(forse) Si.Può.(ri)Fare!

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“Mabbiologgico chevvordì ?” – Il BIO spiegato a Mianonna

su 25 marzo 2013

Tornata da Roma, con 15 gradi in meno e una piscina di tè nella pancia chepperò non mi ha scaldata affatto.

Credo di essere invecchiata di più negli ultimi 10 giorni che mai nella mia vita, al di là dei due capelli bianchi che ho staccato a inizio settimana. Ma ho trovato comunque il tempo di andare insieme al babbo a zappare. Eqquindi riparto abbomba parlando di … BBIOLOGGICO !!!

[Parentesi sull’orto: abbiamo un’orticello vicino al parco dell’Appia Antica condiviso con altre famiglie e ricavato da un’ex pista di un maneggio-cooperativa che fa ippoterapia. La verdura è strabuona perchè ha preso anni ed anni di merda di cavallo, però non è biologica perchè non rispetta tutti i parametri sottoindicati.]

Orto3

Ormai le tre magiche lettere “Bio” compaiono, cubitali e persistenti, su qualsiasi cosa. Secondo la comune opinione un’automobile può essere biologica, una ciabatta, un’aspirapolvere, un cane, un uccello, un aereo e Superman. Quello che è certo è che ao’ a’robba bbiologgica costa ‘na cifra. E costa tanto così, per scelta del perfido produttore, è chiaro. Ebbene, la frase più emblematica dell’universo è stata quella di Mianonna:

 Ma … BBIOLOGGICO CHEVVORDI’ ? CHISSA’ CHECCEMETTONO !

Dopo aver udito questa frase dalla nonnazza romana che mi raccontava di quando “le mele sapevano de mela e le pere sapevano de pera”, ho deciso di mettermi lì e spiegarle che l’agricoltura biologica vuole riportare proprio la mela a sapere di mela e la pera di pera. Poi all’università, qualche settimana fa ho sentito il seguente discorso:

Ragazza1: “Ti piacciono le fragole ?”

Ragazza2 (Un po’ perplessa): “Sì, perchè?”

Ragazza1 (aprendo una scatolina di plastica piena di fragole elefantiache): “Ne vuoi una?”

Ragazza2 (prendendo una delle più piccole, solo due etti): “Ok … non sono proprio di stagione …”

Ragazza1 (con faccia stralunata nella cui interlinea si leggeva “Ma che sei idiota?”, come se l’altra avesse ammesso di portare il cilicio sotto la camicetta): “Ma le stagioni non esistono più! Ora ci sono LE SERRE !”

Ecco, è ufficialmente necessario parlare di agricoltura biologica e dell’allevamento biologico. Premetto che mi occuperò di sintetizzare la sola normativa europea, perchè è quella un po’ più recente, affidabile ed e quella più “vicina”, e che farò solo dopo un discorso a parte per gli altri paesi. Il bollino verde apposto su questi prodotti certifica che essi seguono quanto sto per illustrare o che lo seguono almeno tre volte all’anno, ovvero quando gli ispettori si recano da loro per i controlli.

Agricoltura biologica: l’agricoltura biolgogica è diretta discendente dell’agricoltura biodinamica teorizzata da Steiner nei primi del Novecento, quando i nuovi metodi di agricoltura in Austria iniziavano ad intaccare visibilmente la fertilità della terra e la resa produttiva a livello qualitativo. I principi basilari di questa tecnica erano dunque quelli di salvaguardare e potenziare le qualità del terreno in termini di fertilità, rendere le piante sane poco soggette alle comuni patologie vegetali e produrre frutta e verdurà di alta qualità dal punto di vista nutritivo. Tutto ciò escludendo qualsiasi intervento chimico e rifacendosi ai cicli naturali di crescita delle piante ed includendo fricchettonate varie sul cosmo e le energie sinergiche. Lo sviluppo di questo metodo ha portato alla moderna legislazione in materia di agricoltura la quale non prescinde dai seguenti parametri. Un vegetale è biologico SE:

– Il suo seme proviene da una coltura biologica;

– La terra in cui il seme è piantato è microbiologicamente esente da qualsivoglia chimicheria nociva e non;

– L’acqua con cui è innaffiato il seme proviene dalla suddetta terra ed è anch’essa “pulita”;

– L’aria che la pianta respira (o fagocita … scommetto che il Miomone interverrà su questo punto) è incontaminata. Ovvero: i terreni circostanti sono privi di fonti inquinanti come strade trafficate, fabbriche, ma anche campi coltivati con metodi diversi da quello biologico-biodinamico;

– I parassiti e le eventuali malattie sono tenuti lontani con metodi non invasivi quali coccinelle e altri insetti tutori della legge, oltre che con la coltura di altre piante biologiche che “aiutano” quelle presenti o l’uso di queste piante nella preparazione di appositi “medicinali”(troooppe virgolette … ma l’ho spiegato a nonna …);

– La terra non riceve altro fertilizzante che il compost derivante dagli scarti di agricoltura biologica e dal letame di allevamenti biologici che sono spesso associati in questo tipo di “azienda”.

Allevamento biologico (e derivati): l’allevamento biologico è ben più tardo dell’agricoltura ed è estremamente più dispendioso tanto più si va nel complesso. Mentre è relativamente facile allevare una gallina secondo la zootecnia biologica, la mucca richiede di più e ancora di più lo richiedono i pesci. La zootecnia biologica si basa innanzitutto sull’etologia, la scienza elaborata dall’amante ufficiale del Miomone (emblematica fu la frase “Me la fai tenere una taccola in casa quando andiamo a vivere insieme ?” o, a più riprese, “Voglio una taccola !”), ovvero Konrad Lorenz. Al centro dell’etologia sta il comportamento dell’animale nel suo habitat naturale o in quello captivo, e la zootecnia biologica si serve del primo aspetto per stabilire le condizioni migliori in cui una bestiola attraversa il suo ciclo vitale. L’animale biologico, produttore di derivati biologici ha le seguenti caratteristiche:

– E’ nato da genitori cresciuti secondo il medesimo metodo biologico;

– Si ciba di mangimi vegetali biologici o di erba biologica (quindi terra biologica);

Aria: vedi sopra;

Acqua: vedi sopra;

– E’ curato solo con metodi omeopatici o fitoterapici;

– Vive secondo i ritmi e gli spazi relativi alla sua specie e classe sia in stalla che all’aperto (esistono delle tabelle con metrature e cubature per tutti i tipi di animali).

Dal punto di vista dell’impatto ambientale, i vegetali biologici sono i più verdi tra gli alimenti in generale, mentre la carne rimane un prodotto dispendioso in termini energetici, idrici e “suolici”. D’altra parte decidere di consumare solo carne biologica comporta un sufficiente dispendio di denaro da costringerci a mangiarla meno, magari a rientrare nei ranghi del “due volte a settimana”. La questione è come sempre aperta.

Purtroppo negli ultimi anni sono nate diverse aziende multinazionali che pretendono di associare il metodo industriale e quello bologico massimizzando i profitti, differenziando e decentrando la produzione ed abbassando i prezzi, la Ecor (italiana) solo per citarne una. Vi racconto un’esperienza personale di una paio di anni fa: aprirono nel mio quartiere a Roma un negozio della catena CuoreBio e ci andai tutta contenta a fare la spesa pensando “Una volta tanto potrò evitare di leggere tutte le etichette da cima a fondo”. EPIC FAIL !

Tornata  casa e mettendo via la spesa l’occhio mi è caduto sull’etichetta di un chilo di fagioli borlotti Ecor con su scritto “Provenienza: China”. Sono subito andata sul sito della Ecor che vanta una tracciabilità del prodotto trasparente e ti sbatte subito in faccia foto buoniste del “Contadino Pino” in Val di Fassa che regala la mela ad una bimba bionda come Marilyn ai tempi d’oro. Inserisco il codice prodotto e la scheda è perlopiù bianca: tutto ciò che trovo è “Fagiolo borlotto, provenienza China”. Allora, in quel periodo studiavo il cinese da almeno due anni e la Cina e le sue malefatte etico-ambientali da quattro. Come era possibile che quel paese iper-industrializzato, iper-inquinato e indiscriminatamente corrotto fosse in linea con la normativa europea sull’agricoltura Biologica? E poi, se compravo biologico per rispettare l’ambiente e poi i miei fagioli si facevano chilometri e chilometri di nave o aereo per arrivare a me, come facevo a non sentirmi tremendamente ipocrita? Tra l’altro è da quando ho 10 anni che boicotto le multinazionali: ora solo perchè si danno una sciacquata le devo rivalutare ?

Stesso discorso per le multinazionali storiche (Nestlè, CocaCola e compagnia) che fanno “Sinergia” con le aziende biologiche per ricavarne i profitti e speculare sulla nuova moda del Bio.

La chiave della questione è comprare biologico e a basso chilometraggio CONTROLLANDO la provenienza del prodotto e la dicitura “Agricoltura Italia” o “Agricoltura UE” e DIFFIDANDO dalla dicitura “Agricoltura UE/non UE”. Eppoi monitorando le cessioni di marchio delle aziende multinazionali classiche, il che è molto facile, perchè quei pidocchi senzanima ci tengono al branding e sui loro siti mettono sempre l’elenco dei marchi appartenenti al gruppo. Provare per credere.

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8 responses to ““Mabbiologgico chevvordì ?” – Il BIO spiegato a Mianonna

  1. drleukocyte ha detto:

    “E’ curato solo con metodi omeopatici o fitoterapici”: ahh, cheddolorealcuoreee…

  2. Kmagnet ha detto:

    Certo che fagioli borlotti bio provenienti dalla Cina…

  3. Lotje ha detto:

    Mia nonna mi dava la pizza (esotico per lei come essere vegetariana) quando era vegetariana. Anche se conteneva il carne.

    Io questo inverno ho cercato di mangiare verdure stagionali, ma non ce l’ho fatto per tutto il tempo. Solo cavolo, carotte, patate e cose di scatole diventa un po noioso verso metà gennaio.

    Bello il orto che hai!

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