(forse) Si.Può.(ri)Fare!

Vivere da sola in Italia, a 25 anni, con 450 euro al mese e a impatto zero.

“Io non compro” di Judith Levine, le imprese si fanno anche dopo i 30 anni ! E riescono !

su 7 marzo 2013

E’ circa un mese che “lavoro” a questa recensione. Per la verità, è circa un mese che mi chiedo come sia possibile scrivere di questo libro e di questa donna straordinaria senza evitare di mancare totalmente il colpo, di non rendere giustizia al suo lavoro ed alla sua impresa. Ebbene, riuscirò a farlo o morirò nel tentativo. Che sennò mi si accumulano i libri da recensire ed è un disastro !

Scheda “tennica”:

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Titolo: “Io non compro”

Sottotitolo: Un anno senza acquisti, un’esperienza per riflettere sul potere del mercato.

Autrice: Judith Levine

 Titolo originale: “Not buying it – My year without shopping”

 Casa editrice: Ponte delle grazie

 Prima pubblicazione: 2006

 Prezzo: 14.00

 Pagine: 243

 Letto in circa 3 mesi, ma una studentessa-lavoratrice non fa molto testo …

 Quarta di copertina: “Facciamo promesse solenni. A partire dal 2004, io e Paul acquisteremo solo il necessario per il sostentamento, per la salute e per il lavoro […]. Non lo faccio solo per risparmiare, tuttavia sarei felice se succedesse. Non canterò le lodi della vita semplice e non dispenserò consigli su come viverla […]. Da un punto di vista materiale sopravviveremo. Non è certo quello che mi preoccupa. Ma mi chiedo se sia possibile che una persona continui ad avere una vita sociale, comunitaria o famigliare, un lavoro, relazioni culturali, un’identità, persino un sé al di fuori del regno delle esperienze e delle cose acquistate ? E’ possibile sottrarsi al mercato? ”

Recensione con citazioni: lo scenario si apre su una NY natalizia post-9/11. L’imperativo per il salvataggio della nazione è spendere, spendere, spendere. Lo shopping è divenuto un dovere patriottico, così come lo è il servizio di leva … e proprio a questo proposito Judith, l’autrice, la sua personale obiezione di coscienza: Io non compro ! Seguito da una densissima rassegna degli stili di consumo statunitensi con riferimenti a studi di mercato ed evidenze statistiche, salvo poi scoprire un vero e proprio buco per quanto riguarda le ricerche sulle scelte delle persone di essere meno compulsive e materiali nel soddisfare i bisogni. Il Buy Nothing Day è solo il piede prima di una ideale linea di partenza, ma essendo celebrato nel venerdì dello shopping statunitense per eccellenza, quello immediatamente precedente al Thanksgiving, acquisisce un valore di rito propiziatorio, canto alle muse, iniziazione. Il canto del gallo arriva carico di compulsione nell’ultima settimana dell’anno: convinto il marito della sensatezza dell’impresa, i coniugi passano il Capodanno nella tenuta del Vermont in preda ad acquisti last-minute di dubbia natura, come se il giorno successivo si dovesse scatenare un vero e proprio cataclisma. Una prospettiva sensata per una coppia di cinquantenni, rispettivamente un consulente di politica e risparmio energetico e una scrittrice ed editor a tempo pieno, istruiti, cosmopoliti e senza figli. Il bello è che Judith crede che siano proprio queste loro caratteristiche a renderli costituzionalmente adatti al ruolo. Rispetto alla media del paese in cui vivono, loro sono consumatori saltuari di beni deperibili, hanno perfino una sola tv, perfino molto vecchia. La dimensione delle cose ci sbatte prepotentemente in faccia quando la protagonista, ovvero, autrice del diario si abbandona ad una descrizione del contenuto della dispensa: otto tipi di riso, tre tipi di sale (aiutatemi a capire !) e nove bottiglie contenenti il medesimo numero di aceti diversi, può dare un senso a ciò che sottintendo. Un’amica cubana alla vista di ciò sei è sentita sopraffatta e nauseata … e te credo ! Il problema di gennaio, poi diventa quello di stabilire cosa sia la necessità e, soprattutto di stabilirlo apertamente, di fronte ad amici e parenti più che sconcertati. D’altra parte, ci viene ingenuamente ricordato che una coppia ambientalista vegetariana vive in 160 metri quadri di casa e può possedere tre auto con una naturalezza allarmante, ecco come: oltre al pick-up Chevy, che ci serve per andare nel bosco a raccogliere legna sterpi e concime per il giardino, Paul pissiede anche una Subaru Legaci del 1999 e io una Honda Civic del 1995. Il pick-up non è adatto per i viaggi lunghi. La Subaru, che invece lo è, consuma troppo perchè ha quattro ruote motrici. La Honda ha consumi ridotti, è affidabile per lunghi viaggi e ha un bagaglio capiente molto utile per gli spostamenti dal Vermont a NY, he può essere riempito all’inverosimile (compreso Julius nella sua gabbietta). Ma la Honda non ha quattro ruote motrici e diventa un rischio – infatti da noi in Umbria ne muore uno al giorno – usarla sulle strade innevate o fangose del Vermont. Durante la stagione piovosa usiamo la Subaru. Se alla guida della Honda mi impantano o resto bloccata in strada, Paul l’aggancia al pick-up e mi trascina a casa. Questo è il punto di partenza: ogni commento è superfluo. Il capitolo successivo, sulla psicologia del consumatore, si apre con un’imprecazione e con un flusso di coscienza semplicemente lirico dei percorsi “logici” che un consumatore medio è abituato a fare nei rari casi in cui deve giustificare a se stesso un acquisto inutile, che non gli porterà alcun beneficio se non quello momentaneo ed immediato di far parte della specie homo oeconomicus. Nel momento esatto in cui state per chiudere il libro in preda a spasmi soffocanti, la signora che citava Thoreau nel primo capitolo fa nuovamente capolino imbastendo una puntualissima analisi sull’economia neoclassica destreggiandosi tra Smith, Keynes e Malthus e gabbandoli tutti e tre. Ma a questo punto, e con un vuoto bibliografico insoluto, occore stabilire la falla nell’analisi neoclassica e si delibera che il consumo veicolato da quell’analisi passa per un individuo solitario che si relaziona agli altri tramite un’emulazione scientifica dei loro bisogni (che in economia è chiamata razionalità) che lei riporta all’aberrazione patologica di freudiana memoria. E’, in sintesi, una grave epidemia a cui il mercato pare aver risposto addirittura con un apposito farmaco, nella fattispecie un antidepressivo. La sua personale guarigione passa per un buddhismo indiretto che elimina i desideri e che compenetra i propri bisogni reali con quelli degli altri iniziando a parlare di mutuo soccorso disinteressato. E siamo solo al secondo capitolo. Da qui in poi, sul piano teorico sarà tutto un susseguirsi di consapevolezze, esperienze, domande e risposte supportate da analisi cristalline di fattori psicologici, economici, sociali ed intimi; sul piano pratico le vecchie abitudini spariranno e saranno poi rimpiazzate da quelle nuove. A livello lavorativo, senza un bicchiere di vino o una tazza di caffè, una riunione finisce per trasformarsi in un arido incontro di lavoro e la vita culturale è imperniata attorno al quesito E’ gratis? Si schiudono le porte delle biblioteche e del loro stato decadente, si spalancano le persiane del teatro fatto dalle associazioni ( il divertimento gratuito è rimasto un secolo indietro rispetto a quello a pagamento) e dei gruppi Voluntary Simplicity di auto-coscienza tardiva in cui gli squattrinati decantano le gioie autoindotte del vivere semplice e i nostri due privilegiati astensionisti cercano di non sembrare troppo ridicolmente sfacciati. In primavera, dopo aver ripercorso la storia dell’uomo in chiave consumista, sorge un nuovo problema : la sensazione di scarsità materiale e quella emotiva, anche la noia: quest’anno io e Paul abbiamo volontariamente deciso diessere bambini all’interno di una cultura che equipara la condizioe di adulto all’autonomia e l’autonomia alla capacità di trovare una via d’uscita dall’impasse comprando; l’mpasse è la noia, la designazione del desiderio. Il superamento del desiderio passa per le foto di Abu Ghraib, i tagli all’amministrazione pubblica, il taglio fiscale da 350 miliardi di dollari … la figura di Paul manca un po’: un diario a 4 mani sarebbe stato più completo, ma la voce femminile avrebbe perso di intimità, forse. L’estate porta questioni pratiche e sentimentali: l’etica del dono si scontra con la convenzione sociale del dono: non vi dico cosa vince … ma è poesia e c’è una grande lezione da imparare sull’affetto e sul valore affettivo degli oggetti. Le lezioni imparate permettono a Judith di allontanarsi dal mercato ed essere fiera di se stessa dopo mesi di rmbrott allo specchio e senso di inadeguatezza, così passiamo alla Radical Simplicity di Richard, che vive in autosufficienza, ai limiti della povertà economica ma ben proiettato verso una pace interiore e dichiara che i soldi non sono utili. Sono ben utili per la macchina del terror-business, invece: torna l’11 settembre e la chiave è imparare a gestire le proprietà, i regali degli amici, il doni … giusto in tempo per aderire alla campagna Compra il tuo presidente ! In piena campagna elettorale giunge puntuale la riflessione sul branding e sul consumo che è politica, perché anche l’attività politica è una forma di consumo. Judith non può godersi i comfort della vita newyorkese senza pensare ai problemi dei lavoratori e all’impatto ambientale, ma appena è libera dal desiderio di acquistare ecco che è libera dal desiderio di giudicarecoloro che desiderano comprare. Ed ecco che si lancia nella descrizione del suo mondo ideale in cui ho sottolineato uno stato forte.

 Ho adorato la cultura, l’ironia e la voglia di mettersi in discussione di questa donna. Dalla prima all’ultima pagina. La sua personale “Follia della donna”, sparisce davanti al cambiamento radicale delle sue abitudini. Non si limita a non comprare la maggior parte delle cose che riempivano il suo carrello di settimana in settimana, ma radicalizza il cambiamento iniziando a fare acquisti consapevoli, sempre di più e con spirito critico.

Vi sfido a provarci per una sola settimana.

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9 responses to ““Io non compro” di Judith Levine, le imprese si fanno anche dopo i 30 anni ! E riescono !

  1. soffio61 ha detto:

    bella sfida!

  2. nyoulisses ha detto:

    … però effettivamente andare nel Vermont con una Civic d’inverno è davvero coraggioso.

  3. se non hai figli, piccoli specialmente, secondo me ce la si può fare…libro interessante…lo comprerò…ops lo cercherò in biblioteca…

  4. eleonora ha detto:

    Te e Judith mi avete convinto: ma la settimana prossima inizio, che oggi devo comprare il suo libro! ;))

  5. […] consumi (oltre che ridurli : a breve cercherò di fare la mia settimana senza acquisti raccogliendo la sfida lanciata da Scassandra nella sua bella recensione del prossimo libro che leggerò ) ho fatto qualche passo avanti nell’ambito dei […]

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