(forse) Si.Può.(ri)Fare!

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Intervista all’amante del Software Libero … ma che cos’è ?

su 30 luglio 2013
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Questa è Abba … Mammamia ! Mi sono presa licenze fotografiche sul bianco e nero e poetiche sui links. Buona lettura !

Introduzione: questa intervista è un invito ad incuriosirsi. In pieno spirito SCassandriano – che fruisce un computer fisso e uno mobile “liberati” da anni – apriamo gli occhi su un’altra visione delle cose, una visione verde, gratuita, hippie … e lo facciamo grazie ad una socioantropologa e sommelier d’eccellenza che ho conosciuto quasi cinque anni fa ticchettando su un parquet con le scarpe da flamenco ancora incerte ma determinate. Soprattutto un’amica di rara profondità su cui spero di chiudere gli occhi prima di andarmene, più tardi che mai. Alba ci descrive il mondo del software libero come un bicchiere di vino non ancora assaporato e che teniamo increduli tra le mani … berremo in seguito e più volte brinderemo, sia con questa nuova scoperta che con il vino_ Buon assaggio.

1. Come mai sto chiedendo a una trentasettenne laureata in sociologia e che consiglia vini alla gente di parlarmi di software libero?

Premetto la mia totale estraneita’ da un punto di vista tecnico al mondo della programmazione (magari in un’altra vita impararassi a programmare!).

Fatta questa dovuta premessa ti spiego il mio interesse per la materia.

Il mio migliore amico e’ il fondatore l’associazione Hackaserta e project-leader del sistema RD (Riunioni Digitali). Un bel giorno mi invita a pranzo dalla Sora Margherita qui a Roma (se magna bene, se spende poco), dicendomi che avrebbe dovuto incontrare una persona per poi andare insieme a tenere una conferenza.

Bene, la persona in questione era Richard Stallman. Quell’uomo “pittoresco” era proprio il padre del software libero, il ricercatore che dal laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT diede l’avvio alla scrittura del sistema operativo GNU in grado di offrire un’alternativa valida al software proprietario.

Da socio-antropologa ho fiutato le potenzialita’ di un modello di produzione che si sviluppa secondo una logica interattiva di elaborazione e diffusione delle idee, che rifiuta la mercificazione della conoscenza e rimette al centro i diritti delle persone.

Da quel giorno ho intrapreso un percorso di ricerca etnografica attorno al tema della conoscenza – il software e’ conoscenza – e ai temi etici legati alle tecnologie digitali.

2. Perché e come gli è venuto in mente – e poi, a chi ? – di inventarsi un software libero ?
Voglio dire, non avevano una fidanzata, un hobbie meno antisociale, un Iphone ?

Eheheheh…in effetti certi smanettoni sembrano parecchio fuori dal mondo ed e’ difficile pensarli accanto a una donna, in palestra o in giro a fare bagordi 🙂 Ma torniamo al dunque.

Fino agli anni ’80 lo sviluppo del software veniva realizzato con modalita’ cooperative: modificare un programma, adattarlo, condividere le modifiche con altri programmatori e distribuirle liberamente in una continua creazione di programmi in risposta alle piu’ diverse esigenze era considerata la norma.

Successivamente, per via della diffusione capillare delle sue applicazioni, il software ha finito per alimentare un comparto industriale con fatturati di miliardi di dollari. Le aziende leader del settore, nel tentativo di perfezionare un modello di business per lo sfruttamento del software (la solita logica del profitto) non distribuiscono piu’ il codice sorgente dei programmi per evitarne la condivisione.

Proprio in quegli anni inizia l’impegno scientifico e politico di Stallman che si lancia nel progetto di realizzare un sistema operativo che possa essere distribuito liberamente e gratuitamente, un bene comune, un universo di programmi disponibili in linguaggio sorgente e aperti a un continuo scambio.

3. Perchè MR. Stallman è mooolto più fico di Mr. Jobs ?

Non sottovaluto l’ingegno di Jobs, i prodotti simbolo della Apple (ipod, iphone, ipad) sono dei gioielli e hanno un indiscutibile successo di marketing. Senza questo grande capitano d’industria non avremmo l’ipad (ma non e’ vero che non avremmo lo smartphone!)

La Apple (che tra l’altro e’ l’azienda con la piu’ alta capitalizzazione al mondo) ha una concezione proprietaria sul software e sui brevetti opposta al modo di produzione del sofware libero.

E per me tra un software che consente una reale appropriazione delle tecnologie da parte degli utenti e degli sviluppattori (magari in un remoto villaggio della Bolivia) e il piu’ cool tra gli iphone c’e’ la stessa relazione che passa tra i farmaci antiretrovirali contro l’ Aids e un brevetto contro la calvizie.

La portata delle idee di Stallman invece e’ rivoluzionaria. La vera innovazione, quella che cambia davvero il mondo innesca una serie di conseguenze positive sul piano sociale.

Lo slogan di Jobs “think different” (different maddechee’?) deve inoltre fare i conti con le documentate condizioni di sfruttamento dei lavoratori (pensiamo alla Foxconn in Cina e agli operai indotti al suicidio) per riflettere su quanto sia stridente il luccichio di un iphone con i rapporti sociali di produzione (tutt’altro che innovativi!).

Alla morte di Jobs sono seguiti giorni di deificazione in cui i consumatori hanno portato fiori davanti agli Apple Store come fossero santuari. I miei amici su Facebook non facevano altro che presentarlo come l’uomo che ha cambiato il mondo delle idee. Francamente, senza nulla togliere ai meriti che Jobs prende per i prodotti innovativi che licenzia, mi sembra un’esagerazione…

4. …Allora dovremmo tutti accantonare Windows e Mac e buttarci nel magico mondo di ciò che è gratis e democratico ? Ma che assurdità !

Per definire il “free sofware” e’ necessario comprenderne il significato semantico.

In inglese, il termine “free” e’ ambiguo: ha una doppia valenza semantica che puo’ significare sia “libero” (free speech) che “gratuito” (free beer). La parola “free”, nell’accezione di “free software”, rimanda al significato di liberta’. L’aspetto libertario si situa nella sua caratteristica principale, ovvero quella di essere, oltre che utilizzabile, anche modificabile attraverso interventi sul codice del programma.

Tuttavia il software libero non e’ necessariamente gratuito; un programma libero puo’ essere disponibile per l’uso, lo sviluppo e la distribuzione commerciale. Anche dal punto di vista della programmazione, contribuire gratuitamente alla creazione di qualcosa non esclude la possibilita’ tangibile di un ritorno anche in termini economici, anzi e’ un modo di mettersi in mostra sul mercato.

5. Ai tempi in cui si parlava di riforme scolastiche e della pubblica amministrazione sprecona … Quindi sempre, gli economisti di Sbilanciamoci avevano tirato fuori un calcolo secondo cui l’uso di software libero all’interno degli uffici amministrativi e della scuola farebbe risparmiare un sacco di soldi … altro che sipuòfare ! Quanto e in quanto tempo è fattibile una rivoluzione simile?

Se ne parla tanto ma la possibilita’ di una migrazione al software libero è ancora in salita. Lo denunciano tutte le principali associazioni che lavorano sui temi dell’open source e degli open data. Gli enti locali continuano a comprare le licence di Office spendendo milioni di euro quando esiste il corrispettivo Open Office.

Non mancano pero’ eccezioni positive come per la provincia di Bolzano che adottando il software libero in decine di scuole pubbliche ha risparmiato circa 240mila euro sui costi delle licenze.

Anche l’Istat (l’istituto nazionale di statistica) e’ progressivamente migrato verso l’open source abbattendo del 50% la spesa.

6. Quindi in ogni casa e in ogni città … e nelle campagne, nel mondo ? Può il software libero contribuire a salvare in mondo ?

Secondo me si. Il punto e’ che la discriminante tecnica tra codice sorgente aperto e chiuso rimanda a una piu’ vasta differenza culturale nel modo di produzione.

Ad esempio le multinazionali dell’informatica,nel momento stesso in cui vendono i propri programmi, impongono anche al mercato dei paesi poveri un prodotto chiuso e non modificabile riproducendo meccanismi di dipendenza tecnologico-culturale. Il software libero (a codice sorgente aperto) promuove la produzione autonoma di contenuti col vantaggio di favorire uno sviluppo indipendente.

Il software verrebbe in questo modo ridefinito dal basso e, in questo senso, non è più un prodotto ma un processo che si sviluppa in base alle effettive necessità degli utenti (ad esempio, i programmi proprietari non sono tradotti, né traducibili nelle numerose lingue parlate in Cina, in India o in Africa).

Inoltre l’accesso al software proprietario puo’ diventare difficile laddove per il suo utilizzo si renda necessario il pagamento di costose licenze commerciali mentre il software libero e’ disponibile in forma gratuita e non necessita il pagamento per ogni copia concessa in licenza.

Tra l’altro le aziende che producono e distribuiscono software proprietario tendono ad aggiornare spesso i programmi smettendo di supportare le versioni precedenti. Questo rappresenta un problema per molti paesi poveri dotati quasi sempre di macchine datate. Grazie all’apertura del codice sorgente il software libero si presta ad essere adottato anche ad hardware obsoleto e di conseguenza permette notevoli risparmi attraverso l’utilizzo di computer altrimenti dismessi.

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2 responses to “Intervista all’amante del Software Libero … ma che cos’è ?

  1. scassandralverde ha detto:

    Bene, apro le danze dell’eventuale dibattito, perché – bruttacattivona – mi hai lasciato col dubbio ! Che differenza c’è tra Software Libero e Open Source ?

  2. Passioni da Bere ha detto:

    Il software open source e’ tecnicamente molto simile a quello “free” ed e’ protetto da licenza piu’ o meno equivalenti che pero’ permettono una maggiore “ibridazione” tra software libero e proprietario. Un articolo che chiarisce la distinzione : http://www.gnu.org/philosophy/free-software-for-freedom.it.html

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