(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

Il Greenwashing AGAIN !(il primo ha subito un Brownwashing !)

su 24 maggio 2013

Il verde a Venezia è verticale.

La chiave delle strategie di marketing è quella di appropriarsi di informazioni sui gusti e le abitudini dei consumatori per tradurle in beni di consumo che vendano su una scala geografica e sociale più ampia possibile. L’evidente tendenza di una notevole fetta di popolazione nell’ultimo decennio ha messo però in crisi i teorici della crescita sfrenata, del guadagno facile e della moltiplicazione stellare dei dividendi: il nuovo spettro che si aggira per il mondo occidentale è infatti quello dell’ecologia.

Il verde fa tendenza, l’eco è cool e l’impatto zero è sempre più fashion: le aziende si convertono al solare per rendersi energeticamente autosufficienti e risparmiare, sempre più persone passano al biologico prodotto localmente per non avere sorprese nel piatto, le razioni settimanali di carne precipitano a ritmo con le ondate epidemiche di aviaria e le disfunzioni ormonali infantili, le malate di make-up si convertono all’eco-bio e divorano etichette sature di formule chimiche fuorvianti, perfino le fashioniste iniziano a preferire il cotone biologico e le collezioni etiche.

Ora che anche il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha ammesso che la rivoluzione ecologica conviene e conviene a tutti anche dal punto di vista economico, gli strategic managers non possono più girarsi dall’altra sorseggiando caffè al ginseng con aria di vago disgusto. Dunque, come accaparrarsi la fetta di clientela in fuga verso l’ecologia se non elaborando una strategia ad hoc? Ed ecco che corre in loro soccorso il Greenwashing, la ricetta diabolicamente perfetta: facciamo finta che i nostri prodotti non siano poi così male, assottigliamo le differenze – soprattutto estetiche – rispetto a quelli ecologici, appropriamoci di parole chiave, di design del packaging, oliamo il compratore, confondiamolo e depistiamolo, limiamo le criticiatà. In altre parole: prendiamo per il culo a sprn battuto … ma in una nuova e sfacciata versione !

A questo evidente slancio di lungimiranza dobbiamo le miriadi di pubblicità di automobili che spargono fiori dal tubo di scappamento, saponi gonfi di tensioattivi che però non inquinano grazie al nuovo tappo color smeraldo, nonchè l’aberrazione semantica per eccellenza: l’abuso incessante e indiscusso dell’attributo più vuoto e truffaldino attribuibile a qualsivoglia bene di consumo: “Naturale”. Aberrazione più che mai sconfessabile, cari miei : il petrolio è naturale, ma è inaccettabile che sia parte dell’INCI di una crema per il viso; l’olio di palma è naturale ma è notoriamente cancerogeno, eppure fa parte della lista degli ingredienti di un numero sempre crescente di generi alimentari.

Ciò che lorsignori non hanno infatti debitamente preso in considerazione è la psicolgia delle suddette persone, o meglio dei compratori che stanno via via aderendo a questo nuovo modello di consumi. Si tratta di individui che non seguono le logiche neoliberiste di mercato a cui loro sono abituati dalla nascita: non perseguono “razionalmente” il proprio benessere contro quello degli altri, non si lasciano comprare da un prezzo ribassato sulle spalle di qualcun’altro, non dimenticano la faccia scura di multinazionali che hanno sfornato per decenni prodotti dal prezzo esorbitante e dal valore infimo il cui nome era associato a scandali sul lavoro minorile, l’inquinamento delle falde acquifere di mezzo mondo e il disboscamento delle foreste equatoriali con annesso esodo di nativi e che ora strizzano l’occhio presentando la “linea green” dei medesimi prodotti che continuano comunque ad essere venduti. O, più semplicemente, queste persone sanno che dal tubo di scappamento delle auto a benzina non escono certo margherite e viole mammole.

Chi adopera il proprio spirito critico nell’acquisto di beni sostenibili non ha neppure bisogno di tenere sott’occhio le guide al consumo sostenibile di Greenpeace o i vari Greenwashing index. Il senso del ridicolo prevale ed è ben allenato, e il compratore non può che sghignazzare bonariamente di fronte alla goffagine di queste azioni, pane, rose e Rolls Royce per gli azionisti, e seppellirli tra risate e ondate di vernice acrilica color prato.

Postefatto: chiedo a chi si è perso una puntata di fare un saltello all’indietro e leggere il penultimo post, ma soprattutto i commenti e trarne le dovute conclusioni. No, non avevo salvato l’articolo perchè non pensavo che me l’avrebbero censurato. Ho cercato di riproporvelo in versione Alzaimerata e Dubbada e Migliorata. Colgo l’occasione per ringraziare il Bellotti (fammi sapere se ricordi qualcosa del vecchio articolo che ho perso per strada !), sì, il mio fornitore personale di Altrescarpe che aveva linkato l’articolo su Faccialibbro e accortosi che non funzionava più, mi ha scritto una mail. Questo articolo lo dedico a lui e alle sue scarpe !

Dov’è Shpalman quando serve ???

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4 responses to “Il Greenwashing AGAIN !(il primo ha subito un Brownwashing !)

  1. gbb ha detto:

    ciao Scassand’n’green, nel frattempo ho visto che almeno il famoso sito in (di?) formazione (quale? beh si è capito) ti ha degnato di una risposta e ti renderà il testo originale.
    Che era più armonico secondo me, acci quanto scrivi bene!
    Nel secondo però , mi sembra, hai aggiunto un pò di rabbia.. chissa perchè?
    Più di così non avrei potuto aiutarti …anzi è divertente la tua richiesta di aiutarti a ricordare che, se tu dileggi te stessa con l’Alzaimerata, cosa devo dire io che già sono in età di senilità varie…;-)

    Ora comunico ai miei facebu’s friends quello che è successo

    ciao
    alla prox
    gbb

    ps stupenda quella cosa sulla maglietta del Che vs nano

    • scassandralverde ha detto:

      Gianba, prezioso commento !
      Più arrabbiato forse perchè mi arrabbiavo a non ricordare ciò che avevo scritto …
      Diciamo che nell’altro mi ero tenuta più sul formale e sul – non si offendano i professionisti – giornalistico.
      Diciamo che qui mi “sdraio” un bel po’, è la mia amaca !
      Ti ringrazio tanto per la solidarietà e per il supporto.

      Alla prossima avventura !

      Ps: a proposito dell’articolo, il bello è che era serio, secondo loro !!!

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