(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Viaggiare Low Cost ep.2: spostarsi.

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Il cielo d’Irlanda.

Abbrivio nichilista_ Sì, hanno trovato il modo di portarti a Dublino in tre ore e mezza e di riportarti a Roma per la modica cifra di 153 euro all-inclusive. Ringraziamo le compagie low cost. Diciamo loro “Grazie!” finchè possiamo permetterci di vivere lontano dagli aeroporti o finchè siamo in grado di non pensare all’effetto serra e compagnia cantanto. Ringraziamoli finchè abbiamo la possibilità di ignorare le condizioni di lavoro dell’ostessa perchè impegnati ad affondarle lo sguardo nella serratura. Ma poi …

Esistono diversi modi di portarsi da un luogo all’altro. Escludendo quelli onirici, quelli virtuali e quelli veicolati da sostanze psicotrope, elencherei i seguenti dal meno impattante al più zozzo:

I piedi : sono i miei preferiti: verdi e gratis … Slooow cost. Quando avrò più di 7 giorni da spendere in “viaggio”, farò un viaggio a piedi. A piedi e basta. Camminare è una metafora della vita: il paesaggio cambia lentamente per chilometri e d’improvviso in curva, vai dove vuoi, vai lento per forza e puoi contare solo sulle tue gambe. A piedi si ha la possibilità di pensare, di riflettere, di conservare un silenzio che ormai è cosa rara. Ci dimentichiamo troppo facilmente che qualsiasi posto è raggiungibile, per prima cosa, a piedi.

La bici: un po’ più veloce dei piedi, un po’ più dispendioso – economicamente ed ecologicamente – rispetto ai piedi. Esiste il cicloturismo. Esistono persone che usano la bicicletta per viaggiare e che hanno magari più di vent’anni … che vanno in bici da Roma all’Ungheria con tre figli al seguito e una carovana di altri svitati come loro … come si fa a non amarli ? La mia sensazione davanti a realtà come queste è simile a quella del bambino col braccio ingessato che siede a bordo piscina con al massimo un piede a mollo … 

I treni: tra i mezzi a “trazione tecnologica” è quello che preferisco. Ha un impatto minore dei mezzi a combustione perchè, sebbene l’elettricità che li sospinge sia di rado derivata da fonti rinnovabili. Il prezzo, però, si sta facendo sempre più proibitivo. Certo, prenotando sei mesi prima e tra la mezzanotte e le tre del mattino si becca qualche sconto … Ma il mito dell’alta velocità sta strozzando sia le compagnie che gli utenti: i treni viaggiano quasi vuoti, con pochi passeggeri dalle tasche vuote e altrettanti a casa o con altri mezzi; i pendolari isterici e i treni notturni che vomitano gente dai finestrini. Un vero peccato. Speriamo che falliscano presto e che ci sia un refresh

Gli autoveicoli pubblici o condivisi: interdetti o comunque sgraditi ai portatori insani di mal di macchina. Dispendiosi in ogni senso, ma “palliabili” tramite l’applicazione del mal comune mezzo gaudio tramite varie organizzazioni che favoriscono lo scambio di passaggi. Poi c’è sempre il buon vecchio autostop: ci si mette a bordo strada e si aspetta: in Italia è illegale su autostrade e statali ma si può ugualmente praticare fermandosi ai distributori di benzina – ma con discrezione – o in luoghi sufficientemente pieni di macchine come stazioni, parcheggi …

Gli autoveicoli individuali: ma che amarezza !

Barca: a vela meglio, a motore peggio, la crociera proprio no. Credo siano davvero finiti i tempi in cui come il pirata Long John Silver ci si poteva imbarcare come aiuto-cuoco e arrivare da Rotterdam a New York. Ma fatemi sapere se mi sbaglio …

L’aereo: è il mezzo più inquinante di tutti ed è anche piuttosto costoso. Ma se si hanno pochi giorni è davvero l’unica … Per ovviare al senso di colpa e all’effettivo spargimento di vera e propria merda chimica e sonora, ho stabilito un certo codice di condotta aerea che mi consente di “viaggiare leggera”: cerco di partire da grandi aeroporti internazionali anzichè da quelli “pro-charter”; cerco di viaggiare con il solo bagaglio a mano perchè tutti i veicoli consumano di più se carichi; non compro assolutamente nulla nè in aeroporto, nè sull’aereo o al duty-free; ordino sempre il pasto vegetariano; non prendo nulla di usa e getta (ad es. mi porto gli auricolari da casa e non uso la mascherina “da buio”); rischio il collasso renale piuttosto che usare i cessi – ce l’ho fatta da Roma a Nuova Delhi sia all’andata che al ritorno: si può!

Esistono compagnie che ti “offrono” di poter comprare il corrispettivo in alberi della tua effettiva emissione di O2 in quanto passeggero del volo. Siccome il greenwashing – di cui prima o poi dovrò parlare – mi fa vomitare, essiccome non mi fido, ho cercato di fare autonomamente il computo del mio inquinamento attivo ed ho trovato questo simpatico articolo in proposito. D’altra parte qui si parla di ettari e io credo nelle piccole azioni sistematiche piuttosto che in quelle sensazionalistiche. Anni fa mi sono abbonata ad Internazionale e ho ricevuto da loro un albero su TreeNation.

Quindi ho deciso che pianterò un albero tramite questa organizzazione che trovo piuttosto seria – oltre al tramite di Internazionale, per cui mi sembra che mi sia stata presentata da un amico – per ogni viaggio e gli darò il nome della destinazione del viaggio e dell’anno in cui il viaggio è stato effettuato.

Ecco a voi Irlanda2013.

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Viaggiare low cost ep.1: bagaglio a mano.

>Irish Music On Air<

Vi scrivo dalla trasferta irlandese a Cork, a casa di Miofratello con il Miomone e Miasorella.

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[Quest’ultima a fatto il compleanno pochi giorni fa e si è beccata come regalo il nostro primo viaggetto insieme, quindi nella lista delle spese ci saranno le mie spese qui in terra d’Eire e non le sue perchè sono regalate.]

Colgo l’occasione per aprire una mini-serie sui viaggi low cost ed eticamente sostenibili, senza la pretesa di essere nel mezzo di uno di questi, perchè viaggi con altre persone, con differenti esigenze e diverse età: siamo 5 persone dai 14 ai trent’anni con una canadese di mezzo ecc. Però metterò insieme le mie conoscenze per tirare fuori un po’ di nozioncine che mi sono state utili per stare 10 giorni a Praga con 350 euro all-inclusive e altre simpatiche imprese. Il problema per me è sempre stato decidere di non viaggiare per la scarsità di finanze o riuscire a viaggiare in modo soddisfacente con i soldi che avevo, mischiandomi con il posto, la gente e la cultura del luogo in cui andavo. Ci sono riuscita con una serie di stratagemmi piuttosto blandi che sono felice di rivelarvi.

CAPITOLO 1: Bagaglio a mano.

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Questo è il mio zaino da viaggio. L’ho ricevuto in regalo per i 18 anni da un’amica ed ho iniziato a viaggiarci da subito ricamandoci sopra la bandiera del paese in cui andavo appena tornata. Ho iniziato con la Repubblica Ceca, la Finlandia, l’Inghilterra, la Svizzera, la Germania, l’Olanda e l’India. Quando tornerò farò un apposito ricamino anche per l’Irlanda.

Viaggiare solo con il bagaglio a mano comporta i seguenti vantaggi:

Si spende molto meno: in termini economici è chiaro, ma teoricamente anche in termini ecologici.

– Si è obbligati a razionalizzare gli spazi;

Si risparmia tempo in fase di check-in e check-out;

– Si è obbligati a familiarizzare con il concetto di “necessità” e si impara a fare a meno di un sacco di cose;

Ci si muove più agevolmente;

– Si hanno meno cose da smarrire o da farsi rubare;

Si evitano spese idiote e si è spesso costretti a lasciare qualcosa di vecchio per portarsi dietro qualcosa di nuovo.

Il problema è COME far entrare “tutto” in 10 chili, ma soprattutto in 55x45x20cm di spazio.

Ho iniziato a farmi le valigie da sola piuttosto presto, ma queste venivano sempre revisionate dai genitori e il mio potere sinacale era relativamente basso. Diciamo che verso i 13 anni ho scoperto che si poteva partire senza fare la gara della valigia più grossa e ho iniziato a fare un gioco simpatico: mettevo tutto ciò che volevo portare sul letto e poi mi portavo esattamente la metà di ciò che era sul letto. E’ un buon inizio. Poi mi è stato molto utile imparare a fare “la valigia da una settimana” e comprendere che questa è valida anche per un viaggio di due settimane o anche di un mese e mezzo: ogni sette giorni si lava tutto.

La mia valigia per l’Irlanda 2013 dal 4 al 9 aprile comprende: due paia di pantaloni, due camicie, un paio di calze maglie, due maglioni, tre paia di calzini quattro paia di mutande, il laptop e il caricabatterie, il telefono, la macchina fotografica e il suo caricabatterie, astuccio, diario, guanti, sciarpa, cappello, libro da leggere, libro da studiare, spazzolino, giacca a vento, portafogli, portachiavi, un po’ di regali per l’ospite e mi pare basta. Oggetti in comune con gli altri: una spazzola, la guida d’Irlanda della Lonely Planet.

Se fossi andata non da ospiti, ma per esempio in ostello avrei portato le seguenti suppellettili in più: una saponetta, un po’ di schampoo, un po’ di dentifricio e un asciugamano da mare.

Chi apre la sua valigia per noi ?

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Questionario dell’unione europea su revisione della legislazione relativa al cibo biologico.

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Casca proprio … A CECIO* !

A un paio di giorni dal mio sproloquio sul biologico, scopro tramite l’eco-quotidiano che l’Unione Europea sta revisionando la normativa in materia di cibo biologico e chiede consulti proprio a noi in un questionario molto puntuale e articolato nel quale, tra l’altro, vengono spiegati molti punti critici della normativa attuale. Il questionario è disponibile sia in inglese che in italiano e richiede pochi minuti di paziente dedizione.

Una volta tanto che ci si chiede un’opinione in cui non siamo costretti a tapparci il naso votando …

*biologico, è chiaro.

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“Mabbiologgico chevvordì ?” – Il BIO spiegato a Mianonna

Tornata da Roma, con 15 gradi in meno e una piscina di tè nella pancia chepperò non mi ha scaldata affatto.

Credo di essere invecchiata di più negli ultimi 10 giorni che mai nella mia vita, al di là dei due capelli bianchi che ho staccato a inizio settimana. Ma ho trovato comunque il tempo di andare insieme al babbo a zappare. Eqquindi riparto abbomba parlando di … BBIOLOGGICO !!!

[Parentesi sull’orto: abbiamo un’orticello vicino al parco dell’Appia Antica condiviso con altre famiglie e ricavato da un’ex pista di un maneggio-cooperativa che fa ippoterapia. La verdura è strabuona perchè ha preso anni ed anni di merda di cavallo, però non è biologica perchè non rispetta tutti i parametri sottoindicati.]

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Ormai le tre magiche lettere “Bio” compaiono, cubitali e persistenti, su qualsiasi cosa. Secondo la comune opinione un’automobile può essere biologica, una ciabatta, un’aspirapolvere, un cane, un uccello, un aereo e Superman. Quello che è certo è che ao’ a’robba bbiologgica costa ‘na cifra. E costa tanto così, per scelta del perfido produttore, è chiaro. Ebbene, la frase più emblematica dell’universo è stata quella di Mianonna:

 Ma … BBIOLOGGICO CHEVVORDI’ ? CHISSA’ CHECCEMETTONO !

Dopo aver udito questa frase dalla nonnazza romana che mi raccontava di quando “le mele sapevano de mela e le pere sapevano de pera”, ho deciso di mettermi lì e spiegarle che l’agricoltura biologica vuole riportare proprio la mela a sapere di mela e la pera di pera. Poi all’università, qualche settimana fa ho sentito il seguente discorso:

Ragazza1: “Ti piacciono le fragole ?”

Ragazza2 (Un po’ perplessa): “Sì, perchè?”

Ragazza1 (aprendo una scatolina di plastica piena di fragole elefantiache): “Ne vuoi una?”

Ragazza2 (prendendo una delle più piccole, solo due etti): “Ok … non sono proprio di stagione …”

Ragazza1 (con faccia stralunata nella cui interlinea si leggeva “Ma che sei idiota?”, come se l’altra avesse ammesso di portare il cilicio sotto la camicetta): “Ma le stagioni non esistono più! Ora ci sono LE SERRE !”

Ecco, è ufficialmente necessario parlare di agricoltura biologica e dell’allevamento biologico. Premetto che mi occuperò di sintetizzare la sola normativa europea, perchè è quella un po’ più recente, affidabile ed e quella più “vicina”, e che farò solo dopo un discorso a parte per gli altri paesi. Il bollino verde apposto su questi prodotti certifica che essi seguono quanto sto per illustrare o che lo seguono almeno tre volte all’anno, ovvero quando gli ispettori si recano da loro per i controlli.

Agricoltura biologica: l’agricoltura biolgogica è diretta discendente dell’agricoltura biodinamica teorizzata da Steiner nei primi del Novecento, quando i nuovi metodi di agricoltura in Austria iniziavano ad intaccare visibilmente la fertilità della terra e la resa produttiva a livello qualitativo. I principi basilari di questa tecnica erano dunque quelli di salvaguardare e potenziare le qualità del terreno in termini di fertilità, rendere le piante sane poco soggette alle comuni patologie vegetali e produrre frutta e verdurà di alta qualità dal punto di vista nutritivo. Tutto ciò escludendo qualsiasi intervento chimico e rifacendosi ai cicli naturali di crescita delle piante ed includendo fricchettonate varie sul cosmo e le energie sinergiche. Lo sviluppo di questo metodo ha portato alla moderna legislazione in materia di agricoltura la quale non prescinde dai seguenti parametri. Un vegetale è biologico SE:

– Il suo seme proviene da una coltura biologica;

– La terra in cui il seme è piantato è microbiologicamente esente da qualsivoglia chimicheria nociva e non;

– L’acqua con cui è innaffiato il seme proviene dalla suddetta terra ed è anch’essa “pulita”;

– L’aria che la pianta respira (o fagocita … scommetto che il Miomone interverrà su questo punto) è incontaminata. Ovvero: i terreni circostanti sono privi di fonti inquinanti come strade trafficate, fabbriche, ma anche campi coltivati con metodi diversi da quello biologico-biodinamico;

– I parassiti e le eventuali malattie sono tenuti lontani con metodi non invasivi quali coccinelle e altri insetti tutori della legge, oltre che con la coltura di altre piante biologiche che “aiutano” quelle presenti o l’uso di queste piante nella preparazione di appositi “medicinali”(troooppe virgolette … ma l’ho spiegato a nonna …);

– La terra non riceve altro fertilizzante che il compost derivante dagli scarti di agricoltura biologica e dal letame di allevamenti biologici che sono spesso associati in questo tipo di “azienda”.

Allevamento biologico (e derivati): l’allevamento biologico è ben più tardo dell’agricoltura ed è estremamente più dispendioso tanto più si va nel complesso. Mentre è relativamente facile allevare una gallina secondo la zootecnia biologica, la mucca richiede di più e ancora di più lo richiedono i pesci. La zootecnia biologica si basa innanzitutto sull’etologia, la scienza elaborata dall’amante ufficiale del Miomone (emblematica fu la frase “Me la fai tenere una taccola in casa quando andiamo a vivere insieme ?” o, a più riprese, “Voglio una taccola !”), ovvero Konrad Lorenz. Al centro dell’etologia sta il comportamento dell’animale nel suo habitat naturale o in quello captivo, e la zootecnia biologica si serve del primo aspetto per stabilire le condizioni migliori in cui una bestiola attraversa il suo ciclo vitale. L’animale biologico, produttore di derivati biologici ha le seguenti caratteristiche:

– E’ nato da genitori cresciuti secondo il medesimo metodo biologico;

– Si ciba di mangimi vegetali biologici o di erba biologica (quindi terra biologica);

Aria: vedi sopra;

Acqua: vedi sopra;

– E’ curato solo con metodi omeopatici o fitoterapici;

– Vive secondo i ritmi e gli spazi relativi alla sua specie e classe sia in stalla che all’aperto (esistono delle tabelle con metrature e cubature per tutti i tipi di animali).

Dal punto di vista dell’impatto ambientale, i vegetali biologici sono i più verdi tra gli alimenti in generale, mentre la carne rimane un prodotto dispendioso in termini energetici, idrici e “suolici”. D’altra parte decidere di consumare solo carne biologica comporta un sufficiente dispendio di denaro da costringerci a mangiarla meno, magari a rientrare nei ranghi del “due volte a settimana”. La questione è come sempre aperta.

Purtroppo negli ultimi anni sono nate diverse aziende multinazionali che pretendono di associare il metodo industriale e quello bologico massimizzando i profitti, differenziando e decentrando la produzione ed abbassando i prezzi, la Ecor (italiana) solo per citarne una. Vi racconto un’esperienza personale di una paio di anni fa: aprirono nel mio quartiere a Roma un negozio della catena CuoreBio e ci andai tutta contenta a fare la spesa pensando “Una volta tanto potrò evitare di leggere tutte le etichette da cima a fondo”. EPIC FAIL !

Tornata  casa e mettendo via la spesa l’occhio mi è caduto sull’etichetta di un chilo di fagioli borlotti Ecor con su scritto “Provenienza: China”. Sono subito andata sul sito della Ecor che vanta una tracciabilità del prodotto trasparente e ti sbatte subito in faccia foto buoniste del “Contadino Pino” in Val di Fassa che regala la mela ad una bimba bionda come Marilyn ai tempi d’oro. Inserisco il codice prodotto e la scheda è perlopiù bianca: tutto ciò che trovo è “Fagiolo borlotto, provenienza China”. Allora, in quel periodo studiavo il cinese da almeno due anni e la Cina e le sue malefatte etico-ambientali da quattro. Come era possibile che quel paese iper-industrializzato, iper-inquinato e indiscriminatamente corrotto fosse in linea con la normativa europea sull’agricoltura Biologica? E poi, se compravo biologico per rispettare l’ambiente e poi i miei fagioli si facevano chilometri e chilometri di nave o aereo per arrivare a me, come facevo a non sentirmi tremendamente ipocrita? Tra l’altro è da quando ho 10 anni che boicotto le multinazionali: ora solo perchè si danno una sciacquata le devo rivalutare ?

Stesso discorso per le multinazionali storiche (Nestlè, CocaCola e compagnia) che fanno “Sinergia” con le aziende biologiche per ricavarne i profitti e speculare sulla nuova moda del Bio.

La chiave della questione è comprare biologico e a basso chilometraggio CONTROLLANDO la provenienza del prodotto e la dicitura “Agricoltura Italia” o “Agricoltura UE” e DIFFIDANDO dalla dicitura “Agricoltura UE/non UE”. Eppoi monitorando le cessioni di marchio delle aziende multinazionali classiche, il che è molto facile, perchè quei pidocchi senzanima ci tengono al branding e sui loro siti mettono sempre l’elenco dei marchi appartenenti al gruppo. Provare per credere.

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Un tesoro di spazzatura !

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La vecchia del piano di sotto … o se n’è andata già. O sta per. Non sappiamo perchè non l’abbiamo mai vista.

Fatto sta che da un paio di settimane svuotano l’appartamento. Prima a colpi di mazza – non so perchè – facevano un gran baccano. Poi hanno iniziato a svuotare tutto a carriolate. Ho visto ammassare nell’androne oggetti di ogni tipo. Pensavo li portassero semplicemente via, mappoi ho visto lasciare fuori dalla porta prima delle 9 del mattino (leggasi “Buttare”) un bellissimo modellino di veliero di quelli che si vedono sopra a caminetti delle case coloniali, o meglio nei film in cui ci sono le case coloniali … che poi che te ne fai in India o Indonesia del caminetto … mavvabbè. Poi è stata la volta di una valigia d’epoca con la fodera esterna di iuta a righe rosse con le maniglie di legno: “Se li becco per le scale gliela chiedo” ho pensato. Il giorno dopo la  medesima valigia veniva caricata davanti ai miei occhi sul barcone della spazzatura. Stavano buttando tutto.

Ebbene. Stasera era il compleanno della mia “amaca-Aranna” (ca parla asclasavamanta can la vacala A) e io e il Miomone siamo andati con lei, il fidanzato e altri a fare aperitivo. Quindi è solo merito di Arianna che ci ha invitato … o del suo compleanno … o, per converso, di sua mamma e suo papà che hanno scelto di fare le capriole quella sera là … fatto sta che uscendo ho trovato un’intera busta di suppellettili nell’androne che avrebbero sicuramente fatto la sciagurata fine della valigia. E ditemi se non valeva la pena di portare subito sù tutto ?

Nella foto potete osservare solo ciò che ho salvato ovvero: un servizio giapponese con zuccheriera, tazzine e piattini, due calici minuscoli, due calici medi e due calici da cognac, una bottiglietta di vetro, un calice svasato e tre piattini di ottone dipinto che devono essere di non so dove in oriente,con il gancio  dietro per attaccarli al muro.

Io adoro gli oggetti usati e vecchi. Li trovo poetici. I vestiti mi sembrano più comodi, i libri mi sembrano più pieni di significato, gli oggetti si portano dietro le storie e l’affetto delle persone che li hanno scelti tra tanti altri e portati a casa, magari da posti lontani; oppure che li hanno ricevuti in regalo e li hanno conservati per tanti anni nelle loro case.

Ho incartato tutto questo con la carta dei depliant dei supermercati che ci lasciano davanti al portone e ho messo tutto dentro una scatola di scarpe sopra la libreria. Per il futuro.

[questo post è il regalo di Arianna. Parte prima.]

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Etichetta2: Il latte di soia … Perchè ?

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 Per la fortunata serie “W la relatività”, qui presentata con lo slogan (molto  apprezzato) “Vegetariani … non rompiamo il cazzo al prossimo”, ho appena lasciato un lungo commento a seguito di un articolo che stavo leggendo su greenme.it e che potete trovare cliccando l’apposito link. Mi raccomando: leggete prima i commenti degli altri, così capirete perchemmai ho scritto e scritto così tanto. Poi, se vi interessa l’argomento, anche il sito non è niente male, c’è più o meno di tutto, ma va letto con molto spirito critico e attenzione, ad esempio evitando di soffermarsi sul banner del junk-food di tendenza mentre si legge un articolo sugli usi “alternativi” del seme di zucca.

Ed ecco la nuova puntata del mondo delle etichette ! Oggi è venuto a trovarmi il Miomone perchè domani è la festa di una mia amica e ci ha invitati entrambi, quindi mi sono risolta per andare a fare una spesa decente e riempire il frigo in maniera accogliente. Ultimamente ho comprato piuttosto “spesso” il latte di soia per preparare la cioccolata calda, la besciamella e altre amenità e, in particolare, ho comprato questo latte di soia per via delle sue ben 3 etichette molto rassicuranti che potete vedere qui attorno e che mi dicono circa tutto ciò che potrei chiedere ad un latte di soia parlante: è prodotto in Italia con acqua, sale marino e soia italiana non transgenica, da un’azienda italiana che usa energie rinnovabili, che è qui vicino e che ha un sito internet pieno di contenuti interessanti e utili sul proprio lavoro, oltre che di schede-prodotti meticolose. Tutto ciò per l’abbordabile cifra – benchè se ne faccia un uso moderato, come faccio io, ovvero un paio di litri al mese – di 2.25 euro. Purtroppo ha il tappo di plastica … epperò non si può mica avere tutto … consigli per gli investimenti all’azienda: boccioni di vetro con tappo ermetico – come quelli anni ’50 ! – e vuoto a rendere !!!

Latte2Ma facciamo un passo indietro: dopo aver detto peste e corna dei vegani sto ammettendo di non bere (neppure) il latte?! In realtà si tratta di un cambiamento iniziato circa un anno fa, nel periodo in cui analizzavo le spese familiari alla ricerca di una quadra perfetta da utilizzare durante la mia futura impresa di indipendenza a buon mercato. Ho preso degli appunti in proposito:

 Se si beve una tazza al giorno, ad esempio la mattina, si consuma circa mezzo litro di questo alimento giornalemente, senza contare i cappuccini o i milkshake e compagnia … Un litro di latte in Italia – e questo dovrebbe far ben riflettere – ha un prezzo che varia dai 0.60 centesimi a 1.80 euro. Questo non solo in virtù delle riverse specialità di latte, ma anche a livello di territorio: in Friuli un latte standard costa pochissimo (per chi “scavalla in Jugo” ancora meno) e a Roma costa tantissimo, ad esempio. Allora, consumando un litro di latte ogni 4 giorni in una località X in cui un litro dello stesso costi un prezzo italico medio, diciamo 1 euro, il conto è presto fatto: ogni consumatore di latte spende più di 80 euro l’anno. Una famiglia di quattro persone ne spende quindi 280 … pochi ?

Latte4Personalmente, poi, il consumo di latte mi dava da pensare anche per altri motivi: il fatto che mi dava una certa sensazione di acido e digestione lenta; la difficoltà di reperire un “latte decente” per i miei standard che non costasse quattro euro al litro; il fatto, ancora, che forse questo alimento non era un elemento positivo nella mia dieta, tanto per cominciare perchè non mi aiuta ad assumere il ferro di cui sono storicamente carente, eppoi perchè non sono ormai da tempo una “lattante” – sì, lo ammetto, ho letto dei libri sull’alimentazione, sì, so chi è Kousmine – anche se conservo l’aspetto di quei giorni soprattutto per quanto riguarda la statura. Per queste ragioni ho smesso di bere latte ogni mattina e l’ho sostituito con varie cose di cui vi parlerò quando faremo colazione tutti assieme, poi ho eliminato i cappuccini e ho smesso di comprarlo. Personalmente ho notato una “svegliezza” più rapida al mattino, ma magari è una coincidenza o semplicemente l’allegra sensazione di non stare per fare un rutto alien in faccia al compagno di pendolarismo di turno. L’ultima volta che l’ho bevuto mi sa che è stato in forma di cioccolata calda una volta che avevo finito il mio latte o ce n’era troppo poco e abbiamo usato quello di un coinquilino a caso, perchè il fondamentalismo MAI.

P.s.: il latte di soia non piace a tutti. Lo so. Ma esistono miriadi di tipi di latte vegetale che può essere sostitutivo di quello di origine animale … lo dico per gli intolleranti al lattosio e per chi volesse provare, eventualmente, quello di avena per ora mi è sembrato quello più assimilabile a quelli di origine animale, forse perchè è piuttosto dolce. 

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Carsharing: giudizio definitivo … 10 !

Sono partita ieri alle 12.00 e tornata stasera alle 18.00 circa.

 All’andata ho viaggiato con Chiara e al ritorno con Fabrizio e ho speso complessivamente 60 euro.

Ma non è una questione di soldi, vi voglio far capire lo spirito della faccenda, se possibile molto più roseo di quanto perfino io potessi immaginare: Chiara è una donna straordinaria, una chitarrista cantautrice con un occhio sempre logico, pronta ad affrontare con spirito critico e sincera partecipazione ogni argomento. Abbiamo viaggiato senza soste io, lei e la sua chitarra e il viaggio è davvero volato, nonostante la pioggia e la neve che ci ha di tanto in tanto rallentate. Arrivate a Roma mi ha perfino regalato un’abbonamento mensile della metro che le era stato lasciato dalle precedenti “globe-trotter”. Non vedo l’ora di andare a sentire uno dei suoi concerti !

Fabrizio è la generosità fatta uomo: ogni sportello della macchina era munito di bottiglietta d’acqua e cioccolatino di ben venuto. Ci ha offerto il caffè e parte del pranzo, ha portato le altre ragazze fino sotto casa mettendo a disposizione il suo telefono per chiamare eventuali attendenti. Come tutti i romani ama chiacchierare e scherzare, ma ama approfondire le conversazioni con un loquacissimo contraddittorio. Spero di ritrovarmelo come chauffer al più presto. Le compagne di viaggio erano un’australiana in viaggio pre-universitario e una tuttologa ultrachiacchierona che ci ha fatto scoprire l’origine del bondage nell’antico Giappone per scopi tutt’altro che erotici.

Date retta a me: la gente è straordinaria !

Ps: ero andata a Roma per votare ed ho imparato una grossa lezione … quelli che voto io non superano lo sbarramento.

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Very Inspiring Blogger Award by SCassandra

Ricevo e volentieri ritrasmetto il qui presente premio a chi ha voluto onorarmi di cotanta onoreficenza, ovvero il proliferissimus, internautissimo Raimondissimo !

Le regole :
1. Copia e inserisci il premio in un post
2. Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog
3. Racconta 7 cose di te
4. Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca

7 cose su di me :

Sono una no-global

Sono una hippie

Sono neofemminista

Sono ecologista

Sono pacifista

Sono una SCASSAMINGHIA di professione

Sono neocomunista

  1. http://raisingmyrainbow.com/Una mamma americana alle prese con uno straordinario figlio “Gender creative”, il sito è in inglese, quindi non le linkerò il mio premio. Una persona così non ne ha alcun bisogno.
  2.  http://5minutiperlambiente.wordpress.com/ Si, questa lista sarà piena di siti ambientalisti o filantropici e anche cinofili e di sinistra.
  3. http://tribunodelpopolo.com/ Un blog di sinistra. Quella vera. Finalmente.
  4. ECO QUOTIDIAN* E gli altri non li commento … che ho sonno !!!
  5. Un mondo sbagliato No, vabbè, facciamo le cose fatte bene. Questo è un blog con annunci di adozione di cani a rischio soppressione.

  6. La disoccupazione ingegna … E soprattutto … è sempre in agguato !

  7.  Casa Squirters Squirt it out !
  8.  malditestadellimmigrata Altro che momendol !
  9. La principessa sul pisello Vostra grazia.
  10. Ecocucina Poteva mancare ???
  11. Piciclisti Padri di “Senz’auto“.
  12. Lavoro Verde E speriamo !

  13. Michela Marzano Altro che femmine e donnette !
  14. Patuasia News Perchè la Valle D’Aosta non solo esiste, ma è viva e vitale !
  15. ParteCineseParteNopeo E anche la Cina esiste … ma non quella che pensate voi.

Non voglio vincere premi maippiù: questo post è stato straimpegnativo !!!

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Intervista ad un futuro Maestro del tè.

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Ecco a voi un’intervista più che seria al mio migliore amico Alex, che diventerà un Tea Master e che, nel frattempo ci regala una lezione for dummies sul meraviglioso mondo del tè !!!

Chi ti credi di essere ? Breve presentazione del nostro eroe.

Mi chiamo Alessandro, ho 23 anni e sono uno studente di Farmacia in via di laurea a Roma. Ho una passione per le scienze biomediche – il mio sogno è quello di poter fare ricerca e vivere di questo lavoro – e per lo sport. Il mio sogno nel cassetto è quello di arrotondare il misero stip

endio del ricercatore italiano con quello ottenuto in un Teabar: una sala da tè in cui si prepara tè di alta qualità al bancone, seguendo la tecnica cinese (vedi sotto). Sogno che ci sia un posto simile a Roma, così come ce n’è a Londra (Teasmith) e a Hong Kong (Mingcha).

E te che ne sai … ? Spiegaci perchè sei la persona giusta per parlare del tè.

Credo di poter parlare di tè perché è la mia passione! Ho assaggiato di tutto, studiato di tutto (sì, il tè va studiato) e mi interesso particolarmente a questo mondo con tanta dedizione. Sono un associato AICTEA (Associazione Italiana Cultura del Tè) ed ho seguito diversi corsi sul tè, da quelli base ai seminari di approfondimento, e tante degustazioni guidate. Il mio interesse principale è la composizione chimica del tè e la sua farmacologia nell’essere umano. In proposito ho pubblicato anche del materiale tra cui un articolo piuttosto specifico che potete leggere qui.

Come e come mai ti sei avvicinato al mondo del tè ?

Tutto nasce con te, cara, quando mi hai fatto assaggiare un tè nero cinese, speziato, un pomeriggio a casa tua. Mi consigliasti di non mettere lo zucchero.
Il tè che conoscevo io era il tè Ati, quello in bustina, con zucchero e limone. Oggi ti direi che non era tè, ma una sottoproduzione, quella più bassa in assoluto, che quindi vede ragione di essere riempita di zucchero, limone o latte.
Pensavo mi facesse schifo quella tazza di tè senza zucchero! Invece… Sorso dopo sorso bevvi tutta la teiera. E non sapevo proprio spiegarmi perché fosse buono anche da solo!
Qualche tempo dopo mi sono fatto dare l’indirizzo del negozio in cui lo avevi comprato e ci sono andato. Da lì è nato tutto. I colori, i profumi… Le foglie di tè perfettamente integre rilasciano nel loro infuso una marea di aromi che non riesci a spiegarti, perché non sono state speziate ulter

iormente… Sono davvero solo foglie di tè, nient’altro!

Mi sono avvicinato al mondo del tè perché è complesso. Mi piacciono le cose complesse! E’ uno degli esperimenti con cui mettere a dura prova i nostri sensi, perché una volta che entri nel mondo dei tè puri, affini il naso e la lingua in modo incredibile e sempre di più. Tanti dei più grandi chef al mondo sono anche esperti di tè.
E poi perché dietro il mondo del tè c’è tanto amore… Offrire del tè per me vuol dire “Ehi, ti do qualcosa che a me piace da matti, lo voglio condividere con te!”. Queste sono le due ragioni principali.
In realtà alle spalle c’è anche una ragione genetica. Non tutti riescono ad apprezzare certi sapori e profumi (l’intensità con cui si percepiscono gli aromi è soggettiva). Ed è stato scoperto che questo è dovuto alla capacità di ogni singolo individuo di percepire una certa nota con più o meno intensità a seconda della sua genetica. E dato che l’aroma finale è un complesso di note aromatiche ben distinte, quel che sento io non è esattamente quel che sente chi sta bevendo il tè con me. Ecco perché il tè unisce: se ti piace,

se lo stai bevendo con me e le nostre opinioni su di lui sono simili… beh, amica mia, siamo sulla stessa lunghezza d’onda! 

Cos’è il tè ? E da dove viene ?

Il tè è un’infusione di foglie di una pianta chiamata Camellia sinensis. Esistono due macrovarietà di questa pianta: quella assamica (più filogeneticamente antica; ha foglie grandi ed è leggermente più ricca di tannini e caffeina), e quella sinensis (quindi Camellia sinensis sinensis; ovvero quella più diffusa oggi e dalle note aromatiche più ampie; le foglie sono più piccole ma carnose). La prima viene coltivata prevalentemente in India, da dove viene un tè nero meraviglioso che si chiama Darjeeling, ricco di aromi e piacevolmente astringente. La seconda predomina su tutta la Cina e Giappone, le patrie del tè! All’interno di queste macrovarietà esistono delle altre tipologie chiamate cultivar. Esistono migliaia di cultivar differenti in Cina, così che ogni tipologia di tè (nero, verde ecc.) possa essere espressa da più di un cultivar. Capite bene che questo mondo gode quindi di una gamma infinita di combinazioni possibili! Poi ci sono sempre novità, poiché in Cina gran parte dell’innovazione agroalimentare si basa sullo sviluppo di nuovi cultivar, quindi nuovi tè, dai sapori sempre migliori, raffinati e complessi.
Il discorso sulle tipologie è molto complesso, ma cercherò di essere breve.
Una volta colto, il tè viene lavorato, e subisce un’ossidazione. Chimicamente questo vuol dire che i composti che si trovano nelle foglie si uniscono all’ossigeno presente nell’aria e poi tra di loro. L’ossidazione è quel processo che trasforma, degrada gli alimenti, ma non sempre con un’accezione negativa. Un composto più ossidato è un composto diverso, ma non necessariamente peggiore. Lavorare il tè vuol dire far partire l’ossidazione per poi bloccarla ad un preciso momento: quello che caratterizza il tè finale. Quindi… A seconda del momento in cui si blocca questo processo di ossidazione, otteniamo una gamma di tè che va dal tè verde (0% di ossidazione) al tè nero (100% di ossidazione). Nel mezzo, esiste una vasta gamma di tipologie da percentuali di ossidazione diversa: il tè bianco (circa il 5% di ossidazione) e i tè oolong (che vanno dal 10% a oltre l’80%, a seconda dell’oolong in quesitone). Un discorso a parte per i tè pu’ er (che in Cina chiamano tè nero, poiché quello che per noi è il tè nero, loro lo chiamano tè rosso), che è un tè post-fermentato, ovvero ha subito un vero e proprio processo di fermentazione microbica (un po’ come il formaggio) che gli ha permesso di acquisire degli aromi pazzeschi di legno, terra bagnata e sottobosco.
Il tè giallo è un tè verde lasciato riposare al caldo sotto panni umidi, in modo da continuare, seppur in modo diverso il processo di ossidazione. E’ un tè molto raro e costoso!
E questo senza toccare la lavorazione, sarebbe un discorso troppo lungo!
Qual’è il modo migliore per gustare il tè ?
L’ideale è bere il tè come fanno i cinesi, poiché loro che hanno questa stratosferica esperienza nel settore, sanno anche come farlo al meglio. La tecnica è il gong fu cha, e consiste nell’infondere un quantitativo alto di foglie (circa 4g per 100ml) per brevi periodi di tempo (30-45 secondi) ma ripetutamente, in modo da ottenere diverse infusioni dello stesso tè. In questo modo, quel tè da sfoggio di tutta la sua bellezza, poiché si ha modo di degustarlo in tutte le sue sfumature, dalla prima all’ultima infusione, e di notare come cambiano i suoi aromi durante le infusioni stesse.
Altrimenti, il metodo tradizionale è quello dell’infusione singola, che tutti conosciamo. Questo metodo è tuttavia il più sicuro: un tè cattivo o anche di media qualità vi darebbe al massimo 2 infusioni decenti al gong fu cha (mentre con le alte qualità arriviamo a 6/7). L’infusione singola vi dà un buon risultato, ma unico.
Non ci sono regole precise per bere il tè e non esiste un bonton. E’ importante che ognuno sperimenti il tè che ha comprato finché non trova l’equilibrio giusto. Tuttavia è bene tener conto del fatto che il metodo di preparazione influisce sul risultato finale. La temperatura, il tempo ed il metodo d’infusione sono tutti fattori importanti che variano a seconda del tipo di tè e che un buon rivenditore si premurerà di illustrarvi.
Riguardo le aggiunte… Siete tutti pregati di bere i vostri primi due sorsi del tè così com’è, prima di dare un giudizio e di aprire il barattolo dello zucchero. Dopodiché, se proprio dovete… I tè neri (come il keemun) reggono bene un cucchiaino di latte ed un po’ di zucchero, ma non il limone, che invece potete provare su alcuni tè poco ossidati. Tuttavia, considerate che il tè possiede un profilo aromatico caratteristico, che sta bene da solo e viene sempre alterato con qualsiasi tipo di aggiunta. Fate i vostri esperimenti! Noterete che le alte qualità non hanno bisogno di null’altro, mentre i tè vecchi o quelli in bustina hanno bisogno di quantità industriali di zucchero, limone e qualsiasi cosa che ne mascheri quel che ne viene fuori! Dio ce ne scampi!

Perchè tutti dovremmo bere il tè e … ehi, davvero dovremmo tutti bere del tè ? E tutti chi ?

Se tutti bevessimo tè sarebbe un mondo migliore! E non sto esagerando. In Cina bevono tè quotidianamente, respirano l’aria del continente più inquinato del mondo e fumano come addannati, eppure la loro incidenza di cancro e patologie cardiovascolari non è alta come ci aspettiamo (dicesi “Paradosso asiatico”). Per loro bere tè è un’abitudine, come per noi lo è il caffè, ma il tè fa bene alla salute e il caffè no. Infiniti studi lo confermano. Se digitate “green tea” su PubMed (il più importante motore di ricerca nel settore biomedico) troverete migliaia di articoli scientifici sul tè, e ogni mese ce n’è sempre di nuovi, perché la ricerca va avanti.
Il tè verde è uno dei più potenti antiossidanti al mondo. Una tazza di tè verde possiede il potere antiossidante di 5 bicchieri di vino rosso o di 9 mele. Sì, in una tazza! Se la nostra dieta mediterranea, che già è ricca degli antiossidanti di frutta e verdura, fosse integrata dal tè verde, sarebbe migliore di quello che è.
In generale, il tè verde, oltre agli effetti antiossidanti, ha potere antinfiammatorio e un buon potenziale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, del diabete e cancro. In particolare quello alla prostata, secondo gli studi epidemiologici. E qui potrei parlarne per ore ma uscirei fuori tema davvero…
Veniamo all’argomento scottante: la caffeina (che nel caso del tè è detta teina, ma chimicamente sono la stessa cosa). Una tazza di tè ne possiede circa la metà di una tazzina di caffè. Tuttavia, nel tè esistono numerose altre sostanze che modificano l’attività della caffeina. Le prime sono le catechine, che si legano alla caffeina nel tè e ne rallentano l’assorbimento. Questo fa sì che, mentre con una tazza di caffè, la caffeina arriva nel circolo ematico tutto d’un botto e raggiunge picchi ematici molto alti, quella del tè vi arriva gradualmente e si manterrà su basse concentrazioni (poiché mentre viene assorbita lentamente, viene anche eliminata tramite le urine). Di conseguenza, la caffeina del caffè eccita/agita ed alza la pressione arteriosa, mentre quella nel tè aumenta lo stato di veglia ma ha un effetto cardiotonico notevolmente ridotto. Inoltre, e questo è il pezzo forte, nel tè esiste un aminoacido molto importante chiamato teanina. Questo composto ha un effetto tranquillante ed ansiolitico notevole che si oppone a quello della caffeina. Ricapitolando, la caffeina aumenta lo stato di veglia e rende i pensieri veloci e fluidi, e la teanina aiuta a focalizzare questa veglia su delle attività in particolare: l’effetto finale è l’aumento della concetrazione. Se togliete la teanina, quello della caffeina da sola è un effetto un po’ più “distraente”: mille pensieri e la mania di “che bello, voglio fare tutto!”.
Inoltre, i componenti del tè dilatano i bronchioli polmonari, e può essere molto utile nei soggetti asmatici. Mentre i tè più ossidati – alcuni oolong scuri ed i pu’er – hanno una buona attività sul sistema digerente, come digestivo, appunto. Eh sì, il tè è una vera e propria medicina!
Tutti possono bere tè, avendo accortezza di alcune patologie. Le donne in gravidanza devono considerare che è comunque una bevanda contenente caffeina: se il medico dice di ridurre il caffè, il tè è una buona alternativa, ma non se ne giustifica l’abuso. Chi soffre di osteoporosi deve considerare di ridurre il quantitativo sia di tè che di caffè, poiché entrambi riducono l’assorbimento del calcio. Idem per chi soffre di anemia o segue una dieta vegetariana: il tè riduce l’assorbimento del ferro, ma in questo caso è sufficiente evitare di bere tè nella mezz’ora prima di un pasto ricco di ferro (bevendo poi un bel bicchiere d’acqua per sciacquare lo stomaco dalle catechine del tè) o in generale nelle 3 ore che precedono il pasto. Chi soffre di acidità di stomaco, invece, se vuole bere tè verde dovrebbe evitare di farlo a stomaco vuoto, poiché il tè ne alza l’acidità, ma d’altra parte può ricevere consistenti benefici da una buona tazza di pu’er. I bambini possono bere tè, ma ma sarebbe meglio evitare di fare bibitoni di tè ai neonati, che hanno bisogno di calcio e ferro molto più di un vegetariano o di chi soffre di osteoporosi: loro le ossa se le stanno formando da capo!
In realtà, sulla questione tè e osteoporosi ci sono dati contrastanti… Alcuni studi dicono che il tè di qualità (e solo quello, c’è da metterselo in testa!!) riesce addirittura ad aumentare la densità ossea, ma deve essere confermato.

Quanto costa ?

Generalmente il prezzo è direttamente proporzionale alla qualità, ma non sempre ‘ così, purtroppo. Il mio consiglio è quello di puntare sulla qualità, poiché migliore è la qualità, migliore sarà il tè sia dal punto di vista aromatico che salutare. Per inciso, i tè in bustina contengono solo caffeina come sostanza farmacologicamente attiva, tutto il resto (catechine, polifenoli vari, olii essenziali, ecc.) è stato distrutto dalla lavorazione industriale. Osservate bene il tè che comprate: solo tè sfusi a foglia intera (fa eccezione il Darjeeling che è caratteristicamente spezzettato) e colti entro un paio d’anni dall’acquisto, uno per i verdi! Mai comprare un verde che ha superato l’anno dalla raccolta. Il negoziante serio lo deve specificare! Alcuni tè possono invecchiare, invece, e migliorano col tempo, ma questo meriterebbe un approfondimento a parte. Cominciate a chiedere piccole quantità (es. 20g), in  modo da non spendere troppo. I primi sono esperimenti: dovete capire se vi piace quel tè, se potete migliorarlo a seconda di come lo fate, se potete sperimentare e giocarci sù. Fate i vostri esperimenti! Il palato si raffina col tempo, bevendo quotidianamente…
Riguardo i prezzi, la buona qualità parte dai 6/7 euro l’etto. Ma sappiate che i prezzi sono molto variabili: le qualità top e rare arrivano anche a più di 100 euro l’etto! Ebbene sì, una tazza vi costerebbe un paio di euro. Un’ottima qualità, invece, di solito si aggira intorno ai 20 euro l’etto, ma potete trovare ottime cose anche a 10 euro. Tutto dipende dalla serietà e professionalità del vostro negoziante. Questo si capisce col tempo, girando tra i vari rivenditori, confrontando…
Un consiglio per i neofiti: non partite mai dalle qualità top! Non sareste in grado di apprezzarne il profilo aromatico  se non avete prima conosciuto i tè base. Di solito si parte dal basso, per poi crescere, col tempo! E’ un vero e proprio percorso formativo del gusto!

Come facciamo a riconoscere se ci stanno dando un pessimo tè per un prezzo da ottimo tè ? (sia quando lo compriamo che quando lo beviamo)

Eh… Ci vuole solo esperienza. Ma ecco alcune regole fondamentali:
1) Il tè deve essere a foglia intera, non la poltiglia che trovate nelle bustine, e venduto sfuso, anche se alcuni tè verdi giapponesi hanno il diritto di essere venduti in confezioni sottovuoto o in atmosfera protettiva, poiché sono i più freschi e delicati.
2) Il negoziante deve essere serio: deve mostrarvi il tè che volete comprare; deve conoscerlo (fate domande, tante, su quando è stato raccolto e sul luogo di provenienza); deve conservarlo appropriatamente (in contenitori chiusi ermeticamente, al riparo dalla luce, e conservati al fresco, non in vetrina!); deve possedere un menù, la così detta “carta dei tè”, in cui sono elencati in modo trasparente tutti i tè che possiede ed i rispettivi prezzi, e deve sapervi consigliare in base alla consistenza aromatica che state cercando. Ad esempio, c’è chi sta cercando la freschezza erbacea di un verde giapponese o l’aroma caldo e nocciolato di un verde cinese, ecc. e lui deve comportarsi conseguentemente.
3) Il colore, il profumo e l’aroma di ogni tè sono caratteristici e altamente specifici. Non conoscerete mai un certo tè a pieno finché lo comprate sempre dallo stesso rivenditore. E’ come credere di conoscere il gelato artigianale se per una vita avete mangiato solo quello confezionato: la crema ha proprio quel sapore? Ne siete sicuri? E’ questo l’unico modo per capire se un tè è davvero buono: farsi un’esperienza gustativa!
Bibliografia: Riguardo la bibliografia, ecco qui il primo sito http://teaguardian.com/ : questa è LA bibbia del tè. Lo scrive un importante conoscitore di tè a Hong Kong. E’ una sorta di enciclopedia in cui sul tè è scritto tutto in modo maniacale e preciso. E’ in inglese però. In Italiano non abbiamo nulla in realtà o molto, troppo poco, tra cui un libro di qualche decina di pagine ma ben fatto: “Il piacere del tè” editrice Giunti. Poi ci sono alcuni blog a cui mi rifaccio, tra qui questo: http://teamasters.blogspot.it/. Qui vengono trattati solo oolong taiwanesi (Taiwan è la madre degli oolong di alta montagna!). Per il resto… La chimica è roba che so di farmacologia. Invece quella risposta sulle tipologie si rifà ai miei appunti al corso di tè tenuto da AICTEA. Sul loro sito c’è molto: http://www.aictea.it/
[Per chi non se ne fosse accorto, questa era la prima puntata dell’ennesima rubrica di questo blog che ho chiamato “A thing of qaulity is a joy forever” con un vaghissimo rimando a Keats. Se volete suggerire altri temi da sviscerare, o se volete essere intervistati su qualcosa che amate molto e di cui siete avidi appassionati … fatemi un fischio !]
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