nostre due varianti e poi cerchiamo eventuali alternative.
Acqua filtrata: una relazione del 2012 redatta dal Ministero della Sanità ha bocciato l’uso delle caraffe filtranti per una serie di motivi. In primis si sono occupati di escludere una aumento di “purezza” dell’acqua filtrata perché i filtri non fanno che modificare le proprietà organolettiche del liquido trattenendo una serie di minerali che servono all’organismo e rilasciando ammonio che, a lungo andare altera anche l’effettiva potabilità dell’acqua, quindi bisognerebbe cambiare i filtri con una certa frequenza. Le prescrizioni del Ministero per l’adeguamento dei filtri sono state sancite circa un anno fa … emmò ? Ne avevano fatta una biodegradabile nel 2011, ma non ha passato il test … ora ce n’è una con il filtro compostabile prodotta in America dalla Soma, ma deve arrivare da laggiù e oltre al filtro è fatta di plastica alimentare biodegradabile che viene prodotta in Malesia e poi se ne torna volando negli USA. Insomma, poco sane e difficilmente verdi … senza contare che l’iniziale spesa di una ventina d’euro viene rincarata ogni due mesi circa per il cambio di filtro.
Acqua in bottiglie biologiche: sembrano la soluzione a tutti i mali del mondo. Tuttavia vorrei segnalare questo articolo che smaschera – e non è il solo – almeno parzialmente la sostenibilità del prodotto. Il problema principale è lo smaltimento di questo materiale sconosciuto alla maggior parte degli impianti e che non si può classificare né come plastica né come compost. Non mi risulta che esistano bottiglie in plastica riciclata, che sarebbero già ben più accettabili …
Altro
Il fagiolo d’acqua: un’azienda giappa ha brevettato un filtro biodegradabile che si inserisce direttamente nelle bottigliette o nelle borracce, dura sei mesi e … non è ancora stato messo in produzione per carenza di fondi. Ma potete aiutarli anche con solo due euro ancora per 25 giorni su indiegogo.
Le resine a scambio ionico: esistono, servono per rendere l’acqua meno “dura” ma non sono riuscita a raccapezzarmi sui costi e l’effettica “verdità” … però so che non si tratta di soluzioni definitive perchè vanno anche queste cambiate alcune volte al mese.
Quindi la questione è tutt’altro che conclusa. Come al solito c’è da considerare la soluzione meno peggiore a fronte dell’inesistenza di quella migliore. Tuttavia ci può forse tornare utile l’arte del compromesso: si può decidere si usare una di queste soluzioni incomplete per i tè che lo “richiedono” e  l’acqua di rubinetto per i tè meno pregiati o per quelli con un profilo più deciso che può quindi “coprire” il retrogusto minerale dell’acqua romana … insomma, si può fare il possibile in attesa che qualcuno ci dia la possibilità di fare la scelta migliore.
Oppure, Ale-caro, data la tua naturale inclinazione ed eccellenza nella scienza … potresti pensarci tu !
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Vacanze sostenibili: Il Volo della Rondine e altre storie.

Piedi a Marinella

Ripropongo un paio di piedi – sempre miei – su una spiaggia poco distante da Palinuro. Lo faccio in vista della conclusione e del rinnovo di un percorso. E siccome si parte sempre dalle scarpe, dall’assenza di queste vorrei ripartire.

Ci ho messo circa tre ore per trovare il coraggio di riaccendere il computer. Mezz’ora per collegarlo a internet, e non ho ancora trovato le forze di scaricare la posta e spero di riuscire a non farlo fino a domani.  Credo di essere completmente disintossicata: dal Nord, dalla fatica, dal freddo, dai prezzi, dal gelo interpersonale, dallo studio, dal lavoro, dal rumore, dagli elenchi =)

Mare vicino Grotta Azzurra

QUESTO è mare.

Sarà che siamo partiti da questo mare e siamo stati accolti a Roma da secchiate d’acqua e grandine … ma da cosa si misura l’efficacia di una settimana di vacanza ? Credo dall’amaro di rientrare a casa, almeno in parte, dato dalla constatazione che, sì, è rimasto proprio tutto così come era stato lasciato, che questa settimana non ha in alcun modo contagiato i maledetti oggetti, la polvere, le piante, il frigorifero. Anche non riconoscersi al primo sguardo nello specchio: il bianco dei denti e degli occhi che contrasta incredibilmente col bruno resto. E non conoscere gli orari di casa, gli spazi, le proporzioni, i rumori …

Marina di camerota

Porto di Marina di Camerota.

Non so se questa vacanza sia stata eccezionale di per sé o se questa mia totale soddisfazione e senso di appagamento siano il riflesso di ANNI senza altro mare che Ostia Lido. L’anno scorso di questi tempi ero fresca di laurea e aggiungevo un terzo lavoro ai due che mi portavo dietro da marzo e dall’estate precedente. Uno dei tre deve essermi ancora retribuito perchè è in libreria da pochi giorni, mavvabbè. La mia vita era lavorare, sopportare il caldo di una casa deserta in una Roma deserta e tenermi febbrilmente aggiornata con i risultati delle Olimpiadi, unico evento sportivo per il quale potrei ammalarmi e per il quale sono felice di svegliarmi a orari improbabili per gustarmi La DIRETTA. Quindi, avere una settimana spesata dalla famigghia in un posto che risponde a tutti i criteri della vacanza etica e sostenibile e che mi appresto a recensire – tantopiù che abbiamo dimenticato di compilare i questionari di gradimento prima di partire – mi ha fatto sospirare almeno una volta al giorno: “Ammazzatemi adesso, che meglio di così non posso stare”.

Le vacanze verdi non differiscono particolarmente dalle vite verdi che possiamo giornalmente condurre in qualsivoglia luogo. Ma per fare delle vacanze veramente sostenibili è il caso di scegliere luoghi che somiglino meno a new York e più a un campo di grano poesia di un amore lontano … Ebbene, qui si parla di un mare che consegue sistematicamente la bandiera blu – constatate da voi se è sufficientemente blu – e di un Parco Nazionale del Cilento, tra i più estesi e curati d’Italia. E’ inoltre il caso di arrivarci senza lasciare indietro una scia di ‘mmerda nera, ovvero a piedi, in treno o in una macchina che non si muove esclusivamente per noi: al Volo della Rondine ci arrivi in ognuno di questi modi, la stazione più vicina è quella di Pisciotta, poi prendi un autobus che ti porta fino al campeggio Odissea. Si arriva di sabato e ci si ferma almeno fino per una settimana, se no che vacanza è ? Credo che la differenza di prezzo – sensibile – tra tende affittabili, tende proprie e bungalow (pochissimi) sia dovuta al fatto che gli ideatori di queste ecovacanze preferiscano ospiti muniti di tenda per non doversi appoggiare troppo alle strutture del campeggio ospitante. D’altra parte ho visto dormire in tenda Milly, una splendida settantasettenne che nel giorno dell’escursione si è fatta pure un tuffo dalla barca: volere è potere ! E per i prezzi proposti – 330 a cranio adulto – comprendenti soggiorno in tenda, pensione biologica e vegana completa, gite in barca e a piedi e attività olistiche quotidiane che vanno dal tai qi, al qi gong, alla biodanza,allo yoga, alla cosmesi casalinga, alla cucina macrobiotica, al rap e così via, direi che si può fare. Ma aggiungerei che invece SI DEVE per un motivo impalpabile e percettibile solo in presentia: l’atmosfera di questa vacanza, la profondità degli scambi che si creano – si ricordavano di me che ero solo passata di lì due giorni e sotto esame anni fa ! – e la genuinità delle relazioni con persone estremamente “varie” in età, provenienza, interessi e storie da raccontare, rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una vacanza così tematica …

… uff, andateci e basta.

E salutatemeli tanto, che mi mancano già tutti !

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Guida striminzita alla tecnologia eco-cheap …Kindle sorpresa !

Hippie kindle ci prova con la sua Mrs Robinson

Questo è il mio hippie-kindle che si approccia a una omologa Mrs. Robinson incontrata in libreria …

>>Io amo i nerds<<

Abbiamo aperto parzialmente questo capitolo quando ho inveito contro la Nokia sparlottando un po’ di cellulari e smartphone vari. Oggi che ho comprato il Kindle, mi pare giunto il momento di approfondire il tema delle moderne tecnologie.

Ma come hai comprato il Kindle ? Gesùssanto ! Ti sei messa a dare i soldi ad Amazon – una multinazionale delle più merdose – per comprare un oggetto ad alto tasso di schiavismo sinico e di coltan … per non parlare del prezzo ! Ma cazzosanto. E ora andrai a mangiarti il quarterpound dal Mc, indosserai un paio di Nike, ti farai l’Iphone, diventerai macchina-dipendente … NUUUU !

Karmacoma: l’ho preso usato ! A parere dei misuratori di footprint e di svarie altre fonti attendibili che non sto ad elencare perché questo è un blog e non l’ultimo numero di Wired, gli ammennicoli high-tech e low-tech, così come i vestiti e mooolta altra robba, sono ecologicamente “smmortizzati” se di seconda mano. Essùvvia: vi pare che mi sputtano a un mese da “LA FINE” ? Ebbene, non solo non mi sputtano, ma come al solito ci ricarico sù: l’ho pagato cinquanta euro e ci ho guadagnato un pranzo e un caffè da uno sconosciuto molto simpatico che ha ricevuto in regalo la “versione nuova”. Le forme alternative di commercio – quelle dello sharing, quelle del B2B – pagano sempre anche a livello sociale e di grasse risate.

Ebbene, parliamo quindi delle moderne tecnologie che, almeno in taluni casi sembrano giunte per farci risparmiare tempo, denaro e varie ed eventuali. Ad esempio, l’oggetto che ho acquistato oggi l’ho preso perchè ho rischiato svariate ernie portando tonnellate di libri in valigia, nonostante ne avessi lasciata una pila della mia statura – non molto in termini assoluti, ma molto in termini relativi – a Venezia. Forse se avessi pagato io i libri dell’università sarei giunta prima alla conclusione di essere effettivamente abbastanza facilitata da questo oggetto da poter considerare l’opzione di acquistarne uno. Ma concedetemela ancora un po’ di piccolinitudine.

Ma ecco qui la mia personale ode ai nerd di tutto il mondo: la Skimpy-Guide alle Moderne Tecnologie !

1. Computer: sì, serve. Senza non potrei prenotare i viaggi su Blablacar, usare Skype per sentire erasmus ed espatriati vari, consultare Santa Internet per informarmi sulla vita, l’universo e tuttoquanto … Sia io che altri simpatizzanti salvatori del mondo, abbiamo cercato pc usati con scarso risultato. Questo non significa che non valga la pena di tentare: ricordiamo che i meravigliosi nerd sono al mondo per procurarci moderne tecnologie usate per un paio di mesi e tenute come non terranno mai una donna. Parlo per esperienza personale avendone frequentati  ben due in tempi non sospetti. La guida al consumo di Greenpeace continua imperterrita a non essere aggiornata ma, nel lontano 2010 pare che l’azienda produttrice di laptop (più piccoli e meno ciucciaenergia) meno dannosa fosse l’HP … chepperò costa un boato. Se volete fare i fighi triturateci anche sopra dello scalogno, ma imbottitelo con un software libero, tema di cui discorreremo in seguito … ovvero quando Abba non sarà più ostaggio del menù vegetariano a me dedicato. In ogni caso, alcune lungimiranti aziende iniziano a venirci incontro, è il caso del pc in cartone riciclato.

2. Riproduttori musicali: anche qui le versioni ecologiche non mancano, tutto sommato anche abbastanza cheap per quanto riguarda le versioni portatili. In merito allo stereo, che per me è un oggetto piuttosto indispensabile essendo una fanatica del progressive, esiste la sempiterna possibilità di trovarne uno usato e a buon mercato. Si noti bene che gli auricolari, le cuffie isolanti e le casse esistono – e sono facilmente reperibili – anche in cartone riciclato e in legno.

3. Robot da cucina prima dei 50 anni = morte. Esistono fondamentalmente due indirizzi ideologici per quanto riguarda gli utensili da cucina: quello de mi’ madre e quello de mi’ socera. Mi’ madre fa TUTTO con un coltellino Opinel che ha una lama di quattro centimetri … and so do I. Mi’ socera ha un utensile per ogni funzione immaginabile – roba da pelapatate e pelacarote distintamente utilizzati e riposti – più un robot da cucina high-tech. Quando l’ho conosciuta aveva anche un frigo gigante e un pozzetto freezer nel seminterrato benchè in casa fossero solo in tre … erano i reflussi del boom economico anni ’50-’60, lo stesso che colpisce mi’ madre in presenza di scarpe.

4. (ed ecco appunto) Il frigo e gli elettrodomestici della cucina: questi vale la pena prenderli nuovi perchè esiste una gradazione di ecologicità ed efficienza energetica in merito – gli A+++++ sono +++++ verdi. D’altra parte è il caso di moderarsi ponderando l’effettiva utilità degli stessi: le lavatrici esistono di varie misure, così come i frigoriferi, che potrebbero tranquillamente stare spenti e fungere da dispensa per la maggior parte dell’anno. Per quanto riguarda la lavastoviglie, credo che non valga la pena di averla se non si è almeno in quattrocinque a casa … ma il tutto è chiaramente opinabile. Certo, ho testato personalmente che l’aspirapolvere da Roma in sù è evitabile.

5. Home video: la tv no e quindi nemmeno il lettore dvd. Investire in un proiettore usato con settofrigorifero ecologicotto casse di misure assortite non sarebbe malaccio … ma quello ha senso per i pazzoidi cinefili come me …

6. Se la vostra casa è alimentata “verdemente” potete comprarvi quasi qualsiasi stronzata nerd senza rimorsi … Ricaricando alcune delle suddette stronzate con pannellini pass-par-tout il grosso del lavoro è fatto. In particolare se se ne fa un uso moderato ed accorto.

7. L’inutilità è: tv, micro-onde, asciugacapelli, gli scaldini da bagno, circa tutto ciò che finisce in -ice e sta in cucina, la piastra per capelli, la “play” e simili, il silkepil promotore di infiniti peli incarniti, il mondo I, spazzolino elettrico … il buon senso un tanto al chilo.

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Mi fanno venire il latte alle giNokia.

Mi sto drogando con una canzoncina nientemale !

Immagine

GRRRRRR !

Eh, sì, lui se li sarebbe pure presi i telefoni e i caricabatterie … ma li avrebbe portati nei centri di smaltimento del comune. Anche lui. D’altronde la Nokia si è data una bella zappata sulle palle partorendo l’ultima merda degli smartphone e abbandonando completamente le progettazioni ecosostenibili i cui prototipi avevano dato modo di sperare in telefoni con la scocca di legno e la batteria che va a succo di frutta …

A questo punto mi risolvo su due ipotesi contrastanti:

IPOTESI A Mando il tutto in un bel pacco tramite corriere con allegata una lettera d’odio come quelle che si scrivono agli ex. O, il che è sulla stessa linea, affitto un elicottero ad Helsinki e gli tiro addosso tutta la mia roba dall’alto come fa la donna tradita – e sottolineo Donna – che caccia la bestia di casa tirando in strada tutte le sue cose. N.B.: è perfettamente inutile che Zuckenberg abbia dei soldi e io no, visto che io li impiegherei fruttuosamente in iniziative simili a quest’ultima … e lui no.

IPOTESI B Evitando di inquinare l’immacolato ecosistema finnico, posso optare per uno smaltimento di tipo etico aderendo ad una delle iniziative proposte qui, anche se l’articolo in questione è un po’ vecchiotto.

Si accettano consigli … anche se ammetto che vorrei che la pagassero e una vendettuccia morale la apprezzerei parecchio. Alla fine ne ho talmente tanti che potrei dividerli a metà e fare entrambe le cose. Ma sono tendenzialmente partigiana e intendo perseverare.

Il “piesse” boicottaro è … Nokia, Nokia, Va-ffan-culo !

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